Crescita a rischio nel 2005
L'effetto combinato di euro e petrolio "taglia " le stime di sviluppo in Europa dello 0,5 per cento.

di Fernando Mancini


Il rischio di un rallentamento pronunciato della crescita economica europea negli ultimi mesi del 2004 è diventato sempre più evidente, per i nuovi picchi storici toccati dall'euro e per le conseguenze della recente fiammata dei prezzi petroliferi. E questo, a sentire gli analisti, compromette non poco le potenzialità del ciclo per il 2005.

La debolezza della divisa Usa rappresenta infatti una seria minaccia per le capacità all'export dell'eurozona, mentre il caro-greggio pesa decisamente sui consumi interni, già poco brillanti, perchè provoca una perdita di potere di acquisto.
Lo scenario è rivelato dal costante deterioramento della fiducia di consumatori e imprenditori registrato in molti Paesi del Vecchio Continente. Entrambi i fattori hanno infatti raggiunto una tale incidenza che stanno alimentando le pressioni sulla Bce affichè intervenga, magari sul mercato dei cambi, o (contro tutte le aspettative) adottando una riduzione dei tassi in modo da ridare ossigeno a un ciclo sempre più asfittico.

Due numeri. Il petrolio di riferimento del Mare del Nord, il Brent, dall'inizio dell'anno ha toccato un apprezzamento massimo superiore al 72%, passando dai 30,17 dollari/barile di fine 2003 al massimo storico registrato il 27 ottobre a 51,95. Simile il percorso del greggio Usa tipo Wti (+71% con un top assoluto toccato il 25 ottobre a 55,67 dollari/b). L'euro ha accelerato dagli 1,2599 dollari di fine 2003 al nuovo massimo assoluto di 1,3645 toccato oggi, passando da un minimo dell'anno di 1,1761 toccato il 26 aprile. Per il 2004 la Bce ha rivisto le stime sulla crescita del Pil a +1,8% da +1,9%, e per il 2005 a 1,9% da +2,3%, spiegando che queste stime sono basate su un euro a 1,29 dollari, mentre ha alzato le attese per i prezzi del petrolio a 39 $ per quest'anno e a 44,4 per il prossimo. In pratica, secondo gli addetti ai lavori, con la revisione al ribasso delle stime di crescita, c'è stata un'esplicita ammissione dell'Istituto europeo della forte dipendenza dell'economia della zona euro dall'export e questo la rende particolarmente vulnerabile a un ulteriore raffreddamento della domanda estera causato da un rapporto di cambio sempre meno competitivo. Intanto la rigidità del mercato del lavoro, il rincaro delle materie prime (cominciando dal petrolio) e una crescita «fredda» dei salari stanno riducendo decisamente il potere di acquisto delle famiglie.


Nonostante lo scenario sopra descritto, buona parte degli analisti continua a pensare che l'Istituto continuerà a mantenere i tassi di interesse invariati, per iniziare ad alzarli dal settembre del 2005. Non pochi comunque ammettono che esiste la possibilità che, se la situazione dovesse peggiorare bruscamente, la Bce possa arrivare ad adottare un taglio nella prossima
primavera. E i numeri stanno rapidamente andando in questa direzione. Il pesante assestamento accusato quest'anno dal dollaro ha in pratica sottratto alla crescita economica della zona euro lo 0,3 per cento. Il rincaro del petrolio, secondo le stime dell'Ocse, rappresenta per il Pil dei «dodici» una
diminuzione di un ulteriore 0,2 per cento. In pratica, secondo l'opinione più diffusa, i due elementi hanno spinto al ribasso le previsioni di consensus sulla crescita per il prossimo anno, all'1,9% dal 2,2% indicato appena 6 mesi fa.
Sul fronte dei tassi la Bce sembra intenzionata a mantenersi «indipendente» nelle scelte e individua la principale causa di questa situazione nell'eccessiva debolezza del dollaro che, secondo i banchieri europei, è destinata durare a causa dell'elevato deficit delle partite correnti degli Usa. Per questo la Bce auspica che Washington e Bruxelles trovino un'intesa per frenare la corsa dell'euro in modo da evitare gli effetti negativi della valuta sulle esportazioni.
Nondimeno la Bce ha fatto intendere che non rimarrà inattiva sul mercato dei cambi davanti alla persistente debolezza del dollaro, anche perchè quasi tutti gli imprenditori hanno espresso timori con un euro sopra 1,30 dollari. La Banca europea è pressata in questo senso da diversi Paesi europei
e soprattutto dalla Germania, la cui crescita dipendente fortemente dalle esportazioni che cominciano a segnare il passo. L'Eurotower, che non può contare sul sostegno degli Usa, non sembra però volere intervenire nell'immediato: la soglia critica è indicata dagli economisti a 1,35 dollari e,
a quel punto, potrebbe rassegnarsi ad agire. Parallelamente, il tasso di riferimento (al 2% dal giugno 2003) comincia a «traballare» davanti alle prospettive di una crescita sempre più fiacca, con l'euro che staziona ormai regolarmente sopra la soglia degli 1,3 dollari e con il greggio che resta caro.

Il Sole 24 Ore-Radiocor

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Questa è l'analisi economica. Tutto il resto sono polemiche da palazzo.