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    Enclave MUSSOLINISTA
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    Sono un uomo che ama il suo Popolo. "Chi fa del male al mio Popolo e' un mio nemico" "Regnum Italicum".
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    Predefinito FINTI FASCISTI (1a Parte)

    Ripreso dal Forum MFL
    http://www.fascismoeliberta.net/foru...pic.php?t=2772


    Abbiamo vissuto un periodo molto oscuro dal dopoguerra, con una concentrazione esasperata di avvenimenti negli anni 70 e con epilogo, almeno nel suo lato più tragico, nell’agosto del 1980.

    Si parla di trame nere, di eversione di destra, di fascisti o neofascisti collusi con servizi segreti, di tentati colpi di stato, di strategia della tensione……………..

    La verità non si sa e non si saprà mai, ma quello che in assoluto non sopporto è l’appellativo “fascista” inserito in questo contesto.

    Il fascismo non c’entra in tutto questo, il fascismo non ha mai fatto queste cose, le stragi, per esempio, non rientrano nella sua etica, e questo, credo, che noi tutti potremmo gridarlo forte.

    Si potrà ben parlare, invece, di “destra” eversiva, quello si.
    Quella destra conservatrice e militarista, anticomunista e antifascista (stile Pinochet, per intenderci), così come appare in un rapporto del S.I.D. del 1969 a proposito dell’associazione internazionale che si nascondeva sotto il nome di Aginter Press: “…………un’organizzazione anticomunista internazionale (una sorta di O.A.S. internazionale) formata da specialisti nella lotta contro la "sovversione" e caratterizzata non solo, o non tanto, da un’ideologia fascista (GUERIN SERAC, personalmente, era di orientamento cattolico-tradizionalista e molti reduci dell’O.A.S. avevano addirittura partecipato, durante la seconda guerra mondiale, alla resistenza contro i tedeschi), quanto da una scelta di campo in favore dei "valori occidentali", ovunque fossero minacciati dai comunisti e dai loro alleati, e attenta nei primi anni ‘60 soprattutto alla tematica della difesa della "presenza bianca" nei pochi territori africani rimasti in mano agli europei………….”
    Per qualcuno qui saranno cose già note, ma visto che la maggior parte degli utenti del forum in quegli anni non erano neanche nati, a loro dedico questo lavoro, affinché possano conoscere e capire e soprattutto, ricordare sempre che il nemico si evita solo conoscendolo.

    Nella seconda parte, sto per postare un documento chilometrico (45 pagine), però vale la pena stamparlo e leggerlo, perché parla di certi personaggi e di alcuni accadimenti che fanno, veramente, di tutto il mondo un paese……. e non bisogna mai fermarsi a guardare solo i fatti di casa nostra, perché esiste un filo di collegamento che, pur non fornendoci alcuna verità, è in grado, almeno, di darci un minimo di chiarezza!

    Ma prima di tutto, sarà utile venire a conoscenza di alcune cose sostenute da Vincenzo Vinciguerra, ex militante di Avanguardia Nazionale, e dal 1984 all’ergastolo per la strage di Peteano.
    Certo, nessuno ritiene che Vinciguerra possa essere “il verbo”, ma in suo favore conta il fatto che non si è mai “pentito”, né mai ha chiesto, né ottenuto, alcun “beneficio”, contrariamente ad altri…………, anzi, ha iniziato a collaborare solo dopo che la sua condanna all'ergastolo era divenuta inoppugnabile. Vinciguerra continua a definirsi un soldato politico e querela chiunque lo definisca un collaboratore di giustizia.
    ***************
    Tratto dall’intervista di Gigi Marcucci e Paola Monoliti (D) a Vincenzo Vinciguerra (V)
    Carcere di Opera 8/7/2000

    D: La sua è una storia di una grande disillusione. Mi sembra di poter sintetizzarla così, naturalmente lei se vuole mi correggerà. Come è cominciata questa disillusione. Io so che un punto di partenza è costituito da delle richieste che le vennero fatte. Ricordo un verbale del 1985 in cui lei spiega che le chiesero di attentare la vita di un uomo politico molto importante, Mariano Rumor, già presiedente del consiglio e lei capì che c’era qualcosa che non funzionava.

    V: Sì. Questo avvenne nel luglio del 1971.

    D: In che organizzazione militava allora?

    V: In Ordine nuovo. Mi chiesero Carlo Maria Maggi e Delfo Zorzi, mi chiesero e lo chiesero per tre volte nel luglio ’71, nel novembre del 71 e nel marzo ’72, mi chiesero di attentare, di uccidere Mariano Rumor. Attentare è un termine improprio. Di uccidere Mariano Rumor nella sua abitazione, ovviamente avevano tutte quante le indicazioni e il Maggi mi disse, evidentemente pensando che mi avrebbe invogliato a partecipare, che non avrei avuto problemi con la scorta. Francamente io, fino al 1971, mi ritenevo facente parte di un’organizzazione di opposizione allo Stato. Non dico rivoluzionaria in senso classico, ma comunque di opposizione se non altro perché eravamo legati ad un passato. Ad un passato politico, militare, ideologico, che peraltro si era concluso nel 1945, per noi non dico che potesse essere mai restaurato, per carità, ma comunque ci ritenevamo vincolati a difendere il residuo di una certa immagine onorevole. Quando un dirigente di questa organizzazione rivoluzionaria mi propone di uccidere un ex Ministro dell’Interno, ex presidente del Consiglio, cioè un personaggio di primissimo piano della vita politica italiana, con l’aiuto della scorta, mi fa intendere che ci sono contatti ad altissimo livello fra la polizia, il Ministero degli interno i suoi apparati di sicurezza e queste persone di Ordine Nuovo. Il dubbio comincia da quel momento in poi. La connessione con la strage Piazza Fontana, che non è mai stata purtroppo affermata in sede giudiziaria, ma poi parleremo anche dell’opera della magistratura italiana, se lei…

    D: Certo…

    V: è data dal fatto che la proposta viene fatta a fine luglio del ’71 quando Freda viene scarcerato il 12 luglio del ‘71; viene reiterata nel novembre del ’71 quando Freda è stato arrestato a novembre ’71. Quindi pochi giorni prima, pochi giorni dopo…

    D: Quindi c’è un legame…

    V: Esatto, c’è un legame E viene rifatta per la terza volta nell’imminenza dell’arresto di Pino Rauti, nel marzo del 1972, fine febbraio, inizio di marzo del 1972

    D: Quindi c’è un collegamento diretto tra questa richiesta che le fanno di attentare…

    V: e la strage di Piazza Fontana. Cioè si voleva eliminare evidentemente un personaggio politico che in un certo qual modo era compromesso con la strage. Non dico che Mariano Rumor abbia detto “fatemi la strage”; ma certamente queste persone, da Mariano Rumor, attendevano una protezione che è venuta a mancare.

    D: Infatti si parlò di un piano di emergenza che avrebbe dovuto scattare e che invece non scattò…

    V: infatti questo è stato anche un momento del contenzioso che c’è stato l’altro giorno qui a Milano al processo per la strage di piazza di Fontana, che era un’operazione politico-militare, che inizia nel febbraio del 1969 e si conclude nel dicembre del ’69 e sulla quale sono sempre state fatte indagini molto lacunose.

    D:Cosa manca alla verità su quell’episodio?

    V: Alla verità manca la ricostruzione di quello che è accaduto all’interno dello Stato. Manca ad esempio, ed è clamoroso per tante cose, il fatto che non si sia mai parlato del Fronte nazionale. Che non era soltanto destra. Quando si parla del coinvolgimento di Mario Merlino e di Avanguardia nazionale nella strage di Piazza Fontana… per 30 anni ci si è dimenticati che Avanguardia nazionale nel 1969 era la struttura clandestina del Fronte nazionale. Quindi quando si parla del coinvolgimento di Delle Chiaie e dei suoi amici nella strage di Piazza Fontana, bisogna parlare del coinvolgimento del Fronte nazionale, o meglio del principe Junio Valerio Borghese e dei suoi militanti, dei dirigenti del Fronte Nazionale che ripeto, non era soltanto estrema destra, perché il Fronte nazionale aveva riferimenti anche di centro e il principe Borghese era personaggio di ben altra levatura di Stefano Delle Chiaie o Pino Rauti. Con aderenze internazionali di altissimo livello anche nell’ambiente dei servizi segreti come James Jesus Angleton (esponente della Cia ndr) o, in Italia, con Umberto Federico D’Amato. In pratica per 30 anni si è ristretto il campo delle indagini a un gruppo di estrema destra che ufficialmente non esisteva in quel periodo, perché questo la magistratura lo sa: AN si scioglie ufficialmente nel 1965 e si ricompone, come gruppo, nel 1970. Proprio perché, in parte infiltra i suoi aderenti e i suoi militanti in altre organizzazioni compresa l’estrema sinistra

    …………………………………….

    V: ………… il famoso golpe Borghese non nasce nel 1970; nasce proprio dal fallimento dell’operazione politico-militare alla quale aveva contribuito, concorso, partecipato il Fronte nazionale in cui la figura carismatica di Borghese poteva garantire molto, ma molto meglio dei Delle Chiaie e dei Rauti, le coperture a livello politico nazionale ed internazionale

    D: Quali erano i riferimenti di centro del principe Borghese?

    V: Ma guardi… risulta anche agli atti ufficiali che furono molti gli uomini politici che si riferivano al principe Borghese; uomini che facevano parte del Partito liberale, del Movimento sociale, della Dc, del Partito socialdemocratico, qualcuno addirittura del Partito socialista perché aveva militato nella X mas durante la Rsi e anche se dopo aveva aderito a un partito di sinistra aveva mantenuto un rapporto di stima con il comandante Borghese. Quindi era un uomo che aveva tutte queste possibilità, tanto che forse non si è letto bene il programma che aveva fatto il comandante Borghese nell’imminenza del golpe del 1970, dell’8 dicembre…

    D: E’ utile rileggerlo?

    V: E’ molto utile rileggerlo perché Borghese dice “non saranno fatte leggi speciali. Chiediamo il rispetto delle leggi vigenti”. E fa un riferimento a uomini politici che possono dare alla nazione la possibilità di riprendersi, di sventare il pericolo comunista, ma non fa nessun riferimento a gente di estrema destra e tantomeno ideologicamente fascista. Anzi: dice di persone che sono conosciute per le garanzie che possono offrire. Conosciute. E non poteva certo riferirsi a un Remo Orlandini, a un maggiore De Rosa, a gente che nessuno francamente conosceva. Si riferiva a uomini politici che un domani potevano rassicurare l’opinione pubblica sul fatto che l’Italia non sarebbe divenuta una dittatura militare. Quindi uomini politici appartenenti all’antidestra. Io ricordo Borghese quando rideva sul fatto che gli Orlandini, i Rosa, i De Rosa, i Saccucci, gli altri, pensavano di essere loro i componenti del governo del Fronte nazionale una volta fatto il colpo di Stato. Rideva perché ovviamente i componenti del governo del FN sarebbero stati ben altri, di ben altra levatura.

    ………………………………….


    D: Lei ha elementi che possono gettare un’ulteriore luce su quello che è stata la strage alla stazione di Bologna?

    V: Ma io credo che gli elementi che possono gettare luce sulla strage di Bologna siano quelle indagini che devono essere fatte sui collegamenti tra questi (intende Fioravanti e Mambro ndr) e il nucleo stragista veneto e certi apparti dello Stato nazionali e internazionali che sono stati sempre alle spalle del nucleo stragista veneto. Perché le stragi in Italia hanno un’altra chiave di lettura. La strage apertamente rivendicata, lo stragismo come arma di lotta politica viene indicata apertamente dal neofascismo mi ha suggerito, e in questi ultimi tempi ho trovato un riscontro, che c’era una logica di odio nei confronti dell’ideologia fascista. Praticamente se qualcuno poteva guardare con occhi più sereni all’esperienza fascista, è chiaro che il coinvolgimento nello stragismo gli ha fatto passare la voglia. E il fatto che dietro allo stragismo italiano, agli stragisti italiani si profili l’ombra del Mossad (il servizio segreto israeliano ndr) getta un luce abbastanza significativa sull’aperta rivendicazione dello stragismo come arma di lotta politica da parte di presunti neofasciti. Che il Mossad in Italia abbia inteso, con i paesi che hanno partecipato alla secondo guerra mondiale… abbia avuto mano libera per reprimere definitivamente i conati di antisemitismo, o prevedere l’insorgere di fenomeni di antisemitismo, io questo lo comprendo. Francamente comprendo un po’ meno che come arma di discredito dell’ideologia fascista e nazista sia stata usata la strage. Fra le altre cose. Quindi c’è una pluralità di fili per le stragi

    D: Devo dire che mi è difficile pensare che chi vuole contrastare l’antisemitismo si spinga fino ad appoggiare gruppi che praticano lo stragismo

    V: No. Carlo Maria Maggi è stato ufficialmente un nazista. Che sua moglie, in realtà, sia un’ebrea figlia di un esponente della comunità ebraica di Venezia, è venuto alla luce recentemente. Che ci fossero stati contatti con i servizi segreti israeliani è venuto fuori recentemente. In termini ideologici si è sempre parlato di questi personaggi, che pure erano conosciuti in questa veste, come persone che si rifacevano all’ideologia fascista e in certi casi, come Giulio Maceratini e compagni, all’ideologia nazista. Di conseguenza è una digressione strategica, questo il termine tecnico, che ha permesso a costoro di avere mano libera per qualsiasi gioco.


    …………………………..


    V: …….. Come la comunità ebraica Roma non abbia mai attaccato Rauti per il suo antisemitismo. Le comunità ebraiche sono molto sensibili a quelle che sono le esigenze dei servizi segreti israeliani. Quindi ON si è presentato come un’organizzazione nazista, antisemita, conservando e coltivando però in estrema segretezza rapporti anche con i servizi segreti israeliani. Non soltanto con i servizi segreti occidentali, italiani, Nato e americani. E questo è un particolare, secondo me, sul quale bisognerebbe soffermare un po’ di più la propria attenzione, anche per quanto riguarda la strage di Bologna.

    D: Perché?

    V: …che ha costituito un forte diversivo all’abbattimento dell’aereo di Ustica, del Dc9 a Ustica. Il fatto che si sia attivato un gruppo stragista italiano, dimostra comunque che Ustica rientrava non in un incidente aereo in una logica che ancora oggi non è stata ben definita, ma che in quel caso ci fu un’operazione politica, un’operazione militare, un’operazione di disinformazione portata avanti dai nostri servizi e dai servizi internazionali.

    ………………………………


    D: Lei si costituì nel ’79.

    V: Il 12 settembre del 1979.

    D: Che cosa la spinse a costituirsi in quel momento?

    V: Presi le distanze da AN. Non si può fare la latitanza senza denaro. Non si può fare la latitanza senza appoggi. Potevo scegliere la strada che hanno seguito altri, di trovare altri appoggi, magari in Argentina presso i servizi segreti. Diventare cittadino argentino collaborando coi servizi segreti argentini. Potevo anche scegliere la strada della malavita. Però non sono portato né a fare il collaboratore dei servizi segreti, né a fare il delinquente. Quindi per ritrovare la mia libertà avevo soltanto una scelta. Che era quella di costituirmi. E questo ho fatto.

    …………………………..

    V: ……………… Adriano Tilgher……..… Io rientro dall’Argentina in Europa nel febbraio del 1979………….. Torno in Francia e incontro Stefano Delle Chiaie. La situazione in Italia mi appariva come disastrosa e mi chiede di andare a parlare lui personalmente con Tilgher, cosa che faccio. E trovo Tilgher che era reticente, ambiguo, mi dice a un certo punto che non c’è nessuna possibilità di agire, che non si può fare assolutamente niente e questo a me risulta che non è affatto vero, anche perché An in quel momento lì, proprio Adriano Tilgher personalmente, era, aveva molta influenza su Terza Posizione tramite un elemento che era di AN e che comunque figurava dirigente di Terza Posizione…

    D: Possiamo dire il nome, Giuseppe Dimitri

    V: Esatto, Giuseppe Dimitri. Quindi mi ha mentito. E il discorso di Giuseppe Dimitri e di Terza Posizione è particolarmente significativo, anche questo è un elemento che purtroppo è stato sottovalutato in ambito giudiziario, perché ancora una volta rende il rapporto con il ministero dell’interno tramite un personaggio di ON ampiamente citato, l’unico per il quale la magistratura ha trovato che, nella lista degli omonini di Gladio la data di nascita corrisponde alla sua, per cui omonimo non era, apparteneva alla struttura Gladio (Vinciguerra si riferisce a Enzo Maria Dantini, esperto di esplosivi ndr). Costui procura a quelli di Terza Posizione, partecipa personalmente all’incontro Giuseppe Dimitri, un incontro con i capi, i vertici dei Montoneros. Con Eduardo Firmenich (capo dei Montoneros, peronisti di sinistra passati alla lotta armata dopo il golpe che aveva deposto Peron). Addirittura (Dantini) chiede a queste persone di andarci armati, per fare da scorta in quanto Firmenich è stato qui in Italia per essere ricevuto dal presidente del Consiglio e sotto la tutela del ministero dell’interno. Quindi i ragazzi si incontrano Eduardo Firmenich …con i vertici dei Montoneros, senza che questo trapeli, si incontrano armati sotto gli occhi del Ministero dell’interno senza che questo trapeli all’esterno. Elemento di raccordo: un appartenente alla struttura Gladio, Enzo Maria Dantini. Ma il discorso Argentina è significativo e emblematico perché Firmenich ha a sua volta in Argentina un elemento del servizio segreto militare. La connessione Italia-Argentina è che anche lì abbiamo una presenza massiccia dei servizi segreti israeliani. L’Argentina è una nazione molto sensibile. In Argentina c’è effettivamente un problema antisemita a livello popolare che almeno in quegli anni era preoccupante, oggi non lo so più. Ma in quegli anni era a livello della Germania del 1933-34 cioè il fruttivendolo, il commerciante, il barbiere, l’odio nei confronti degli ebrei era totale, assoluto. Quindi il problema antisemita in Argentina era molto pressante. Nel 1969 nascono questi Montoneros, uccidendo, e qui possiamo rifarci al caso Moro, un presidente, un ex presidente dell’Argentina: il generale Aramburu. Però uno dei loro capi, anzi il massimo dei loro capi, il massimo dirigente, Firmenich è uno dei servizi segreti militari. Quindi anche i Montoneros si palesano come una digressione strategica e facevano riferimento anche all’ammiraglio Massera, iscritto alla loggia P2, e con l’ammiraglio Massera loro si incontrano a Parigi. Prima di venire in Italia Firmenich incontra all’ambasciata argentina a Parigi l’ammiraglio Massera e questo costa la vita una donna. Perché questa donna per sua sfortuna riconosce Firmenich e altri Montoneros durante il colloquio con l’ammiraglio Massera. Non le danno nemmeno il tempo di andare a casa: quando lei torna a Buenos Aires, la sequestrano all’aeroporto di Lisbona e la uccidono.

    D: Per vivere in Argentina, all’epoca bisognava in qualche modo vendersi ai servizi argentini. Avere rapporti con loro. Lei ha scelto di non averli. C’è chi però in Argentina c’è rimasto a lungo, mi riferisco a Stefano Delle Chiaie, non voglio girare intorno al problema…

    V: Le dico subito quale era la nostra posizione in Cile prima, in Argentina poi, come anche in Spagna. Una delle caratteristiche di questi gruppi, di cui appunto ho fatto parte anch’io, era quello di avere rapporti istituzionali con gli stati esteri. A me non risultavano rapporti con i servizi segreti italiani, ma negli stati esteri anticomunisti, Spagna, Portogallo, Cile, Argentina, questi rapporti erano palesi. Palesi ovviamente per noi. Quindi anche in Argentina, come già in Cile, dove ero io il responsabile per i collegamenti con gli ufficiali della Dina. Il capitano Ciminelli dirigeva l’ufficio di guerra psicologica, non mi sono mai occupato delle faccende interne del Cile, non ho mai preso parte per carità a nessuna operazione di repressione all’interno del Cile. Come del resto anche in Argentina. Anche in Argentina avevamo rapporti diretti con un ufficiale dei servizi segreti. Perché c’era un discorso di anticomunismo che ci legava. Ora è evidente che questo rapporto ci garantiva la possibilità di restare ospiti in questi paesi senza averci problemi con le autorità di polizia. Nel caso ci fosse (stato) qualche incidente, qualche cosa, gli apparati di sicurezza sarebbero intervenuti e questo naturalmente ci garantiva la possibilità di continuare a restare. Allora è evidente che quando io abbandono l’Argentina, abbandono anche tutto questo, abbandono questa sicurezza. Posso anche restare a titolo personale, gli interlocutori ce li ho, però ovviamente non lo voglio fare. Per altri il discorso è diverso.

    Il problema vero è che in Argentina io venni cercato dalle autorità, dalla squadra speciale dell’ammiraglio Massera.

    ………………………………………………

    D: Lei sa, sicuramente sa, che nel periodo in cui, diciamo a ridosso della sua riapparizione dalla latitanza, si svolge una riunione a cui partecipa senz’altro Giuseppe Dimitri, sembra partecipi lo stesso Stefano Delle Chiaie, nello studio di un avvocato romano, in cui vengono gettate le basi di una nuova strategia di An. Le chiedo: fu questa strategia, che comportava l’utilizzazione di gruppi spontaneisti in stretto contatto, attraverso Dimitri, con lo stesso Tilgher, ad allontanarla da An in quel momento?

    V: No, guardi, in quel momento An non aveva una strategia propria. Perché in quei mesi io ero stato in Italia proprio con Stefano Delle Chiaie perché dopo il mio rientro, successivamente, giunse in Italia Stefano Delle Chiaie. E quindi facemmo la latitanza, o meglio la clandestinità, insieme a Roma. Al momento An non aveva una strategia. Era alla ricerca di una strategia. Almeno in apparenza, perché appunto il sospetto è che ci fossero personaggi come Tilger che in realtà facevano un doppio gioco: cioè, da un lato facevano apparire che come An non c’era più nulla di dire, più nulla da fare; dall’altro avevano, tramite il Dimitri ed altri personaggi, la possibilità di continuare una loro attività politica che non ci coinvolgeva tutti. Questa fu, diciamo, un po’ la frattura. C’era un qualcosa che non quadrava. Queste organizzazioni spontaneiste, io su questo punto voglio essere perentorio: il neofascismo non ha mai avuto gruppi spontaneisti, tutti hanno fatto riferimento al Msi. La strategia del “marciare divisi, per colpire uniti” è una strategia molto vecchia che il Msi ha sempre perseguito al massimo livello. Mi riferisco in modo particolare a Giorgio Almirante, che è stato veramente l’anima oscura, l’anima torbida del neofascismo italiano. Torbida come passato, torbida come comportamenti. Quindi questo neofascismo, che erano principalmente azioni di organizzazioni ), che però guarda caso fanno sempre riferimento al Msi, e, guarda caso, in tutte le aule di giustizia, ancora oggi, tutti gli imputati sono sempre rappresentati da avvocati del Msi, compresi anche i parlamentari del Msi, e poi i (vari) Fioravanti hanno il supporto politico e giornalistico del Msi. Perché ovviamente la chioccia non abbandona i pulcini, se i pulcini hanno salvaguardato l’immagine della chioccia. Cioè hanno escluso la possibilità che il Msi potesse in qualche modo essere coinvolto. Le pagine oscure del neofascismo italiano….

    D: Nel ’94 ci fu una battuta di Francesca Mambro, proprio nel momento in cui il Polo andava al Governo. Disse: “Noi siamo in galera, voi siete al Governo”. Una constatazione apparentemente banale, forse non era così banale?…

    V: Non era così banale, perché guardi io le posso dire una cosa. Ci fu periodo in cui An venne indicata come un’organizzazione stragista. Cosa che parzialmente è vera. Sono gli anni in cui venne ucciso Carmine Palladino, a Novara. Pierluigi Concutelli anch’egli oggi beneficato dallo Stato, eliminò un testimone fondamentale per la strage di Piazza Fontana. Perché Carmine Palladino è un uomo che ha sempre saputo la storia di Piazza Fontana e non soltanto quella. E fu l’unico che, avendo avuto un qualche segno di cedimento, venne assegnato dal Ministero di Grazia e Giustizia al carcere di Novara dove, dopo una settimana, venne eliminato da Concutelli e dai suoi amici: la condanna parla solo di Concutelli, ma io ho conosciuto personalmente Carmine Palladino, Concutelli da solo non lo ammazzava di sicuro. Ci sono altri 9 beneficati perché in 9 l’hanno ammazzato. Ed è perlomeno strano che questo sia avvenuto; perché Carmine Palladino e Pierluigi Concutelli si conoscevano bene, erano stati insieme a Roma, quando Concutelli era stato latitante nel ’75 aveva partecipato al sequestro Mariani e sapeva molte cose di me. Difatti non lo (Palladino ndr) uccisero il giorno dopo. Ci pensarono una settimana. Poi evidentemente esigenze di carattere superiore, di modo (il timore ndr) cioè che questo cedimento minimo che aveva avuto a Bologna potesse portare a un processo, a un crollo successivo, li portò all’eliminazione di un testimone fondamentale per piazza Fontana e non soltanto per piazza Fontana.

    ………………………………………….

    V:……………. Perché questo è un paese in cui chi è stato assolto per strage, anche se poi sono giunte le prove della sua colpevolezza, le prove che c’erano prima, continua a camminare libero per le strade, continua ad essere intervistato, continua ad avere buona stampa, come se nulla fosse accaduto. Questo è un paese in cui nessuno ha posto la questione morale, di chi ha partecipato alla strage di piazza Fontana e se ne sta tranquillo a casa sua, anzi continua a svolgere attività politica. Io non ricordo di aver letto che in parlamento qualcuno ha detto: “ma che stiamo facendo?”

    D: Neanch’io l’ho sentito, devo dire…

    V: Rendiamoci conto della drammaticità della situazione in cui viviamo. Si è detto che la questione morale in Italia è stata Tangentopoli. Non è vero. La questione morale è stata il cosiddetto terrorismo, e in particolar modo l’inizio dello stragismo. Questa è la vera questione morale, questo è il nodo che nessun partito politico… io posso capire il Msi, che è un partito di stragisti e di protettori di stragisti…

    D: E’ un’affermazione impegnativa…

    V: E’ un’affermazione che faccio in tutte le sedi. Perché Pino Rauti… Carlo Maria Maggi, non nasce dal nulla. Carlo Maria Maggi è (dirigente ) di Ordine nuovo, c’è un vincolo gerarchico e il vincolo gerarchico porta fino a Pino Rauti passando per Paolo Andriani, Paolo Signorelli, Giulio Maceratini. Oggi Giulio Maceratini è capogruppo di Alleanza nazionale al Senato. Ebbene è uno stragista. Abbiamo un paese in cui il capogruppo di un partito politico al Senato è uno stragista. Fonte del Sid, nazista che lavorava per i servizi segreti, come il suo capo, come Pino Rauti. Nessuno ha posto il problema morale. Nessuno ha chiesto a costoro: “Ma come avete fatto a fare i nazisti per anni collaborando con lo Stato maggiore della Difesa e i servizi segreti delle forze armate nate dalla Resistenza?” Nessuno ha mai posto questa domanda. L’altro ieri qui a Milano ho ricordato alla Corte e agli avvocati degli stragisti imputati, le schede di adesione a ON-circolo culturale. Nessun magistrato è mai riuscito ad acquisire le schede di adesione. Io l’ho chiesto a tutti i magistrati: “Acquisite le schede di adesione a Ordine nuovo”. Pare che queste non ce le abbia il ministero dell’Interno, non ce le abbia l’arma dei carabinieri, non ce l’ha nessuno. Nessuno forse le ha mai nemmeno chieste a Pino Rauti. Lui qualche copia dovrebbe averla. Qualche modulo… Ordine Nuovo l’ha fondato lui. Bè il circolo culturale chiedeva se uno aveva il porto d’armi, dove aveva fatto il servizio militare, se era esperto in arti marziali, ecc. ecc. Già quella scheda di adesione è la smentita plateale alle affermazioni sull’organizzazione politico-culturale Ordine Nuovo. Già la presenza di Pino Rauti al Tempo di Roma è una smentita plateale alla pretesa di aver avuto un comportamento coerente e lineare sul piano politico su posizioni di estrema destra. Perché quando La Bruna parlò con Stefano Delle Chiaie a Barcellona, gli disse: “guarda che noi abbiamo la possibilità di fare entrare persone tue in questi giornali: ‘Giornale d’Italia’ e ‘Il Tempo’ e altri due che ora non ricordo con esattezza. E l’accordo ci fu. Perché un particolare che tutti quanti hanno dimenticato è questo: che Maurizio Giorgi venne assunto come correttore di bozze proprio presso il Giornale d’Italia. Dove già lavorava Guido Paglia. Quindi non è neanche vero che tra La Bruna e Delle Chiaie, cioè fra il Sid e Delle Chiaie, non venne raggiunto un accordo dopo quell’incontro lì. E in uno di questi giornali, in cui il Sid aveva queste entrature, ci lavorava Pino Rauti. Lei sa che per entrare negli uffici dello Stato maggiore Difesa, non stiamo parlando di un distretto militare, non stiamo parlando di una caserma di Forlimpopoli, stiamo parlando degli uffici Stato maggiore Difesa, occorre avere almeno il Nos, cioè occorre che ci sia il Nulla Osta di sicurezza. E come hanno fatto? L’hanno mai rilasciato a Pino Rauti? Chi lo ha rilasciato? A un uomo che apparentemente era un nazista…

    D: Lui aveva strettissimi rapporti con il generale Aloia…

    V: Lui lavorava per lo Stato maggiore Difesa. Lui, Eggardo Beltrametti, Guido Giannettini. E allora qualcuno ha mai chiesto di spiegare chi aveva concesso a Pino Rauti il nullaosta di sicurezza? Chi aveva garantito per la sua affidabilità democratica e antifascista? Visto che contemporaneamente faceva il nazista. Ecco queste sono… Vede, sul piano giudiziario tutto questo è il cosiddetto contorno. E in realtà è il punto essenziale per capire e per arrivare alla verità. E anche per capire perché non ci sia uno stragista condannato. Gli unici due sono Valerio Fioravanti e Francesca Mambro divenuti innocenti tra campagne stampa forsennate e un sostegno politico alle cui origini bisognerebbe pur arrivare. Perché quando mi si dice che Fioravanti e Mambro sono innocenti perché si sono assunti la responsabilità di tutto, e quindi potevano assumersi anche quella della strage di Bologna, io rispondo che il peso morale della strage di Bologna è tale che potevano confessare anche 300 omicidi, ma quella non l’avrebbero mai, non potrebbero mai confessarla. Sia perché non si troverebbe nemmeno un magistrato di sorveglianza, anche il più prono e più ossequioso ai voleri del potere politico, (disposto ad) assegnare i benefici di legge. Secondo, perché non potrebbero camminare nemmeno per la strada…. Invece ci possono camminare proprio perché hanno convinto l’opinione pubblica che i due ragazzi dei Nar sono innocenti sulla strage di Bologna. Anche questa è una spiegazione che va richiesta a chi ha responsabilità politiche, ai direttori dei giornali che fanno articoli dicendo “vogliamo la verità”. Perché non viene fatto? Vede, quante domande inevase, quante risposte mancanti. Il problema non è di dire oggi la responsabilità di Delle Chiaie nel tale episodio, la responsabilità di un mondo che si è nascosto e il Msi è stato la versione ufficiale, parlamentare, istituzionale del neofascismo. La doppia struttura ha sempre funzionato. Cioè una struttura extraparlamentare che agisce sul piano operativo e c’è un ombrello costituito da un partito ufficiale, da un partito riconosciuto in parlamento, che ovviamente può prendere le distanze da chi ha operato in un’organizzazione extraparlamentare, ma Giorgio Almirante si incontra con Delle Chiaie ancora nel ’73.

    ………………………………………

    D: Allora io volevo chiedere a Vincenzo Vinciguerra: che cos’è una strage e a che cosa serve?

    V: La strage è un mezzo che il potere utilizza per creare uno stato di allarme tra la popolazione ed eventualmente poter intervenire per poter rassicurare questa stessa popolazione. Perché è un evento traumatico che ha interesse a determinare solo chi detiene il potere, perché solo chi detiene il potere può padroneggiare gli eventi successivi. Quindi la strage è un mezzo di prevaricazione del potere sulla popolazione

    D: Per la giustizia italiana anche quella di Peteano, da lei confessata, fu una strage però lei non ha mai ammesso questa definizione. Lei ha tenuto a distinguere la sua opera, la sua azione, da tutto il resto, da tutto quello che noi chiamiamo strategia della tensione

    V: Ecco, allora c’è una precisazione da fare. L’attentato di Peteano non ha le connotazione della strage. E’ strage sul piano giuridico. Cioè sulla base degli articoli del codice penale può essere, viene definita strage. Perché il numero dei morti poteva essere indeterminato. Cioè invece di tre carabinieri ne potevo uccidere cinque, sei sette. Però non è strage, nel senso che l’attentato di Peteano colpisce per la prima e unica volta un apparato militare dello Stato. In un posto solitario, dove viene esclusa la possibilità di colpire i civili e ha una finalizzazione esclusivamente di opposizione al regime, cioè non si colpisce l’apparato militare del regime per dare la possibilità al regime di sfruttare quest’attentato. Ha avuto, come era nelle mie intenzioni, implicazioni politiche pesantissime. Perché anche se sono state sottaciute, negli ultimi anni, di fronte alla Commissione stragi, Francesco Cossiga ha dovuto ammettere che dopo l’attentato di Peteano iniziò il percorso di divaricazione tra l’Arma dei carabinieri e il Sid da un lato, e la destra dall’altro. Cioè l’arma dei carabinieri pur tacendo, occultando le prove, depistando le indagini, insieme ad altri apparati dello Stato (Ministero dell’interno, Guardia di Finanza) prese atto che dall’estrema destra gli era venuto un attacco di quella gravità. E cominciò a prendere le distanze, a staccare dall’estrema destra. Quindi definire l’attentato di Peteano una strage, si confondono un po’ le idee alle persone nel senso addirittura di far credere che l’attentato di Peteano avesse le stesse finalità della strage di Piazza Fontana delle strage di Bologna, della strage dell’Italicus. Esattamente l’opposto.
    ...............
    ***************

    (Segue)

  2. #2
    Enclave MUSSOLINISTA
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    Sono un uomo che ama il suo Popolo. "Chi fa del male al mio Popolo e' un mio nemico" "Regnum Italicum".
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    Predefinito FINTI FASCISTI (2a Parte)

    TRATTO DA:
    Sentenza - ordinanza del Giudice Istruttore presso il Tribunale Civile e Penale di Milano, dr. Guido Salvini, nel procedimento penale nei confronti di ROGNONI Giancarlo ed altri

    STRALCIO DELLA P A R T E S E S T A
    L’ATTIVITA’ DI GUERIN SERAC E DELL’AGINTER PRESS

    58
    L’ATTIVITA’ DELL’AGINTER PRESS
    PREMESSA GENERALE
    L’APPUNTO S.I.D. DEL 16.12.1969

    Nel maggio del 1974, un gruppo di militanti appartenenti al nuovo Governo portoghese, nato dalla Rivoluzione dei Garofani dell’aprile precedente, faceva irruzione nei locali di un’agenzia di stampa al civico 13 di Rua des Pracas, a Lisbona, dove un funzionario della PIDE, l’ex polizia politica del regime salazarista, aveva rivelato celarsi, sotto la copertura dell’agenzia AGINTER PRESS, una centrale di informazioni che aveva lavorato per la PIDE stessa.
    Nei locali semi-abbandonati dell’agenzia, frequentata saltuariamente solo da un impiegato dopo gli eventi del 25.4.1974, veniva rinvenuta, oltre a un enorme archivio con documenti e microfilm riguardanti ogni Continente e Paese del mondo, un’officina per la fabbricazione di falsi documenti, comprese tessere di giornalisti e di poliziotti, di numerosi Paesi nonchè visti e timbri relativi alle principali frontiere europee.
    Venivano anche rinvenuti documenti commerciali concernenti transazioni di notevole entità e libri contabili riguardanti i pagamenti di singoli militanti indicati con sigle e nomi cifrati.
    L’esame della documentazione proseguiva presso la Commissione di smantellamento della PIDE e, secondo i risultati di tale inchiesta, l’AGINTER PRESS era stata, sino all’aprile 1974, un centro di eversione internazionale, finanziato non solo dal Governo portoghese ma anche da altri Governi europei, dietro cui si celava:
    - un centro spionistico legato ai servizi segreti portoghesi e ad altri servizi segreti occidentali quali la C.I.A. e la rete tedesco-occidentale GEHLEN;
    - un centro di reclutamento e di addestramento di mercenari e terroristi specializzati in attentati e sabotaggi soprattutto nei Paesi del Terzo Mondo;
    - un’organizzazione fascista internazionale denominata "ORDRE ET TRADITION" e il suo braccio militare O.A.C.I. (ORGANIZATION D’ACTION CONTRE LE COMMUNISME INTERNATIONAL).

    La documentazione presentava un numero impressionante di riferimenti a tecniche di terrorismo e di guerra non ortodossa, per le quali l’AGINTER PRESS, disponendo di centri di addestramento sia in Portogallo sia in Africa, aveva istituito corsi di "formazione speciale" della durata di 3 settimane.
    In tali corsi venivano insegnate le tecniche di sorveglianza e di pedinamento, le tecniche di contatto fra agenti, le tecniche di interrogatorio (come condurlo e come subirlo), le tecniche di alibi e di falsa confessione in caso di arresto e, soprattutto, le tecniche di terrorismo e di sabotaggio in ogni situazione politico-geografica.
    Particolare attenzione veniva dedicata alle missioni speciali, finalizzate sia all’infiltrazione e alla guerra psicologica sia all’eliminazione di obiettivi materiali o umani, missioni descritte in modo particolareggiato nella loro scansione dalla fase preparatoria e dall’arrivo del primo esecutore sul posto, caratterizzato da un’attività di copertura e da una vita passata fittizia e studiata solo per i terzi che con lui venissero in contatto, fino al debriefing e cioè la cancellazione di ogni traccia umana e materiale della missione che era avvenuta.
    La complessiva documentazione sequestrata nella sede dell’AGINTER PRESS nel 1974 dimostra già da sola che essa non fosse solo un’organizzazione terroristica in senso proprio, come quelle di destra o di sinistra che hanno operato nel nostro Paese in tempi passati, ma una struttura in grado di impiantare, dove operava, tecniche di guerra non ortodossa (la guerra segreta e non dichiarata che mutuava alcuni principi dallo stesso nemico comunista che intendeva combattere) e utilizzava strumenti tipici dell’attività di intelligence e cioè tecniche da vero e proprio servizio di sicurezza non ufficiale.
    Estremamente indicativi in questo senso sono il sistema crittografico usato dall’AGINTER PRESS e il codice alfa-numerico attribuito a ciascuno dei suoi principali esponenti, provenienti dal materiale sequestrato a Rua des Pracas 13 e acquisito recentemente in Francia da personale del R.O.S. (cfr. vol.36, fasc.2).
    Il sistema crittografico funzionava attribuendo a ciascuna parola di interesse una chiave segreta a doppia lettera desumibile da una tavola di riferimento utilizzata da tutta l’organizzazione (ad esempio, la parola aereoporto poteva essere indicata con le lettere AN o NA) cosicchè i concetti chiave per qualsiasi azione potevano essere scambiati da esponente a esponente della struttura, anche via radio, senza rischio alcuno.
    La decrittazione della tavola di riferimento (resa possibile anche dalla relazione tecnica del S.I.S.Mi. in data 30.12.1994, allegata alla nota del R.O.S. in data 2.1.1995, vol.36, fasc.2, ff.1 e ss.) ha consentito di evidenziare tutti i concetti di interesse per l’organizzazione: da azione a trasmissione (1^ colonna), da aereo ad autostrada o attacco (2^ colonna), da blindato a sbarco (3^ colonna), da ferroviario a gendarmeria (4^ colonna), da elicottero a infiltrazione (6^ colonna), da logistico a messaggio (7^ colonna), da missione a obiettivo e a mortaio (8^ colonna), da pagamento a quartier generale (9^ colonna), da informazione a sabotaggio (10^ colonna), da sicurezza a telegrafo (11^ colonna) e così via.
    Tali termini caratterizzano non una semplice attività terroristica, ma una vera e propria attività militare, seppure "coperta" e non dichiarata (cfr. nota del R.O.S. in data 29.11.1996, vol.36, fasc.2, ff.11 e ss.).
    Nel secondo documento sono presenti i nomi veri dei più importanti esponenti dell’organizzazione, accompagnati non solo da un nome di battaglia, ma da un codice alfa-numerico per ciascun soggetto: ad esempio, GUERIN SERAC è RALPH e il suo codice alfa-numerico è C 11; Jean Marie LAURENT è JOEL e il suo codice è R 22 e così via.
    In tutte le formazioni eversive l’utilizzo di nomi di battaglia a protezione della reale identità è molto comune, ma è assolutamente inusuale l’utilizzo di codici alfa-numerici patrimonio, piuttosto, di strutture militari o di intelligence e utilizzati soprattutto per comunicazioni a mezzo radio (cfr. nota del R.O.S. in data 29.11.1996 citata, f.23).

    Direttore dell’AGINTER PRESS, fondata nel settembre del 1966 a Lisbona soprattutto da elementi francesi, era Yves GUILLOU alias GUERIN SERAC, di origine bretone, già combattente con il grado di capitano in Corea, Indocina e Algeria, il quale, nel febbraio del 1962 a Orano, aveva disertato dall’Esercito Francese e si era unito all’O.A.S. (cfr. annotazione del Ministero dell’Interno - Servizio Informazioni e Sicurezza Interna, inviata al G.I. dr. D’Ambrosio in data 20.12.1973; vol.36, fasc.5, ff.1 e ss.).
    Dopo la sconfitta algerina, GUERIN SERAC, con altri reduci dell’O.A.S., era riparato in Portogallo per sfuggire alla condanna per diserzione e tradimento e qui aveva preso corpo l’idea di dar vita ad un’organizzazione anticomunista internazionale (una sorta di O.A.S. internazionale) formata da specialisti nella lotta contro la "sovversione" e caratterizzata non solo, o non tanto, da un’ideologia fascista (GUERIN SERAC, personalmente, era di orientamento cattolico-tradizionalista e molti reduci dell’O.A.S. avevano addirittura partecipato, durante la seconda guerra mondiale, alla resistenza contro i tedeschi), quanto da una scelta di campo in favore dei "valori occidentali", ovunque fossero minacciati dai comunisti e dai loro alleati, e attenta nei primi anni ‘60 soprattutto alla tematica della difesa della "presenza bianca" nei pochi territori africani rimasti in mano agli europei.
    Un simile orientamento e un simile campo di intervento comportava di mantenere collegamenti con le forze anticomuniste di tutti i Paesi (nell’archivio di Rua des Pracas sono state trovate tracce di contatti e di scambi di informazioni che coprono pressochè l’intero globo, Italia compresa) e di non rifiutare il contatto con i servizi di sicurezza dei principali Paesi occidentali, anch’essi impegnati nella comune battaglia contro il comunismo e che potevano essere interessati ad "appaltare" all’AGENZIA operazioni sporche, quali attentati o azioni di sabotaggio o reclutamento di mercenari per il Paesi del Terzo Mondo, che non potevano essere condotte ufficialmente e in prima persona da entità governative.
    Il principale campo di interesse dell’AGINTER PRESS, nei primi anni di vita, erano stati i Paesi africani, soprattutto quelli ove vi era ancora una presenza europea (Congo, Angola, Mozambico, Rhodesia) minacciata dai movimenti anti-colonialisti e dove quindi era necessario inviare mercenari esperti ed anche svolgere un’azione più raffinata, caratterizzata dall’infiltrazione (e quindi dalla disgregazione dall’interno) nei movimenti di liberazione e dalla creazione di "falsi" movimenti di liberazione con lo scopo specifico di screditare quelli veri.
    A tal fine ad esempio, Roberto LEROY, braccio destro di GUERIN SERAC, si era recato in Tanzania, fra il 1968 e il 1969, sotto la veste di militante marxista-leninista e filo-cinese e, incontrando in tale Paese i principali leaders del FRELIMO (il movimento di liberazione del Mozambico), aveva svolto un’attenta opera di disinformazione e intossicazione mettendo l’una contro l’altra le varie tendenze del movimento e quindi avendo certamente una parte o ispirando l’assassinio di uno dei più importanti dirigenti del FRELIMO, Eduardo Mondlane, ucciso da un sofisticato congegno esplosivo nascosto all’interno di un libro, tecnica (si noti) nella quale GUERIN SERAC aveva istruito i suoi adepti (int. VINCIGUERRA, 25.7.1992, f.3).
    Ben presto l’AGINTER PRESS aveva comunque cominciato a rivolgere la sua attenzione alla situazione dei Paesi europei, soprattutto quelli come l’Italia più degli altri, sull’onda delle agitazioni studentesche e operaie del 1967/1968, minacciati dalla crescita delle forze di sinistra.
    In un documento molto noto dal titolo "LA NOSTRA AZIONE POLITICA", rinvenuto negli archivi dell’AGINTER PRESS nel 1974, risalente alla fine del 1968 e inviato a Lisbona da un corrispondente italiano quasi certamente dell’area di Ordine Nuovo (cfr. il testo del documento, tradotto anche in italiano, allegato alla nota del R.O.S. in data 14.2.1994, vol.43, fasc.6, ff.17 e ss.), si auspica senza alcuna ambiguità la necessità di diffondere il caos in ogni struttura dello Stato, non però per distruggerlo (si ricordi che la strategia di partenza è la guerra controrivoluzionaria e non quella rivoluzionaria di stampo marxista, e suo intento è la stabilizzazione finale dell’ordine), ma per creare una reazione secondaria.
    Infatti, secondo il documento e il piano che esso tratteggia, è necessario scatenare l’azione contro lo Stato tramite l’azione di gruppi estremisti e filo-cinesi, che si indicano come già infiltrati da parte dell’AGINTER PRESS (e quindi manipolati, se non creati ad arte), in modo che la successiva reazione dell’opinione pubblica si rivolga contro le forze di sinistra nel loro complesso e, tramite una pressione sull’Esercito, la Magistratura e gli altri nuclei vitali dello Stato, la risposta finale sia una risposta d’ordine vista come "il solo strumento di salvezza per la Nazione".
    In questo documento è esattamente delineata la strategia che personaggi come Mario MERLINO a Roma (inventore di un gruppo anarchico sotto il suo controllo) e Giovanni VENTURA in Veneto (infiltrato a manipolatore di un gruppo marxista-leninista a Padova) stavano già attuando ed è in pratica anticipato quanto sarebbe avvenuto in Italia l’anno successivo con il caos, appunto, le bombe e la strategia della tensione.
    Con la caduta del regime di CAETANO e la "Rivoluzione dei Garofani" dell’aprile 1974, GUERIN SERAC, i reduci dell’O.A.S. alle sue dipendenze e molti militanti portoghesi si trasferirono a Madrid, circostanza venuta per la prima volta alla luce con gli interrogatori resi da Vincenzo VINCIGUERRA, a partire dal 1991, che saranno illustrati nei prossimi capitoli.
    A Madrid saranno ripresi e rinsaldati i rapporti con gli italiani, sia appartenenti a Ordine Nuovo, come Giancarlo ROGNONI, sia appartenenti ad Avanguardia Nazionale, come Stefano DELLE CHIAIE, grazie alla stabile permanenza in tale città di un nutrito gruppo di latitanti cui gli uomini di GUERIN SERAC daranno appoggio logistico e ospitalità.
    Il "gruppo di Madrid" così costituitosi, vera prosecuzione dell’esperienza dell’AGINTER PRESS, proseguirà la sua azione secondo le linee strategiche di sempre, mettendosi al servizio delle strutture di sicurezza spagnole nella "guerra sporca" contro i militanti dell’E.T.A. e continuando ad operare su diversi piani in altri Paesi d’Europa e anche in Sud-America.
    Caduto anche il bastione spagnolo dopo la morte del generale FRANCO, nell’autunno del 1975, molti elementi del gruppo si trasferiranno proprio in Sud-America, mettendo le loro capacità operative al servizio soprattutto delle forze speciali cilene e argentine.
    Tale ulteriore "migrazione" è descritta da VINCIGUERRA (che raggiungerà l’Argentina e il Cile così come DELLE CHIAIE, Pierluigi PAGLIAI, Augusto CAUCHI e parecchi spagnoli e francesi) in particolare negli interrogatori resi al P.M. di Roma, dr. Giovanni Salvi, il quale stava indagando sugli attentati di cui erano stati vittime, anche con l’apporto di elementi italiani, l’esponente democristiano cileno Bernardo LEIGHTON e altri antifascisti cileni (cfr. vol.6, fasc.5, ff.162-185).
    Anche su altri piani, prettamente militari, elementi del gruppo proveniente da Madrid daranno un contributo non indifferente, ad esempio verificando per conto dei cileni le installazioni difensive peruviane nella zona di frontiera nella fase di tensione fra il Perù e il Cile, attività di spionaggio che poteva più facilmente essere affidata a cittadini stranieri i quali potevano passare per semplici turisti (int. VINCIGUERRA al P.M. di Roma, 16.2.1993, f.4, vol.6, fasc.5).
    L’esistenza di rapporti fra la struttura di GUERIN SERAC e le organizzazioni di estrema destra italiane, in particolare Ordine Nuovo, non è una novità ed era già parzialmente emersa durante le indagini condotte dall’A.G. di Milano sulla c.d. pista nera, anche perchè una piccola parte del materiale rinvenuto a Lisbona nella sede dell’AGINTER PRESS era stata fotografata da alcuni giornalisti italiani e prodotta ai giudici inquirenti dr. D’Ambrosio e dr. Alessandrini.
    Era anche in progetto una formale richiesta di rogatoria alle Autorità di Lisbona, ma, proprio nel periodo in cui l’iniziativa era in cantiere, le indagini relative alla strage di Piazza Fontana erano state trasferite a Catanzaro e l’inevitabile interruzione che ne era conseguita aveva fatto sì che tale iniziativa non venisse più ripresa.
    Era comunque noto che GUERIN SERAC e Pino RAUTI, dopo uno scambio di corrispondenza, si erano incontrati a Roma fra il 30 gennaio e il 1° febbraio 1968, anche se il contenuto di tali contatti era emerso solo parzialmente (cfr. nota del Ministero dell’Interno in data 20.12.1973, vol.36, fasc.5, ff.19-24, contenente notizie confidenziali da attribuirsi certamente alla fonte ARISTO, e cioè Armando MORTILLA, come evidenziato nella perizia del dr. Aldo Giannuli, pagg.165-169).
    L’anno precedente, del resto, fra il 22 luglio e il 4 agosto 1967, un elemento di Ordine Nuovo di La Spezia, Piergiorgio BRILLO, si era recato a Lisbona per partecipare ad un corso di addestramento presso una struttura dell’AGINTER PRESS (cfr. nota del Ministero dell’Interno citata, ff.9-11, e atti acquisiti presso il S.I.S.Mi. relativi a BRILLO, vol.43, fasc.5).
    Sempre nel marzo 1967, inoltre, Robert LEROY e il dr. Carlo Maria MAGGI, rispettivamente uomini di fiducia di GUERIN SERAC e di Pino RAUTI, avevano partecipato ad un incontro ristretto tenutosi ad Abbiategrasso e organizzato dal N.O.E. (NOUVEL ORDRE EUROPEEN) su tematiche affini a quelle dell’AGINTER PRESS e cioè la "resistenza " delle forze europee in Africa (cfr. nota della Digos di Milano in data 6.6.1996, vol.6, fasc.3, ff.19 e ss.; int. MAGGI al G.I. di Catanzaro, 6.10.1984, vol.1, fasc.13, f.2; e, sul punto, anche dichiarazioni di Martino SICILIANO che aveva accompagnato MAGGI, ZORZI e MOLIN all’incontro guidando la vettura di MAGGI, int. 25.5.1996, f.2, e 7.6.1996, ff.1-2).
    Nel corso della presente istruttoria è anche emerso che Guido GIANNETTINI e GUERIN SERAC si conoscevano sin dal 1964.
    E’ stata infatti acquisita, a fini di inquadramento generale, forse per la prima volta, presso l’archivio del S.I.S.Mi., l’intera produzione della fonte GUIDO (nome in codice di Guido GIANNETTINI) e cioè tutti i rapporti e le relazioni che questi aveva trasmesso o approntato, prima per il Reparto R e poi per il Reparto D del S.I.D., a partire dalla metà degli anni ‘60 (cfr. vol.37, fasc.1-5).
    Da due appunti della fonte GUIDO del giugno 1970, contenenti tuttavia notizie risalenti ad anni precedenti e originate da una richiesta del Servizio a GUIDO di fornire qualche approfondimento sull’AGINTER PRESS, risulta infatti che GIANNETTINI era in grado di fornire notizie abbastanza dettagliate su GUERIN SERAC avendolo frequentato nel 1964 e conoscendone il nome di battaglia RALPH (cfr. vol.37, fasc.1, ff.262-264).
    La fonte riferiva fra l’altro, oltre a particolari sull’aspetto fisico e le abitudini di vita di GUERIN SERAC (soggetto "inafferrabile" di cui nessuno ha mai disposto di una fotografia e che non è anagrafato in nessun Paese del mondo), che questi, esule dalla Francia per sfuggire alla giustizia di DE GAULLE e in contatto con la PIDE portoghese, si era recato, per missioni, nell’Africa Centrale ex-francese e nell’ex Congo Belga.
    L’AGINTER PRESS, da lui diretta, con il venir meno del potere gaullista (che aveva perseguitato gli ex-membri dell’O.A.S.) sarebbe stata in seguito finanziata e appoggiata dal nuovo Governo francese del Presidente POMPIDOU e l’atteggiamento della stessa in relazione ai conflitti medio-orientali sarebbe stato favorevole a Israele, in sintonia, peraltro, con la scelta di campo "occidentale", più che neofascista, che caratterizzava la linea strategica seguita dall’AGINTER PRESS, come ampiamente emerso nel corso di questa istruttoria (cfr. appunto denominato AGINTER, vol.37. fasc.1, f.264).
    Guido GIANNETTINI, sentito sul punto da questo Ufficio in data 16.7.1993, ha riconosciuto come propri gli appunti (diretti all’epoca al Reparto D del S.I.D.) ammettendo di aver conosciuto nel 1964, a Lisbona, GUERIN SERAC, presentatogli dal capitano SOUETRE dell’O.A.S. e da un ufficiale della PIDE durante il soggiorno finalizzato a contatti politici con gli ambienti di destra (dep. GIANNETTINI, 16.7.1973, ff.2-3, e 2.9.1993, f.1).
    I contatti di GUERIN SERAC con elementi italiani legati, direttamente o indirettamente, ad apparati istituzionali, sono quindi stati certamente molto frequenti già a partire dalla metà degli anni ‘60.
    Il ruolo e l’attività dell’AGINTER PRESS rimarrebbe solo un pezzo della storia delle organizzazioni anticomuniste degli anni ‘60/’70, e cioè del periodo cruciale dello scontro fra i Blocchi, se il suo nome e quello di GUERIN SERAC non fossero entrati di prepotenza nelle indagini sugli attentati del 12.12.1969 con l’appunto stilato dal S.I.D. il 16.12.1969, e cioè pochissimi giorni dopo la strage quando le indagini stavano imboccando la pista VALPREDA.
    In tale appunto, di fonte confidenziale e pervenuto alla magistratura solo nel marzo 1973, si riferisce in sintesi che la mente ispiratrice degli attentati sarebbe stato tale GUERIN SERAC, che gli attentati avvenuti a Roma il 12.12.1969, contemporaneamente alla strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, sarebbero stati organizzati da Stefano DELLE CHIAIE e che l’esecutore dei due attentati di quel giorno all’Altare della Patria sarebbe stato Mario MERLINO, definito "filo-cinese" nell’appunto del 16.12.1969 e successivamente, nella versione più ridotta dello stesso appunto portante la data 17.12.1969, "anarchico".
    Lo stesso GUERIN SERAC, dirigente a Lisbona dell’AGINTER PRESS e in stabile contatto con Stefano DELLE CHIAIE, sarebbe di ideologia anarchica e suo "aiutante" sarebbe un certo Robert LEROY di cui nel testo viene indicato l’indirizzo di Parigi (p.55 - 83 - 7 La Seyne sur Mer).
    Nell’appunto non si indica quale sia la fonte confidenziale, nemmeno con un nome in codice, ma doveva trattarsi di una persona in stretto contatto con le persone e gli avvenimenti oggetto dell’informativa, posto che non solo l’indirizzo di un personaggio poco noto come Robert LEROY risulterà esatto ad un successivo accertamento, ma che altre notizie che vi appaiono (il fatto che il congegno deposto in Piazza Fontana fosse ad orologeria e che Mario MERLINO, per circostanze assolutamente casuali, e cioè il comune luogo di villeggiatura, conoscesse il Direttore della Banca Nazionale dell’Agricoltura ove era scoppiata la bomba) sarebbero in seguito risultate a loro volta esatte ed erano assolutamente non note nel momento in cui - la sera del 13.12.1969 - la fonte aveva riferito a personale del S.I.D. tali notizie.
    In merito al significato e al valore di tale appunto, di cui sono sempre rimaste ignote l’origine e le sue vere finalità (in quanto redatto quasi a scopo "cautelativo", ma non fatto pervenire all’Autorità Giudiziaria nella prima e cruciale fase delle indagini), si è discusso per anni nei vari procedimenti e nei dibattimenti celebrati per gli attentati del 12.12.1969, ma una nuova riflessione, anche alla luce delle risultanze di questa istruttoria e delle indagini collegate, appare legittima e forse difficilmente discutibile.
    Nell’appunto sono contenuti due serie di concetti, l’una depistante e l’altra probabilmente rispondente a verità, e la sua acquisizione nella prima fase delle indagini, depurato dalla parte fuorviante, sarebbe stata di grande utilità per le Autorità inquirenti.
    Certamente GUERIN SERAC non era e non è di ideologia anarchica, come non era nè anarchico nè filo-cinese Mario MERLINO, rimasto sempre uomo di fiducia di Stefano DELLE CHIAIE e appositamente infiltrato in gruppi di sinistra.
    Se questa è la parte "depistante" dell’appunto (che sarebbe calibrata sulla necessità di non far fuoriuscire le indagini dall’alveo che stavano seguendo, e cioè la pista anarchica), altrettanto non sembra possa dirsi della catena di comando delineata sempre nell’appunto, e cioè, rimanendo ai punti essenziali, GUERIN SERAC come ispiratore, DELLE CHIAIE come organizzatore e MERLINO come esecutore degli attentati o quantomeno di parte di essi.
    Tale pista, che riporta l’intero piano degli attentati, tanto milanesi quanto romani, ad una strategia di estrema destra, anche con una ispirazione internazionale, è stata seguita con molte difficoltà e infine senza risultati processuali (se si eccettuano le parziali condanne di FREDA e VENTURA per gli attentati preparatori e quelle di MALETTI e LABRUNA per le attività di depistaggio) nel corso delle varie indagini, soprattutto quella condotta a metà degli anni ‘80 dal G.I. di Catanzaro dr. Emilio LEDONNE.
    Alla luce delle dichiarazioni rese da Vincenzo VINCIGUERRA fra il 1991 e il 1993 sull’attività del gruppo di Madrid, la parte sostanziale dell’appunto, e cioè quella che indica la catena di comando, pur alternandone il "colore" politico, non sembra possa più essere sottovalutata ed anzi dovrebbe essere sottoposta ad una approfondita riconsiderazione.
    Infatti:
    - VINCIGUERRA, personalmente presente a Madrid fra il 1974 e il 1975 ed "ospite" della struttura che era la prosecuzione dell’AGINTER PRESS, ha descritto in modo diretto e vivido l’operatività comune in azioni illegali di vasto respiro che legava in quegli anni GUERIN SERAC (in posizione preminente e sovraordinata) a Stefano DELLE CHIAIE, operatività non recente, ma frutto di rapporti e di concordanze strategiche che risalivano alla fine degli anni ‘60 e quindi alla fase cruciale tratteggiata dall’appunto.
    La "catena di comando" , quindi, esisteva ed era esistita in passato e la struttura sovranazionale di GUERIN SERAC era effettivamente in grado di ispirare un "protocollo di intervento" ai gruppi operativi nei singoli Paesi, basato su attività di infiltrazione e attentati.
    - VINCIGUERRA, inoltre, durante la sua permanenza a Madrid aveva avuto modo di verificare che una delle maggiori preoccupazioni di GUERIN SERAC e Stefano DELLE CHIAIE era che non venisse alla luce, nemmeno incidentalmente o per interventi giornalistici, tale antica "sintonia operativa" in quanto "D’Ambrosio aveva capito tutto" e se altri avessero potuto riprendere le indagini in direzione dell’AGINTER PRESS, interrotte nel 1974 con il trasferimento dell’istruttoria e cioè proprio nel momento più favorevole per sondare la situazione portoghese, molte verità sugli avvenimenti italiani avrebbero cominciato ad emergere (int. VINCIGUERRA, 20.5.1992, ff.1-2, e 16.6.1992, f.3).

    Le dichiarazioni relative all’AGINTER PRESS rese da Vincenzo VINCIGUERRA, che saranno esposte nei prossimi capitoli, sono quindi molto significative poichè non solo mettono per la prima volta a fuoco, in modo diretto, una struttura "coperta" che ha operato per molti anni in diversi Continenti, ma contribuiscono alla ricostruzione di quanto, su un modello di intervento ispirato da tale struttura, è avvenuto anche nel nostro Paese.

    59
    LE DICHIARAZIONI DI VINCENZO VINCIGUERRA
    SULLA STRUTTURA DI GUERIN SERAC OPERANTE A MADRID
    Vincenzo VINCIGUERRA si era rifugiato in Spagna dal marzo 1974 al settembre 1975 per sfuggire alla probabile emissione da parte dell’A.G. di Gorizia di un mandato di cattura per il fallito dirottamente aereo di Ronchi dei Legionari e per gli altri attentati commessi in Friuli fra il 1971 e il 1972.
    Durante la permanenza in Spagna egli si era appoggiato alla struttura logistica e operativa costituita da GUERIN SERAC e Stefano DELLE CHIAIE e di cui facevano parte spagnoli, italiani, portoghesi, francesi e militanti di altre nazionalità fra cui l’americano Jay Simon SALBY, detto CASTOR.
    Tale struttura altro non era che la prosecuzione, sul piano temporale e sul piano strategico, dell’AGINTER PRESS che aveva dovuto abbandonare Lisbona nella primavera del 1974 e porsi quindi sotto la protezione non più della P.I.D.E. (la polizia politica portoghese), ma dei servizi di sicurezza spagnoli.
    Le dichiarazioni rese da Vincenzo VINCIGUERRA in relazione a tale argomento, sempre in un’ottica di ricostruzione di determinati avvenimenti storici e non di collaborazione processuale, sono comunque le più ampie e descrittive fra quelle rese a questo Ufficio tra il 1991 e il 1993 e sono le prime che abbiano consentito di comprendere dall’interno i meccanismi del gruppo madrileno e i rapporti precedenti, soprattutto fra GUERIN SERAC e gli italiani, che avevano reso possibile la sua formazione e il suo funzionamento anche in Spagna al servizio della medesima causa per cui già avevano combattuto sin dalla fine degli anni ‘60.
    In linea generale Vincenzo VINCIGUERRA ha spiegato che l’attività di GUERIN SERAC e delle persone che operavano con lui abbracciava tutti quei Paesi in cui più forte era il pericolo di un’avanzata da parte dei Partiti e delle formazioni comuniste e che il gruppo insediatosi a Madrid, dopo la "Rivoluzione dei Garofani" portoghese, aveva la caratteristica di essere formato anche da persone ufficialmente ricercate dalle Polizie dei Paesi di appartenenza o comunque emarginate per ragioni politiche, come molti ex-appartenenti all’O.A.S. algerina, ma che in realtà operavano indisturbate sotto la copertura dei servizi segreti dei Paesi occidentali (int. 7.5.1992, f.2).
    Dopo GUERIN SERAC, probabilmente sempre rimasto in contatto con i servizi di sicurezza francesi (int. 7.5.1992, f.2), la figura preminente nella fase madrilena era Stefano DELLE CHIAIE, anche in virtù dei rapporti personali che da lungo tempo egli aveva con SERAC (int. 7.5.1992, f.3).

    A Madrid il gruppo disponeva di vari appartamenti che servivano come stabile rifugio per i latitanti, soprattutto italiani, e come basi operative:
    """....il primo appartamento in cui abitai quando, nell'estate del 1974, arrivai a Madrid provenendo da Barcellona, era quello di Avenida Manzanarre, cui ho già accennato, quello appunto vicino al fiume.
    E' qui che fu ospitato per alcuni mesi GUERIN SERAC dopo la caduta del regime di Caetano.
    SERAC andò poi a vivere con la moglie in una villetta all'estrema periferia di Madrid.
    Credo che questo appartamento fosse regolarmente affittato nell'ambito del mercato immobiliare.
    Qui ha abitato anche Mario RICCI e anche DELLE CHIAIE nei periodi in cui era a Madrid.
    Era un appartamento che era una sorta di prima accoglienza ed era l'unico che possedevamo in quel momento.
    Partii da Madrid nel settembre del 1975 e quando tornai, nel giugno del 1976, c'era un secondo appartamento nella zona centrale di Madrid.
    Poi questo appartamento fu lasciato e si creò la disponibilità di due appartamenti. Uno era affittato regolarmente e sostanzialmente per abitarci, mentre l'altro, quello che ci fu procurato da EDUARDO, come ho già accennato, ci era stato appunto procurato dai Servizi Speciali spagnoli ed era "coperto".
    Contestualmente alla disponibilità di questo appartamento "coperto", i Servizi Speciali costituirono un fondo per il sostegno dei latitanti italiani che veniva amministrato da Stefano DELLE CHIAIE.
    In sostanza, a ciascuno veniva passata mensilmente una somma per le spese personali che si aggirava sulle 7.000 pesetas.
    In quest'ultimo appartamento potevano andare solo un numero limitato di persone autorizzate, tra cui oltre me, degli italiani, Mario RICCI e Giuseppe CALZONA.
    Con le persone non autorizzate non si poteva nemmeno parlare dell'esistenza di questo appartamento.
    Preciso quindi che quando si discusse degli episodi che mi vengono contestati nel presente interrogatorio, cioè quelli contro gli obiettivi algerini, eravamo ancora nell' appartamento di Avenida Manzanarre""".
    (int. 23.9.1992, f.29.


    GUERIN SERAC aveva del resto sempre curato gli aspetti logistici, approntando anche al confine franco/spagnolo uno stabile punto di riferimento per i militanti diretti in Spagna:
    """RALPH (nota Ufficio: il nome in codice di GUERIN SERAC) aveva un uomo suo a Port Bou, di nome BOB, che era un ex appartenente ai commandos francesi, sommozzatore e palombaro, e che abitava a Port Bou nella zona francese.
    Ricordo che nel 1976 BOB accompagno clandestinamente uno di AVANGUARDIA dalla Francia alla Spagna e l'episodio provocò le rimostranze di RALPH perchè era stato utilizzato il suo uomo a Port Bou senza la sua preventiva autorizzazione.
    Posso aggiungere che BOB morì, ufficialmente cadendo in territorio francese dal treno rapido TALGO che unisce Barcellona a Parigi.
    L'episodio suscito nel nostro ambiente il forte sospetto che non si fosse trattato di un incidente, ma che si fosse trattato di omicidio ad opera di una struttura nemica.
    Questo episodio avvenne verso la seconda metà del 1976""".
    (int. 30.6.1993, f.2).

    Il gruppo italiano coordinato da GUERIN SERAC e DELLE CHIAIE era numeroso.
    Oltre a Mario RICCI, Piero CARMASSI, Augusto CAUCHI e Pierluigi CONCUTELLI vi era Giuseppe CALZONA, simpatizzante di Avanguardia Nazionale, il quale si trovava in Spagna perchè ricercato per un omicidio di carattere comune commesso in Lombardia (int. 30.5.1992, f.2).
    Giuseppe CALZONA, originario della provincia di Catanzaro, era stato effettivamente condannato per l’omicidio, avvenuto a Monza nel 1972, di tale Alfio ODDO e segnalato, in seguito, in Spagna quale probabile componente di un gruppo che eseguiva attentati contro militanti dell’E.T.A. (cfr. nota della Digos di Milano in data 23.6.1992, vol.12, fasc.4, ff.30 e ss.).
    E’ singolare che CALZONA sia stato tratto in arresto a Madrid nell’estate del 1984, ma, godendo egli con molta probabilità ancora di coperture, sia stato presto rilasciato benchè la richiesta di estradizione delle nostre Autorità riguardasse non un delitto politico, ma un crimine di natura prettamente comune (cfr. nota Digos citata, f.31).
    Un altro militante italiano del gruppo aveva invece trovato la morte in un’azione contro un militante dell’E.T.A. avvenuta nel Paese Basco francese:
    """Posso dire che un esempio concreto delle attività "coperte" all'estero del gruppo di Madrid fu l'azione cui ho accennato nel libro "Ergastolo per la libertà" che si svolse nel Paese Basco francese e in cui trovò la morte proprio un italiano.
    Ciò avvenne alla fine del 1975, io non vi partecipai, ma seppi che un gruppetto di camerati avevano fatto un agguato ad un dirigente dell'E.T.A., uccidendolo, ma questi prima di morire aveva reagito sparando a sua volta e ferendo in modo gravissimo l'italiano, questi, prima che il gruppo potesse rientrare in Spagna, era morto e, a quanto mi fu detto, fu abbandonato in un fiume al fine di non lasciare tracce.
    Episodi del genere giustificano la necessità da parte dei Governi e dei Servizi di Sicurezza di qualsiasi Paese di impiegare in operazioni "coperte" persone che non possono essere ricollegate agli stessi Governi in modo tale da neutralizzare gli effetti negativi politici e diplomatici che azioni tese ad eliminare fisicamente avversari, come in questo caso, produrrebbero nell'opinione pubblica nazionale""".
    (int. 7.5.1992, f.3).
    L’italiano caduto nell’azione in territorio francese è da identificarsi quasi con certezza in Mario PELLEGRINO, molto legato a Pierluigi CONCUTELLI e condannato, con questi e con altre persone vicine a Ordine Nuovo, per il sequestro a scopo di estorsione (in realtà a scopo di finanziamento per l’organizzazione) del banchiere Luigi MARIANO, fatto avvenuto nel 1975 in provincia di Taranto.
    Mario PELLEGRINO, sfuggito alla cattura, era infatti riuscito a raggiungere la Spagna e di lui non si sono avute più notizie ormai dalla metà degli anni ‘70.

    Uno degli uomini di fiducia di GUERIN SERAC presenti a Madrid era l’americano Jay Simon SALBY, soprannominato CASTOR, probabilmente legato alle strutture di sicurezza americane e reduce dall’operazione "Baia dei porci" a Cuba, tanto da essere stato indicato da Fidel Castro, in una trasmissione radiofonica, come il nemico numero uno di Cuba per le sue attività operative contro il Governo castrista (int. 2.6.193, f.1; e anche, sul punto, dep. ZAFFONI, 14.6.1996, f.3)
    CASTOR era stato arrestato in Algeria nel 1976 dopo un’azione terroristica commessa infiltrandosi nel Paese con un commando di cui faceva parte anche il francese Jean Pierre CHERID, anch’egli uomo di GUERIN SERAC (int. 18.4.1994, f.4 e, ampiamente, i due capitoli che seguono).
    CASTOR era sfuggito alla fucilazione anche grazie all’intervento di GUERIN SERAC che aveva utilizzato a tal fine i suoi rapporti con la Casa Regnante del vicino Marocco (cfr. memoriale VINCIGUERRA allegato all’interrogatorio in data 9.3.1992, f.17, e dep. a personale del R.O.S., 12.1.1995, f.1).

    Le azioni "coperte" che il gruppo di GUERIN SERAC aveva organizzato a metà degli anni ‘70 erano numerose e avevano coperto sia Paesi europei sia Paesi extraeuropei.
    Ecco, in sintesi, quello che Vincenzo VINCIGUERRA ha riferito per diretta partecipazione o in base agli elementi di conoscenza acquisiti durante la sua permanenza in Spagna:
    - Il gruppo si è innanzitutto premurato di contraccambiare concretamente l’ospitalità e l’aiuto offerto dalle strutture spagnole, rendendosi disponibile ad azioni "coperte" contro militanti dell’E.T.A. e altri militanti antifascisti nell’ambito di quella che è stata chiamata la "guerra sporca" condotta dalle strutture parallele spagnole.
    Vincenzo VINCIGUERRA non era stato direttamente utilizzato, per scelta di Stefano DELLE CHIAIE, sul piano operativo, tuttavia aveva personalmente ricevuto, tramite Mariano SANCHEZ COVISA, le schede con informazioni e foto segnaletiche relative ai rifugiati dell’E.T.A. in Francia (alcuni dei quali sarebbero poi stati colpiti) e una mitraglietta INGRAM "M10" che doveva essere usata per tali operazioni e che era stata custodita in uno degli appartamenti del gruppo (int. 30.5.1992, f.2).
    Certamente gli uomini presenti a Madrid erano perfettamente addestrati per azioni di questo tipo in quanto, come ha ricordato VINCIGUERRA (int.25.7.1992, ff.2-3), sfruttando la sua esperienza di ufficiale dei "commandos" francesi, GUERIN SERAC aveva messo a disposizione dei militanti tutto il suo bagaglio tecnico concernente i metodi per identificare, pedinare e prelevare le vittime ed altresì le tecniche relative all’uso e al trasporto delle armi e degli esplosivi.
    Ad esempio, GUERIN SERAC aveva, un giorno, personalmente mostrato a VINCIGUERRA un libro piuttosto grande, tipo dizionario, con un incavo scavato all’interno che serviva per trasportare, senza dare sospetti e in condizioni di sicurezza, esplosivo ed armi di piccolo calibro (int. 25.7.1992, f.3).
    Si ricordi, fra l’altro, che proprio con una delle mitragliette INGRAM "M10" (fabbricate negli Stati Uniti, acquistate dal Servizio Centrale della Polizia spagnola nel febbraio 1975 e da tale struttura ceduta al gruppo di Madrid) Pierluigi CONCUTELLI aveva ucciso, nel luglio 1976, il magistrato Vittorio OCCORSIO che all’epoca stava indagando sulle attività di Ordine Nuovo.
    - GUERIN SERAC e i suoi uomini avevano inoltre avuto un ruolo determinante nella costituzione dell’E.L.P. (Esercito di Liberazione Portoghese) che, a partire dal 1975, con attentati e azioni di disturbo condotte al confine fra Spagna e Portogallo, aveva tentato di rovesciare il Governo insediatosi in Portogallo dopo la Rivoluzione dei Garofani" (cfr. memoriale allegato all’interrogatorio in data 9.3.1992, f.17; int. 2.6.1993, f.1, e anche annotazione del R.O.S. in data 23.7.1993 sull’attività dell’AGINTER PRESS, vol.35, ff.103-104 e anche int. DIGILIO, 10.5.1996, ff.1-2 e 26.3.1997, f.4).
    - L’attività degli uomini di GUERIN SERAC, in ossequio alla teoria che comportava la difesa dei "valori occidentali" ovunque sembrassero minacciati dal campo avverso, si era dispiegata anche in altri Continenti.
    Nella primavera del 1974, su richiesta dell’ "uomo forte" del Guatemala, Mario SANDOVAL, un gruppo formato fra gli altri dallo stesso SERAC, da Jay Simon SALBY e da elementi italiani, tra cui l’ex-paracadutista Piero CARMASSI, si era recato in Guatemala per distruggere una base di guerriglieri di sinistra che operava partendo dal Costarica.
    Dovendo l’azione essere condotta nel territorio di un Paese sovrano e neutrale, il diretto intervento dei guatemaltechi era inopportuno e quindi l’operazione "coperta" era stata affidata ad elementi stranieri (int. 7.5.1992, ff.2-3, e 27.4.1993, f.2).
    - Sempre fra il 1975 e il 1976 stava operando nelle Azzorre un altro uomo di fiducia di GUERIN SERAC, Jean Denis RAINGEARD DE LA BLETIERE, anch’egli ex-ufficiale dell’Esercito Francese, il quale aveva costituito il FRONTE DI LIBERAZIONE DELLE AZZORRE, in realtà non un movimento di liberazione, ma un gruppo secessionista che aveva la finalità di salvare una zona di alto interesse strategico, all’epoca, per gli Stati Uniti.
    Infatti, qualora le forze comuniste e quelle ad esse alleate avessero avuto definitivamente il sopravvento in Portogallo, il Fronte costituito da Jean Denis avrebbe dovuto tentare la secessione delle Azzorre dalla madrepatria portoghese al fine di consentirvi il mantenimento delle basi americane (int. 7.5.1992, ff.3-4, e 30.5.1992, f.3).
    - La struttura di Madrid era stata in grado di inviare suoi elementi anche in Angola.
    Tra la fine del 1975 e l’inizio del 1976, Pierluigi CONCUTELLI e alcuni altri italiani di Avanguardia Nazionale inviati da Stefano DELLE CHIAIE, avevano raggiunto Luanda, capitale dell’Angola, per appoggiare il movimento filo-occidentale "UNITA" nella sua lotta contro il M.P.L.A. (Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola) e le truppe cubane che lo sostenevano (int.3.3.1993, f.1, e 27.4.1993, f.2).
    Le truppe cubane avevano tuttavia avuto il sopravvento nella battaglia per il controllo di Luanda e gli italiani avevano dovuto rientrare in Spagna abbandonando così anche un progetto commerciale che avrebbe dovuto servire a finanziare il gruppo (int.9.3.1993, f.1).
    - Infine, nel corso del 1977, essendo ormai venute meno in Spagna le più importanti protezioni a seguito della scomparsa del generale FRANCO e del lento, ma progressivo, disgregarsi delle strutture del vecchio regime, tutto il gruppo si era man mano trasferito in Cile e in Argentina, proseguendo comunque le sue attività al servizio delle strutture di sicurezza di tali Paesi, all’epoca retti da regimi dittatoriali anticomunisti (int. 27.4.1993, ff.1-2, e quanto narrato dallo stesso VINCIGUERRA nel volume "Ergastolo per la Libertà", pubblicato nel 1989, pagg.23-49; e interrogatori dinanzi al P.M. di Roma, vol.6, fasc.5, ff.162-185).

    In quegli anni, Stefano DELLE CHIAIE e le persone a lui vicine, nonostante il moltiplicarsi, sotto la guida di GUERIN SERAC, di operazioni all’estero che si erano sviluppate in almeno 3 Continenti, non avevano certo cessato di mantenere i contatti con l’Italia e gli avvenimenti che nel nostro Paese interessavano l’area di estrema destra.
    Vincenzo VINCIGUERRA ha fatto più volte cenno ad un incontro avvenuto nel 1975 a Madrid nei locali della società ENIESA, facente capo a Stefano DELLE CHIAIE, fra lo stesso DELLE CHIAIE, ROGNONI e Carlo DIGILIO che era appena arrivato dall’Italia e aveva nell’occasione portato a VINCIGUERRA, con tono ironico, i "saluti" di Delfo ZORZI sapendo che fra i due non correvano buoni rapporti (int. 20.11.1992, f.2, e 2.12.1992, f.2).
    L’incontro doveva essere particolarmente riservato, se lo stesso VINCIGUERRA era rimasto in una stanza a parte, e solo i tre esponenti ad altissimo livello dell’area di estrema destra si erano trattenuti a parlare separatamente (int. 20.11.1992, f.2).
    Carlo DIGILIO, con molta fatica e solo nell’interrogatorio in data 16.5.1997, ha ammesso di essere stato presente a tale incontro, affermando di essere stato condotto quasi casualmente da Giancarlo ROGNONI presso la società ENIESA e che il colloquio con Stefano DELLE CHIAIE era stato un semplice scambio di vedute fra camerati in merito alle ragioni della loro reciproca presenza in Spagna (f.3).
    Tale versione "minimalista" non appare certo soddisfacente e l’episodio dovrà essere ulteriormente approfondito visto il livello dei personaggi presenti e anche tenendo in considerazione che Carlo DIGILIO ha dichiarato di non aver mai visto, prima di tale occasione, Stefano DELLE CHIAIE, mentre VINCIGUERRA ha affermato che il loro comportamento al momento dell’ingresso di DIGILIO nei locali della società indicava con certezza che i due già si conoscevano (int. 20.11.1992, f.2).
    Nell’estate del 1974, infine, Stefano DELLE CHIAIE aveva organizzato il sequestro e l’interrogatorio di Gaetano ORLANDO, mente politica del M.A.R. (Movimento di Azione Rivoluzionaria) di Carlo FUMAGALLI (sulla figura di ORLANDO cfr. ampiamente il capitolo 24 della sentenza-ordinanza depositata in data 18.3.1995).
    Gaetano ORLANDO, prelevato dagli uomini di DELLE CHIAIE presso il Residence Quevedo di Madrid, era sospettato da DELLE CHIAIE di essere in qualche modo responsabile della morte di Giancarlo ESPOSTI, legato ad Avanguardia Nazionale ed infiltrato da DELLE CHIAIE nel M.A.R., gruppo con cui aveva operato nel 1974 sino alla sua morte avvenuta nel giugno dello stesso anno a Pian del Rascino.
    Durante il sequestro, Gaetano ORLANDO aveva corso seriamente il rischio di essere eliminato e si era salvato solo perchè, nel corso dell’ "interrogatorio" cui lo avevano sottoposto DELLE CHIAIE e VINCIGUERRA, era riuscito a convincere i suoi sequestratori di non avere alcuna responsabilità nella trappola in cui erano caduti Giancarlo ESPOSTI e gli altri militanti vicini ad Avanguardia Nazionale che erano con lui al campo di Pian del Rascino.
    Al prelevamento di Gaetano ORLANDO avevano partecipato anche Piero CARMASSI e un argentino e uno spagnolo sempre facenti parte del gruppo di DELLE CHIAIE, mentre nell’appartamento in cui ORLANDO era stato interrogato era presente, in funzione di guardaspalle di Stefano DELLE CHIAIE, un altro suo uomo di fiducia e cioè Mario RICCI (int. 20.11.1992, f.3).
    L’episodio è stato rievocato, in termini del tutto analoghi a quelli di VINCIGUERRA, dallo stesso Gaetano ORLANDO nel corso delle testimonianze rese a questo Ufficio e al G.I. di Bologna allorchè egli ha deciso di ricostruire alcuni aspetti della sua esperienza politica (cfr. capitolo 24 della sentenza-ordinanza depositata in data 18.3.1995).
    Gaetano ORLANDO ha in particolare confermato la presenza di Mario RICCI come guardaspalle, da lui in seguito incontrato anche in Paraguay nella zona ove si trovava Elio MASSAGRANDE, circostanza questa che indica l’importanza del ruolo operativo e di collegamento svolto da RICCI per Stefano DELLE CHIAIE (dep. ORLANDO a questo Ufficio, 19.10.1992, f.3, e 28.10.1992, ff.1-2; dep. al G.I. di Bologna, 13.11.1992, f.1).
    L’azione nei confronti di Gaetano ORLANDO conferma la determinazione del gruppo di DELLE CHIAIE e la capacità di "controllare" gli avvenimenti che si sviluppavano in Italia anche a partire dalla base madrilena.

    61
    I RISCONTRI RELATIVI AGLI ATTENTATI ANTI-ALGERINI
    E ALLE ATTIVITA’ NELLE AZZORRE
    L’UTILIZZO DELL’ESPLOSIVO MILITARE STATUNITENSE "C4"
    NELL’ATTENTATO A BONN DEL 18.8.1975
    Gli attentati contro obiettivi algerini rievocati da Vincenzo VINCIGUERRA sono stati individuati nell’attentato contro i locali dell’AMICALE DES ALGERIENS EN EUROPE di Parigi del 27.7.1975 (cfr. vol.12, fasc.2, ff.160 e ss.) e nei tre attentati contemporanei del 18.8.1975 contro le Ambasciate d’Algeria di Roma, Bonn e Londra (cfr. vol.12, fasc.2, rispettivamente ff.13 e ss., 30 e ss., 45 e ss.).
    L’attentato di Roma, commesso contro la sede dell’Ambasciata in Via Villa Ricotti con circa un chilo di esplosivo innescato a miccia, era stato rivendicato con un volantino a firma S.O.A. (Soldati dell’Opposizione Algerina) (f.15) e così pure l’attentato di Parigi, avvenuto in Rue Louis Le Grand 23, che aveva seguito altri analoghi attentati avvenuti sempre nella capitale, a Lione e a Roubaix (ff.92 e ss.).
    Di particolare interesse, a fini di riscontro, sono gli attentati contro le Ambasciate di Bonn e Londra, anch’essi rivendicati con la stessa sigla.
    Infatti l’ordigno deposto dinanzi all’Ambasciata d’Algeria a Londra (composto da gelignite, un detonatore elettrico di marca spagnola e un orologio da polso in funzione di timer), rimasto inesploso, veniva recuperato dallo Special Branch e gli accertamenti effettuati sulla borsa che aveva contenuto l’ordigno consentivano di evidenziare le impronte digitali di Jay Simon SALBY, nato nel Delaware (U.S.A.) il 28.7.1937 ed arrestato in Algeria, qualche mese dopo il fallito attentato di Londra, unitamente al cittadino francese di origine algerina Andrè Noel CHERID e a un cittadino algerino (cfr. vol.12, fasc.2, ff.49 e ss., in particolare f.66).
    L’esame dell’ordigno deposto a Bonn, rimasto anch’esso inesploso per una banale disattenzione di chi lo aveva maneggiato, evidenziava un congegno molto sofisticato, formato da un sistema di attivazione elettronico, approntato da un esperto, e da esplosivo di elevata potenzialità e cioè nove cartucce di T4 addizionato di poli-isobutile e dioctiladipato, composizione che costituisce l’esplosivo di tipo militare denominato C4, prodotto negli Stati Uniti (cfr. vol.12, fasc.2, ff.31 e ss., e accertamento della Polizia Scientifica presso il Ministero dell’Interno sulla base delle relazioni trasmesse dalla Polizia tedesca, ff.74 e ss.).

    Gli elementi acquisiti anche grazie alla collaborazione della Polizia inglese e tedesca forniscono quindi importantissimi riscontri al racconto di Vincenzo VINCIGUERRA sia in relazione alle modalità con cui sono avvenuti gli attentati sia in relazione ai loro autori.
    Jay Simon SALBY, le cui impronte sono state trovate dagli uomini dello Special Branch sulla borsa che conteneva l’ordigno deposto a Londra, altri non è che l’americano soprannominato CASTOR, indicato da VINCIGUERRA appunto come l’autore di tale attentato e uomo di fiducia di GUERIN SERAC nel piano operativo.
    Alla figura di Jay Simon SALBY è dedicato un ampio capitolo dell’annotazione del R.O.S. Carabinieri in data 23.7.1996 sulle attività di guerra psicologica e non ortodossa compiute in Italia fra il 1969 e il 1974 anche attraverso l’AGINTER PRESS (cfr. vol.35, ff.76-102).
    Rimandando per l’esame dell’intero curriculum della vita di SALBY alla lettura di tale annotazione, si può ricordare in questa sede che egli, dopo aver "lavorato" a lungo in Sud-America, in particolare al servizio di esponenti militari guatemaltechi (ff.81-82), era entrato in Portogallo con un falso documento del Guatemala intestato a tale Hugh FRANKLIN, di nascita canadese, al fine evidente di nascondere la sua nazionalità statunitense (f.79 dell’annotazione; è stato acquisita anche copia del documento di ingresso in Portogallo in data 4.10.1973, vol.12, fasc.3, ff.26-27).
    In Portogallo si era legato a GUERIN SERAC, che proprio in quei mesi stava aiutando l’algerino Mouloud KADUANE nella fondazione del S.O.A. (Soldati dell’Opposizione Algerina), gruppo terroristico formato da ex-coloni francesi, provenienti perlopiù dall’O.A.S. (di cui la sigla S.O.A. è l’anagramma), e da algerini, contrari al Governo del loro Paese, il cui obiettivo era rovesciare il Governo nato dalla rivoluzione algerina.
    Il 4.1.1976, pochi mesi dopo l’attentato di Londra, Jay Simon SALBY veniva arrestato, a bordo di un ferry, mentre tentava di riguadagnare Marsiglia dopo aver compiuto un’azione di commando direttamente in territorio algerino collocando un ordigno nel pieno centro di Algeri contro la sede del quotidiano El Moudjahid (Il Combattente) (cfr. annotazione R.O.S., f.81).
    Con Jay Simon SALBY venivano arrestati Andrè Noel CHERID (fratello di Jean Pierre CHERID, ex-militante dell’O.A.S. più volte nominato da VINCIGUERRA) e un altro cittadino algerino, Mohamed MEDJEBER.
    Anche grazie alle copie degli atti e degli interrogatori messi gentilmente a disposizione dalle Autorità algerine, pur in assenza di un trattato di assistenza giudiziaria, è stato possibile verificare l’andamento dell’istruttoria e del processo (cfr. nota del R.O.S. in data 11.2.1995 di trasmissione degli atti messi a disposizione dall’Ambasciata d’Algeria a Roma, vol.12, fasc.8, f.6, e atti allegati; e anche la raccolta del quotidiano algerino El Moudjahid dal gennaio al marzo 1976, epoca dei fatti, vol.12, fasc.9).
    Durante l’istruttoria, i tre avevano confessato di aver commesso una serie di attentati a firma S.O.A., ingaggiati da un ex-ufficiale dell’Esercito Francese di nome Jean LAURENT (in cui è facilmente identificabile uno degli uomini di fiducia di GUERIN SERAC) e SALBY, in particolare, ammetteva di essere stato anche l’autore dell’attentato all’Ambasciata d’Algeria a Londra (si vedano i verbali di interrogatorio esposti nell’annotazione del R.O.S., ff.85 e ss.) che era fallito per un banale inconveniente.
    Jay Simon SALBY e Mohamed MEDJEBER confessavano inoltre , sempre dinanzi alle Autorità algerine, di aver preso parte nel 1975, sotto la diretta guida di GUERIN SERAC, a diverse operazioni contro i militanti baschi, anche con esiti sanguinosi e anche in territorio francese, dove numerosi esponenti dell’E.T.A. o di gruppi affini si erano rifugiati (cfr. annotazione del R.O.S., ff.97-99).
    Il processo celebrato dalla Corte di Sicurezza di Algeri si concludeva con la condanna a morte dei tre imputati, ma solo l’algerino MEDJEBER veniva fucilato in quanto, probabilmente grazie a pressioni dei rispettivi Governi occidentali, la condanna a morte di SALBY e di CHERID veniva commutata in una pena detentiva e dopo alcuni anni i due venivano graziati ed espulsi dal Paese.

    Di eccezionale importanza è poi l’esito degli accertamenti svolti, inizialmente dalla Polizia tedesca e poi, su disposizione di questo Ufficio, dal Servizio di Polizia Scientifica presso il Ministero dell’Interno, sull’esplosivo utilizzato per l’attentato di Bonn del 18.8.1975, in quanto tale esplosivo è risultato essere il potentissimo "C4" di produzione militare.
    Si tratta infatti di un esplosivo prodotto negli Stati Uniti e di specifica pertinenza delle Forze Armate statunitensi e della N.A.T.O. cosicchè, appreso l’esito degli accertamenti, Vincenzo VINCIGUERRA ha esattamente rilevato che "per la prima volta si ha la prova dell’intervento, in una campagna si sabotaggio di carattere politico, delle strutture segrete dell’Alleanza Atlantica" (int. VINCIGUERRA a questo Ufficio, 19.10.1992).
    La presenza dell’esplosivo "C4" conferma certamente l’interpretazione secondo cui la struttura di GUERIN SERAC era una sorta di sub-agenzia collegata ai servizi segreti occidentali e da questi utilizzata per operazioni all’estero "coperte" in cui, per ragioni di prudenza e per non compromettere i rapporti con Stati Sovrani, non potevano agire organismi ufficiali.

    Jean Denis, indicato da VINCIGUERRA come l’organizzatore dell’operazione nelle Azzorre grazie a contatti personali che aveva nell’Arcipelago, è stato individuato, in base alla documentazione acquisita, in Jean Denis RINGEARD DE LA BLETIERE, già coinvolto nell’attività dell’O.A.S. e in azioni "coperte" in Katanga e in Nicaragua (cfr. vol.36, fasc.1, f.111, dove, fra gli atti originari provenienti da Lisbona, è riportato anche lo schema di addestramento dei militanti dell’AGINTER PRESS, ff.44-45, compresi l’uso degli esplosivi e le tecniche di infiltrazione).
    Sempre nella documentazione proveniente da Lisbona è contenuta anche una lettera indirizzata a JEAN e portante la data 15.9.1975 in cui compare lo stemma del Fronte di Liberazione delle Azzorre - Governo Provvisorio Clandestino (vol.36, fasc.1, f.109).
    La storia di tale sedicente Movimento di Liberazione, in realtà gruppo secessionista al servizio degli interessi statunitensi, è raccontata nel volume "L’ORCHESTRE NOIR" di Frederic LAURENT, edito in Francia nel 1978 sulla base di documenti di prima mano.
    Sia nel 1967 sia nel 1973, la base americana di Lages, nelle Azzorre, era servita da ponte per gli aerei americani che avevano rifornito di armi lo Stato ebraico durante i due conflitti arabo-israeliani.
    Il Portogallo, che amministrava le Azzorre, era infatti l’unico membro della N.A.T.O. che autorizzava gli Stati Uniti a utilizzare il proprio territorio per operazioni non concernenti in modo diretto la difesa dell’Alleanza Atlantica.
    Tale situazione di favore rischiava di cessare con la Rivoluzione dei Garofani della primavera del 1974, in quanto il nuovo Governo, orientato a sinistra, sembrava deciso a non rinnovare a clausola segreta di utilizzo di tale base, utile anche per interventi in territorio africano.
    Era così comparso il Fronte Nazionale di Liberazione delle Azzorre che rivendicava, facendo leva su un sentimento autonomista autentico, l’indipendenza dell’Arcipelago dal Portogallo al fine, comunque, di servire gli interessi americani e di ottenere il rinnovo del contratto di utilizzo della base.
    Uomo chiave per la costituzione del Fronte di Liberazione era stato Jean Paul BLETIERE, residente nelle Azzorre e cugino del luogotenente di GUERIN SERAC, Jean Denis RINGEARD DE LA BLETIERE.
    Grazie al suo impegno erano stati stretti rapporti fra militari di stanza nelle Azzorre e rappresentanti dell’amministrazione americana da cui erano giunte armi e anche finanziamenti.
    Erano stati quindi compiuti alcuni attentati, soprattutto contro sedi di sinistra, e inscenate manifestazioni violente e si era costituito il "Governo Provvisorio Clandestino delle Azzorre" con il compito di separare l’Arcipelago dalla Madrepatria.
    In una lettera fra i due uomini dell’AGINTER PRESS, Jean Denis spiegava al cugino Jean Paul che in caso di secessione si poteva contare sulla possibilità di un rapido riconoscimento dello Stato azzorreno da parte di molti Stati sud-americani, del Sud-Africa e della Spagna e, nel giro di qualche settimana, stante la necessaria prudenza, anche degli Stati Uniti.
    Il Fronte di Liberazione delle Azzorre aveva comunque un’esistenza effimera in quanto nel novembre 1975, con l’ascesa al potere in Portogallo di un Governo moderato e filo-atlantico, venivano meno le ragioni della sua esistenza e il Fronte si scioglieva, rimanendo in piedi solo un gruppo di contatto con affaristi americani al fine di facilitare l’insediamento nell’Arcipelago di Casinò e di banche americane.
    Il racconto di Vincenzo VINCIGUERRA in merito all’attività di Jean Denis nel gruppo di Madrid trova quindi, anche in questo caso, precisi riscontri nel contesto storico e negli avvenimenti di quegli anni, finalizzati alla difesa, ovunque possibile, degli interessi strategici dell’Alleanza Atlantica.

    Per concludere in merito ai riscontri relativi alle azioni condotte all’estero dagli uomini di GUERIN SERAC, si ricordi che Vincenzo VINCIGUERRA ha parlato di un’operazione condotta a partire dal Guatemala nella primavera del 1974 dallo stesso GUERIN SERAC, da SALBY e da alcuni cittadini italiani finalizzata a liquidare una base guerrigliera, ubicata nel territorio del vicino Costarica, per conto dell’ "uomo forte" del Guatemala, Mario SANDOVAL (int. VINCIGUERRA, 7.5.1992, ff.2-3, e, a conferma, dep. CONCUTELLI, 28.5.1993, f.2).
    Pur non essendo possibili riscontri diretti in merito a tale operazione "coperta", perdipiù avvenuta in un altro Continente, va sottolineato che il Guatemala è stato la Nazione centrale per la vita e l’attività di SALBY il quale ha "lavorato" per molti anni in tale Paese per il colonnello ARANA OSORIO, Comandante militare nella lotta contro i guerriglieri di sinistra e in seguito Presidente del Guatemala sino al 1974, attività a seguito della quale SALBY ha avuto certamente la disponibilità del falso documento del Guatemala utilizzato al momento del suo ingresso in Portogallo (cfr. annotazione del R.O.S. in data 23.7.1996, ff.81-83).

    62
    LE DICHIARAZIONI DI
    CARLO DIGILIO E MARTINO SICILIANO
    RELATIVE ALL’AGINTER PRESS E AL GRUPPO DI MADRID
    Carlo DIGILIO ha riferito due importanti episodi, avvenuti entrambi in Spagna nel periodo della sua permanenza presso l’ing. POMAR, che si ricollegano all’attività in favore dell’Esercito di Liberazione Portoghese, organizzazione che, mediante azioni terroristiche ed attività di infiltrazione e di guerra psicologica, doveva, secondo gli intendimenti di GUERIN SERAC, contribuire alla caduta del Governo di sinistra insediatosi in Portogallo dopo la Rivoluzione dei Garofani del 1974.

    Il primo episodio attiene ad un lotto di armi che doveva pervenire all’E.L.P. dopo essere stato visionato dall’ing. POMAR:
    """Fu lo stesso ingegnere POMAR a dirmi, a Madrid, che quel lotto di armi stava per essere consegnato dagli americani a lui affinchè lo visionasse e ne curasse la spedizione agli elementi dell'E.L.P.
    Io tuttavia, non essendomi recato a Madrid per tale incombente, preferii non accettare l'invito dell'ing. POMAR a trattenermi ancora alcuni giorni e a partecipare all'operazione così come egli mi aveva chiesto.
    Inventai, come scusa, una malattia improvvisa di mia madre.
    Quando tornai in Italia, SOFFIATI mi confermò che effettivamente quella fornitura di armi per i portoghesi proveniva dagli americani, ma che avevo fatto bene a non occuparmene non essendo un mio compito.
    Ritengo che POMAR a Madrid sia stato utilizzato come tramite per il grande prestigio di cui godeva anche come tecnico.
    A Madrid io illustrai all'ing. POMAR anche il disegno del prototipo di silenziatore della fabbrica cecoslovacca CZ che Marcello SOFFIATI si era procurato tramite gli ustascia e parlai con l'ingegnere anche delle modalità di tempera degli acciai, sulla base di procedure sempre della CZ, con particolare riferimento alle parti che potevano essere utili per il progetto della mitraglietta.
    Mi era stato infatti raccomandato da SOFFIATI di portare all'ing. POMAR ogni utile dato tecnico al fine di accreditarmi subito dinanzi a lui""".
    (DIGILIO, int. 26.3.1997).

    Tale episodio conferma fra l’altro che la struttura di GUERIN SERAC e l’E.L.P. erano appoggiate attivamente dagli americani che, per ragioni di decoro internazionale, non potevano apparire in prima persona in tali operazioni "coperte".

    Il secondo episodio attiene a trasmissioni clandestine a sostegno dell’E.L.P. e contro il Governo portoghese, dirette in Portogallo da piccole unità mobili operanti in prossimità del confine fra Spagna e Portogallo:
    """....ricordo che durante il mio primo viaggio in Spagna, ebbi notizie dall'ingegner POMAR che questi si occupava di un'attività di disturbo via radio dalla Spagna delle trasmissioni portoghesi e di lancio in quel Paese di comunicati degli oppositori portoghesi al governo di sinistra. Per fare ciò sfruttava le sue ottime capacità tecniche, che aveva nel campo elettronico, capacità che gli consentivano sul piano pratico anche ogni genere di lavori di riparazioni di radio e televisori.
    Per tali trasmissioni egli aveva libero accesso alle strutture della radio spagnola a Madrid e le stesse autorità spagnole avevano in qualche modo messo a disposizione dei camion, con relativo personale, che servivano in forma mobile per trasmettere queste comunicazioni e messaggi.
    Ho visto questi camion, che erano dipinti di verde e che avevano una specie di torretta circolare sul tetto del guidatore.
    Io stesso assistetti a parte di queste attività in quanto mi recai da Madrid una mattina in direzione del confine portoghese, invitato da Giancarlo ROGNONI.
    Avevamo due vetture, su una delle quali c'eravamo ROGNONI, sua moglie Anna ed io e sull'altra l'ingegner POMAR e la sua segretaria Maria.
    Arrivammo in prossimità del confine portoghese, ricordo che era una mattina fredda e nebbiosa, molto a sud, utilizzando la strada che prosegue, poi, fino a Gibilterra.
    Era quasi certamente la zona di Huelva. Raggiungemmo un punto proprio prossimo al confine portoghese, dove ci aspettava Sanchez COVISA e quel portoghese di cui ho già parlato in uno dei precedenti interrogatori e che era quello interessato a quel lotto di armi che dovevano essere visionate, per essere mandate all'Esercito di Liberazione Portoghese.
    Era questo portoghese che si occupava di scegliere e preparare i messaggi e quel giorno vennero trasmessi utilizzando come lettrice Maria, la segretaria di POMAR..
    Il camion che era lì presente era proprio guidato da un militare spagnolo.
    In serata tornammo a Madrid, scortati da una macchina di Sanchez COVISA con tre o quattro dei suoi uomini.
    Anche Leon DEGRELLE, che ho visto una volta a Madrid, appoggiava questa attività in favore degli oppositori portoghesi e seppi che alla fine egli riuscì ad ottenere che la radio spagnola dedicasse proprio un'antenna ed una frequenza ed una intera ora del pomeriggio ai portoghesi per trasmettere direttamente da Madrid.
    Ricordo che ROGNONI utilizzò queste trasmissioni, anche per fare un piccolo programma sulla situazione dei fuoriusciti italiani.
    Io stesso, con l'ingegner POMAR e Sanchez COVISA, mi recai una volta per tale attività alle sedi delle strutture tecniche della radio spagnola, mi sembra alla periferia di Madrid. C'erano tante torri di trasmissioni, sorvegliate dai militari""".
    (DIGILIO, int. 10.9.1996).

    Tali attività, formalmente clandestine ma in realtà appoggiate dalle strutture ufficiali spagnole, sono state ricordate in termini analoghi anche da Vincenzo VINCIGUERRA (int.2.6.1993, f.1), da Pierluigi CONCUTELLI (dep. 28.5.1993, f.2) e addirittura confermate dallo stesso Giancarlo ROGNONI (int.6.9.1996, f.4), il quale tuttavia ha ritenuto di attribuirne la responsabilità al solo DIGILIO nel tentativo, evidente quanto inutile, di screditare il collaboratore, la cui precisa descrizione dell’episodio non può certo essere messa in discussione anche tenendo presente che il breve periodo di permanenza in Spagna non gli avrebbe certo consentito di seguire autonomamente un’attività del genere.
    Martino SICILIANO ha ricordato un interessante episodio collegato ad un volumetto di propaganda dell’AGINTER PRESS, in favore della "presenza bianca" in Africa nel periodo della decolonizzazione, che evidenzia il tentativo anche recente dell’ambiente di Ordine Nuovo di cancellare qualsiasi traccia dei rapporti con GUERIN SERAC e l’AGINTER PRESS, ritenuti troppo compromettenti soprattutto in presenza delle attività di indagine condotte da questo e da altri Uffici sui collegamenti internazionali delle strutture di estrema destra italiane:
    """Paolo MOLIN ci fece avere alcune copie di una pubblicazione, in pratica un opuscolo, sugli avvenimenti in Congo Belga degli anni '60, di chiara propaganda colonialista in quanto incentrato sulle atrocità dei guerriglieri e sull'importanza del colonialismo bianco.
    Io avevo conservato una copia di questo opuscolo che era rimasta nella casa dei miei genitori e di mio fratello quando partii per la Francia e non avevo, ovviamente, la possibilità di traslocare la mia biblioteca.
    Come già ho accennato, con ogni probabilità questo opuscolo era stato pubblicato dall'AGINTER PRESS.
    Nel corso del 1993 avevo già informato Bobo LAGNA

    (segue)

  3. #3
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    Predefinito FINTI FASCISTI (3a Parte)

    LE DICHIARAZIONI DI
    CARLO DIGILIO E MARTINO SICILIANO
    RELATIVE ALL’AGINTER PRESS E AL GRUPPO DI MADRID)
    Come già ho accennato, con ogni probabilità questo opuscolo era stato pubblicato dall'AGINTER PRESS.
    Nel corso del 1993 avevo già informato Bobo LAGNA del fatto che sapevo di essere indiziato ed egli, su mia richiesta, mi aveva assicurato di avere fatto verificare a Milano, tramite l'avv. Pecorella, se vi fossero registrazioni a mio carico e per il momento la ricerca era stata negativa.
    Bobo Lagna mi disse che aveva informato "il giapponese", cioè Delfo ZORZI, di quanto io gli avevo riferito e Zorzi aveva già garantito che in caso di pericolo mi avrebbe pagato le spese legali.
    In seguito mio fratello CARLO mi disse che Bobo LAGNA, poche settimane prima di morire, era andato a casa sua e gli aveva specificamente chiesto in prestito proprio quell'opuscolo, che evidentemente egli o qualcun altro del gruppo ricordava che facesse ancora parte della mia biblioteca.
    Mio fratello gli diede l'opuscolo e non lo rivide più.
    Poichè tale episodio è avvenuto dopo che io avevo già informato LAGNA, e quindi ZORZI, dello sviluppo degli avvenimenti, ho la netta sensazione che fosse una richiesta "guidata", finalizzata a recuperare, e quindi a far scomparire, un piccolo elemento di riscontro.
    E' del resto assai curioso che Lagna si preoccupasse di chiedere una pubblicazione sul Congo Belga, vicenda assolutamente non di attualità e di cui non si parla più da circa 30 anni.
    Aggiungo che la richiesta di Bobo Lagna a mio fratello fu a colpo sicuro e cioè egli chiese quell'opuscolo specificamente e senza esitazioni.
    Mio fratello mi disse anche che Bobo Lagna, poco tempo prima, gli aveva confidato di essersi reso conto di essere stato strumentalizzato da Delfo ZORZI fino alla fine""".
    (SICILIANO, int. 16.3.1996, f.5).

    Si ricordi che le vicende dell’ex-Congo Belga erano state effettivamente un campo di interesse e di intervento per l’AGINTER PRESS in quanto, all’inizio degli anni ‘60, tale struttura si era impegnata nel reclutamento di mercenari, provenienti in buona parte dalle fila dell’O.A.S., che dovevano sostenere la secessione della provincia del Katanga e combattere i primi Governi non colonialisti insediatisi nel Congo Belga e nei vicini Paesi africani.
    Alcuni agenti dell’AGINTER PRESS, fra cui Jean Marie LAURENT, più volte citato nella documentazione acquisita (cfr. nota del R.O.S. in data 29.11.1994, vol.36, fasc.2, f.23), erano stati addirittura catturati e imprigionati per diverso tempo a Brazzaville dopo il fallimento di tali operazioni, condotte certamente con l’appoggio di servizi di sicurezza europei.
    Carlo SICILIANO, fratello di Martino, sentito da personale del R.O.S. in data 4.2.1997, ha confermato la richiesta del volumetto sul Congo Belga da parte di Bobo LAGNA, volumetto che non era più stato restituito, anche se ha cercato di minimizzare l’episodio affermando che Bobo LAGNA era più che altro interessato alla raccolta di materiale propagandistico e quindi la richiesta poteva essere giustificata da tale interesse (dep. citata, f.1).
    In realtà, anche tenendo presente che Carlo SICILIANO è tuttora in contatto, per ragioni di residenza, con l’ambiente mestrino e quindi le sue dichiarazioni sono sempre state piuttosto prudenti, appare difficile ipotizzare un interesse così improvviso da parte di LAGNA per vicende africane che si sono concluse ormai da moltissimi anni e quindi che è assai probabile che il ritiro e la sparizione del volumetto si ricolleghino alla volontà da parte degli altri ex-militanti vicini a Delfo ZORZI di far sparire ogni traccia di rapporti passati ma assai imbarazzanti.
    La diffusione dell’opuscolo nell’ambiente mestrino doveva essere peraltro la prosecuzione dell’attività di reclutamento di mercenari da inviare in Congo Belga operata dalla struttura di GUERIN SERAC negli anni precedenti, di cui Martino SICILIANO aveva avuto notizia pur non essendovi stato coinvolto in prima persona:
    """Nel 1963/1964 frequentavano l'ambiente di destra di Mestre due persone che gravitavano nel M.S.I. e si chiamavano GIANFALDONE e VITALI; non ne ricordo, almeno per il momento, il nome di battesimo.
    Nel periodo immediatamente precedente erano già stati mercenari in Congo nel quadro della resistenza da parte degli europei al processo di decolonizzazione.
    GIANFALDONE era alto, smilzo, con i capelli neri e affermava di essere un cronista del Secolo d'Italia e viveva in realtà solo di espedienti. Ho saputo negli anni '80 che è deceduto a Bruxelles per un attacco cardiaco.
    VITALI era alto e biondo, robusto, si era candidato per l'M.S.I. alle elezioni amministrative, ma in realtà viveva anch'egli di espedienti sia frequentando donne facoltose sia risiedendo negli alberghi di lusso senza pagare il conto.
    Frequentavano l'ambiente di Piazza Ferretto a Mestre.
    Mi dissero che erano stati ricontattati per una nuova operazione in Africa nella stessa zona e cioè per sostenere la secessione del Katanga che era una parte dell'ex Congo belga particolarmente ricca di miniere di diamanti.
    Mi dissero che sia la precedente che la nuova operazione in Africa erano coordinate da GUERIN SERAC che li aveva reclutati.
    Era la prima volta che sentivo questo nome.
    Mi dissero che era una figura quasi mitica che si spostava in vari Paesi fra l'Europa e l'Africa per difendere gli interessi dell'occidente e che in particolare aveva basi sia in Portogallo sia in Belgio.
    Infatti il centro di coordinamento cui dovevano fare riferimento per questa nuova operazione era in Belgio a Bruxelles, mentre l'imbarco per l'Africa sarebbe avvenuto a Marsiglia.
    Entrambi effettivamente partirono, ritornando a Mestre 9 o 10 mesi dopo, mostrando di essersi anche arricchiti, anche se dissero che la missione, dal punto di vista militare, era andata male""".
    (SICILIANO, int. 20.5.1996).

    E’ quindi certo che l’AGINTER PRESS di GUERIN SERAC, sin dall’inizio degli anni ‘60 ed anche in territorio mestrino, disponesse di contatti finalizzati alla propaganda e al reclutamento e quindi fosse un punto di riferimento stabile per Ordine Nuovo e le altre organizzazioni di estrema destra italiane.

    63
    LE DICHIARAZIONI DI
    PIERLUIGI CONCUTELLI, FRANCESCO ZAFFONI E ALTRI TESTIMONI
    RELATIVE AL GRUPPO DI MADRID
    Non è stato facile, per ragioni facilmente comprensibili, acquisire altre dichiarazioni di riscontro in merito al gruppo che alla metà degli anni ‘70 operava a Madrid, formato da latitanti di varie nazionalità in prevalenza difficilmente rintracciabili e comunque poco disponibili a parlare delle "operazioni" illecite e sovente sanguinarie di cui erano stati protagonisti.
    Tuttavia, Pierluigi CONCUTELLI, rifugiatosi a Madrid dal 1975 al 1977 in stretto contatto con Giancarlo ROGNONI e Stefano DELLE CHIAIE e molto probabilmente utilizzato, in ragione delle sue capacità militari, in azioni contro militanti dell’E.T.A. e contro altri militanti antifascisti, ha accettato di fornire una sua timida ricostruzione di tale ambiente e dei suoi rapporti con GUERIN SERAC.
    Le sue dichiarazioni, rese in data 28.5.1993, meritano di essere riportate nei loro passi salienti:
    """...Con SERAC c’erano portoghesi, francesi ex-O.A.S., italiani e anche persone di origine croata.
    Soprattutto, comunque, portoghesi e ricordo che SERAC aveva progettato l’infiltrazione in territorio portoghese, con provenienza dalla Spagna, di piccoli nuclei dotati di trasmittenti a corto raggio, ma in grado, nell’ambito di tale potenzialità, di sovrapporsi alle trasmissioni delle emittenti legali.
    Non so se poi il progetto ebbe buon esito.
    La netta sensazione che avevo era che SERAC, il quale assumeva ormai di essere un ex-agente dei servizi francesi diventato autonomo, fosse in realtà in servizio attivo e beneficiante di ampia copertura e libertà d’azione.
    Dava cioè l’impressione di essere un agente importante, impressione che una serie di avvenimenti successivi hanno ampiamente confermato.
    Ho conosciuto CASTOR, che a SERAC certamente faceva riferimento; era un cittadino americano che parlava talvolta come sua ex residenza dello Stato dello UTAH, ricordando in tale Stato la presenza dei mormoni.
    Penso di poter affermare che CASTOR fosse il referente della C.I.A. a Madrid.
    CASTOR fu arrestato in Algeria insieme ad un francese di questo gruppo e in seguito GUERIN SERAC e il fratello del francese catturato in Algeria mi proposero un’operazione di sequestro aereo consistente nel dirottamento di un aeromobile algerino sulla tratta Bruxelles/Nord-Africa.
    Avevo buoni motivi per rifiutare la proposta e lo feci: non volevo affrontare, per motivi che non condividevo, un rischio molto alto cui non ero obbligato in nessun modo.
    Il progetto di sequestro dell’aereo era finalizzato, ovviamente, a chiedere il rilascio di CASTOR e del francese.
    Ho conosciuto JEAN DENIS, che era un cittadino francese che ho visto sia a Madrid che in Francia.
    La prima volta lo conobbi perchè mi fu presentato da DELLE CHIAIE, poi approfondii la conoscenza per mio conto e lo incontrai in diverse occasioni...
    Il DENIS era interessato ad un progetto che riguardava la presa del potere nelle Azzorre, costituendo un movimento apparentemente anti-imperialista, ma comunque fittizio e finalizzato soprattutto agli interessi americani.
    Questo DENIS conosceva GUERIN SERAC, ma l’impressione era che avessero due gruppi autonomi e che DENIS fosse più strettamente all’interno del controllo dei servizi di sicurezza.
    A domanda dell’Ufficio, ho avuto notizia di un intervento dello stesso tipo in Costarica e in Guatemala, nel 1974, anche con la presenza di italiani.
    Doveva essere ripetuto nel 1976, ma il secondo episodio non si verificò.
    Per quanto ho potuto constatare, GUERIN SERAC e DELLE CHIAIE trattavano fra loro alla pari.
    Io, a un certo punto, al mio ritorno dall’Angola, ruppi questa situazione e tornai in Italia in quanto avvertivo netto il pericolo di compromissione con apparati dei servizi segreti.
    Sostanzialmente questo ambiente costituiva una struttura di servizio formata da individui provenienti da vari ambienti e situazioni aventi fra loro come fattore di coesione la mancanza di mezzi e la necessità di dipendere da chi volesse organizzarli e mantenerli.
    Posso aggiungere che GUERIN SERAC aveva vari soprannomi, fra cui quello di JUSTO, e che in sostanza appariva l’uomo capace di entrare e uscire dalle situazioni il che faceva supporre che fosse tutt’altro che l’avventuriero velleitario che voleva apparire, ma piuttosto un uomo legato strettamente al mondo dei Servizi.
    Era indubbiamente un influenzatore di uomini e un manipolatore di situazioni.
    Dopo venti anni, la definizione che mi sembra più attagliante al personaggio è "agente provocatore in missione"""".
    (CONCUTELLI, dep. 28.5.1993).

    Gli spunti forniti da Pierluigi CONCUTELLI, che pur ha evitato accuratamente di far riferimento ad episodi concreti che lo avevano certamente visto come protagonista, sono in piena corrispondenza con quanto delineato da Vincenzo VINCIGUERRA in merito al ruolo di GUERIN SERAC e Jay Simon SALBY, uomini di fiducia per operazioni "sporche" dei servizi di sicurezza americani e in talune occasioni, probabilmente, anche dei servizi di sicurezza francesi.
    Anche Francesco ZAFFONI, un militante minore del gruppo "La Fenice" di cui si è ampiamente parlato nel capitolo 10, a lungo latitante in Spagna per sfuggire ad una condanna inflittagli dall’A.G. di Milano, seppur non inserito come Pierluigi CONCUTELLI in ambiti operativi, era entrato in contatto con l’ "americano" e cioè con Jay Simon SALBY, detto CASTOR.
    Egli ha infatti dichiarato che l’americano soprannominato CASTOR, prima di essere arrestato in Algeria insieme a Noel CHERID, era utilizzato in operazioni contro i militanti dell’E.T.A. insieme ad un italiano soprannominato CARLO, all’epoca nome di battaglia di Mario RICCI (dep. a personale del R.O.S., 14.3.1996, f.3).
    CASTOR, prima di entrare a far parte, a Madrid, del gruppo dell’AGINTER PRESS, aveva partecipato al tentativo di sbarco a Cuba finalizzato al rovesciamento del Governo di FIDEL CASTRO e cioè l’operazione della Baia dei Porci, fallita senza raggiungere il suo obiettivo (dep. citata, f.3).
    Anche tale circostanza, già ricordata da Vincenzo VINCIGUERRA, è sintomatica di come fossero stretti, seppur non ufficiali, i rapporti fra la struttura di GUERIN SERAC e gli ambienti americani interessati ad operazioni "coperte".

    Infine, anche Salvatore FRANCIA, altro ordinovista rifugiatosi per molti anni a Madrid, pur nel contesto di una deposizione assai cauta, ha ricordato che l’americano soprannominato CASTOR era molto legato a Stefano DELLE CHIAIE e che quest’ultimo si era molto attivato quando, nel 1976, l’americano era stato arrestato in Algeria dopo una fallita operazione di "commando" che doveva concludersi con un attentato nella capitale di quel Paese (dep. FRANCIA, 26.11.1993, f.3).
    CASTOR disponeva a Madrid anche di un ufficio, collegato alla società ENIESA facente capo a Stefano DELLE CHIAIE, ufficio che apparentemente commercializzava attrezzi per macchine da lavoro, ma che, secondo Salvatore FRANCIA, dava la "sensazione" che si trattasse di un ufficio di copertura (dep. citata, f.2).

    In tema di contatti all’estero fra elementi dell’AGINTER PRESS ed elementi italiani in un contesto golpista, va infine ricordato quanto dichiarato da Roberto CAVALLARO.
    Questi, nell’ambito dell’istruttoria c.d. Rosa dei Venti, aveva raccontato al G.I. di Padova di essere stato contattato, nel 1972, proprio all’inizio della sua attività, da un ufficiale italiano con il nome in codice "GIORGIO" appartenente all’ambiente del colonnello SPIAZZI, il quale gli aveva spiegato il programma del gruppo e aveva cercato di saggiare la sua disponibilità a impegnarsi nel progetto golpista con un ruolo specifico.
    A tal fine, GIORGIO aveva invitato Roberto CAVALLARO a partecipare ad un campo di addestramento e di studio delle tecniche della guerra non ortodossa che si era tenuto in Francia, in una zona isolata dei Monti Vosgi, con la presenza di francesi, tedeschi e portoghesi (dep. a personale del R.O.S., 28.6.1995, f.4, e al G.I. dr. Lombardi, 14.7.1992, f.1).
    Roberto CAVALLARO ha precisato che i portoghesi presenti al campo facevano parte dell’AGINTER PRESS, confermandosi così il ruolo di addestramento e di ispirazione di quanto doveva avvenire nei singoli Paesi ricoperto da tale struttura (cfr. annotazione del R.O.S. in data 11.7.1995, f.2, contenuta nel vol.2).

    64
    I FATTI DI MONTEJURRA, IN NAVARRA, DEL 9 MAGGIO 1976
    LA PRESENZA ARMATA
    DI STEFANO DELLE CHIAIE E DEI SUOI UOMINI
    ALLA SPARATORIA CONTRO I MILITANTI DEMOCRATICI
    LA CATTURA DI AUGUSTO CAUCHI
    IN ARGENTINA

    Una delle azioni più tragiche cui hanno partecipato, in Spagna, Stefano DELLE CHIAIE ed i suoi uomini è stata, infine, la presenza dell'intero gruppo degli italiani, armati ed inquadrati militarmente, alla manifestazione carlista del 9.5.1976 a Montejurra.
    Tale presenza è documentata in modo inequivocabile dalle fotografie scattate nell'occasione anche da fotografi dilettanti e pubblicate da molti giornali spagnoli ed è confermata dall'ampia testimonianza in merito a tale giornata resa da Gaetano ORLANDO.
    Montejurra, in Navarra, è il colle sacro per il movimento carlista e cioè i sostenitori degli eredi di Don Carlos, antico pretendente al trono di Spagna escluso dal regno, dopo le guerre napoleoniche, in favore dell'altro ramo della famiglia dei Borbone.
    I seguaci del movimento carlista, presente soprattutto in Navarra ed attestato originariamente su posizioni retrive e conservatrici, avevano combattuto, durante la guerra civile spagnola del 1936/1939, a fianco del generale Francisco FRANCO e della sua sollevazione contro la Repubblica democratica.
    In seguito, a partire dalla fine degli anni '60, sotto la guida di Carlos HUGO, erede al trono carlista, il movimento si era progressivamente spostato su posizioni democratiche socialiste, alleandosi con le altre forze di opposizione al regime e diventando in Navarra un punto di riferimento nella lotta contro il franchismo.
    Per tale ragione Carlos HUGO e la sua famiglia erano stati esiliati dalla Spagna.
    Il fratello minore di Carlos HUGO, l'ex legionario don SIXTO, aveva però coagulato intorno a sè un'ala minoritaria di carlisti, cercando di opporsi a tale evoluzione in senso democratico, alleandosi con l'estrema destra e tacciando i seguaci del fratello di tradimento della causa carlista.
    Gli avvenimenti del 9.5.1976, pochi mesi dopo la morte di FRANCO e quando era perciò iniziato il ritorno della Spagna alla democrazia, erano stati una sorta di colpo di coda dell'estrema destra radunata per l'occasione intorno a don SIXTO, buon amico di GUERIN SERAC, di Stefano Delle Chiaie e degli altri latitanti italiani.
    Come ogni anno, quella mattina migliaia di militanti del Partito Carlista e di altre forze democratiche, presente anche Carlos HUGO rientrato clandestinamente in Spagna, si erano radunati ai piedi del colle ed avevano iniziato l'ascesa verso la vetta, coperta quel giorno da una fitta nebbia, ove si trova una cappella sacra per il movimento carlista.
    Sulla cima del colle si erano tuttavia attestati don SIXTO ed un centinaio di seguaci non solo spagnoli (fra cui molti cattolici tradizionalisti del gruppo Guerriglieri di Cristo Re), ma anche argentini, portoghesi, francesi e soprattutto italiani, inquadrati militarmente ed armati di bastoni e pistole.
    Il gruppo aveva improvvisamente sbarrato la strada ai manifestanti che stavano salendo e, dopo un breve scambio di invettive, i seguaci di don SIXTO avevano aperto il fuoco uccidendo due giovani democratici e ferendone numerosi altri.
    L'episodio, che si collocava nel delicato momento della transizione della Spagna dalla dittatura alla democrazia, aveva suscitato grande clamore nel Paese anche perchè la GUARDIA CIVIL, presente in forze, non era minimamente intervenuta per difendere gli aggrediti ed anche in seguito le indagini erano state condotte con poca convinzione e si erano concluse con lievi condanne nei confronti di pochissime persone, nonostante l'ampiezza della documentazione fotografica che avrebbe potuto consentire di individuare e perseguire un numero elevato di aggressori.
    Centrale, sin dai primi giorni, era apparso comunque il ruolo degli italiani giunti in forze da Madrid ed infatti in alcune fotografie scattate al momento dell'aggressione e pubblicate in parte anche da settimanali italiani, erano ben visibili, inquadrati nel gruppo paramilitare, Stefano DELLE CHIAIE e Augusto CAUCHI, quest'ultimo con occhiali neri ed il volto semicoperto da un fazzoletto.
    Nè Stefano DELLE CHIAIE nè alcun altro italiano erano stati tuttavia mai perseguiti in Spagna per tale episodio e qualche mese dopo tutto il gruppo aveva iniziato a trasferirsi in Cile per mettersi al servizio del regime del generale Pinochet e della sua Polizia speciale, la DINA, con la quale Stefano DELLE CHIAIE aveva già collaborato fornendo a Roma, nell'ottobre 1975, l'appoggio logistico per il tentativo di omicidio del senatore democristiano cileno Bernardo LEIGHTON e di sua moglie (int. VINCIGUERRA al P.M. di Roma, 9.9.1992).
    A distanza di molti anni è stato possibile ricostruire il ruolo ricoperto quel giorno dagli italiani che provenivano da Madrid grazie non solo alle fotografie, ma anche alla testimonianza di Gaetano ORLANDO il quale, pur rimanendo nei pressi dell'albergo situato ai piedi del colle, aveva potuto osservare le fasi preparatorie dell'azione e aveva raccolto numerose notizie sulla dinamica degli avvenimenti, nell’immediatezza dei fatti, dagli stessi italiani che, dopo l'interrogatorio cui lo aveva sottoposto Stefano DELLE CHIAIE, lo avevano parzialmente accettato nel loro ambiente.
    Dal racconto di Gaetano ORLANDO emerge in modo grave, ma nello stesso tempo prevedibile, la collusione fra gli uomini di Stefano DELLE CHIAIE e la Polizia spagnola che in tale occasione aveva direttamente fornito le armi agli italiani e poi protetto gli aggressori.

    Sui fatti di Montejurra, i passi salienti della deposizione di Gaetano ORLANDO - il quale era giunto da Madrid con la sua autovettura e accompagnato dal maggiore DE ROSA - meritano di essere riportati integralmente:
    """Per quanto concerne il mio periodo in Spagna, ribadisco che l'unica vicenda cui in parte assistetti di persona fu quella di Montejurra, come ho già accennato al G.I. di Bologna.
    La località è a circa 100 chilometri da Madrid, ma io, mentre i fatti accadevano sulla montagna, rimasi all'Hotel Montejurra insieme al maggiore De Rosa, che era latitante per i fatti del golpe Borghese.
    Lui voleva andare a vedere, ma io riuscii a trattenerlo.
    Comunque vidi partire le jeep con le armi e il gruppo degli italiani.
    Le jeep e le armi erano state consegnate direttamente dalla Guardia Civil.
    C'erano almeno dieci o quindici italiani e fra essi, come è noto, Cauchi, Cicuttini e alcuni calabresi, veneti e toscani.
    Come è noto, c'era anche Stefano Delle Chiaie che fu battezzato generale sul campo da Sixto V di Borbone con la consegna del "bastone" da generale""".
    (ORLANDO, dep. a questo Ufficio, 17.1.1992, f. 3).
    """Posso aggiungere che quel giorno, fra gli italiani, era presente un Mario, calabrese, di cui non conosco il cognome ma comunque ricordo che era sposato ad una certa Rosa, italiana, e si diceva che facesse parte del gruppo di fuoco; questo mi consta personalmente anche se non l'ho visto sparare personalmente; fu uno di quelli a cui vidi personalmente consegnare le armi dalla Guardia Civil.
    C'era poi Mario RICCI il quale in Spagna era chiamato Carlo e posso aggiungere che questo Mario Ricci, alias Carlo, lo incontrai per caso, in seguito, ad Assuncion in Paraguay.
    C'era un ufficiale delle forze speciali italiane, cioè un militare, che aveva coordinato l'intera operazione di Montejurra con tanto di cartine e di indicazioni in quanto quel giorno dovevano essere operativi proprio gli italiani, mentre per gli spagnoli era semplicemente una sfilata.
    Questo Ufficiale è tuttora vivente, per quanto mi consta.
    All'epoca era un Ufficiale della Folgore e coordinò, lo ribadisco, l'intera operazione sotto il profilo militare; non so dire se si tratti di persona implicata in processi qui in Italia.
    Non mi sento di rivelare l'identità di questo Ufficiale""".
    (ORLANDO, dep. a questo Ufficio e al G.I. di Brescia, 5.6.1992, f.3 e retro).
    In data 19.10.1992 Gaetano ORLANDO ha aggiunto altri particolari:
    """Posso precisare meglio quanto sulla vicenda ebbi già a dichiarare.
    La consegna delle armi e delle jeep - che erano due - da parte della Guardia Civil al gruppo operativo, formato soprattutto da italiani, avvenne dinanzi all'albergo in cui io e il maggiore De Rosa alloggiavamo ed io, dal mio punto di osservazione nella zona dell'albergo, vidi questo passaggio delle consegne direttamente.
    Preciso che l'albergo si trova a circa sei o sette chilometri dalla cima della collina.
    Una serie di fotografie assai più indicative anche di quelle che l'Ufficio mi mostra furono scattate da un reporter della rivista spagnola DIARIO 16 e subito dopo pubblicate.
    Io ebbi modo di vedere, e si vede in queste fotografie, la scena della consegna degli automezzi dalla Guardia Civil agli italiani.
    In una delle fotografie si vede parcheggiata davanti all'albergo la mia macchina targata SO 20740 di marca Citroen.
    Da queste fotografie è possibile riconoscere molti italiani, essendo assai più chiare di quelle che l'Ufficio mi ha mostrato.
    Posso sin d'ora dire che vi è, o potrebbe esserci, l'ufficiale della Folgore di cui ho parlato.
    Un altro italiano che c'era a Montejurra e di cui non avevo mai parlato sin ora è Piero Carmassi.
    Nelle fotografie che l'Ufficio mi ha mostrato di italiani riconosco bene solo Augusto Cauchi che in una fotografia, ad esempio, si vede con gli occhiali scuri a sinistra di una persona non molto giovane con un impermeabile chiaro""".

    Infine, in data 13.11.1992 dinanzi ai G.I. di Milano e Bologna, Gaetano ORLANDO ha riconosciuto, in una fotografia pubblicata dalla rivista Panorama in data 2.11.1976, a fianco di Stefano DELLE CHIAIE ed Augusto CAUCHI, l'altro elemento operativo del gruppo: Mario il calabrese e cioè Giuseppe CALZONA.

    La diretta testimonianza di Gaetano ORLANDO, è stata confermata nelle sue linee essenziali da Vincenzo VINCIGUERRA il quale non era presente a Montejurra essendo rientrato in quel periodo in Italia, ma aveva appreso alcuni particolari dell'operazione da Stefano DELLE CHIAIE e dagli altri, sia in un momento precedente sia in un momento successivo alla stessa:
    """Mi ero recato in Spagna nuovamente solo per un paio di giorni verso fine aprile/maggio 1976 e solo per partecipare ad una riunione a Madrid riguardante fatti interni di A.N. e a cui c'erano altri italiani.
    Dopo la riunione Stefano Delle Chiaie mi accennò alla imminente manifestazione di Montejurra, ma io decisi di non trattenermi in Spagna e rientrai a Roma.
    Di conseguenza ho notizie solo indirette e posso dire che c'era Mario Ricci, come dice Orlando, e che Mario il calabrese non è altri che Giuseppe Calzona di cui ho parlato e che appunto aveva Mario come nome di copertura.
    Dell'episodio posso dire che si svolse con una presenza massiccia di italiani sia di A.N. che di O.N. e che erano state prese delle misure di carattere militare che comprendevano, fra l'altro, anche l'eventuale utilizzazione di una mitragliatrice, ma gli incidenti furono tutto sommato ridotti rispetto a quelli che erano stati paventati.
    Prendo visione della fotografia relativa ai fatti di Montejurra pubblicata da Panorama del 2.11.1976 a pag. 86 e posso dire che la persona a destra di Cauchi, in prima fila con il basco, è proprio Calzona""".
    (VINCIGUERRA, int. 16.6.1992 f.1)

    In data 12.5.1992, dinanzi al G. I. di Bologna, Vincenzo VINCIGUERRA ha aggiunto che a Montejurra, oltre alle persone già indicate, era presente anche Carlo CICUTTINI, responsabile insieme allo stesso VINCIGUERRA dell'attentato di Peteano e sin dal 1972 latitante in Spagna ed aggregato al gruppo di DELLE CHIAIE (f.2).
    Secondo Vincenzo VINCIGUERRA era stata progettata quindi un'azione anche più grave, addirittura con l'uso di una mitragliatrice contro i manifestanti che stavano raggiungendo la vetta del colle.
    Anche Salvatore FRANCIA, pur non presente a Montejurra, ha confermato di aver appreso che avevano partecipato all'azione DELLE CHIAIE, CAUCHI e Mario il calabrese e che il gruppo di DELLE CHIAIE si era recato tranquillamente da Madrid a Montejurra con tanto di macchine con targhe italiane, sicuri certamente di non aver alcun fastidio da parte della Polizia spagnola (dep. FRANCIA, 26.11.1993, f.3).
    Infine anche Angelo FACCIA, un ex repubblichino residente sin dagli anni '60 a Barcellona, che era stato convinto, se non costretto, da Stefano DELLE CHIAIE ad offrire ospitalità e lavoro presso la sua azienda metalmeccanica a molti fuoriusciti italiani, ha riconosciuto Giuseppe CALZONA e Carlo CICUTTINI in una fotografia che li ritrae a Montejurra inquadrati a fianco di Stefano DELLE CHIAIE (cfr. dep. 19.08.1994, f. 2).
    Decisiva, in quella giornata, era stata quindi la presenza degli italiani inquadrati da Stefano DELLE CHIAIE, appoggiati dalla Guardia Civil e fra i quali vi era l'immancabile presenza di un militare e cioè un Ufficiale della Folgore.
    Del resto nelle fotografie acquisite in Spagna tramite la Digos di Milano, sinora mai apparse in Italia, si nota distintamente, nella fase cruciale dell'aggressione, Augusto CAUCHI con un fazzoletto sul volto, coprire le spalle ad uno spagnolo, seguace di don Sixto, vestito con impermeabile chiaro e con il basco.
    In tale sequenza di fotografie è ritratto uno dei momenti più drammatici in quanto lo spagnolo avanza, estrae la pistola e fredda con alcuni colpi un giovane seguace di Carlos HUGO che si trova pochi passi dinanzi a lui (cfr. vol. 13, fasc. 5, fotografie allegate alla nota della Digos di Milano in data 7.9.1993, ff. 119 e seguenti, in particolare fotografie nr. 9 - 10).
    L'azione del 9.5.1976 a Montejurra è quindi assai indicativa del carattere operativo della struttura armata costituita a Madrid da Stefano DELLE CHIAIE con gli altri fuoriusciti, struttura di servizio pronta a mettersi a disposizione delle forze di sicurezza spagnole ancora legate, per molto tempo anche dopo la morte del generale FRANCO, alle ideologie ed ai metodi del vecchio regime che faticava a scomparire.
    Del resto quella di Montejurra certamente non è l'unica azione in cui gli uomini di Stefano DELLE CHIAIE e GUERIN SERAC si sono posti al servizio degli apparati istituzionali spagnoli.
    Numerosi testimoni infatti, in questa e nelle precedenti istruttorie, hanno fatto riferimento ad operazioni "sporche", affidate al gruppo di DELLE CHIAIE ed anche a Pierluigi CONCUTELLI, consistenti nell'eliminazione di esponenti dell'E.T.A. basca o in operazioni più sofisticate e "mimetizzate" per le quali era stata messa a frutto l'esperienza italiana.
    Talvolta, ad esempio, veniva eseguito il rapimento e l'uccisione di un ostaggio, spesso un imprenditore, con modalità tali da far ricadere sull'E.T.A. o altri gruppi di opposizione l'apparente responsabilità dell'operazione (dep. ORLANDO, 13.11.1992, f.1 al G.I. di Bologna; int. IZZO, 26.5.1992, f.2; int. CALORE al P.M. di Firenze, 12.1.1984, f.3, e int. 2.1.1985, f.5, vol.10, fasc.1; int. VINCIGUERRA, 30.5.1992, f.2).
    In particolare Augusto CAUCHI aveva confidato a Gaetano ORLANDO di aver preso parte, nel 1975, ad una "vigliaccheria" effettuando con altri, nei Paesi Baschi, il rapimento di un industriale che era stato poi ucciso e gettato in una scarpata.
    Il rapimento era stato eseguito prelevando la vittima con la stessa FIAT blu con la quale era stato operato il sequestro di Gaetano ORLANDO a Madrid e si trattava di un'azione appunto "mimetizzata" in quanto, essendo la vittima un imprenditore che non aveva voluto pagare il "contributo volontario" in favore dei nazionalisti baschi, il sequestro e l'uccisione dell'ostaggio erano stati attribuiti ad un commando dell'E.T.A. (dep. ORLANDO, 19.10.1992, f.3).
    Purtroppo l'incompletezza dei dati, pur convergenti negli elementi essenziali, forniti dai testimoni su tali operazioni "coperte" e la scarsa collaborazione prestata dalle Autorità spagnole nonostante varie richieste di rogatoria avanzate dall'Autorità Giudiziaria italiana, non hanno mai reso possibile individuare con sicurezza gli episodi cui hanno partecipato gli italiani fra i molti episodi, simili fra loro, avvenuti in Spagna nella prima metà degli anni '70.
    La posizione di Augusto CAUCHI merita ancora qualche osservazione.
    Augusto CAUCHI è una figura chiave della strategia della tensione che sintetizza e testimonia tutte le complicità e le collusioni di cui gruppi eversivi dell'estrema destra hanno goduto da parte dei servizi segreti e di un settore della massoneria.
    Augusto CAUCHI, aderente alla cellula toscana di Ordine Nuovo, è stato condannato ad una lunga pena detentiva, con sentenza definitiva, per numerosi attentati commessi in Toscana negli anni '70 ed è raggiunto, anche sulla base di dichiarazioni pur volutamente criptiche di Vincenzo VINCIGUERRA, da gravi elementi indiziari in relazione alla sua partecipazione alla strage sul treno Italicus, elementi tuttavia ancora non sufficienti per sostenere validamente un'accusa in giudizio (cfr. requisitoria del P.M. di Bologna nell'istruttoria Italicus-bis depositata in data 5.5.1994, ff.6 e ss.).
    Augusto CAUCHI, all'inizio degli anni ‘70, riceveva finanziamenti per il suo gruppo direttamente da Licio GELLI e quest'ultimo non è stato condannato per il reato di sovvenzione di banda armata solo perchè, in modo certamente improprio, la Corte di Cassazione ha degradato il gruppo di cui faceva parte CAUCHI da banda armata ad associazione sovversiva, reato per cui non è prevista l'autonoma figura criminosa del "sovvenzionatore" (cfr., requisitoria cit. pagg. 6 - 7).
    Nel 1975 Augusto CAUCHI, inseguito da numerosi mandati di cattura emessi dall'A.G. di Firenze, è riuscito a fuggire all'estero, in un primo momento grazie alla complicità di un sottufficiale dei Carabinieri di Arezzo e poi, nella seconda fase della fuga, grazie alle omissioni del Capo del Centro C.S. di Firenze, colonnello Federigo MANNUCCI BENINCASA, il quale, benchè a conoscenza del luogo ove CAUCHI poteva essere tratto in arresto a Milano, non si era curato di avvertire la polizia giudiziaria.
    Augusto CAUCHI, giunto a Madrid, nonostante il suo passato ordinovista così come Vincenzo VINCIGUERRA, si era aggregato al gruppo di Stefano DELLE CHIAIE partecipando probabilmente a numerose azioni contro militanti dell'E.T.A.
    Secondo Gaetano ORLANDO anche dalla Spagna Augusto CAUCHI aveva mantenuto i suoi rapporti con GELLI ed infatti durante la sua permanenza in Spagna si era allontanato per alcuni giorni ritornando con una somma di denaro che gli era stata consegnata da Licio GELLI.
    Secondo i fuoriusciti italiani non era questa la prima volta in cui anche dalla Spagna erano avvenuti simili rifornimenti di denaro per i latitanti (dep. ORLANDO al G.I. di Bologna, 2.8.1993, f.2, vol.20, fasc.1).
    Nel 1977 Augusto CAUCHI, essendo ormai venute meno le protezioni offerte dal regime franchista e durate ancora qualche tempo dopo la morte di FRANCO, aveva raggiunto il Cile, così come altri italiani, e si era messo al servizio della DINA, la polizia speciale del generale PINOCHET (int. VINCIGUERRA, 27.4.1993, f.1).
    La latitanza di Augusto CAUCHI è durata ben diciassette anni.
    Nella primavera del 1993, grazie ad un colloquio investigativo, effettuato su delega di quest'Ufficio e del G.I. di Bologna da personale del R.O.S. Carabinieri di Roma, con un detenuto dell'area di destra, Augusto CAUCHI è stato localizzato ed arrestato in Argentina (cfr. vol. 13, fasc. 6).
    Tuttavia, nonostante l'impegno dispiegato dai funzionari del Ministero di Grazia e Giustizia che hanno sollecitamente inviato in Argentina tutta la documentazione necessaria, la procedura di estradizione non ha avuto alcun esito e Augusto CAUCHI, forse grazie a protezioni di cui ancora gode, non è stato consegnato
    67
    OSSERVAZIONI CONCLUSIVE:
    L’AGINTER PRESS NELLA STRATEGIA DELLA TENSIONE
    E NELL’ "OPERAZIONE" DEL 12 DICEMBRE 1969
    E I DIVERSI SEGMENTI DI INTERVENTO PRESENTI IN TALI AVVENIMENTI
    Alla luce di quanto esposto nei capitoli precedenti, appare assai probabile che l’AGINTER PRESS sia intervenuta in Italia, sul piano dell’ispirazione e in parte sul piano operativo, nella strategia delle stragi e dei più gravi attentati e che la pista indicata nell’appunto del S.I.D. del 16.12.1969 (cfr. capitolo 58: si veda in particolare il testo originale nel fascicolo del S.I.D. intestato a GUERIN SERAC, vol.40, fasc.5, ff.18 e ss.) fosse tutt’altro che azzardata salvo, da parte degli estensori, abbandonare poi la stessa a dipingere GUERIN SERAC e Mario MERLINO come anarchici e filo-cinesi, forse in ossequio ad un accordo ad alto livello (cfr. capitolo 40) che prevedeva il mantenimento della "pista VALPREDA" pur senza giungere alla decretazione dello stato di emergenza e allo scioglimento delle Camere.
    Si ricordi, oltre agli elementi sinora illustrati, che un testimone certo non in vena di collaborazione come Guido GIANNETTINI ha riferito di aver appreso in carcere, a Catanzaro, da Marco POZZAN che in Spagna, probabilmente intorno al 1974, lo stesso POZZAN (uomo di fiducia, si badi bene, di Franco FREDA) e Stefano DELLE CHIAIE avevano fissato un appuntamento con GUERIN SERAC e questi, a causa di un ritardo dei due italiani, aveva fatto una "lavata di capo" addirittura a Stefano DELLE CHIAIE, segno chiaro della subalternità a GUERIN SERAC di un personaggio pur così importante e carismatico come appunto DELLE CHIAIE (dep. GIANNETTINI, 16.7.1983, f.3).
    Un indizio anche questo dell’esistenza di quella "linea di comando" GUERIN SERAC - DELLE CHIAIE - MERLINO (con la presenza quali elementi operativi , in Veneto e nel Nord-Italia in genere, degli ordinovisti invece che degli avanguardisti) indicata con decisione nell’appunto del 16.12.1969.
    Nello stesso appunto, scritto in un’ottica "romana" (con attenzione, quindi, soprattutto a quanto avvenuto il 12.12.1969 a Roma più che a Milano), Mario MERLINO viene indicato quale autore materiale degli attentati di Roma, in particolare dei due attentati "minori" all’Altare della Patria, che sarebbero stati di "ripiego" in quanto in quel momento gli obiettivi originari, altre due banche della zona, erano già chiuse e gli attentatori si sarebbero liberati degli ordigni già attivati deponendoli contro un unico obiettivo, appunto l’Altare della Patria.
    Si ricordi che se elementi di prova dettagliati e determinanti sono stati acquisiti in relazione alla responsabilità di Ordine Nuovo per gli attentati di Milano e gli altri attentati avvenuti soprattutto nel Nord-Italia prima del 12.12.1969, elementi non così diretti, ma comunque significativi e concordanti, sono stati acquisiti nei confronti di Avanguardia Nazionale in relazione quantomeno a due aspetti: la presenza a Roma di istruttori stranieri nel campo dell’uso di esplosivi (specialità, questa, dell’AGINTER PRESS che disponeva degli elementi dell’O.A.S.) e la materiale responsabilità per i due attentati all’Altare della Patria, cioè proprio quelli attribuiti a MERLINO, e quindi ad Avanguardia Nazionale, nell’appunto del S.I.D. concernente GUERIN SERAC.
    Infatti:
    - Carmine DOMINICI, esponente di rilievo di Avanguardia Nazionale a Reggio Calabria sino alla metà degli anni ‘70 (la cui collaborazione è stata prematuramente interrotta dalla diffusione del suo nome quale "pentito" ad opera di un giornalista del TG3), ha parlato diffusamente di tale JEAN, di origine francese e certamente proveniente dall’AGINTER PRESS, quale istruttore degli avanguardisti calabresi in materia di uso degli esplosivi e di confezionamento di ordigni (dep. a personale del R.O.S., 29.9.1994, f.2).
    JEAN frequentava anche l’ambiente romano ed era tenuto in grande considerazione da Stefano DELLE CHIAIE (dep. citata, f.2).
    Carmine DOMINICI ha anche parlato di alcuni timers, detenuti da Bruno GALATI di Reggio Calabria, tra il 1969 e il 1970, per conto della struttura di Avanguardia Nazionale di Roma, che questi non aveva voluto restituire costringendo gli avanguardisti romani, Carmine PALLADINO e Tonino FIORE, a scendere a Reggio Calabria per tentare, senza successo, di recuperarli con la forza (dep. citata, f.3).
    Tale vicenda non è stata ulteriormente approfondita in quanto Carmine DOMINICI ha interrotto qualsiasi forma di collaborazione, ma potrebbe essere di notevole rilievo.
    E’ certo, infatti, che i timers gelosamente tenuti dal GALATI (da tempo deceduto) non siano i più sofisticati timers elettronici detenuti da Carmine DOMINICI qualche anno dopo (int. DOMINICI, 30.11.1993, f.6) e si può quindi supporre che i timers finiti a Reggio Calabria siano parte di quelli acquistati da Franco FREDA, ceduti dopo gli attentati del 12.12.1969 a Cristano DE ECCHER e, come già ricordato nella sentenza-ordinanza del 18.3.1995 (cfr. capitolo 11), da questi ceduti, nel giro di breve tempo e con grande disappunto di FREDA, ad Avanguardia Nazionale e mai più recuperati.
    - Carlo DIGILIO ha affermato di aver appreso, in tempi e circostanze diverse, da Marcello SOFFIATI subito dopo i fatti e, in seguito, da Giancarlo ROGNONI in Spagna, che principale responsabile dei tre attentati che erano stati commessi a Roma il 12.12.1969, contemporaneamente alla strage di Milano, era il gruppo di Avanguardia Nazionale (int. 7.8.1996, f.4, e 10.9.1996, f.4).
    - Prima ancora di Carlo DIGILIO, già Vincenzo VINCIGUERRA aveva affermato "di avere avuto, a più riprese e in epoche diverse, notizie sulla partecipazione di elementi di Avanguardia Nazionale agli attentati del 12.12.1969 con riferimento specifico agli attentati di Roma" (int. 29.6.1992, f.1), pur rifiutando di soffermarsi, in sede di interrogatorio, sui particolari.
    - Con riferimento a notizie apprese in carcere, Edgardo BONAZZI ha ricordato di aver avuto notizie da Nico AZZI che "i tre attentati romani erano stati commessi da uomini di Stefano DELLE CHIAIE" (dep. a personale del R.O.S., 22.2.1996, f.2).
    - Anche Graziano GUBBINI, ordinovista di Perugia inserito a livello piuttosto alto nell’organizzazione e a lungo detenuto negli anni ‘70, ha affermato di aver appreso in carcere, durante i dibattiti interni fra i camerati detenuti in merito ai fatti di strage, che la cellula padovana era responsabile della strage di Piazza Fontana, ma che gli attentati "minori" di Roma all’Altare della Patria era stati invece commessi da Avanguardia Nazionale (dep. dinanzi ai G.I. di Bologna e di Milano, 24.1.1994, f.7).
    Da queste notizie erano originate le "lezioni", in termini di pestaggio e accoltellamento, inflitte a FREDA, a FACHINI e a Giulio CRESCENZI (quest’ultimo appartenente alla struttura occulta di Avanguardia Nazionale) ad opera di altri camerati che erano contrari alla linea stragista (dep. citata, f.7).
    - Infine, anche Giuseppe ALBANESE, esponente dell’ambiente di destra calabrese in seguito passato alle fila della malavita comune, ha affermato di aver appreso in carcere, nel 1971 dall’avanguardista Antonino TRIPODI, che gli attentati all’Altare della Patria erano stati commessi da elementi calabresi di Avanguardia Nazionale (dep. al G.I. di Bologna, 3.9.1992, f.3; vol.11, fasc.5).
    I rapporti dell’AGINTER PRESS con Pino RAUTI e l’altra organizzazione di estrema destra, Ordine Nuovo, sono stati sottoposti ad ampia disamina, anche sulla base di documenti inediti esaminati presso l’Archivio del Ministero dell’Interno dal perito dr. Aldo Giannuli (pagg.149 e ss. dell’elaborato peritale).
    Estremamente importante e indicativa della circolarità dei rapporti fra strutture eversive straniere, strutture eversive nazionali e apparati dello Stato dell’epoca è l’individuazione, grazie alla perizia, di colui che aveva promosso e favorito tali rapporti.
    Si tratta del giornalista romano Armando MORTILLA, fondatore dell’AGENZIA NOTIZIE LATINE, militante del M.S.I. nel primo dopoguerra, trasferitosi nel 1972 a Madrid.
    Armando MORTILLA, tuttavia, non era un semplice militante di destra, ma aveva svolto per un lunghissimi periodo, dal 1955 al 1975, l’attività di informatore per il Ministero dell’Interno, con il nome in codice ARISTO, fornendo notizie di primissima qualità (pagg.165 e ss. della perizia).
    Ciò che è più interessante, ed è stato attentamente messo in luce dal perito, è tuttavia il fatto che ARISTO non fosse un semplice informatore in senso classico (cioè colui che fornisce notizie in merito ad avvenimenti che avvengono indipendentemente dalla sua volontà), ma piuttosto un "agente", cioè un soggetto che contribuisce in prima persona a determinare gli eventi in merito ai quali poi riferirà ai suoi referenti.
    E’ infatti Armando MORTILLA, alias ARISTO, a promuovere e a tessere, fra il 1967 e il 1968, i rapporti, in precedenza inesistenti o generici, fra l’AGINTER PRESS e ORDINE NUOVO, prima organizzando il viaggio dell’ordinovista di La Spezia Piergiorgio BRILLO a Lisbona per partecipare ad un corso di addestramento e poi organizzando l’incontro, a Roma nel gennaio 1968 e di cui egli stesso è garante, fra GUERIN SERAC e Pino RAUTI.
    Armando MORTILLA, quindi, non è solo un informatore, ma un agente che riferisce al Ministero dell’Interno ciò che ha organizzato evidentemente con il consenso di tale struttura dello Stato.
    Estremamente significativo in tal senso è l’appunto risalente al maggio 1967 (che costituisce l’allegato 108 alla perizia; pagg.152-155 della medesima) in cui un anonimo funzionario del Ministero dell’Interno suggerisce ai suoi superiori l’opportunità che ARISTO possa "vincolarsi" il più strettamente possibile al gruppo di Lisbona in modo da funzionare da trait d’union per più approfonditi accordi specifici fra lo stesso gruppo di Lisbona e Pino RAUTI.
    Per favorire ciò, secondo il funzionario, sarebbe utile fornire al gruppo di Lisbona, tramite ARISTO, notizie sulle attività riservate comuniste con particolare riguardo ai contatti tra le forze di sinistra italiane e i comunisti portoghesi e spagnoli e anche quelli dei Paesi africani, quindi notizie di sicuro interesse per l’AGINTER PRESS e ORDRE ET TRADITION (cfr. pag.133 degli allegati alla perizia).
    E’ evidente che in tal modo il Ministero dell’Interno non si limita ad acquisire informazioni, ma le fornisce, anche al fine di favorire i contatti in Italia dell’AGINTER PRESS che viene quindi trattata più da organismo collegato che da struttura eversiva da controllare.
    L’AGINTER PRESS non era quindi un’organizzazione di sapore quasi esotico, ma una realtà in costante contatto, sotto varie forme e attraverso diversi canali, con il nostro Paese.
    E’ poi estremamente probabile che l’AGINTER PRESS disponesse di canali stabili di collegamento e di forme di reciproco aiuto con la C.I.A. e altre strutture americane.
    Americano e reduce dal fallito sbarco a Cuba, alla Baia dei Porci, era Jay Simon SALBY, detto CASTOR, uomo di fiducia di GUERIN SERAC sul piano operativo.
    Di stretta pertinenza delle strutture militari americane era l’esplosivo "C4" utilizzato per l’attentato all’Ambasciata d’Algeria a Bonn dell’estate del 1975.
    In uno degli appunti a firma ARISTO, acquisiti ed esaminati nella perizia (cfr. pag.161 dell’elaborato e allegato n.115), questi scrive che, per esplicita affermazione di GUERIN SERAC, la struttura di Lisbona ha rapporti con la destra del Partito Repubblicano statunitense guidata dal senatore GOLDWATER e che i mezzi finanziari per le iniziative dell’AGINTER PRESS in Africa provengono a Lisbona direttamente dagli Stati Uniti (cfr. ff.81-82 allegati alla perizia).
    Inoltre, in un documento del S.D.C.I. (servizi segreti portoghesi del periodo successivo alla Rivoluzione dei Garofani) acquisito da personale del R.O.S. e steso nel 1975 sulla base di materiale appartenente all’AGINTER PRESS e alla P.I.D.E., si annota che Robert LEROY, braccio destro di GUERIN SERAC con la sigla in codice T-BIS, dopo la sua scarcerazione a seguito dell’amnistia per i reati di collaborazionismo, si era specializzato nel contro-spionaggio e aveva raccolto, dal 1958 al 1966, informazioni per la N.A.T.O. (cfr. analisi del R.O.S. sul documento, acquisito in data 7.5.1994, vol.43, fasc.6, in particolare ff.6-7 e 46-47).
    In sostanza è molto probabile che l’AGINTER PRESS abbia funzionato come una sorta di sub-agenzia, sia in Africa e in Sud-America sia in Europa, incaricata delle azioni meno confessabili che dovevano essere eseguite senza una compromissione diretta di organismi ufficiali per non creare problemi nè nei rapporti fra Stati nè, eventualmente, nell’opinione pubblica (cfr. pagg.180-181 della perizia).
    La diretta provenienza di gran parte del gruppo dirigente dell’AGINTER PRESS dall’esperienza dell’O.A.S. (uno dei cui punti fermi era, fra l’altro, la cooperazione tra civile e militari, come avrebbero tentato di fare in Italia ORDINE NUOVO e i NUCLEI DI DIFESA DELLO STATO) garantiva di per sè la massima affidabilità nel lavoro di infiltrazione e nelle "azioni coperte" e cioè le forme di lotta che, secondo la teoria della guerra non ortodossa, risultavano particolarmente idonee, sino alla metà degli anni ‘70, a fronteggiare l’insidia rivoluzionaria (pag.181 della perizia).
    In conclusione, l’AGINTER PRESS, lungi dall’essere una struttura lontana ed estranea, sembra essere stata uno dei "segmenti" che hanno fattivamente contribuito, in modo complementare (non potendosi contrapporre quella che è stata chiamata la "pista internazionale" alla "pista interna"), con l’intervento sia di strutture ufficiali sia di strutture apertamente illegali, a quella che nel nostro Paese è stata chiamata la "strategia della tensione".
    Sintetizzando, senza pretesa di completa esattezza, quelle che sono state in questi anni le acquisizioni della presente istruttoria e delle indagini collegate, potrebbe affermarsi che:
    - l’AGINTER PRESS ha fornito, a partire dalla fine degli anni ‘60, un "protocollo di intervento, valido anche per gli altri Paesi europei, alle organizzazioni dei singoli Paesi, fra cui l’Italia, in termini di tecniche di infiltrazione e di addestramento all’uso degli esplosivi, ispirando probabilmente anche singoli attentati o campagne terroristiche;
    - ORDINE NUOVO è la struttura prevalentemente responsabile, in termini di esecuzione materiale, degli attentati del 12.12.1969 e di quelli che li hanno preceduti ed ha continuato ad operare successivamente attuando, tramite Gianfranco BERTOLI la strage alla Questura di Milano del 17.5.1973, molto probabilmente la strage di Piazza della Loggia a Brescia e la catena di attentati maggiori e minori, comprese alcune mancate stragi su convogli ferroviari, proseguita sino all’inizio degli anni ‘80;
    - AVANGUARDIA NAZIONALE è probabilmente responsabile degli attentati "minori" del 12.12.1969 e, tramite il suo leader, Stefano DELLE CHIAIE, ha garantito, in una prima fase a Madrid e in seguito in Sud-America, il rifugio e la latitanza dei componenti di entrambe le organizzazioni, che venivano via via colpiti da provvedimenti giudiziari, in cambio della disponibilità degli stessi a rendersi complici e parte attiva nelle azioni "sporche" dei servizi di sicurezza di tali Paesi;
    - l’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno, cui anche tramite Armando MORTILLA (alias ARISTO) era ben conosciuta l’attività dell’AGINTER PRESS e dei suoi referenti italiani, ha verosimilmente reclutato e attratto nella propria orbita alcuni elementi operativi dell’estrema destra (fra cui, secondo le dichiarazioni di Vincenzo VINCIGUERRA e Martino SICILIANO, Delfo ZORZI a partire dal 1968), garantendo protezione ed instradando consapevolmente sulla pista anarchica le indagini concernenti i fatti del 12.12.1969;
    - il S.I.D., autore dell’appunto di "compromesso" del 16.12.1969 (comunque non trasmesso in tempo utile all’Autorità Giudiziaria che stava indagando), è intervenuto soprattutto in una fase successiva, garantendo fra l’altro l’espatrio e la sottrazione agli inquirenti di Guido GIANNETTINI e di Marco POZZAN e, come si è esposto nella prima sentenza-ordinanza del 18.3.1995, "chiudendo" nel 1975 la fonte Gianni CASALINI, interna alla cellula di Padova;
    - la struttura informativa americana ha infine controllato da vicino, tramite i suoi agenti, lo sviluppo degli avvenimenti attuando in parte un "controllo senza repressione", garantendo in parte un aiuto logistico (soprattutto al casolare di Paese tramite il prof. Lino FRANCO e più volte tramite Sergio MINETTO e Carlo DIGILIO) guardando con favore ad una possibile svolta in senso autoritario in Italia, favorita dagli attentati che venivano via via progettati e interrompendo, o quantomeno rallentando, tale attività di controllo e collusione solo alla metà degli anni ‘70 in ragione del mutato quadro internazionale.
    Gli ulteriori sviluppi istruttori e dibattimentali, attesi a Milano, a Brescia e in altre sedi giudiziarie, diranno in quale misura tale chiave di interpretazione potrà essere ritenuta esatta.

  4. #4
    Paul Atreides
    Ospite

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    Ho provveduto ad accorpare le tre discussioni in una sola, modificando il titolo per renderlo chiaro.

    Saluti

  5. #5
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    Predefinito Correttezza...

    Per correttezza vorrei solo ricordare a tutti i frequentatori del forum che la Comunità Politica di Avanguardia ha pubblicato dal principio tutti gli scritti del soldato politico V. Vinciguerra. QUesto perché ha sempre ritenuto il suo contributo una chiave di lettura utile nella comprensione della strategia della tensione. Mi auguro che abbiate letto "Camerati, addio!"...
    In ogni caso, se c'è qualche movimento che inizia a capire l'opera documentaria di Vinciguerra, questo non può che farmi piacere. Abbiamo qualche cosa "online" anche sul nostro sito. Controllate se vi interessa. Sieg Heil!

    Riccardo
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  6. #6
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    Si... lasciamo cadere il discorso, fa comodo a molti.

  7. #7
    forti e degni!
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    In origine postato da natoW
    Si... lasciamo cadere il discorso, fa comodo a molti.
    Io ho letto tutto con molto interesse...

  8. #8
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    In origine postato da natoW
    Si... lasciamo cadere il discorso, fa comodo a molti.
    No, non lasciamolo cadere.
    Personalmente sono certa che Vinciguerra sappia tante cose per esperienza diretta e tante per sentito dire. Tutto va preso con le pinze, ma questo non significa che non sia vero, anzi. Sono ormai persuasa da tempo che l'ambiente neofascista sia stato colluso con i servizi segreti, forse molti erano inconsapevoli di certi legami, erano infiltrati da agenti dei servizi, sono stati abilmente strumentalizzati. Se oggi certa gente smettesse di negare l'evidenza sarebbe un grosso passo avanti.
    Credo però che tanto sia stato manovrato, insinuato, creato ad arte.
    Ho scritto spesso del caso Zorzi, delle inchieste su piazza Fontana e piazza della Loggia. Sono inchieste che hanno più l'aria di vere e proprie persecuzioni. Il giudice Salvini, per chi non lo sapesse, è stato inquisito per aver pagato delle "confessioni" a Martino Siciliano, un personaggio ambiguo avvezzo a ritrattazioni ogni volta che qualcuno gli offriva un congruo compenso. Carlo Digilio ebbe un ictus, se non ricordo male nel 1993. Ad oggi è un "cerebroleso" che rilascia dichiarazioni chiaramente inattendibili. L'incongruenza delle sue affermazioni è stata più volte dimostrata ma gli interrogatori che lo riguardano, con relative accuse (ad esempio a Mambro e Fioravanti per Bologna) messe agli atti e giudicate attendibili.
    Quelli sulle stragi sono processi inquinati. I servizi hanno manovrato persone nel momento in cui i crimini venivano commessi e lo hanno fatto anche dopo, durante le inchieste e i processi. Ora, io non so se in quei momenti (delle stragi intendo) chi ha piazzato le bombe era cosciente di farlo in combutta con i servizi, fatto è che a distanza di anni le cose dovrebbero venire fuori in modo finalmente chiaro. Dovrebbero.
    Non so se Zorzi è colpevole o innocente, ma credo che i processi a suo carico siano stati inquinati e depistati sin dall'inizio per arrivare alla condanna. In questo senso ritengo le sentenze ingiuste, perché ottenute con indagini viziate (il giudice Salvini ne sa qualcosa).
    Jana

 

 

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