....Vaticano

Roma. Neutrale. Sull’ingresso della Turchia nell’Unione europea la posizione ufficiale della Santa Sede è questa.
Così l’ha sintetizzata, il 30 settembre, il cardinale segretario di Stato, Angelo Sodano, che, a margine dell’inaugurazione di una mostra ai Musei Vaticani, pressato dai giornalisti, ha risposto:
“La Santa Sede sui problemi politici è neutrale. Non possiamo dire alla Turchia: tu non devi entrare o all’Ucraina tu entri”.
Tuttavia, prima e dopo la dichiarazione di Sodano, autorevoli personalità della Chiesa, seppur a titolo personale, hanno espresso pareri sulla questione.
Per la caratura del personaggio e la chiarezza delle idee, la voce che ha destato maggiore interesse nell’opinione pubblica è quella del cardinale Joseph Ratzinger. In un’intervista rilasciata in agosto al Figaro, il prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede ha sottolineato che se si guarda all’Europa come un “continente culturale e non geografico” la Turchia ha “sempre rappresentato nel corso della storia un altro continente, in permanente contrasto con l’Europa”.
Per il porporato, da oltre 20 anni alla guida dell’ex Sant’Uffizio,
“sarebbe un errore identificare i due continenti”.
Ratzinger indica un’alternativa. “La Turchia che si considera uno Stato laico, ma fondato sull’Islam, potrebbe tentare di dar vita a un continente culturale con alcuni paesi arabi vicini”. Un’idea, che per il cardinale bavarese, “non si oppone a forme di associazione e di collaborazione stretta e amichevole con l’Europa”. Il cardinale Camillo Ruini, presidente dei vescovi italiani, nel maggio 2003, ha invitato i leader europei a “valutare con molta attenzione” l’adesione della Turchia, osservando che sarebbe preferibile integrare paesi totalmente europei, quali la Moldavia e l’Ucraina. Come il connazionale Ratzinger, anche il cardinale Karl Lehmann, presidente dell’episcopato di Germania, ha manifestato la sua contrarietà all’ingresso della Turchia nell’Ue. Intervistato dal settimanale Focus, si è chiesto se “non si sia già messo in moto il treno che conduce a un processo di dissoluzione autodistruttiva della propria identità”.
Quindi, ha rilevato l’esistenza nel paese di “fondamentali lacune in materia di diritti umani e di libertà di religione”.
La Santa Sede, ha avvertito il ministro degli Esteri vaticano, l’arcivescovo Giovanni Lajolo, “è interessata a che la Turchia dia garanzie reali di tutela della libertà di religione, senza alcuna discriminazione a tutti i livelli. Non solo nelle leggi scritte, ma anche nella vita vissuta”. Con toni simili è intervenuto anche il cardinale Roberto Tucci, già direttore della Civiltà Cattolica. Ai microfoni della Radio Vaticana, ha espresso l’auspicio che l’Europa sproni la Turchia a compiere seri passi avanti per garantire la libertà religiosa.
“La Chiesa ortodossa – ha detto Tucci – ha avuto dei danni in un suo edificio religioso a causa di un attentato e non riesce a ottenere il permesso per cominciare i lavori per ristrutturare la chiesa, che era vicina al luogo dove avvenne l’attentato”.
Il “no” delle autorità alla ricostruzione della chiesa, cui fa riferimento Tucci, ha innescato una dura presa di posizione del Patriarca ecumenico Bartolomeo I, che, a fine novembre, ha denunciato gravi e reiterate discriminazioni nei confronti dei propri fedeli. A tutt’oggi, Ankara non riconosce il carattere ecumenico del Patriarcato e gli nega l’apertura di un seminario di teologia.
Perplessità sulla Turchia nell’Ue sono state manifestate anche dalla Chiesa ortodossa russa. Positivo è invece il giudizio della KEK, organismo che riunisce 125 chiese europee ortodosse, protestanti e anglicane.
L’ingresso della Turchia nell’Ue, si legge in un documento della commissione “Chiesa e società” della KEK, “può avere potenzialmente dei buoni effetti per uno sviluppo positivo tra religioni e culture in Europa e diventare addirittura un ponte tra il mondo cristiano e musulmano”. Viene, però, ribadito che “nonostante le molte promesse delle autorità turche, le comunità cristiane nel paese hanno ancora molti problemi in termini di riconoscimento legale”.
Ostacolo, quest’ultimo, ben presente alla Santa Sede: la Chiesa cattolica non è ancora riconosciuta giuridicamente dallo Stato turco.
Qualche speranza di risolvere l’impasse si è accesa il 21 giugno, quando i vescovi turchi sono stati ricevuti dal premier per la prima volta nella storia della Repubblica. In quell’occasione, è stato consegnato al premier Erdogan un memorandum sull’istituzione di una commissione bilaterale per affrontare la questione dello status giuridico della Chiesa cattolica.
Comprensibilmente, i presuli sostengono la candidatura turca.
In un’intervista all’agenzia cattolica Sir, portavoce dell’episcopato turco, mons. Georges Marovitch, ha detto che “la speranza di un avvenire migliore per la Chiesa è nata ultimamente con il desiderio del paese di far parte dell’Unione europea e della sua determinazione di adattare la Costituzione ai principi del rispetto
dei diritti dell’uomo e delle differenti confessioni religiose”.
I vescovi di Turchia hanno anticipato i tempi: la Conferenza episcopale turca fa già parte del Consiglio delle conferenze episcopali europee.

(a.gi.) su Il Foglio

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