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Discussione: Il 30 gennaio...

  1. #1
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    Predefinito Il 30 gennaio...

    ….dell’Iraq

    Milano. Rincuorare e supportare le forze di sicurezza irachene e riprendere l’offensiva contro i gruppi armati e le bande terroriste, utilizzando i reparti freschi appena giunti dagli Stati Uniti a supporto dei contingenti già presenti in Iraq.
    La risposta del comando alleato di Baghdad all’offensiva terroristica intensificatasi come previsto nell’ultima settimana punta a rispondere colpo su colpo al nemico, ripristinando le condizioni minime di sicurezza in almeno due delle sei province dove sono attivi i gruppi di guerriglieri.
    La strategia dei gruppi baathisti, che secondo il premier iracheno Iyyad Allawi sono eterodiretti da ex agenti del regime di Saddam Hussein che ora sono in Siria, o delle bande legate ad Ansar al Sunna e ad al Qaida è semplice e al tempo stesso estremamente redditizia, soprattutto quando utilizza la tecnica dei terroristi suicidi, contro cui poco si può fare dal punto di vista militare.
    Colpire gli americani, come a Camp Merez, per dimostrare che anche dopo l’abbandono delle basi nelle aree urbane le truppe di Washington restano vulnerabili e incapaci di proteggere i cittadini iracheni.
    Colpire le forze di sicurezza governative, incaricate di presidiare i seggi durante le operazioni di voto e molto esposte a causa delle tante caserme situate all’interno di città e villaggi, per dimostrarne l’inefficacia e minarne la compattezza nella speranza che polizia e Guardia nazionale sbandino e disertino, com’è accaduto a Mosul tre settimane or sono.
    Colpire i leader politici iracheni, sia governativi (come il vicegovernatore della provincia di al Anbar trovato morto a Ramadi) sia dei partiti iscritti nelle liste elettorali (un dirigente del Partito comunista e uno del Partito democratico uccisi nei giorni successivi agli attentati contro i movimenti sciiti e contro i loro leader più in vista) per sfiduciare l’elettorato e indurre altre formazioni a seguire l’esempio del Partito islamico iracheno che ha annunciato il ritiro dalla competizione elettorale.
    Questi sono gli obiettivi e i piani dei gruppi armati.

    Ansar al Sunna proclama il coprifuoco
    Allo scopo di screditare le autorità di Baghdad e per affermare il proprio potere, Ansar al Sunna ha addirittura proclamato, attraverso un sito internet, il “coprifuoco” per i prossimi tre giorni, allo scopo di “evitare danni ai civili durante gli attacchi ad americani e governativi iracheni”. L’offensiva terroristica e soprattutto l’anatema attribuito a Osama bin Laden contro le elezioni costringono gli alleati e il governo ad interim iracheno a chiudere ogni discussione circa un posticipo del voto del 30 gennaio dal momento che, sul piano politico ma anche strategico, ogni eventuale ripensamento costituirebbe di fatto una vittoria del terrorismo.

    Gli sforzi del Dipartimento di Stato e del premier Allawi puntano a convincere i partiti di matrice sunnita a non boicottare il voto, consapevoli che se le province dove più attiva è la guerriglia non dovessero avere alcuna rappresentatività nel prossimo governo e nella prossima assemblea nazionale il rischio di una guerra civile si farebbe più concreto.
    Ben 5 mila dei 15 mila rinforzi statunitensi appena giunti nel paese sono stati schierati a Baghdad, incluso un reggimento paracadutisti dell’82° Divisione, mentre gli altri 10 mila saranno concentrati tra Mosul, Baqubah, e Ramadi.
    Come previsto da molti analisti all’indomani della battaglia di Fallujah (presidiata oggi da 800 uomini della Guardia nazionale destinati a salire a 1.400 in gennaio), la città di Mosul è diventata il principale campo di battaglia dove, se le azioni terroristiche continuano ad avere buon gioco, i raid dei guerriglieri si rivelano molto meno efficaci, come dimostra l’uccisione di 25 miliziani che avevano attaccato le forze americano-irachene.
    Il comando delle Multinational Forces evidenzia come, dopo Fallujah, il nemico abbia concentrato gli sforzi più sulle azioni suicide o comunque terroristiche, avendo perduto parte delle capacità di condurre azioni di combattimento. Al tempo stesso gli alti gradi ammettono che i gruppi armati sono riusciti a ricostituire una rete di comando e controllo, a pianificare e mettere in atto una strategia offensiva articolata e ad ampio respiro e a infiltrare in modo non sporadico le forze di sicurezza governative.
    “Il nemico ha modificato le tattiche, adattandosi alla situazione sul campo”, ha detto il segretario alla Difesa americano, Donald Rumsfeld, che secondo indiscrezioni avrebbe approvato un’imminente offensiva tesa a imbottigliare la guerriglia all’interno di alcuni centri del “triangolo sunnita”, sigillando i confini con Siria, Turchia e Giordania.
    Amman e Ankara hanno già chiuso le frontiere mentre Damasco, nonostante gli impegni assunti, continua a favorire l’infiltrazione di denaro e volontari diretti ad alimentare la guerriglia.

    Gianandrea Gaiani su Il Foglio del 31 dicembre

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Bombe, elezioni, etnie e fedi

    Roma. Ieri, dopo l’uccisione del governatore di Baghdad Ali Radi al Haydari, il premier iracheno Iyyad Allawi ha avuto una lunga conversazione telefonica con il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush.
    Il portavoce della Casa Bianca, Scott McClellan, non ha riferito i contenuti del colloquio, ma ha ribadito che è escluso ogni rinvio delle elezioni fissate al 30 gennaio.
    La stessa posizione è stata ripetuta dal premier iracheno in una conferenza stampa in cui ha sconfessato una tesi che trova eco sempre più frequente anche sulla stampa internazionale e cioè che l’esito di questa scadenza elettorale confermerà una pericolosa esclusione della componente sunnita dalla rappresentanza politica del paese. Esclusione che si rifletterà in maniera disastrosa sull’immediato futuro.
    Allawi ha escluso questa previsione, negando validità al suo presupposto, che cioè lo scontro terroristico in atto sia il risultato di una guerra religiosa tra sciiti e sunniti:
    “Non c’è alcuna guerra civile in Iraq, non c’è odio tra curdi e arabi, tra sunniti e sciiti. Ne sono prova le liste elettorali miste. Ci sono differenze di programma politico, ma le divisioni non si basano sulle differenze religiose ed etniche. Sono solo le forze terroristiche non irachene, cioè al Qaida e i suoi alleati, a cercare di trascinare l’Iraq in una guerra civile religiosa. Colpiscono le chiese, colpiscono gli sciiti, colpiscono i sunniti: il loro obiettivo, naturalmente, è di far scoppiare una guerra civile. Ci sono poi i sostenitori di Saddam in Iraq e anche loro hanno interesse a trascinare il paese in una guerra civile. Ma i loro sforzi non hanno avuto effetto”.
    Naturalmente Allawi non sottovaluta la drammatica rilevanza delle violenze in atto, ma vuole eliminare un grande equivoco sulla natura dello scontro – le tensioni interreligiose – che porterebbe, se fosse vera, a delineare strategie ben diverse da quelle seguite sinora.
    Se questo fosse il quadro, infatti, la debolezza evidente dei partiti iracheni dichiaratamente solo ed esclusivamente sunniti, potrebbe avere conseguenze destabilizzanti gravi.
    In realtà, i commentatori che continuano a parlare, anche su testate autorevoli come il Christian Science Monitor, di uno scontro in atto tra sciiti e sunniti, fanno confusione tra gli elettori di fede sunnita (il 40 per cento circa del totale) e i partiti, le forze politiche che si definiscono tali.
    Molte forze politiche, invece, e tra le più importanti, non hanno affatto questa caratterizzazione – ricorda Allawi – e si presentano con candidati sia sunniti sia sciiti per raccogliere voti indifferentemente tra gli uni e tra gli altri.
    E’ questo il caso dell’Iraqi National Accord dello stesso Allawi e anche del partito che fa capo al presidente della Repubblica, Ghazi al Yawar.

    Le preoccupazioni e le chance di al Yawar
    Le probabili fortune elettorali del partito di al Yawar si basano proprio sul fatto che egli rappresenta la più grande tribù irachena, gli Samarra, che ha più di tre milioni di membri che sono tanto sunniti, la maggioranza, quanto sciiti, perché il principale collante per il voto sarà tribale, territoriale, ben più che religioso.
    Non ha senso parlare, come fa il Christian Science Monitor, di una divisione dell’elettorato tra “sciiti, sunniti e curdi”.
    I curdi infatti non sono una religione, ma un’etnia, e per di più sono sunniti e lo sono in maniera convinta, e quindi il 15-20 per cento dell’elettorato – quasi la metà di quello sunnita totale - avrà negli eletti del Pdk e dell’Upk curdo una piena rappresentanza anche delle proprie sensibilità religiose.
    Lo stesso vale per il milione di turcomanni.
    E’ vero che tutti i partiti sunniti hanno chiesto, come lo stesso presidente al Yawar, uno spostamento delle elezioni e che – sintomo aventiniano di grande debolezza politica –alcune forze sunnite non parteciperanno alle elezioni.
    Ma il rinvio, chiesto anche da un alleato degli Stati Uniti come Adnan Pachachi, si basa solo sul timore che il 30 gennaio si verifichi una scarsa partecipazione dei sunniti come degli sciiti al voto, obiettivo dell’azione terroristica.
    Non sul timore di una sottorappresentanza parlamentare dei sunniti rispetto agli sciiti.
    Questo è il punto: quanti iracheni, sciiti e sunniti, si recheranno a votare e quanti saranno invece intimiditi dal terrorismo, che ancora ieri ha ucciso almeno 25 persone in diversi attacchi a Baghdad, a Hilla e a Baquba.
    Su questa sfida si concentrano gli sforzi di Allawi e degli Stati Uniti.
    Per il resto, è certo che nell’Assemblea costituente i sunniti avranno una rappresentanza adeguata al loro peso nel paese.

    Da Il Foglio del 6 gennaio

    saluti

  3. #3
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    Omaggio a Lilli
    “Deve essere chiaro che i cosiddetti insorti non stanno combattendo per liberare l’Iraq dall’America, piuttosto per imporre di nuovo la dittatura della minoranza sunnita e baathista sulla maggioranza degli iracheni”.

    Thomas Friedman
    The New York Times, 7 gennaio 2005

    saluti

  4. #4
    Hanno assassinato Calipari
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    Questi articoli sono deliranti. Si basano su una interpretazione fantasiosa dei fatti.

    Un terrorista ed assassino come Allawi preso come esempio, fa ridere.

    Postare questa carta igienica vuol dire volersi del male.

  5. #5
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    Allawi è il primo Capo di Stato irakeno che non fa ammazzare gli oppositori politici, che combatte il terrorismo (al contrario di chi lo sfruttava in funzione del proprio tornaconto) e che coi soldi del petrolio cerca non di costruire cattedrali nel deserto ma opere pubbliche.

    Gli Irakeni stanno dalla sua parte... tranne coloro che col vecchio regime godevano di privilegi assurdi.

  6. #6
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    Pubblichiamo ampi stralci di un intervento del 6 gennaio 2005 sul blog iracheno Iraq the Model, firmato da uno degli ideatori del sito, Mohammed.

    Durante il mio ultimo viaggio a nord ho visto un grande fermento per l’attività elettorale e ho seguito di persona le campagne di numerosi candidati. Dovunque si svolgono seminari e conferenze e i manifesti elettorali sono appesi a ogni muro. Giorno per giorno la gente appare sempre più interessata e segue con sempre maggiore attenzione le notizie, discutendo di tutto ciò che ha a che fare con le elezioni e con i gruppi che vi partecipano. A Erbil una persona mi ha detto che non avrebbe votato per nessuno dei due principali partiti curdi fino a quando non avrebbero deciso di unire le loro liste e stringere un’alleanza.
    Ho scoperto che il Kurdish Labor Party (il cui programma prevede la creazione di uno Stato curdo indipendente) ha deciso di non partecipare alle elezioni; ma non mi pare che la gente nelle strade se ne sia data particolare pensiero, visto che si tratta di un piccolo partito con poca influenza.
    A Kirkuk, che viene considerato un punto di primaria importanza per molti partiti a causa del suo mosaico di popolazione (curdi, arabi, turcomanni e cristiani), la situazione è diversa e ognuno cerca di dimostrare di essere il migliore e il più rappresentativo. Mi sono accorto che si è formata un’intesa tra gli arabi e i turcomanni per fare da contrappeso alla potente alleanza curda. Molti curdi hanno chiesto di rinviare le elezioni del governo cittadino in quanto ritengono molto difficile lo scontro con l’alleanza arabo-turcomanna.
    Nel sud, le tribù sono decise a contribuire agli sforzi dell’esercito e della polizia per la protezione dei centri elettorali all’interno delle loro regioni. Circolano anche voci su un possibile coprifuoco per le automobili il giorno delle elezioni; la rete dei telefoni cellulari, come anche quella dei fissi, dovrebbe essere interrotta. La maggior parte dei partiti è ora concentrata sulle università, nel tentativo di conquistare il voto degli studenti. A Najaf, l’Haa (la più autorevole scuola religiosa sciita, ndr) ha sospeso le attività e ha esortato gli studenti a interrompere i loro studi e a recarsi nelle province per incoraggiare la gente a votare. L’alta commissione darà a ogni candidato la possibilità di parlare attraverso i principali mezzi di informazione (giornali, radio e tv).

    Non si vendono schede
    Ieri ho ricevuto alcune e-mail di lettori che chiedevano la mia opinione su un articolo pubblicato sul Baghdad Burning Blog, in cui si diceva che le schede di iscrizione al voto venivano vendute (per 400 dollari) a emissari provenienti dall’Iran, con lo scopo di usarle per assegnare falsi voti ai partiti religiosi sciiti. Ho già sentito queste sciocchezze vari mesi fa; ho anche sentito la stessa identica storia, ma con i curdi al posto degli iraniani. Voglio dire, una volta per tutte, che queste schede servono soltanto per permettere agli elettori di verificare l’accuratezza delle informazioni conservate nei database e per correggere eventuali errori; dopodiché verranno eliminate. Le correzioni apportate verranno confrontate con quelle già presenti nel database: in altre parole, queste schede servono per controllare il database e non per crearlo. Penso che chi ha scritto queste cose in realtà non abbia mai visto una di queste schede e che non sappia a che cosa servono effettivamente. Personalmente non ho visto nessuno vendere o comprare questi pezzi di carta. Si tratta soltanto di una voce creata e diffusa dai gruppi terroristici, o dal mukhabarat di Saddam, per convincere la gente che le elezioni non saranno giuste e che è inutile perdere tempo a votare. La principale preoccupazione dell’autore del pezzo su Baghdad Burning Blog era questa: “Le prime elezioni democratiche dell’Iraq si terranno il 30 gennaio 2005 sotto l’occhio attento delle forze di occupazione, guidate dagli Stati Uniti d’America. I carri armati controlleranno le strade mentre sciami di gentili e anonimi iracheni si recheranno alle urne per votare uno dei candidati approvati dall’America”. Secondo questa teoria, l’America sarebbe riuscita a creare oltre 200 partiti e a convincere oltre 7.200 persone a presentarsi come candidati alle elezioni.
    La popolazione irachena ha scelto di tenere le elezioni e i nostri amici hanno deciso di aiutarla: quest’alleanza è più forte di coloro che si oppongono al voto. Sanno che la formazione di un governo eletto significa che la maggioranza degli iracheni sosterrà questo esecutivo e che ciò renderà sempre più difficile ai terroristi continuare a combattere, perché dovranno combattere contro un organo legittimato dal popolo e contro la stessa nazione irachena.

    Il Foglio

    saluti

  7. #7
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    Il 30 Gennaio, sotto l'occhio vigile dei tank statunitensi, e (si teme,) delle squadre della morte di ALlawi e Negroponte (fonte Newsweek) FORSE voteranno il 50% degli Irakeni.
    Peraltro la legge elettorale scelta dagli Stati Uniti, che butta tutti i voti in un calderone nazionale, senza circoscrizioni, garantirà maggiore rappresentanza alle zone in cui ci sono meno difficoltà a votare.

    http://story.news.yahoo.com/news?tmp...=540&ncid=1480

    Il meccanismo è semplice: se ci sono 60 sciiti, e votano tutti, mentre i 20 sunniti sono terrorizzati da Al Quaeda, risulterà che i sunniti non esistono elettoralmente. Un bel favore da Bush a BIn Laden. In NY Times proponeva di irivedere questo sistema, ma ormai è tardi: se si fosse votato per circoscrizione almeno ci sarebbe stata la rappresentanza garantita di ogni zona.

    Nel frattempo:

    I sabotatori ormai colpiscono le infrastrutture petrolifere ogni 24 ore.
    http://story.news.yahoo.com/news?tmp...e_050113182450

    La media di 2 morti al giorno tra gli invasori è ormai superata da tempo: è pur sempre un ottavo del Vietnam, anche se il numero di soldati mutilati è in proporzione molto più elevato.

    washingtonpost.com/wp-srv/world/iraq/casualties/facesofthefallen.htm

    Nel frattempo i reduci iniziano a tornare a casa, e a dar fuori di matto:

    "voleva morire, non voleva tornare in Irak, voleva porare con se il maggior numero di poliziotti possibile" QUeste le parole della polizia sul marine in licenza che ha aucciso un poliziotto, ne ha ferito un altro ed è stato ucciso da altri agenti.
    Dopo il clamoroso caso dell'ex marine che ha ucciso sul palco alcuni ex componenti del famosissimo gruppo metal "Pantera" ed è stato ucciso da delle guardie giurate, e dopo un report secondo cui si valuta che circa 100mila soldati USA avranno bisogno di cure psichiatriche al rientro.

    Inoltre

    I Paesi "willing" iniziano a rinsavire: dopo la Spagna e i suoi amici centramericani, l'Ungheria, ora tocca al quarto più grosso contingente iniziare a ritirarsi. L'Ucraina va a casa, anche perchè nel silenzio generale hanno incassato sette morti nell'esplosione, forse per una trappola, di un arsenale che stavano smantellando. E la Polonia valuta una riduzione dei militari, lasciando all'Italia il ruolo di massimo contingente dopo USA e UK, esponendoci ovviamente a grossi attacchi.

    http://news.yahoo.com/news?tmpl=stor...ukraine_iraq_5

    Tutto da yahoo.com, non dall'Unità.

    Vi lascio con questo articolo dal Times, altro giornaletto fazioso: "Telefoni spenti, confini sigillati, soldati nelle strade: è l'ora della Democrazia".
    Phones down, borders sealed, troops on the streets: it's time for democracy
    http://www.timesonline.co.uk/article...439684,00.html

 

 

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