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Sì hai perfettamente ragione.
Le nostre aziende già hanno grossi problemi strutturali, se poi arrivano i cinesi ke producono lo stesso prodotto con 1/10 del costo, sfruttando alla morte la manovalanza (bambini compresi), e avendo lo Stato ke copre eventuali debiti.... nn ce la possiamo fare.
Bisogna inventarsi qualcosa... in Europa come sempre rimaniamo a chiaccherare... in USA stanno già tentando d porre rimedio.. perché loro all'INTERESSE NAZIONALE c tengono!
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Citazione:
In origine postato da UgoDePayens
No: il protezionismo non funziona. Almeno non così come viene di solito inteso (con dazi doganali sulle merci di importazione).
Però sono anche contrario all'immobilismo attuale. La concorrenza ha senso se è LEALE, e se tutti seguono delle regole.
Non sono un economista, ma se volessimo prendere ad esempio il caso delle mercanzie cinesi, io la vedrei in questo modo: le Aziende cinesi che vogliano esportare in Occidente devono essere certificate obbligatoriamente, e tale certificazione internazionale (che potrebbe benissimo essere data da più enti in concorrenza tra loro) dovrebbe prevedere regole riguardo la sicurezza sul lavoro, l'utilizzo di processi a norma anti-inquinamento e condizioni di lavoro dei dipendenti assimilabili a quelle occidentali.
Apparte che lo scenario che dipingi sarebbe la morte del mercato, e ci farebbe piombare nel socialismo globale (l'armonizzazione è questo, pensaci bene), il punto era un altro: è che i paleoconservatori, che giustamente avversano l'immigrazione selvaggia, non hanno ben compreso le differenze che passano tra la libera circolazione degli individui, che lede i diritti di proprietà, e la libera circolazione delle merci, che invece lo esalta. Lo spiega molto bene Hoppe in un suo saggio tra i più noti, nel quale contesta alcune idee di Pat Buchanan.
In ogni caso mai un paleoconservatore invocherebbe la socialdemocrazia mondiale, essendo i paleo estremamente federalisti (ragion per cui quel pensiero è radicato soprattutto al sud) e i massimi sostenitori dell'isolazionismo.
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Citazione:
In origine postato da UgoDePayens
No: il protezionismo non funziona. Almeno non così come viene di solito inteso (con dazi doganali sulle merci di importazione).
Però sono anche contrario all'immobilismo attuale. La concorrenza ha senso se è LEALE, e se tutti seguono delle regole.
Non sono un economista, ma se volessimo prendere ad esempio il caso delle mercanzie cinesi, io la vedrei in questo modo: le Aziende cinesi che vogliano esportare in Occidente devono essere certificate obbligatoriamente, e tale certificazione internazionale (che potrebbe benissimo essere data da più enti in concorrenza tra loro) dovrebbe prevedere regole riguardo la sicurezza sul lavoro, l'utilizzo di processi a norma anti-inquinamento e condizioni di lavoro dei dipendenti assimilabili a quelle occidentali.
cosi' nessuno investirebbe piu' in cina pero'...:rolleyes:
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Citazione:
In origine postato da ARI6
Apparte che lo scenario che dipingi sarebbe la morte del mercato, e ci farebbe piombare nel socialismo globale (l'armonizzazione è questo, pensaci bene), il punto era un altro: è che i paleoconservatori, che giustamente avversano l'immigrazione selvaggia, non hanno ben compreso le differenze che passano tra la libera circolazione degli individui, che lede i diritti di proprietà, e la libera circolazione delle merci, che invece lo esalta. Lo spiega molto bene Hoppe in un suo saggio tra i più noti, nel quale contesta alcune idee di Pat Buchanan.
In ogni caso mai un paleoconservatore invocherebbe la socialdemocrazia mondiale, essendo i paleo estremamente federalisti (ragion per cui quel pensiero è radicato soprattutto al sud) e i massimi sostenitori dell'isolazionismo.
Cmq.... è
A PARTE .... :p
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Citazione:
In origine postato da silvioleo
cosi' nessuno investirebbe piu' in cina pero'...:rolleyes:
e allora?? Chi se ne frega. Investo in CINA se ne ho interesse, se faccio più soldi... se invece devo andare in Cina x cercare di sopravvivere allora meglio ke si freghino sti comunistelli imponendo loro degli standard QUALITATIVI-di SICUREZZA-UMANI più degni...
Così loro devono alzare i prezzi.. e io posso produrre in Veneto piuttosto che nelle Marche, o in Puglia.. e vendere la mia produzione realizzando UTILE
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Citazione:
In origine postato da india9001
e allora?? Chi se ne frega. Investo in CINA se ne ho interesse, se faccio più soldi... se invece devo andare in Cina x cercare di sopravvivere allora meglio ke si freghino sti comunistelli imponendo loro degli standard QUALITATIVI-di SICUREZZA-UMANI più degni...
Così loro devono alzare i prezzi.. e io posso produrre in Veneto piuttosto che nelle Marche, o in Puglia.. e vendere la mia produzione realizzando UTILE
mi stai dicendo che far pagare di piu'la merce ai consumatori è un qualcosa di cui dovrei disinteressarmi???
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Citazione:
In origine postato da ARI6
Apparte che lo scenario che dipingi sarebbe la morte del mercato, e ci farebbe piombare nel socialismo globale (l'armonizzazione è questo, pensaci bene), il punto era un altro: è che i paleoconservatori, che giustamente avversano l'immigrazione selvaggia, non hanno ben compreso le differenze che passano tra la libera circolazione degli individui, che lede i diritti di proprietà, e la libera circolazione delle merci, che invece lo esalta. Lo spiega molto bene Hoppe in un suo saggio tra i più noti, nel quale contesta alcune idee di Pat Buchanan.
In ogni caso mai un paleoconservatore invocherebbe la socialdemocrazia mondiale, essendo i paleo estremamente federalisti (ragion per cui quel pensiero è radicato soprattutto al sud) e i massimi sostenitori dell'isolazionismo.
Alt, un attimo: io non penso affatto che si debba "armonizzare" il sistema di produzione cinese con quello italiano. Io dico però che, per fare in modo che il sistema cinese e quello italiano possano effettivamente essere concorrenti l'uno dell'altro, ci devono essere delle regole comuni condivise da tutti e che tutti si impegnano a rispettare. Altrimenti, semplicemente, si creano due mondi distinti e separati, che però ove si interfaccino creerebbero necessariamente squilibri.
"Armonizzare" non significa affatto "socializzare", tant'è che il WTO stesso è impegnato nell'opera di armonizzazione delle regole internazionali sul commercio, ma non mi pare che stia cercando di "socialistizzare" il commercio mondiale.
Insomma, se i mercati italiano e cinese si vogliono (giustamente) aprire in modo totale l'uno verso l'altro, è necessario che siano in qualche modo omogenee anche le modalità di produzione (comprensiva del mercato del lavoro, della legislazione contro l'inquinamento etc).
Il federalismo ed il libero scambio delle merci sono, a mio modo di vedere, perfettamente compatibili in questo quadro.
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Citazione:
In origine postato da india9001
Cmq.... è
A PARTE .... :p
Apparte.
Eppoi.
Epperò.
Solo una professoressa terrona e incompetente me li correggeva ai tempi della scuola.
Ottima ragione per usarli sempre più.
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Citazione:
In origine postato da UgoDePayens
Alt, un attimo: io non penso affatto che si debba "armonizzare" il sistema di produzione cinese con quello italiano. Io dico però che, per fare in modo che il sistema cinese e quello italiano possano effettivamente essere concorrenti l'uno dell'altro, ci devono essere delle regole comuni condivise da tutti e che tutti si impegnano a rispettare. Altrimenti, semplicemente, si creano due mondi distinti e separati, che però ove si interfaccino creerebbero necessariamente squilibri.
"Armonizzare" non significa affatto "socializzare", tant'è che il WTO stesso è impegnato nell'opera di armonizzazione delle regole internazionali sul commercio, ma non mi pare che stia cercando di "socialistizzare" il commercio mondiale.
Insomma, se i mercati italiano e cinese si vogliono (giustamente) aprire in modo totale l'uno verso l'altro, è necessario che siano in qualche modo omogenee anche le modalità di produzione (comprensiva del mercato del lavoro, della legislazione contro l'inquinamento etc).
Il federalismo ed il libero scambio delle merci sono, a mio modo di vedere, perfettamente compatibili in questo quadro.
i paesi in cui i lavoratori hanno una produttività marginale inferiore alla nostra non possono permettersi lo stesso nostro welfare state,xchè altrimenti faresti tabula rasa delle motivazioni che portano glii mprenditori ad investire in quei paesi,con un danno ai consumatori che dovrebbero pagare sul mercato un prezzo superiore
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Citazione:
In origine postato da UgoDePayens
Alt, un attimo: io non penso affatto che si debba "armonizzare" il sistema di produzione cinese con quello italiano. Io dico però che, per fare in modo che il sistema cinese e quello italiano possano effettivamente essere concorrenti l'uno dell'altro, ci devono essere delle regole comuni condivise da tutti e che tutti si impegnano a rispettare. Altrimenti, semplicemente, si creano due mondi distinti e separati, che però ove si interfaccino creerebbero necessariamente squilibri.
"Armonizzare" non significa affatto "socializzare", tant'è che il WTO stesso è impegnato nell'opera di armonizzazione delle regole internazionali sul commercio, ma non mi pare che stia cercando di "socialistizzare" il commercio mondiale.
Insomma, se i mercati italiano e cinese si vogliono (giustamente) aprire in modo totale l'uno verso l'altro, è necessario che siano in qualche modo omogenee anche le modalità di produzione (comprensiva del mercato del lavoro, della legislazione contro l'inquinamento etc).
Il federalismo ed il libero scambio delle merci sono, a mio modo di vedere, perfettamente compatibili in questo quadro.
Cioè la Cina non avrebbe dovuto introdurre il diritto di proprietà ma lasciarlo all'arbitrio della politica come da noi.
Il WTO, anche se non ti sembra, sta cercando proprio di "socialistizzare" il commercio mondiale: è il trappolone di chi dice che la globalizzazione va in qualche modo governata, cercando di affermare al suo posto un globalismo giuridico da incubo totalitario.
Bisogna invece credere nel mercato, ch'è nel contempo espressione di libertà e portatore di libertà: come ha notato tra gli altri il nobel Von Hayek, le condizioni di benessere dei lavoratori occidentali sono figlie del capitalismo ottocentesco, non del socialismo del novecento.