Istinto per la liberta'?
(Lune), Scritto da: Vuk Zlatan , Saturday , 15 Jan 2005
tratto dal sito anarchico ilcamminodellupo
Si da' per scontato che l'essere umano tenda naturalmente alla liberta', cioe' che qualche caratteristica della persona sia intrinsecamente votata alla liberta' stessa. E si da' per scontato che TUTTI gli esseri umani desiderino allo stesso modo la liberta'.
Io penso che non sia proprio cosi'. Io penso che il desiderio di liberta' sia innato solo in un piccolo gruppo di persone, diciamo un piccolo gruppo di "mutanti", tanto e' esiguo il suo numero. Amare la liberta' o sentire bisogno della liberta' e' qualcosa che e' comune quanto avere un occhio verde e uno marrone.
A questo punto voi mi farete notare che nei regimi che tolgono la liberta', molti sono quelli che lottano contro il regime. Questo e' vero, ma la stragrande maggioranza di quelli che lottano contro i regimi lo fanno per ben altri motivi, quali
Personale antipatia o avversione verso gli uomini del regime.
Speranza di trovare posto nel regime successivo o di guadagnare qualcosa nella rivolta.
Desiderio di essere schiavi dei capi della rivolta.
Il potere, il consenso ed il personale carisma derivanti dall'essere capi di una rivolta
Si trovano coinvolti nella rivolta loro malgrado e sono costretti a parteciparvi.
E cosi' via. Soltanto pochi illuminati, cioe' ALCUNI di quelli che guidano la rivolta soltanto lo fanno per un desiderio di liberta', tutti gli altri lo fanno per altre ragioni che vanno dalle ambizioni personali al narcisismo all'irreggimentazione nella rivolta.
Per dimostrare questo possiamo tornare indietro nel tempo, ad esempio nel periodo dei romani. Alcuni mi diranno che le rivolte degli schiavi dimostrerebbero questo "naturale" desiderio di ogni uomo di non essere schiavo. In realta', gran parte dei partecipanti di queste rivolte rientravano in qualcuna delle categorie cui sopra. Possiamo infatti chiederci una cosa: cosa impediva al singolo Beppe schiavo romano di scappare?
In realta' le misure contro la fuga del singolo schiavo erano assai poche, complice anche la scarsa tecnologia del periodo. Non esistendo anagrafi o schedari , chiunque poteva serenamente mentire sulla propria identita'. La vita dell'uomo era ancora poco distante dalla vita allo stato brado, e moltissima parte del territorio era del tutto non antropizzata.
Cioe', uno schiavo avrebbe potuto facilmente fuggire da un piccolo centro , farsi un mese di cammino per boschi, tanto quasi tutti avevano il background necessarioa vivere in un bosco, e alla fine giungere in una citta' lontana. A 30 km al giorno, in 30 giorni si percorrono quasi 1000 km.
Lontano mille km dal punto di partenza, il nostro Beppe poteva mentire a piacimento sul proprio nome, e iniziare una vita da uomo libero. Magari alle dipendenze di qualcuno, o semplicemente ai margini di una qualsiasi citta', ma comunque libero.
Non esisteva alcuna tecnologia in grado di portare la notizia della sua fuga cosi' lontano, e non esistevano persone che ti chiedessero dei documenti. Ti chiedevano il nome, e si aspettavano che tu glielo dicessi, punto. Non solo non esisteva un'organizzazione di polizia in grado di dar la caccia ad un fuggitivo per tutto l'impero, ma non esistevano nemmeno le tecniche necessarie a farlo. E specialmente, il costo sarebbe stato superiore a quello di un nuovo schiavo.
Nel concreto, questo significa una cosa: la stragrande maggioranza degli schiavi mancava dell'iniziativa personale o semplicemente del desiderio di essere libero. Era molto piu' comodo, probabilmente, ricevere un tetto e un misero pasto al giorno, magari mugugnare contro il padrone , ma non fare nulla per guadagnarsi la liberta'.
La morale di questa storia e' che la stragrande maggioranza delle popolazioni umane, cioe' la maggior parte dei singoli, altro non desiderano che di essere schiavi.
Ovviamente, diranno il contrario. Questo, pero', e' qualcosa di tipico della moda. Dopo il 1968 liberta' e' diventata una parola cosi' frequente e cosi' abusata che nessuno avrebbe mai il coraggio di dire la pura verita': io amo le mie catene, desidero perpetuare la mia schiavitu', sono FELICE di essere uno schiavo.
Ma questa e' la pura verita'.
Il pensatore che si illude di avere le masse dalla propria parte soltanto perche' scrive liberta' sulla bandiera e' un povero illuso.
Alcune agiografie ci dipingono , a torto, i grandi movimenti del passato (le rivoluzioni illuministe, quelle marxiste) come delle rivolte per la liberta'. Niente di piu' sbagliato: si trattava essenzialmente di rivolte per il pane.
Per moltissimi secoli in europa il cittadino era sotto il dominio di un sovrano. Ovviamente, essendo quasi tutti schiavi, scoppiavano le rivolte. Ci aspettiamo (e una certa letteratura vorrebbe insegnarcelo) che si trattasse di rivolte per la liberta'. Cose che non erano: la liberta' viene scritta sulla bandiera della rivolta da quei pochi che guidano la rivolta. La massa lottava per il pane, tantevvero che in periodi di congiuntura economica POSITIVA il tiranno non aveva nulla da temere.
Il cittadino di oggi, specialmente quello che fa politica, si sta scontrando proprio con il fatto che la classe politica intuisce questo fatto: a nessuno interessa la liberta', o quasi, tranne che a pochissimi singoli individui.
Al resto della popolazione importa solo il soddisfacimento dei propri volgari bisogni materiali, e SOLO nel caso in cui questi ultimi venissero meno, potrebbero pensare di ribellarsi.
Applicando alla politica attuale questa cosa, possiamo certamente enunciare quanto segue:
L'astio verso Berlusconi e' dovuto alla crisi ecnomica
Nessuno desidera realmente liberarsi di un governo illiberale e autoritario
Se soltanto arrivassero piu' soldi, Berlusconi andrebbe benissimo a tutti
E questo e' sufficente a spiegare la stragrande maggioranza delle diamiche politiche.
Nessuno si illuda di poter sollavare grandi masse di oppressi al grido di "liberta'" , se queste masse non saranno anche povere e la parola "liberta'" non somigli a "ricchezza".
Credo che l'illusione della lotta per la liberta' e del "naturale desiderio di liberta'" che sarebeb condiviso da ogni essere umano sia una delle leggende che maggiormente inquinano la gestalt politica attuale.
L'essere umano non desidera la liberta' se non in pochissimi casi, e non ambisce ad altro che non a riempirsi la pancia. Chi oggi blatera di liberta' lo fa perche e' una moda, e un semplice aumento di stipendio sarebbe sufficente a barattare la sua liberta' con una migliore condizione economica.
Oggi, se si indicesse un concorso pubblico per 10 posti da schiavo, a patto di garantire un tetto fatiscente, una minestra scadente e due lire al giorno, si presenterebbero in centomila.




Rispondi Citando