Destabilizzando la Margherita e, più in generale, i partiti della Grande alleanza democratica, Romano Prodi è convinto di stabilizzare la propria leadership.
L’ex presidente della Commissione europea ritiene che la logica vincente sia quella berlusconiana dell’uomo solo al comando e, non avendo un partito in proprio, evita che le varie forze politiche assumano troppo peso.
Prodi è talmente convinto che la formula vincente sia quella della leadership solitaria che ha deciso di non avere un vice.
Niente ticket per l’ex presidente della Commissione.
Del resto, questa è una sua vecchia convinzione.
Però in molti, nel centrosinistra, avevano pensato che avesse cambiato idea e che avesse deciso di farsi affiancare da Piero Fassino.
Non è così. Prodi giudica più opportuno che il segretario dei Democratici di sinistra ricopra un altro ruolo.
Quello di guida della Grande alleanza democratica quando lui siederà sulla poltronissima di palazzo Chigi.
Ma c’è un particolare: Fassino è convinto di varcare la soglia di quel palazzo in caso di vittoria del centrosinistra alle politiche.
Le aspirazioni del segretario non sono un mistero per nessuno nella Quercia. Ha confidato a più di una persona che il ruolo che gli si attaglia di più è quello di vicepremier. Magari anche con una delega pesante, quale potrebbe essere quella degli Esteri.
E’ prevedibile, perciò, che prima o poi Prodi e Fassino arrivino a un chiarimento su questo punto.
Ed è inevitabile che uno dei due debba cambiare parere.
Chi conosce l’ex presidente della Commissione dà per scontato che non sarà Prodi a fare retromarcia.
Chissà, sarà forse perché subodora un non lieto fine sulla vicenda del ticket che Fassino ha stretto nuovamente un rapporto forte con Francesco Rutelli.
A Prodi e ai suoi sostenitori che gli chiedevano una presa di posizione contro il presidente della Margherita, reo, a loro giudizio, di lesa maestà nei confronti dell’ex presidente della Commissione Ue, il leader dei Ds ha risposto picche.
Anzi, ha fatto sapere in giro di essere molto preoccupato per l’offensiva di Prodi contro il leader della Margherita.
“Non scaricherò mai Francesco”, è stata la replica con cui Fassino ha posto fine alla questione, replicando con nettezza alle richieste che gli venivano dall’ex presidente della Commissione europea.
Dicono che Romano Prodi, sempre sospettoso delle mosse di Francesco Rutelli, abbia appreso con inquietudine la notizia che il presidente della Margherita aveva trascorso le vacanze invernali a Cortina.
Non che l’ex presidente della Commissione europea abbia niente contro quell’amena località di villeggiatura. Il fatto è che a Cortina, negli stessi giorni, c’era anche il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini.
Di più: Rutelli e Casini hanno partecipato insieme alla messa celebrata per commemorare i defunti dello tsunami.
L’ex presidente della Commissione ha sempre sospettato che Rutelli volesse “trescare” con i centristi dell’Udc, tanto da immaginare che volesse creare una specie di terzo polo in compagnia di Casini e Follini.
Chissà che cosa penserà ora Prodi, dopo aver appreso dell’“incontro” di Cortina.
Secondo una vulgata di via Nazionale (sede dei Ds) Piero Fassino aveva deciso di chiudere la questione delle liste unitarie e si stava preparando a una campagna elettorale in grande stile per far fare al suo partito il pieno dei voti.
Ma è accaduto che Pierluigi Bersani e Vasco Errani gli abbiano fatto cambiare idea.
Infatti, nel momento in cui i più importanti esponenti della Quercia emiliana si sono dichiarati a favore della lista unitaria, nonostante il fallimento dell’ultimo vertice della Fed, il leader dei Ds non poteva far finta di niente.
Ma perché Bersani ha deciso di riaprire la vicenda delle liste unitarie? Le malelingue sostengono che l’ha fatto perché aspira a fare il vice di Romano Prodi.
Tutte cattiverie, naturalmente. Eppoi, Prodi non vuole vice, come si diceva.
Il Foglio
saluti




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