Cari amici,
vi sottopongo questa mia corrispondenza con la signora Negrello per avere un consiglio su una questione che mi lascia molto perplesso.
Grazie a tutti.
Franco Damiani
Gentile Damiani ,
si può essere contro l'aborto ma non per la tortura della donna. E' stata ricoverata alla 17° settimana ed il feto doveva essere portato fino alla 24° sett. per avere qualche chance di vita. Se lei avesse letto i resoconti della stampa,Corriere Repubblica ecc. si sarebbe reso conto che la consideravano e trattavano come "morta cerebrale" senza diritti, ma non la dichiaravano morta per abusare del suo corpo come fosse un contenitore utile alla sperimentazione..
Noi siamo contro la "morte cerebrale" , contro la tortura dell'espianto degli organi, ma non siamo per la sperimentazione coatta, pur di respirare. Il medico non ha diritto di dichiarare il malato morto cerebrale, ma il /la malata ha diritto di rifiutare una terapia che non condivide, che la umiglia, che la fa soffrire.Non per questo desidera di morire.
Se difendere la vita del feto signiifica torturare la madre, non ci siamo: esattamente come non accettiamo che per "salvare" la vita ad un malato se ne uccida un'altro perchè "tanto devi morire per cui ti prendo gli organi ".
Mi spieghi perchè in quelle condizioni di salute una donna non gravida la dichiarano morta cerebrale, mentre se gravida non fanno quell'accertamento autoritario imposto dalla legge e , in questo caso, richiesto dalla famiglia.. Lei potrebbe dirmi"meglio ,l'hanno trattata da viva"; falso, l'hanno trattata e umiliata come un volgare oggetto. Se l'avessero considerata viva la famiglia avrebbe avuto il diritto di proteggerla ed entrare nel merito delle terapie favorendole o vietandole o chiamando consulenti. Invece alcuni medici della sperimentazione si erano già rivolti al tribunale per una deroga alla legge della "morte cerebrale" per procedere d'autorità contro l'interesse della donna, con l'alibi di salvare il bambino.
La tortura sulla donna , pompata per oltre un mese, trattata non per salvarla,( infatti avevano già ufficializzato che era in morta cerebrale) deve farci inorridire.
Mi dispiace che lei non abbia approfondito il tema per capire l'orrore appieno, che peraltro molti cattolici hanno capito.
Troppo facile dire i medici hanno tentato di salvare madre e bambino. Su che base lo dice ?
La prova che era assurda tale sperimentazione è data dal fatto che dopo un mese di tortura la madre è morta e così il feto.
Detto questo aggiungo anche che personalmente ritengo che una madre abbia diritto di tutela più di un feto soprattutto quando il feto è in stadio precoce con nessuna chance di vita.
le ricordo il caso Dini l di qualche anno fa ,l feto aveva 14 settimane , e la madre è stata pompata per 6 settimane
per morire tutti e due nella tortura .
Se avessero curato la mamma avremmo avuto solo la morte del feto di 14 sett. , invece così sono morti tutti e due.
Inoltre è assurdo dire che "non si poteva sacrificare l'uno all'altro"perchè i medici scelgono sempre a chi dare la precedenza : c'è chi sceglie la donna e chi sceglie il feto. I neonatologi avevano scelto il feto.
Spero lei resti fra noi.
Cordialmente
Nerina Negrello
----- Original Message -----
From: Franco Damiani
To: Lega Nazionale contro la Predazione di Organi
Sent: Tuesday, February 01, 2005 7:17 PM
Subject: R: COMUNICATO STAMPA - Fermato il battito, fermato il dibattito
Non condivido: i medici hanno tentato di salvare madre e bimbo, né potevano sacrificare l'uno all'altra. La posizione abortista della Lega, cui sono associato ormai da diversi anni, mi mette seriamente in crisi. Mediterò se rinnovare l'iscrizione.
Franco Damiani
----- Original Message -----
From: Lega Nazionale contro la Predazione di Organi
To: Undisclosed-Recipient:;
Sent: Tuesday, February 01, 2005 7:44 PM
Subject: COMUNICATO STAMPA - Fermato il battito, fermato il dibattito
LEGA NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI
E LA MORTE A CUORE BATTENTE
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nata nel 1985
COMUNICATO STAMPA
ANNO XXI - n. 3
01 Febbraio 2005
FERMATO IL BATTITO, FERMATO IL DIBATTITO
Morti donna in coma e il feto ricoverati all'Osp. S. Martino di Genova
Solo la morte poteva spegnere il dibattito sull'uso/abuso della donna in coma, post-posta al feto e usata come incubatrice per fini di sperimentazione fetale.
Strane scelte quelle dei medici!
Potevano praticare un immediato aborto terapeutico al momento del ricovero per salvare la donna e non l'hanno fatto nonostante la legge lo permettesse.
Se non fosse stata gravida i medici l'avrebbero dichiarata in “morte cerebrale” d'autorità e avrebbero fatto pressione per avere gli organi.
Invece in questo caso i medici, pur considerando la donna in coma irreversibile, d'autorità hanno impedito il cosiddetto accertamento di “morte cerebrale”, perché volevano dimostrare di essere in grado di portare il feto fino alla 24esima settima (17esima al ricovero), indifferenti ad una nascita gravemente patologica.
Qui ancora una volta è dimostrato che mentre la morte vera in arresto cardio-circolatorio constatato per un tempo valido non è opinabile, invece la cosiddetta “morte cerebrale” mostra tutta la sua pericolosità, contraddizione e ascientificità, perché il cosiddetto accertamento è, di fatto, avviato su discrezionalità degli interessi/sperimentazioni mediche (vedi ns comunicato del 27 Gennaio 2005).
Presidente
Nerina Negrello




l feto aveva 14 settimane , e la madre è stata pompata per 6 settimane
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