Adr chiama, Alitalia non risponde
La società che gestisce Fiumicino e Ciampino è pronto a offrire differenti opportunità di sviluppo. Perchè il gruppo guidato da Cimoli è il cliente più importante. Ma Malpensa non sta a guardare
"Alitalia vuole la luna. Le abbiamo offerto delle alternative industriali per risolvere i suoi problemi. Ma la compagnia punta solo alla riduzione delle tariffe". Si morde la lingua, ma va giù duro, Francesco Di Giovanni, milanese, 47 anni, un passato in società del gruppo Shell e Montedison e ora alla guida di Aeroporti di Roma, terzo amministratore delegato dai tempi (quattro anni fa) della privatizzazione. "Che Alitalia abbia un problema di costi è chiarissimo" dice "per questo le abbiamo proposto alcune idee per ridurli". Prima di tutto, voli tra Milano e Roma Ciampino con un modello vicino a quello delle low-cost, cioè atterraggi e decolli in 25 minuti e contributi di marketing. "Con un collegamento ferroviario Ciampino-Roma in 12 minuti, in partenza ogni dieci minuti, l'aereo diventerebbe un competitore serio del treno, in previsione della concorrenza dell'alta velocità" specifica Di Giovanni. Poi un accordo sul cargo e un terminal che riunisca a Fiumicino tutti i voli nazionali, internazionali e intercontinentali della compagnia e delle sue partner. Un'ipotesi contemplata anche dal piano industriale di Giancarlo Cimoli. "Non abbiamo avuto il privilegio di essere coinvolti nell'elaborazione del piano, nè ci è stato ancora presentato" punzecchia l'a.d. di Adr "ma il terminal potrebbe essere in funzione entro pochi mesi. Avrebbe un serio impatto operativo e costituirebbe una carta al tavolo delle alleanze con altre compagnie".
Molti interlocutori, nessun segnale. La risposta? "Stiamo ancora aspettando. E intanto continuiamo a incontrare manager diversi, con i quali ogni volta si deve ricominciare da capo" afferma Di Giovanni. Che puntualizza: "Alitalia è un nostro cliente. Ci dica cosa vuole. Siamo disponibili a discutere su tutto. Ma che si tratti di contributi di sviluppo, per creare nuova ricchezza e crescere tutti. Fino a ora, però, ci viene richiesto solo di sacrificare parte importante della nostra profitability". Intanto il presidente della Sea, Giuseppe Bencini, ha già detto di essere pronto ad acquistare azioni Alitalia, a patto che la compagnia si impegni su Malpensa. E il nuovo volo per Shangai, che segna il ritorno di Alitalia in Cina dopo quattro anni, parte proprio da Malpensa. Mentre sembra imminente un trasloco di aerei ed equipaggi per fare base nell'hangar appena inaugurato nello scalo lombardo: nel contratto di affitto, Alitalia si è impegnata a incrementare i voli intercontinentali da Malpensa di oltre il 30%. "Una follia. Nessuna compagnia riesce ad alimentare due hub" taglia corto Di Giovanni.
Della contesa Malpensa-Fiumicino, Di Giovanni dice solo che "Malpensa è vicina alla saturazione, circa 22 milioni di passeggeri annui che è in grado di servire (nel 2004 si stima siano stati oltre 19 milioni). Mentre Fiumicino (28 milioni di passeggeri) non ha alcuna costrizione ambientale e può crescere fino a 65 milioni". "Alitalia saturi pure Malpensa, tra qualche anno, pronto il nuovo molo C di Fiumicino, avremo uno dei migliori aeroporti d'Europa". Già, ma il molo C, che dovrebbe portare la capacità di Fiumicino a 37 milioni di passeggeri, non decolla. I 70 milioni dello Stato, sui 170 stimati per i lavori, non si vedono ancora, bloccati tra il ministero dei Trasporti e la Ragioneria generale. E se Alitalia, che oggi rappresenta il 45% del traffico Adr (dal 64,2% di cinque anni fa) e il 20% dei ricavi (che nel 2003 ammontavano in totale a 518,2 milioni di euro), virasse decisamente verso Malpensa, che ne sarebbe di Fiumicino? "Continueremmo a vendere l'Italia e Roma nel mondo", dice Di Giovanni, "come abbiamo fatto nel 1998 e nel '99, quando Alitalia ha trasferito i suoi voli sulla nuova Malpensa. Il traffico continuerebbe ad arrivare, perchè la domanda è alta e il potenziale degli italiani ancora di più: nel nostro paese le persona volano un terzo in meno che nel resto d'Europa.
(di Alessandra Gerli - Economy)
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