Piaccia o meno, l’azione della Lega Nord in Lombardia ha l’obiettivo di impedire la nascita di una forza restauratrice, la lista Formigoni, nella quale è pronto a confluire un minestrone composto da riciclati della prima repubblica e di rappresentanti dei poteri forti. La Lega, e anche qui si può essere d’accordo o meno, vede in questo progetto il tentativo di rendere l’apporto del Movimento non più determinante in vista delle prossime elezioni politiche, annichilendo ogni speranza nelle riforme (anche qui si può essere d’accordo o meno).
Il progetto formigoniano trova ampi consensi a sinistra, ma non tra gli elettori (tutti i sondaggi concordano sul fatto che la lista Formigoni sottrarrebbe voti ai partiti CDL, ma non ne raccoglierebbe a sinistra), bensì tra alcuni partiti, essenzialmente la Margherita e parte dei DS, che intravedono un’opportunità per la realizzazione di quel Grande Centro che rappresenta l’obiettivo non dichiarato ma ben visibile ad una lettura anche superficiale degli eventi politici nazionali.
A Formigoni preme una forte rappresentanza regionale PERSONALE, con l’obiettivo di proporsi come successore al Berlusca, o, in alternativa, se non andasse in porto la successione, come soggetto politico nuovo (cioè verrebbe eletto da un’alleanza CDL+lista Formigoni per poi procedere ad un ribaltone con una nuova alleanza tra i centristi di destra e sinistra (Margherita, parte dei DS, parte di FI, UDC, AN) di cui i formigoniani rappresenterebbero l’asse portante.
Questo quadro fa capire, a chi non sia accecato da antileghismo attivo e militante, che la partita non si gioca solo sulla lista Formigoni, ma anche sul famoso listino, perché la realizzazione del progetto formigoniano è legato alla quantità di eletti fedeli a Formigoni, indipendentemente dallo strumento usato (lista o listino).
Concettualmente le trattative sul listino hanno le stesse motivazioni dell’opposizione alla lista di Formigoni.




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