15 Dicembre 2004
ZNet

Controesodo di sfiducia


Iqbal Jassat




Cosa sta succedendo nel 'paese della cuccagna'? Perchè centinaia di
israeliani hanno voltato le spalle alla terra promessa liberandosi dei loro
privilegi di cittadinzanza a favore di altre nazioni?

Queste domande non sono solo oggetto di studio da parte di molti analisti,
ma stanno anche diventando fonte di grande imbarazzo per le lobby
pro-Israele.

Alcuni onesti commentatori hanno suggerito che gli ebrei siano meno sicuri
in Israele che negli altri paesi. Hanno ipotizzato che il sostegno
ideologico razzista allo stato ebraico - il sionismo - sia responsabile
dell'instabilità interna ad Israele. La loro spiegazione costituisce
materiale elementare che la maggioranza degli studenti di scienze politiche
comprenderebbe senza difficoltà: il progetto degli insediamenti rimane
insostenibile, non sicuro e indifendibile!

Ciononostante sembra che i propagandisti pro-israele siano ancora
intenzionati ad andare contro la corrente dell'opinione pubblica,
caraterizzata da massicce campagne di solidarietà popolare contro Israele.
Più importante ancora è il fatto che che queste lobby, non soddisfatte delle
loro misere figure, stiano cercando ancora una volta di impugnare l'arma
dell'antisemitismo per delegittimare i commenti anti-israeliani.

Gli sforzi radicali dei gruppi sionisti, volti a frenare la crescente ondata
di pubblica solidarieta' perle sofferenze inflitte ai palestinesi per mano
di un brutale regime di destra guidato dal guerrafondaio Ariel Sharon,
includono la ricerca a livello internazionale del riconoscimento di una una
più ampia definizione di 'anti-semitismo', attraverso conferenze sotto
l'egida delle Nazioni Unite.

Questo vale anche per i lobbisti all'interno dei singoli stati in Europa e
nei paesi in via di sviluppo. Nel caso del Sud Africa per esempio il tema
dell'anti-semitismo è stato affrontato, con il presidente Mbeki, dal Jewish
Board of Deputies. Tutte queste campagne comunque non riescono a cancellare
il fatto che Israele stia perdendo il supporto degli ebrei.

Secondo l'AFP, a partire dall'inizio della seconda intifada, circa 600.000
ebrei sono emigrati o hanno acquisito la cittadinanza in Nord America,
Australia o Europa.

Questo equivale a una media di 12.500 persone che, ogni mese, lasciano il
'paese della cuccagna' alla ricerca di pascoli più verdi altrove.

Tale testimonianza di mancanza di fiducia da parte di oltre 500000 persone,
che costituiscono una cospicua parte degli ebrei Israeliani -più del 10% per
cento della popolazione- è diventata un nuovo incubo per il regime di
Sharon. La questione demografica associata al fatto che ai Palestinesi
vengano ancora negati i loro elementari e fondamentali diritti umani, tanto
nei territori occupati quanto nella storica Palestina, si è tramutata in una
nuova arma di resistenza.

Pertanto, qualunque forma di intolleranza contro gli ebrei al di fuori di
Israele risulta utile per gli obiettivi politici sionisti. L'anti-semitismo
o l'incitamento all'odio contro gli ebrei non può essere considerato di
alcun giovamento alla legittima causa palestinese.