….dell’Iraq
Milano. Rincuorare e supportare le forze di sicurezza irachene e riprendere l’offensiva contro i gruppi armati e le bande terroriste, utilizzando i reparti freschi appena giunti dagli Stati Uniti a supporto dei contingenti già presenti in Iraq.
La risposta del comando alleato di Baghdad all’offensiva terroristica intensificatasi come previsto nell’ultima settimana punta a rispondere colpo su colpo al nemico, ripristinando le condizioni minime di sicurezza in almeno due delle sei province dove sono attivi i gruppi di guerriglieri.
La strategia dei gruppi baathisti, che secondo il premier iracheno Iyyad Allawi sono eterodiretti da ex agenti del regime di Saddam Hussein che ora sono in Siria, o delle bande legate ad Ansar al Sunna e ad al Qaida è semplice e al tempo stesso estremamente redditizia, soprattutto quando utilizza la tecnica dei terroristi suicidi, contro cui poco si può fare dal punto di vista militare.
Colpire gli americani, come a Camp Merez, per dimostrare che anche dopo l’abbandono delle basi nelle aree urbane le truppe di Washington restano vulnerabili e incapaci di proteggere i cittadini iracheni.
Colpire le forze di sicurezza governative, incaricate di presidiare i seggi durante le operazioni di voto e molto esposte a causa delle tante caserme situate all’interno di città e villaggi, per dimostrarne l’inefficacia e minarne la compattezza nella speranza che polizia e Guardia nazionale sbandino e disertino, com’è accaduto a Mosul tre settimane or sono.
Colpire i leader politici iracheni, sia governativi (come il vicegovernatore della provincia di al Anbar trovato morto a Ramadi) sia dei partiti iscritti nelle liste elettorali (un dirigente del Partito comunista e uno del Partito democratico uccisi nei giorni successivi agli attentati contro i movimenti sciiti e contro i loro leader più in vista) per sfiduciare l’elettorato e indurre altre formazioni a seguire l’esempio del Partito islamico iracheno che ha annunciato il ritiro dalla competizione elettorale.
Questi sono gli obiettivi e i piani dei gruppi armati.
Ansar al Sunna proclama il coprifuoco
Allo scopo di screditare le autorità di Baghdad e per affermare il proprio potere, Ansar al Sunna ha addirittura proclamato, attraverso un sito internet, il “coprifuoco” per i prossimi tre giorni, allo scopo di “evitare danni ai civili durante gli attacchi ad americani e governativi iracheni”. L’offensiva terroristica e soprattutto l’anatema attribuito a Osama bin Laden contro le elezioni costringono gli alleati e il governo ad interim iracheno a chiudere ogni discussione circa un posticipo del voto del 30 gennaio dal momento che, sul piano politico ma anche strategico, ogni eventuale ripensamento costituirebbe di fatto una vittoria del terrorismo.
Gli sforzi del Dipartimento di Stato e del premier Allawi puntano a convincere i partiti di matrice sunnita a non boicottare il voto, consapevoli che se le province dove più attiva è la guerriglia non dovessero avere alcuna rappresentatività nel prossimo governo e nella prossima assemblea nazionale il rischio di una guerra civile si farebbe più concreto.
Ben 5 mila dei 15 mila rinforzi statunitensi appena giunti nel paese sono stati schierati a Baghdad, incluso un reggimento paracadutisti dell’82° Divisione, mentre gli altri 10 mila saranno concentrati tra Mosul, Baqubah, e Ramadi.
Come previsto da molti analisti all’indomani della battaglia di Fallujah (presidiata oggi da 800 uomini della Guardia nazionale destinati a salire a 1.400 in gennaio), la città di Mosul è diventata il principale campo di battaglia dove, se le azioni terroristiche continuano ad avere buon gioco, i raid dei guerriglieri si rivelano molto meno efficaci, come dimostra l’uccisione di 25 miliziani che avevano attaccato le forze americano-irachene.
Il comando delle Multinational Forces evidenzia come, dopo Fallujah, il nemico abbia concentrato gli sforzi più sulle azioni suicide o comunque terroristiche, avendo perduto parte delle capacità di condurre azioni di combattimento. Al tempo stesso gli alti gradi ammettono che i gruppi armati sono riusciti a ricostituire una rete di comando e controllo, a pianificare e mettere in atto una strategia offensiva articolata e ad ampio respiro e a infiltrare in modo non sporadico le forze di sicurezza governative.
“Il nemico ha modificato le tattiche, adattandosi alla situazione sul campo”, ha detto il segretario alla Difesa americano, Donald Rumsfeld, che secondo indiscrezioni avrebbe approvato un’imminente offensiva tesa a imbottigliare la guerriglia all’interno di alcuni centri del “triangolo sunnita”, sigillando i confini con Siria, Turchia e Giordania.
Amman e Ankara hanno già chiuso le frontiere mentre Damasco, nonostante gli impegni assunti, continua a favorire l’infiltrazione di denaro e volontari diretti ad alimentare la guerriglia.
Gianandrea Gaiani su Il Foglio del 31 dicembre
saluti




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a (la più autorevole scuola religiosa sciita, ndr) ha sospeso le attività e ha esortato gli studenti a interrompere i loro studi e a recarsi nelle province per incoraggiare la gente a votare. L’alta commissione darà a ogni candidato la possibilità di parlare attraverso i principali mezzi di informazione (giornali, radio e tv).