Ripreso dal Forum MFL
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Abbiamo vissuto un periodo molto oscuro dal dopoguerra, con una concentrazione esasperata di avvenimenti negli anni 70 e con epilogo, almeno nel suo lato più tragico, nell’agosto del 1980.
Si parla di trame nere, di eversione di destra, di fascisti o neofascisti collusi con servizi segreti, di tentati colpi di stato, di strategia della tensione……………..
La verità non si sa e non si saprà mai, ma quello che in assoluto non sopporto è l’appellativo “fascista” inserito in questo contesto.
Il fascismo non c’entra in tutto questo, il fascismo non ha mai fatto queste cose, le stragi, per esempio, non rientrano nella sua etica, e questo, credo, che noi tutti potremmo gridarlo forte.
Si potrà ben parlare, invece, di “destra” eversiva, quello si.
Quella destra conservatrice e militarista, anticomunista e antifascista (stile Pinochet, per intenderci), così come appare in un rapporto del S.I.D. del 1969 a proposito dell’associazione internazionale che si nascondeva sotto il nome di Aginter Press: “…………un’organizzazione anticomunista internazionale (una sorta di O.A.S. internazionale) formata da specialisti nella lotta contro la "sovversione" e caratterizzata non solo, o non tanto, da un’ideologia fascista (GUERIN SERAC, personalmente, era di orientamento cattolico-tradizionalista e molti reduci dell’O.A.S. avevano addirittura partecipato, durante la seconda guerra mondiale, alla resistenza contro i tedeschi), quanto da una scelta di campo in favore dei "valori occidentali", ovunque fossero minacciati dai comunisti e dai loro alleati, e attenta nei primi anni ‘60 soprattutto alla tematica della difesa della "presenza bianca" nei pochi territori africani rimasti in mano agli europei………….”
Per qualcuno qui saranno cose già note, ma visto che la maggior parte degli utenti del forum in quegli anni non erano neanche nati, a loro dedico questo lavoro, affinché possano conoscere e capire e soprattutto, ricordare sempre che il nemico si evita solo conoscendolo.
Nella seconda parte, sto per postare un documento chilometrico (45 pagine), però vale la pena stamparlo e leggerlo, perché parla di certi personaggi e di alcuni accadimenti che fanno, veramente, di tutto il mondo un paese……. e non bisogna mai fermarsi a guardare solo i fatti di casa nostra, perché esiste un filo di collegamento che, pur non fornendoci alcuna verità, è in grado, almeno, di darci un minimo di chiarezza!
Ma prima di tutto, sarà utile venire a conoscenza di alcune cose sostenute da Vincenzo Vinciguerra, ex militante di Avanguardia Nazionale, e dal 1984 all’ergastolo per la strage di Peteano.
Certo, nessuno ritiene che Vinciguerra possa essere “il verbo”, ma in suo favore conta il fatto che non si è mai “pentito”, né mai ha chiesto, né ottenuto, alcun “beneficio”, contrariamente ad altri…………, anzi, ha iniziato a collaborare solo dopo che la sua condanna all'ergastolo era divenuta inoppugnabile. Vinciguerra continua a definirsi un soldato politico e querela chiunque lo definisca un collaboratore di giustizia.
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Tratto dall’intervista di Gigi Marcucci e Paola Monoliti (D) a Vincenzo Vinciguerra (V)
Carcere di Opera 8/7/2000
D: La sua è una storia di una grande disillusione. Mi sembra di poter sintetizzarla così, naturalmente lei se vuole mi correggerà. Come è cominciata questa disillusione. Io so che un punto di partenza è costituito da delle richieste che le vennero fatte. Ricordo un verbale del 1985 in cui lei spiega che le chiesero di attentare la vita di un uomo politico molto importante, Mariano Rumor, già presiedente del consiglio e lei capì che c’era qualcosa che non funzionava.
V: Sì. Questo avvenne nel luglio del 1971.
D: In che organizzazione militava allora?
V: In Ordine nuovo. Mi chiesero Carlo Maria Maggi e Delfo Zorzi, mi chiesero e lo chiesero per tre volte nel luglio ’71, nel novembre del 71 e nel marzo ’72, mi chiesero di attentare, di uccidere Mariano Rumor. Attentare è un termine improprio. Di uccidere Mariano Rumor nella sua abitazione, ovviamente avevano tutte quante le indicazioni e il Maggi mi disse, evidentemente pensando che mi avrebbe invogliato a partecipare, che non avrei avuto problemi con la scorta. Francamente io, fino al 1971, mi ritenevo facente parte di un’organizzazione di opposizione allo Stato. Non dico rivoluzionaria in senso classico, ma comunque di opposizione se non altro perché eravamo legati ad un passato. Ad un passato politico, militare, ideologico, che peraltro si era concluso nel 1945, per noi non dico che potesse essere mai restaurato, per carità, ma comunque ci ritenevamo vincolati a difendere il residuo di una certa immagine onorevole. Quando un dirigente di questa organizzazione rivoluzionaria mi propone di uccidere un ex Ministro dell’Interno, ex presidente del Consiglio, cioè un personaggio di primissimo piano della vita politica italiana, con l’aiuto della scorta, mi fa intendere che ci sono contatti ad altissimo livello fra la polizia, il Ministero degli interno i suoi apparati di sicurezza e queste persone di Ordine Nuovo. Il dubbio comincia da quel momento in poi. La connessione con la strage Piazza Fontana, che non è mai stata purtroppo affermata in sede giudiziaria, ma poi parleremo anche dell’opera della magistratura italiana, se lei…
D: Certo…
V: è data dal fatto che la proposta viene fatta a fine luglio del ’71 quando Freda viene scarcerato il 12 luglio del ‘71; viene reiterata nel novembre del ’71 quando Freda è stato arrestato a novembre ’71. Quindi pochi giorni prima, pochi giorni dopo…
D: Quindi c’è un legame…
V: Esatto, c’è un legame E viene rifatta per la terza volta nell’imminenza dell’arresto di Pino Rauti, nel marzo del 1972, fine febbraio, inizio di marzo del 1972
D: Quindi c’è un collegamento diretto tra questa richiesta che le fanno di attentare…
V: e la strage di Piazza Fontana. Cioè si voleva eliminare evidentemente un personaggio politico che in un certo qual modo era compromesso con la strage. Non dico che Mariano Rumor abbia detto “fatemi la strage”; ma certamente queste persone, da Mariano Rumor, attendevano una protezione che è venuta a mancare.
D: Infatti si parlò di un piano di emergenza che avrebbe dovuto scattare e che invece non scattò…
V: infatti questo è stato anche un momento del contenzioso che c’è stato l’altro giorno qui a Milano al processo per la strage di piazza di Fontana, che era un’operazione politico-militare, che inizia nel febbraio del 1969 e si conclude nel dicembre del ’69 e sulla quale sono sempre state fatte indagini molto lacunose.
D:Cosa manca alla verità su quell’episodio?
V: Alla verità manca la ricostruzione di quello che è accaduto all’interno dello Stato. Manca ad esempio, ed è clamoroso per tante cose, il fatto che non si sia mai parlato del Fronte nazionale. Che non era soltanto destra. Quando si parla del coinvolgimento di Mario Merlino e di Avanguardia nazionale nella strage di Piazza Fontana… per 30 anni ci si è dimenticati che Avanguardia nazionale nel 1969 era la struttura clandestina del Fronte nazionale. Quindi quando si parla del coinvolgimento di Delle Chiaie e dei suoi amici nella strage di Piazza Fontana, bisogna parlare del coinvolgimento del Fronte nazionale, o meglio del principe Junio Valerio Borghese e dei suoi militanti, dei dirigenti del Fronte Nazionale che ripeto, non era soltanto estrema destra, perché il Fronte nazionale aveva riferimenti anche di centro e il principe Borghese era personaggio di ben altra levatura di Stefano Delle Chiaie o Pino Rauti. Con aderenze internazionali di altissimo livello anche nell’ambiente dei servizi segreti come James Jesus Angleton (esponente della Cia ndr) o, in Italia, con Umberto Federico D’Amato. In pratica per 30 anni si è ristretto il campo delle indagini a un gruppo di estrema destra che ufficialmente non esisteva in quel periodo, perché questo la magistratura lo sa: AN si scioglie ufficialmente nel 1965 e si ricompone, come gruppo, nel 1970. Proprio perché, in parte infiltra i suoi aderenti e i suoi militanti in altre organizzazioni compresa l’estrema sinistra
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V: ………… il famoso golpe Borghese non nasce nel 1970; nasce proprio dal fallimento dell’operazione politico-militare alla quale aveva contribuito, concorso, partecipato il Fronte nazionale in cui la figura carismatica di Borghese poteva garantire molto, ma molto meglio dei Delle Chiaie e dei Rauti, le coperture a livello politico nazionale ed internazionale
D: Quali erano i riferimenti di centro del principe Borghese?
V: Ma guardi… risulta anche agli atti ufficiali che furono molti gli uomini politici che si riferivano al principe Borghese; uomini che facevano parte del Partito liberale, del Movimento sociale, della Dc, del Partito socialdemocratico, qualcuno addirittura del Partito socialista perché aveva militato nella X mas durante la Rsi e anche se dopo aveva aderito a un partito di sinistra aveva mantenuto un rapporto di stima con il comandante Borghese. Quindi era un uomo che aveva tutte queste possibilità, tanto che forse non si è letto bene il programma che aveva fatto il comandante Borghese nell’imminenza del golpe del 1970, dell’8 dicembre…
D: E’ utile rileggerlo?
V: E’ molto utile rileggerlo perché Borghese dice “non saranno fatte leggi speciali. Chiediamo il rispetto delle leggi vigenti”. E fa un riferimento a uomini politici che possono dare alla nazione la possibilità di riprendersi, di sventare il pericolo comunista, ma non fa nessun riferimento a gente di estrema destra e tantomeno ideologicamente fascista. Anzi: dice di persone che sono conosciute per le garanzie che possono offrire. Conosciute. E non poteva certo riferirsi a un Remo Orlandini, a un maggiore De Rosa, a gente che nessuno francamente conosceva. Si riferiva a uomini politici che un domani potevano rassicurare l’opinione pubblica sul fatto che l’Italia non sarebbe divenuta una dittatura militare. Quindi uomini politici appartenenti all’antidestra. Io ricordo Borghese quando rideva sul fatto che gli Orlandini, i Rosa, i De Rosa, i Saccucci, gli altri, pensavano di essere loro i componenti del governo del Fronte nazionale una volta fatto il colpo di Stato. Rideva perché ovviamente i componenti del governo del FN sarebbero stati ben altri, di ben altra levatura.
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D: Lei ha elementi che possono gettare un’ulteriore luce su quello che è stata la strage alla stazione di Bologna?
V: Ma io credo che gli elementi che possono gettare luce sulla strage di Bologna siano quelle indagini che devono essere fatte sui collegamenti tra questi (intende Fioravanti e Mambro ndr) e il nucleo stragista veneto e certi apparti dello Stato nazionali e internazionali che sono stati sempre alle spalle del nucleo stragista veneto. Perché le stragi in Italia hanno un’altra chiave di lettura. La strage apertamente rivendicata, lo stragismo come arma di lotta politica viene indicata apertamente dal neofascismo mi ha suggerito, e in questi ultimi tempi ho trovato un riscontro, che c’era una logica di odio nei confronti dell’ideologia fascista. Praticamente se qualcuno poteva guardare con occhi più sereni all’esperienza fascista, è chiaro che il coinvolgimento nello stragismo gli ha fatto passare la voglia. E il fatto che dietro allo stragismo italiano, agli stragisti italiani si profili l’ombra del Mossad (il servizio segreto israeliano ndr) getta un luce abbastanza significativa sull’aperta rivendicazione dello stragismo come arma di lotta politica da parte di presunti neofasciti. Che il Mossad in Italia abbia inteso, con i paesi che hanno partecipato alla secondo guerra mondiale… abbia avuto mano libera per reprimere definitivamente i conati di antisemitismo, o prevedere l’insorgere di fenomeni di antisemitismo, io questo lo comprendo. Francamente comprendo un po’ meno che come arma di discredito dell’ideologia fascista e nazista sia stata usata la strage. Fra le altre cose. Quindi c’è una pluralità di fili per le stragi
D: Devo dire che mi è difficile pensare che chi vuole contrastare l’antisemitismo si spinga fino ad appoggiare gruppi che praticano lo stragismo
V: No. Carlo Maria Maggi è stato ufficialmente un nazista. Che sua moglie, in realtà, sia un’ebrea figlia di un esponente della comunità ebraica di Venezia, è venuto alla luce recentemente. Che ci fossero stati contatti con i servizi segreti israeliani è venuto fuori recentemente. In termini ideologici si è sempre parlato di questi personaggi, che pure erano conosciuti in questa veste, come persone che si rifacevano all’ideologia fascista e in certi casi, come Giulio Maceratini e compagni, all’ideologia nazista. Di conseguenza è una digressione strategica, questo il termine tecnico, che ha permesso a costoro di avere mano libera per qualsiasi gioco.
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V: …….. Come la comunità ebraica Roma non abbia mai attaccato Rauti per il suo antisemitismo. Le comunità ebraiche sono molto sensibili a quelle che sono le esigenze dei servizi segreti israeliani. Quindi ON si è presentato come un’organizzazione nazista, antisemita, conservando e coltivando però in estrema segretezza rapporti anche con i servizi segreti israeliani. Non soltanto con i servizi segreti occidentali, italiani, Nato e americani. E questo è un particolare, secondo me, sul quale bisognerebbe soffermare un po’ di più la propria attenzione, anche per quanto riguarda la strage di Bologna.
D: Perché?
V: …che ha costituito un forte diversivo all’abbattimento dell’aereo di Ustica, del Dc9 a Ustica. Il fatto che si sia attivato un gruppo stragista italiano, dimostra comunque che Ustica rientrava non in un incidente aereo in una logica che ancora oggi non è stata ben definita, ma che in quel caso ci fu un’operazione politica, un’operazione militare, un’operazione di disinformazione portata avanti dai nostri servizi e dai servizi internazionali.
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D: Lei si costituì nel ’79.
V: Il 12 settembre del 1979.
D: Che cosa la spinse a costituirsi in quel momento?
V: Presi le distanze da AN. Non si può fare la latitanza senza denaro. Non si può fare la latitanza senza appoggi. Potevo scegliere la strada che hanno seguito altri, di trovare altri appoggi, magari in Argentina presso i servizi segreti. Diventare cittadino argentino collaborando coi servizi segreti argentini. Potevo anche scegliere la strada della malavita. Però non sono portato né a fare il collaboratore dei servizi segreti, né a fare il delinquente. Quindi per ritrovare la mia libertà avevo soltanto una scelta. Che era quella di costituirmi. E questo ho fatto.
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V: ……………… Adriano Tilgher……..… Io rientro dall’Argentina in Europa nel febbraio del 1979………….. Torno in Francia e incontro Stefano Delle Chiaie. La situazione in Italia mi appariva come disastrosa e mi chiede di andare a parlare lui personalmente con Tilgher, cosa che faccio. E trovo Tilgher che era reticente, ambiguo, mi dice a un certo punto che non c’è nessuna possibilità di agire, che non si può fare assolutamente niente e questo a me risulta che non è affatto vero, anche perché An in quel momento lì, proprio Adriano Tilgher personalmente, era, aveva molta influenza su Terza Posizione tramite un elemento che era di AN e che comunque figurava dirigente di Terza Posizione…
D: Possiamo dire il nome, Giuseppe Dimitri
V: Esatto, Giuseppe Dimitri. Quindi mi ha mentito. E il discorso di Giuseppe Dimitri e di Terza Posizione è particolarmente significativo, anche questo è un elemento che purtroppo è stato sottovalutato in ambito giudiziario, perché ancora una volta rende il rapporto con il ministero dell’interno tramite un personaggio di ON ampiamente citato, l’unico per il quale la magistratura ha trovato che, nella lista degli omonini di Gladio la data di nascita corrisponde alla sua, per cui omonimo non era, apparteneva alla struttura Gladio (Vinciguerra si riferisce a Enzo Maria Dantini, esperto di esplosivi ndr). Costui procura a quelli di Terza Posizione, partecipa personalmente all’incontro Giuseppe Dimitri, un incontro con i capi, i vertici dei Montoneros. Con Eduardo Firmenich (capo dei Montoneros, peronisti di sinistra passati alla lotta armata dopo il golpe che aveva deposto Peron). Addirittura (Dantini) chiede a queste persone di andarci armati, per fare da scorta in quanto Firmenich è stato qui in Italia per essere ricevuto dal presidente del Consiglio e sotto la tutela del ministero dell’interno. Quindi i ragazzi si incontrano Eduardo Firmenich …con i vertici dei Montoneros, senza che questo trapeli, si incontrano armati sotto gli occhi del Ministero dell’interno senza che questo trapeli all’esterno. Elemento di raccordo: un appartenente alla struttura Gladio, Enzo Maria Dantini. Ma il discorso Argentina è significativo e emblematico perché Firmenich ha a sua volta in Argentina un elemento del servizio segreto militare. La connessione Italia-Argentina è che anche lì abbiamo una presenza massiccia dei servizi segreti israeliani. L’Argentina è una nazione molto sensibile. In Argentina c’è effettivamente un problema antisemita a livello popolare che almeno in quegli anni era preoccupante, oggi non lo so più. Ma in quegli anni era a livello della Germania del 1933-34 cioè il fruttivendolo, il commerciante, il barbiere, l’odio nei confronti degli ebrei era totale, assoluto. Quindi il problema antisemita in Argentina era molto pressante. Nel 1969 nascono questi Montoneros, uccidendo, e qui possiamo rifarci al caso Moro, un presidente, un ex presidente dell’Argentina: il generale Aramburu. Però uno dei loro capi, anzi il massimo dei loro capi, il massimo dirigente, Firmenich è uno dei servizi segreti militari. Quindi anche i Montoneros si palesano come una digressione strategica e facevano riferimento anche all’ammiraglio Massera, iscritto alla loggia P2, e con l’ammiraglio Massera loro si incontrano a Parigi. Prima di venire in Italia Firmenich incontra all’ambasciata argentina a Parigi l’ammiraglio Massera e questo costa la vita una donna. Perché questa donna per sua sfortuna riconosce Firmenich e altri Montoneros durante il colloquio con l’ammiraglio Massera. Non le danno nemmeno il tempo di andare a casa: quando lei torna a Buenos Aires, la sequestrano all’aeroporto di Lisbona e la uccidono.
D: Per vivere in Argentina, all’epoca bisognava in qualche modo vendersi ai servizi argentini. Avere rapporti con loro. Lei ha scelto di non averli. C’è chi però in Argentina c’è rimasto a lungo, mi riferisco a Stefano Delle Chiaie, non voglio girare intorno al problema…
V: Le dico subito quale era la nostra posizione in Cile prima, in Argentina poi, come anche in Spagna. Una delle caratteristiche di questi gruppi, di cui appunto ho fatto parte anch’io, era quello di avere rapporti istituzionali con gli stati esteri. A me non risultavano rapporti con i servizi segreti italiani, ma negli stati esteri anticomunisti, Spagna, Portogallo, Cile, Argentina, questi rapporti erano palesi. Palesi ovviamente per noi. Quindi anche in Argentina, come già in Cile, dove ero io il responsabile per i collegamenti con gli ufficiali della Dina. Il capitano Ciminelli dirigeva l’ufficio di guerra psicologica, non mi sono mai occupato delle faccende interne del Cile, non ho mai preso parte per carità a nessuna operazione di repressione all’interno del Cile. Come del resto anche in Argentina. Anche in Argentina avevamo rapporti diretti con un ufficiale dei servizi segreti. Perché c’era un discorso di anticomunismo che ci legava. Ora è evidente che questo rapporto ci garantiva la possibilità di restare ospiti in questi paesi senza averci problemi con le autorità di polizia. Nel caso ci fosse (stato) qualche incidente, qualche cosa, gli apparati di sicurezza sarebbero intervenuti e questo naturalmente ci garantiva la possibilità di continuare a restare. Allora è evidente che quando io abbandono l’Argentina, abbandono anche tutto questo, abbandono questa sicurezza. Posso anche restare a titolo personale, gli interlocutori ce li ho, però ovviamente non lo voglio fare. Per altri il discorso è diverso.
Il problema vero è che in Argentina io venni cercato dalle autorità, dalla squadra speciale dell’ammiraglio Massera.
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D: Lei sa, sicuramente sa, che nel periodo in cui, diciamo a ridosso della sua riapparizione dalla latitanza, si svolge una riunione a cui partecipa senz’altro Giuseppe Dimitri, sembra partecipi lo stesso Stefano Delle Chiaie, nello studio di un avvocato romano, in cui vengono gettate le basi di una nuova strategia di An. Le chiedo: fu questa strategia, che comportava l’utilizzazione di gruppi spontaneisti in stretto contatto, attraverso Dimitri, con lo stesso Tilgher, ad allontanarla da An in quel momento?
V: No, guardi, in quel momento An non aveva una strategia propria. Perché in quei mesi io ero stato in Italia proprio con Stefano Delle Chiaie perché dopo il mio rientro, successivamente, giunse in Italia Stefano Delle Chiaie. E quindi facemmo la latitanza, o meglio la clandestinità, insieme a Roma. Al momento An non aveva una strategia. Era alla ricerca di una strategia. Almeno in apparenza, perché appunto il sospetto è che ci fossero personaggi come Tilger che in realtà facevano un doppio gioco: cioè, da un lato facevano apparire che come An non c’era più nulla di dire, più nulla da fare; dall’altro avevano, tramite il Dimitri ed altri personaggi, la possibilità di continuare una loro attività politica che non ci coinvolgeva tutti. Questa fu, diciamo, un po’ la frattura. C’era un qualcosa che non quadrava. Queste organizzazioni spontaneiste, io su questo punto voglio essere perentorio: il neofascismo non ha mai avuto gruppi spontaneisti, tutti hanno fatto riferimento al Msi. La strategia del “marciare divisi, per colpire uniti” è una strategia molto vecchia che il Msi ha sempre perseguito al massimo livello. Mi riferisco in modo particolare a Giorgio Almirante, che è stato veramente l’anima oscura, l’anima torbida del neofascismo italiano. Torbida come passato, torbida come comportamenti. Quindi questo neofascismo, che erano principalmente azioni di organizzazioni ), che però guarda caso fanno sempre riferimento al Msi, e, guarda caso, in tutte le aule di giustizia, ancora oggi, tutti gli imputati sono sempre rappresentati da avvocati del Msi, compresi anche i parlamentari del Msi, e poi i (vari) Fioravanti hanno il supporto politico e giornalistico del Msi. Perché ovviamente la chioccia non abbandona i pulcini, se i pulcini hanno salvaguardato l’immagine della chioccia. Cioè hanno escluso la possibilità che il Msi potesse in qualche modo essere coinvolto. Le pagine oscure del neofascismo italiano….
D: Nel ’94 ci fu una battuta di Francesca Mambro, proprio nel momento in cui il Polo andava al Governo. Disse: “Noi siamo in galera, voi siete al Governo”. Una constatazione apparentemente banale, forse non era così banale?…
V: Non era così banale, perché guardi io le posso dire una cosa. Ci fu periodo in cui An venne indicata come un’organizzazione stragista. Cosa che parzialmente è vera. Sono gli anni in cui venne ucciso Carmine Palladino, a Novara. Pierluigi Concutelli anch’egli oggi beneficato dallo Stato, eliminò un testimone fondamentale per la strage di Piazza Fontana. Perché Carmine Palladino è un uomo che ha sempre saputo la storia di Piazza Fontana e non soltanto quella. E fu l’unico che, avendo avuto un qualche segno di cedimento, venne assegnato dal Ministero di Grazia e Giustizia al carcere di Novara dove, dopo una settimana, venne eliminato da Concutelli e dai suoi amici: la condanna parla solo di Concutelli, ma io ho conosciuto personalmente Carmine Palladino, Concutelli da solo non lo ammazzava di sicuro. Ci sono altri 9 beneficati perché in 9 l’hanno ammazzato. Ed è perlomeno strano che questo sia avvenuto; perché Carmine Palladino e Pierluigi Concutelli si conoscevano bene, erano stati insieme a Roma, quando Concutelli era stato latitante nel ’75 aveva partecipato al sequestro Mariani e sapeva molte cose di me. Difatti non lo (Palladino ndr) uccisero il giorno dopo. Ci pensarono una settimana. Poi evidentemente esigenze di carattere superiore, di modo (il timore ndr) cioè che questo cedimento minimo che aveva avuto a Bologna potesse portare a un processo, a un crollo successivo, li portò all’eliminazione di un testimone fondamentale per piazza Fontana e non soltanto per piazza Fontana.
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V:……………. Perché questo è un paese in cui chi è stato assolto per strage, anche se poi sono giunte le prove della sua colpevolezza, le prove che c’erano prima, continua a camminare libero per le strade, continua ad essere intervistato, continua ad avere buona stampa, come se nulla fosse accaduto. Questo è un paese in cui nessuno ha posto la questione morale, di chi ha partecipato alla strage di piazza Fontana e se ne sta tranquillo a casa sua, anzi continua a svolgere attività politica. Io non ricordo di aver letto che in parlamento qualcuno ha detto: “ma che stiamo facendo?”
D: Neanch’io l’ho sentito, devo dire…
V: Rendiamoci conto della drammaticità della situazione in cui viviamo. Si è detto che la questione morale in Italia è stata Tangentopoli. Non è vero. La questione morale è stata il cosiddetto terrorismo, e in particolar modo l’inizio dello stragismo. Questa è la vera questione morale, questo è il nodo che nessun partito politico… io posso capire il Msi, che è un partito di stragisti e di protettori di stragisti…
D: E’ un’affermazione impegnativa…
V: E’ un’affermazione che faccio in tutte le sedi. Perché Pino Rauti… Carlo Maria Maggi, non nasce dal nulla. Carlo Maria Maggi è (dirigente ) di Ordine nuovo, c’è un vincolo gerarchico e il vincolo gerarchico porta fino a Pino Rauti passando per Paolo Andriani, Paolo Signorelli, Giulio Maceratini. Oggi Giulio Maceratini è capogruppo di Alleanza nazionale al Senato. Ebbene è uno stragista. Abbiamo un paese in cui il capogruppo di un partito politico al Senato è uno stragista. Fonte del Sid, nazista che lavorava per i servizi segreti, come il suo capo, come Pino Rauti. Nessuno ha posto il problema morale. Nessuno ha chiesto a costoro: “Ma come avete fatto a fare i nazisti per anni collaborando con lo Stato maggiore della Difesa e i servizi segreti delle forze armate nate dalla Resistenza?” Nessuno ha mai posto questa domanda. L’altro ieri qui a Milano ho ricordato alla Corte e agli avvocati degli stragisti imputati, le schede di adesione a ON-circolo culturale. Nessun magistrato è mai riuscito ad acquisire le schede di adesione. Io l’ho chiesto a tutti i magistrati: “Acquisite le schede di adesione a Ordine nuovo”. Pare che queste non ce le abbia il ministero dell’Interno, non ce le abbia l’arma dei carabinieri, non ce l’ha nessuno. Nessuno forse le ha mai nemmeno chieste a Pino Rauti. Lui qualche copia dovrebbe averla. Qualche modulo… Ordine Nuovo l’ha fondato lui. Bè il circolo culturale chiedeva se uno aveva il porto d’armi, dove aveva fatto il servizio militare, se era esperto in arti marziali, ecc. ecc. Già quella scheda di adesione è la smentita plateale alle affermazioni sull’organizzazione politico-culturale Ordine Nuovo. Già la presenza di Pino Rauti al Tempo di Roma è una smentita plateale alla pretesa di aver avuto un comportamento coerente e lineare sul piano politico su posizioni di estrema destra. Perché quando La Bruna parlò con Stefano Delle Chiaie a Barcellona, gli disse: “guarda che noi abbiamo la possibilità di fare entrare persone tue in questi giornali: ‘Giornale d’Italia’ e ‘Il Tempo’ e altri due che ora non ricordo con esattezza. E l’accordo ci fu. Perché un particolare che tutti quanti hanno dimenticato è questo: che Maurizio Giorgi venne assunto come correttore di bozze proprio presso il Giornale d’Italia. Dove già lavorava Guido Paglia. Quindi non è neanche vero che tra La Bruna e Delle Chiaie, cioè fra il Sid e Delle Chiaie, non venne raggiunto un accordo dopo quell’incontro lì. E in uno di questi giornali, in cui il Sid aveva queste entrature, ci lavorava Pino Rauti. Lei sa che per entrare negli uffici dello Stato maggiore Difesa, non stiamo parlando di un distretto militare, non stiamo parlando di una caserma di Forlimpopoli, stiamo parlando degli uffici Stato maggiore Difesa, occorre avere almeno il Nos, cioè occorre che ci sia il Nulla Osta di sicurezza. E come hanno fatto? L’hanno mai rilasciato a Pino Rauti? Chi lo ha rilasciato? A un uomo che apparentemente era un nazista…
D: Lui aveva strettissimi rapporti con il generale Aloia…
V: Lui lavorava per lo Stato maggiore Difesa. Lui, Eggardo Beltrametti, Guido Giannettini. E allora qualcuno ha mai chiesto di spiegare chi aveva concesso a Pino Rauti il nullaosta di sicurezza? Chi aveva garantito per la sua affidabilità democratica e antifascista? Visto che contemporaneamente faceva il nazista. Ecco queste sono… Vede, sul piano giudiziario tutto questo è il cosiddetto contorno. E in realtà è il punto essenziale per capire e per arrivare alla verità. E anche per capire perché non ci sia uno stragista condannato. Gli unici due sono Valerio Fioravanti e Francesca Mambro divenuti innocenti tra campagne stampa forsennate e un sostegno politico alle cui origini bisognerebbe pur arrivare. Perché quando mi si dice che Fioravanti e Mambro sono innocenti perché si sono assunti la responsabilità di tutto, e quindi potevano assumersi anche quella della strage di Bologna, io rispondo che il peso morale della strage di Bologna è tale che potevano confessare anche 300 omicidi, ma quella non l’avrebbero mai, non potrebbero mai confessarla. Sia perché non si troverebbe nemmeno un magistrato di sorveglianza, anche il più prono e più ossequioso ai voleri del potere politico, (disposto ad) assegnare i benefici di legge. Secondo, perché non potrebbero camminare nemmeno per la strada…. Invece ci possono camminare proprio perché hanno convinto l’opinione pubblica che i due ragazzi dei Nar sono innocenti sulla strage di Bologna. Anche questa è una spiegazione che va richiesta a chi ha responsabilità politiche, ai direttori dei giornali che fanno articoli dicendo “vogliamo la verità”. Perché non viene fatto? Vede, quante domande inevase, quante risposte mancanti. Il problema non è di dire oggi la responsabilità di Delle Chiaie nel tale episodio, la responsabilità di un mondo che si è nascosto e il Msi è stato la versione ufficiale, parlamentare, istituzionale del neofascismo. La doppia struttura ha sempre funzionato. Cioè una struttura extraparlamentare che agisce sul piano operativo e c’è un ombrello costituito da un partito ufficiale, da un partito riconosciuto in parlamento, che ovviamente può prendere le distanze da chi ha operato in un’organizzazione extraparlamentare, ma Giorgio Almirante si incontra con Delle Chiaie ancora nel ’73.
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D: Allora io volevo chiedere a Vincenzo Vinciguerra: che cos’è una strage e a che cosa serve?
V: La strage è un mezzo che il potere utilizza per creare uno stato di allarme tra la popolazione ed eventualmente poter intervenire per poter rassicurare questa stessa popolazione. Perché è un evento traumatico che ha interesse a determinare solo chi detiene il potere, perché solo chi detiene il potere può padroneggiare gli eventi successivi. Quindi la strage è un mezzo di prevaricazione del potere sulla popolazione
D: Per la giustizia italiana anche quella di Peteano, da lei confessata, fu una strage però lei non ha mai ammesso questa definizione. Lei ha tenuto a distinguere la sua opera, la sua azione, da tutto il resto, da tutto quello che noi chiamiamo strategia della tensione
V: Ecco, allora c’è una precisazione da fare. L’attentato di Peteano non ha le connotazione della strage. E’ strage sul piano giuridico. Cioè sulla base degli articoli del codice penale può essere, viene definita strage. Perché il numero dei morti poteva essere indeterminato. Cioè invece di tre carabinieri ne potevo uccidere cinque, sei sette. Però non è strage, nel senso che l’attentato di Peteano colpisce per la prima e unica volta un apparato militare dello Stato. In un posto solitario, dove viene esclusa la possibilità di colpire i civili e ha una finalizzazione esclusivamente di opposizione al regime, cioè non si colpisce l’apparato militare del regime per dare la possibilità al regime di sfruttare quest’attentato. Ha avuto, come era nelle mie intenzioni, implicazioni politiche pesantissime. Perché anche se sono state sottaciute, negli ultimi anni, di fronte alla Commissione stragi, Francesco Cossiga ha dovuto ammettere che dopo l’attentato di Peteano iniziò il percorso di divaricazione tra l’Arma dei carabinieri e il Sid da un lato, e la destra dall’altro. Cioè l’arma dei carabinieri pur tacendo, occultando le prove, depistando le indagini, insieme ad altri apparati dello Stato (Ministero dell’interno, Guardia di Finanza) prese atto che dall’estrema destra gli era venuto un attacco di quella gravità. E cominciò a prendere le distanze, a staccare dall’estrema destra. Quindi definire l’attentato di Peteano una strage, si confondono un po’ le idee alle persone nel senso addirittura di far credere che l’attentato di Peteano avesse le stesse finalità della strage di Piazza Fontana delle strage di Bologna, della strage dell’Italicus. Esattamente l’opposto.
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