....s'incazzano

L’appoggio di Repubblica e dell’Unità al disegno di Romano Prodi è a parole entusiastico. Di converso i due giornali della sinistra non trascurano occasione per esprimere la loro critica, talora venata di sussiego e di disprezzo, verso le formazioni politiche che del prodismo dovrebbero essere i fondamenti.
Così le invettive antipolitiche dei guitti militanti e i conseguenti girotondi hanno trovato ampia risonanza, e ora l’Unità indice una manifestazione a Piazza San Giovanni per protestare contro
“quelli che vogliono affossare Prodi”. Buffa guerra intestina.
Naturalmente ai dirigenti dei partiti questo andazzo della stampa non piace e quelli che possono farci qualcosa, i Ds, hanno cominciato a reagire.
Prendendo spunto da un calo delle vendite dell’Unità, il consiglio di amministrazione della testata ha bocciato le proposte di rilancio avanzate da Furio Colombo, e molti pensano che l’obiettivo sia lui, in persona.
D’altra parte la segreteria Ds non nasconde di ritenere Colombo già bollito da un anno. Però il partito, quando stava al governo, lasciò deperire il suo giornale, e ora ha scarsissima autorità presso la redazione, il che fa prevedere un braccio di ferro lungo e sfibrante sulla libertà della stampa militante (un ossimoro piuttosto ridicolo).
Con Repubblica, invece, c’è poco da fare. Può permettersi di staffilare i partiti del centrosinistra con durezza, continuare a invocare una salvifica società civile chiamata a sostituirli, senza che alcuno abbia il coraggio di replicare al giornale che decide carriere distribuendo interviste a coriandolo.
L’eccezione è rappresentata da Emanuele Macaluso, l’anziano leader riformista ormai senza ambizioni personali, che proprio per questo può permettersi di contraddire o meglio di sottolineare le contraddizioni del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.
Se il centrosinistra è capace solo di “contrapporsi a Berlusconi negli intervalli delle riunioni di autoanalisi”, come ha scritto il direttore di Rep., è anche, spiega Macaluso, per responsabilità di quel giornale, influente a sinistra. Al fondo di questo conflitto tra politica e giornalismo sta il problema del “moralismo”.
Un sistema mediatico culturalmente povero e civilmente ipocrita, che si crede banditore di una società civile immacolata, tutta pulsioni ideali e niente interessi, produce astrazioni moraleggianti in serie, così da deprimere la politica e renderla inefficace, autocontraddittoria, perdente, priva della sua specifica morale.
Prodi fu un presidente del Consiglio abbastanza efficace, ma il prodismo ulivista è il ritratto di questo inelegante stile in giornalese.
Poi ci sono equivoci più grossolani.
Colombo si crede americano e della sinistra americana ha importato in Italia il più effimero birignao della adversary culture.
I republicones nutrono la vecchia ambizione padronale, sempre in bilico tra finanza e politica, di assoggettare i partiti per riscuotere insieme dividendi di Borsa e cedole dell’egemonia culturale. Qualche volta i partiti, nel loro piccolo, s’incazzano.

Da Il Foglio

saluti