Il barone de Caupène-en-Chalosse e io abbiamo in comune il diritto di patronato di un villaggio di grande estensione, ai piedi delle nostre montagne, che si chiama Lahontan. Gli abitanti di questo cantone avevano una vita a parte, usi, vesti e costumi a parte; retti e governati da certe regole e consuetudini particolari, tramandate di padre in figlio, alle quali si attenevano senz'altra costrizione che il rispetto della loro usanza. Questo piccolo Stato si era mantenuto fin dai tempi più antichi in una condizione così felice che nessun giudice vicino si era mai preoccupato di informarsi dei loro affari, nessun avvocato era stato interpellato per dar loro pareri, nessuno straniero chiamato per spegnere le loro liti, e non si era mai visto nessuno di quel distretto ridotto a elemosinare. Essi rifuggivano -dai rapporti e dal commercio con altre popolazioni per non alterare la purezza del loro governo : finché, come tramandano a memoria dei loro padri, uno di loro, avendo l'anima stimolata da una nobile ambizione, andò a pensare, per dar credito e reputazione al suo nome, di fare di uno dei suoi figli un dottorone; e avendolo fatto istruire in una città vicina, ne fece infine un bel notaio di villaggio. Questi, diventato grande, cominciò a disprezzare i loro antichi costumi e a metter loro in testa la magnificenza dei nostri paesi. Al primo dei suoi compaesani al quale fu scornata una capra, consigliò di andare a domandarne ragione ai giudici regi di quei dintorni, e da questo a un altro, finché non ebbe imbastardito tutto.
Dopo questa corruzione, si dice che ne sopravvenne immediatamente un'altra con effetti peggiori, a causa di un medico al quale prese voglia di sposare una delle loro ragazze e di andare ad abitare in mezzo a loro. Come prima cosa costui cominciò a insegnare il nome delle febbri, dei reumi e degli apostemi, la posizione del cuore, del fegato e degli intestini, scienza questa fino allora molto lontana dalle loro cognizioni; e invece dell'aglio, col quale avevano imparato a cacciare ogni specie di mali, per acuti e gravi che fossero, li abituò, per una tosse o per un raffreddore, a prendere miscugli stranieri, e cominciò a trafficare non solo la loro salute, ma anche la loro morte. Essi giurano che da allora soltanto si sono accorti che l'umidità della sera appesantisce loro la testa, che il bere quando si ha caldo è nocivo, e che i venti dell'autunno sono più dannosi di quelli della primavera; che, da quando conoscono la medicina, si trovano oppressi da una turba di malattie inconsuete, e notano una generale decadenza del loro antico vigore, e che le loro vite si sono accorciate della metà.
Montaigne - Saggi -- 1580




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