la prima e seconda opzione a pari merito. Asini.In origine postato da Nirvana
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Per Lauraf: ça va sans dire.![]()


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se fossero solo li i miei problemi![]()
-N-
Qual è![]()


In origine postato da fedalmor
Qual è![]()
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Sì sì, verissimo.In origine postato da Alberich
l'uso vince sulla regola, come è logico, giusto e necessario, peraltro.
Da maestro (quanto mi piacerebbe insegnare ai bimbi!) dico che si dovrebbe insegnare la regola, ma non correggerei la versione apostrofata. Anzi, a volte capita anche a me di scrivere "qual'è": esteticamente mi piace di più.


la scrivo come capita![]()


Sempre scritto qual è e continuerò a scrivere qual è, come mi hanno insegnato alle scuole elementari. Vero è, comunque, che l’ortografia della lingua italiana è variabile nel tempo e, come dice Alberich, l’uso prevale spesso sulla regola.
"La disputa se si debba scrivere qual'è o qual è non è risolta né dalle grammatiche, né tanto meno dalla letteratura. Sono per l'apostrofo, fra gli altri, Federigo Tozzi, Mario Tobino, Tommaso Landolfi, Paolo Monelli, Bonaventura Tecchi. Non apostrofano invece Vasco Pratolini, Giuseppe Berto, Alberto Moravia, Goffredo Parise, Libero Bigiaretti..."


Credo che la stiamo tirando un po' troppo per le lunghe, questa faccenda. Dreyer non ha certo il dono della simpatia, però su una cosa ha ragione: nessun popolo al mondo vanta così tanta indifferenza in fatto di grammatica come il nostro. E c'è chi se ne vanta.
Non ne faccio un problema di forum, chiaro: qui tutti abbiamo il nostro momento di svago, e non solo. Mi è capitato più di una volta di sonnecchiare, tra una risposta e l'altra, e di aver scritto pieno di vino come una botte. So bene che il refuso ci scappa, e molte volte si tratta anche di dubbi che non si ha tempo di risolvere: molti di noi scrivono solo su POL, non dovendo magari, ogni giorno, doversi sorbire le lettere altrui e l'incombenza della risposta. Non c'è nulla di che vergognarsi. Il problema nasce, se qualcuno vuole la patente di scrittore, scrivendo come un cane: per essere buoni cittadini non serve essere colti e conoscere bene la propria lingua, ma essere virtuosi ed onesti.
vengo da famiglia umile, i cui membri si sono fatti strada edificando per i figli appartamenti e acquistando, palmo dopo palmo, appezzamenti di terra con duri sacrifici. Se non ci fosse stato mio padre a pagare gli studi, a mantenermi grasso e pasciuto fino a quest'età, forse ora non sarei qui a scrivere su dubbi grammaticali..... la cultura, se si ha la possibilità di acquisirla, è un dono dispensato da Dio, che l'uomo deve mettere a servizio della comunità, esattamente come i guerrieri o i filosofi, nella Repubblica di Platone, mettevano in comune la vita e la sapienza, ma ne ricevevano il sostentamento.
Purtroppo, le cose oggi vanno diversamente, e la spocchia di Dreyer - ammesso che di spocchia si tratti (ne dubito), e non già di un fraintendimento con Nirvana - potrebbe nascere solo come contraltare dell'indifferenza della società davanti alla cultura:
la disoccupazione intellettuale in Italia è a livelli a dir poco vergognosi, esattamente - guarda caso! - come i prezzi dei consulti negli studi di chi ha avuto la fortuna di farcela.
Questa società è la stessa che è ricattata da medici, avvocati e specialisti vari, ai quali siamo costratti, in alcuni momenti difficilissimi, a pagare come ad usurai; è la stessa che pensa che studiare la storia sia leggere qualche libro alle superiori, o che la filosofia ce la possiamo fare da soli, o che la grammatica sia un'opinione.
Sono due esagerazioni dell'importanza della cultura: lasciatemelo dire, entrambe inopportune.
Francamente, crescendo non ho più avuto tanta stima per la cultura, quanto per l'intelligenza: mio nonno ha lasciato in ricordo di sé parecchi possedimenti. Il punto non è tanto che mio nonno fosse ricco, quanto come ci sia diventato: sperimentandosi, ogni giorno, in lavori sempre nuovi, cercando di capire cosa potesse servire in una piccola comunità, come era allora il mio paese; fiutando il momento giusto per acquistare, per edificare et cetera.
Mio nonno, di matematica, conosceva solo il far di conto, e scriveva male in italiano, ma sapeva far il calzolaio, il vetraio, il commerciante, l'imbianchino...... io sono fiero di avergli vissuto accanto per 10 anni. Forse oggi egli sarebbe fiero dell'unico nipote laureato..... è un gioco delle parti, che si accetta quando si conoscono i propri limiti e le virtù altrui.
"


E' più diretta, più vicina al linguaggio parlato. Ma la regola resta quella: nessuno ne muore, se non la si rispetta. Altrettanto dicasi, se la si segue.....In origine postato da ARI6
Sì sì, verissimo.
Da maestro (quanto mi piacerebbe insegnare ai bimbi!) dico che si dovrebbe insegnare la regola, ma non correggerei la versione apostrofata. Anzi, a volte capita anche a me di scrivere "qual'è": esteticamente mi piace di più.
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i francesi, gli iralandesi, gli inglesi saprebbero la grammatica meglio di noi?![]()