I padani
di Paolo Bernardini
La “Lega Santa”
La recente schermaglia tra Lega Nord e Chiesa Cattolica per la mancata concessione di spazi di aggregazione ai musulmani del trevigiano in tempo di Ramadan induce ad una serie di riflessioni, quanto mai urgenti per il futuro politico del Veneto. La Lega Nord, e nessuno storico lo può negare, ha rappresentato, ai suoi esordi e per lungo tempo, il più rivoluzionario progetto politico nato in Italia dal dopoguerra, ma forse a ben pensarci dall'unità.
Il suo credo federalistico era ed è tutt'altro che strampalato. Affonda le radici nell'Ottocento italiano (Cattaneo, ad esempio) e addirittura europeo (in Francia, Montalembert, altro esempio, che riteneva impossibile la creazione di un'Italia come stato unificato per le stesse ragioni della Lega oggi). Accanto al liberalismo, inteso come dottrina dell'individuo, dei suoi diritti e della sua libertà, il federalismo rappresenta quanto di meglio sia auspicabile per il futuro europeo.
Ma il liberalismo, idealmente ancor più rivoluzionario, e più radicale, nella sua potentissima istanza di individualità, è ideale assai meno praticabile, e diviene per questo bandiera prona a tutti i venti, o se volete i banditori: da Berlusconi ai suoi avversari, tutti oggi si dichiarano "liberali", ma nessuno si comporta di conseguenza. Il federalismo può svilupparsi in un progetto concreto.
Erosione di spazi giurisdizionali, di controllo, dello stato sul cittadino, limitazione del potere dello stato a favore di una redistribuzione del potere, e della ricchezza individuale (che ne è alla fine espressione), a favore della comunità, dei cittadini, delle regioni e delle province.
All'origine della Lega, oltre all'entusiasmo sincero di Bossi e di tanta gente comune, c'è il pensiero, sofisticato, di Gianfranco Miglio. Ora, Miglio e Bossi hanno per primi mostrato agli occhi del mondo, or sono venti anni, i limiti e le ambiguità della Costituzione, spingendo finalmente i parlamenti e i governi, ed i cittadini comuni, a desacralizzarla. Non è più, almeno per molti, non per tutti, purtroppo (conta ancora rabbiosi custodi interessati) un nuovo Vangelo. Non avrebbe mai dovuto diventarlo: il Vangelo finisce con il Sacrificio di Cristo sulla Croce, nel bene o nel male un uomo, o un Dio, muore per un'idea.
Alla fine della Costituzione c'è altra storia: uno stato inefficiente, corrotto, traballante, che per anni ha attinto alle tasche di sudditi per consolazione chiamati "cittadini", ridistribuendo poi malamente tale esazione, con mediazioni poi stratosferiche. Nella voragine della Cassa del Mezzogiorno e suoi eredi attuali, nella corruzione diffusa, nell'Alitalia e nella Fiat "da salvare".
Lo sconcio della costituzione è che, oltretutto, al contrario del Vangelo, di cui si conoscono gli autori (anche chi non va a messa, generalmente li conosce), è che si è assistito, da parte delle oscene Vestali dello Stato, le vergini dai candidi manti (...) di Bobbio e compagnia, ad una spersonalizzazione del testo, per renderlo agli occhi e le coscienze dei servi (i "cittadini") ancor più "sacrale" e "ieratico": pochi sanno chi furono i nostri costituenti, coacervo variegato, mal combinato, pieno di livore verso gli Italiani prima di tutto, e di acredini personali. Non erano Marco, Matteo, Luca e Giovanni. Stiano tutti tranquilli.
Avevano interessi più tangibili della salvezza eterna. La Lega, nel suo impeto originario, sottraendo almeno nel proprio programma la "fiscalità", in tutto o in parte, allo stato, ne limitava prepotentemente le pretese, ingiustificate, di controllo sui cittadini. La fiscalità è una delle prerogative -- per colui che scrive, la maggiore -- , dello stato moderno, nella sua nascita e consacrazione dopo Westphalen (1648): oltre al territorio, alla sovranità, alla popolazione e all'esercito, secondo lo schema ben noto dello storico Otto Brunner.
La fiscalità mostra bene una delle facce più oppressive dello stato. Se il Sud avesse avuto meno aiuti, se la redistribuzione fiscale voluta della Lega, espressa un po' brutalmente ("chi ha di più non dia agli altri quel che è suo, ma quel di più ritorni a lui, o almeno se delle tasse non si può fare a meno, ritornino, gli 'schei' alla propria regione, alla propria comunità... ") si fosse realizzata, forse il Sud stesso si sarebbe responsabilizzato maggiormente. L'unico aiuto di cui il Sud ha veramente bisogno, l'estirpazione della mafia, lo stato "buoni sta" e "garantista" non la sa tradizionalmente dare.
Inoltre. la Lega attaccava, completamente a ragione, lo spreco romano, ovvero "centralizzato" (Roma lo ammetteranno anche loro è città magnifica). Dunque, Bossi e amici avevano perfettamente ragione. Poi, però, qualcosa è cambiato. Miglio è morto. Si è cominciato a celebrare feste un pochino strane, alle sorgenti del Po, folcloristiche, e a scalare il Campanile di San Marco. Niente di male. Ma ciò ha finito per attrarre l’attenzione generale oltre il dovuto, per identificarsi con la Lega. Quando essa all'inizio era ben altro. L'aria di "Roma ladrona" ha sedotto alcuni. i piaceri del ponentino, e del potere.
Lo slancio iniziale è venuto meno. E dunque, anche il messaggio fondamentale si è stravolto. Cosa centra il federalismo con la negazione di spazi di preghiera ai musulmani? La Chiesa, troppo spesso denigrata a torto, si è dimostrata più lungimirante, venuta meno la dottrina evangelica del "compelle entrare", più ci si dimostra tolleranti con gli "eretici", meglio è forse anche in vista di una futura conversione. Oltretutto, si tratta di eresia molto sui generis.
In un libro premiato di recente, il professor Antonio Rigo ha ben mostrato come molti elementi in comune vi siano tra le tre religioni "abramitiche" tre monoteismi con un solo Dio, Islam, Cristianesimo e Giudaismo. Ora, la Lega, dopo la morte di Miglio, la malattia di Bossi, i risultati strappati a Roma sul federalismo, alla fine piccoli, rischia di cavalcare altre tigri, rispetto a quella potenzialmente vincente, scatenata, degli esordi.
L'intolleranza, addirittura il "razzismo", l'avversione per il "terrone" prima e "l'extra-comunitario" ora.
Tutto materiale inutile, ed estremamente dannoso all'immagine della Lega stessa. Attenzione. Si rischia di perdere un grande obbiettivo originario. Se un federalista convinto ci pensa bene, l'arrivo di extracomunitari, capitale-lavoro a basso costo, potrebbe anche giovare al benessere della regione (purché non gravi sul welfare, come accade invece oggi) . Pregano "un altro" Dio? Quale fastidio ci danno?
Se il Nostro avesse più abili pastori, molti musulmani si convertirebbero.
Se fanno proseliti loro, è solo perché la capacità di convinzione della Chiesa cattolica è scemata. Per questo la Chiesa li vuole: per mettere alla prova anche se stessa, per ritemprarsi nell'agone con chi crede in un Dio diverso, che ha caratterizzato molta della sua storia. Se la Lega e la Chiesa, una recentissima, l'altra millenaria presenza in Veneto, si alleassero invece di litigare su questioni poste impropriamente, ne verrebbe beneficio prima di tutto al Veneto stesso, ovvero, che è l'unica cosa che alla fine, per un liberale, conti, agli individui che vi abitano.
Se capissero finalmente tutte e due, Lega e Chiesa, qual è il vero nemico.
fonte: “Enclave” Dicembre 2004




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