….attecchisce anche al freddo

Il primo giorno di lavoro dell’anno, in Germania, ha coinciso con l’inizio dell’applicazione delle nuove norme restrittive sul sussidio di disoccupazione, varate pochi mesi fa dal governo socialdemocratico di Berlino contro il parere dei sindacati.
Già nelle ultime settimane dell’anno si erano svolte manifestazioni di protesta e tentativi di occupazione degli uffici del lavoro, e la stampa tedesca dà notizia di una eccezionale mobilitazione delle forze dell’ordine, soprattutto nei laender orientali per prevenire nuovi disordini.
La legge, chiamata Hartz 4 perché è il quarto dei provvedimenti adottati fra quelli proposti da una commissione presieduta da un dirigente della Volkswagen, abolisce i sussidi di disoccupazione calcolati sull’ultima retribuzione, li commisura, abbassandoli, alle condizioni dell’interessato, e li riduce fino ad annullarli se saranno rifiutate offerte di lavoro anche meno vantaggiose di quelle precedenti.
Inoltre i giovani non avranno sussidi se non si iscriveranno a corsi professionali e i tossicodipendenti se non prenderanno parte a programmi di recupero.
La decisione, assai contestata anche nel partito del cancelliere, si è resa indispensabile per l’insostenibilità del costo delle provvidenze per i quattro milioni e seicentomila disoccupati tedeschi. Insieme ad altre norme che promuovono la mobilità e la flssibilità del mercato del lavoro, hanno cominciato a dare qualche risultato.
Per la prima volta da anni l’occupazione tedesca è cresciuta, nel 2004, anche se solo di 180 mila unità, meno che in Italia, dove i lavoratori sono la metà.
Come in Gran Bretagna e in Italia si fa strada, tra mille difficoltà, l’idea di un nuovo welfare, basato sulla responsabilità individuale, a sostituzione di quello, storico ma ormai insostenibile, del risarcimento sociale delle diseguaglianze.
Il fatto che scelte di questa natura siano state adottate da governi europei di orientamento politico diverso dimostra la loro ineluttabilità.
Dimostra anche che, per governare, non si possono accettare i Diktat dei sindacati, fisiologicamente orientati alla conservazione.

Da Il Foglio

saluti