Dal Concilio Vaticano II in poi, la Chiesa ha maturato una nuova visione dei divorziati risposati e della loro situazione. E' passata da un giudizio riduttivo che li presentava come cristiani disobbedienti e peccatori e quindi infedeli e oggetto di condanna (con terminologia e sanzioni che esprimevano questo atteggiamento, es. rifiuto della sepoltura ecclesiastica ed esclusione dai sacramenti della penitenza e dell'eucaristia perchè — diceva il vecchio codice di diritto canonico del 1917 - bigami, concubini, infami (c.2356) e pubblicamente indegni (c.855) - , ad una visione che li presenta invece come fedeli che vivono una esperienza dolorosa e che hanno risolto il loro problema in modo sbagliato, mettendo così in pericolo la loro salvezza. Se ieri insisteva sul loro errore, oggi insiste sulla loro sofferenza e sul pericolo a cui sono esposti per la scelta sbagliata che hanno fatto. La preoccupazione non è quella di punirli, ma di invitarli a capire in quale condizione si trovano e di indicare la strada per uscirne. Se ieri diceva "sono fedeli di Cristo, ma soprattutto sono peccatori", oggi dice "sono peccatori, ma soprattutto continuano ad essere fedeli di Cristo e devono essere aiutati a ritrovare la via della salvezza". Continuano a far parte della Chiesa, ma imperfettamente.




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