IL PERSONAGGIO / Il leghista del «caso Schröder»
Stefani: torno, lo vuole Bossi I tedeschi? Non sono pentito
Le dimissioni nel 2003 dopo un articolo con pesanti giudizi sui turisti germanici: il Cancelliere, offeso, minacciò di rinunciare alle vacanze in Italia
«Sia chiaro, la cadrega non m'interessa», mette subito le mani avanti Stefano Stefani. «Bossi me l'ha chiesto, ed io eseguo. Se sono utile torno in pista». L’onorevole di Costabissara, paesotto nei dintorni di Vicenza, non si smentisce. E’ proprio lui, rude e schietto. «Ho sempre lavorato, e continuo a farlo, ovunque mi mettano. Per servizio, non per potere», spiega. Dov'eravamo rimasti? Eravamo rimasti alla calda estate del 2003 quando Stefani, 66 anni, sposato due volte, padre di due figli, orafo di professione, politico/leghista per passione, si era sfogato con il Corriere dopo le repentine dimissioni da sottosegretario con delega al Turismo, causa inopportuno corsivo sulla Padania , il quotidiano del Carroccio, di cui l'onorevole era (ed è) amministratore delegato. Un pandemonio, allora. Incidente diplomatico in piena regola: parole grevi, offensive, nei confronti dei turisti tedeschi, che l’onorevole aveva scritto e firmato. Polemica rovente, e minaccia del cancelliere tedesco Schröder di annullare le sue vacanze in Italia. Finì con la pace tra Germania e Italia, ma il prezzo, per espressa volontà del nostro premier, fu la poltrona, pardon l’incarico, dell’incauto Stefani. «Ho scritto quell'articolo sulla Padania , dopo una solenne incazzatura, per via di una copertina di Der Spiegel , dove c’era Berlusconi chiamato il Padrino - si giustificò -. Forse ho esagerato nei toni; non nella sostanza. Ho pagato per aver difeso l’Italia». E adesso? Adesso che si profila la rivincita, con una nuova carica di sottosegretario? «Non rinnego nulla», taglia corto Stefani. E insiste: «In questo periodo non ho sofferto, mi sono dato da fare altrimenti. Non mi dispiace, tuttavia, che mi vengano riconosciute le mie capacità. Che Bossi abbia indicato me tra le persone adatte a incarichi di responsabilità». Bossi, il verbo? «Per quanto mi riguarda, è lui il mio unico punto di riferimento - risponde -. Lui decide, ed io eseguo. Purtroppo, l'Umberto ha i suoi guai di salute, e rimettersi in forma richiederà tempo. Quando vado a trovarlo, o lo sento al telefono, mi rassicuro. L’importante è che il nostro capo resti il regista, il gran suggeritore del partito». Dunque, il politico veneto, leader fidatissimo della Liga bossiana, sta per tornare nella compagine governativa. In verità, a Stefani non venne mai meno il sostegno del Senatur: nel 2003, pochi giorni dopo le dimissioni forzate, fu inserito alla Camera, come rappresentante del Carroccio, nella Commissione lavoro.
Marisa Fumagalli
Politica
«Sia chiaro, la cadrega non m'interessa»...oh sicuro!...Ci crediamo tutti![]()




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