E TABACCI PICCHIO’ IN TESTA A LUCHINO: “HO VISTO UNA DICHIARAZIONE DI MONTEZEMOLO. PENSO CHE I DEBITORI DI RIFERIMENTO RISPETTO AL SISTEMA BANCARIO DOVREBBERO ESSERE PIÙ PRUDENTI…”
Bianca Di Giovanni per l’Unità
«Ci dicevano che non sapevamo fare, che non volevamo fare, che volevamo stralciare, che non volevamo affrontare i punti nevralgici. Invece abbiamo fatto». Bruno Tabacci è spossato, ma sprizza soddisfazione da tutti i pori. Comprensibile: punta da mesi (forse anni) su questa legge. «Abbiamo approvato un testo che ha una sua integrità. Basta. Sono soddisfatto».
C’è chi dice che questo è un passaggio poco importante...
«Hanno detto tante cose. Sono contento a questo punto di passare il testimone. Hanno detto di tutto...».
Berlusconi dichiara che il testo cambierà ancora...
«Non me ne frega niente. Ci chiedono di preparare un testo per l’Aula. L’abbiamo fatto, cosa vogliono? A proposito, visto che ci siamo vorrei dire una cosa...».
Cosa?
«Stamattina (ieri, ndr) alle ore 12 ho visto una dichiarazione di Luca Cordero di Montezemolo. Penso che i debitori di riferimento rispetto al sistema bancario dovrebbero essere più prudenti. Cosa vuol dire che il mandato del governatore non c’entra con il risparmio. Di cosa stiamo parlando? Non si può pensare che si dileggi il lavoro che impegna il Parlamento da un anno con la battuta “non c’entra”. E cos’è che c’entra? L’accordo che lui fa con l’Assonime, l’altra roba delle assicurazioni, o quell’altra ancora... Ma andiamo».
Lei ha votato con l’opposizione.
«Ma quale opposizione, io ho difeso il testo dei relatori contro gli emendamenti soppressivi. Voglio ricordare che c’è un mio disegno di legge che si perde nel gennaio del 2002 che spiega che la concorrenza bancaria deve andare all’Antitrust».
Perché sul falso in bilancio non ha difeso il testo dei relatori, che era più duro rispetto alla formulazione finale?
«Ho l’impressione che anche quel voto abbia un suo significato. D’altro canto anche il voto a contrasto ha comunque registrato che su quei punti possono esserci sensibilità diverse, però è intervenuta una modifica rispetto alla legge approvata nella legislatura, e quindi in qualche modo il riconoscimento che è necessaria una correzione.
Può darsi che i miei colleghi dell’opposizione lo abbiano ritenuto insufficiente, però è stato importante che c’è stato un passo in quella direzione, non nella direzione opposta. In ogni caso sull’emendamento c’era il parere favorevole dei relatori, che hanno cambiato opinione. Io ho seguito tutto il percorso dei relatori fino alla fine».
Invece come replica alle accuse di Armani, che punta il dito anche contro i presidenti definiti «talebani».
«Non lo so, non ho letto il comunicato».
Altri boatos dicono che i deputati si sono infastiditi dopo il pranzo del governatore a Palazzo Chigi...
«No, no, io vado a mangiare da riccioli e caffè, mi accontento di poco, non sono geloso, fate quel che volete. Ragazzi, avete capito».
Insomma, il bilancio è positivo.
«Il testo è venuto fuori sulla base di un comune sentire, in un clima bipartisan. Bisogna dire la verità: i relatori hanno operato senza preclusioni e sui vari emendamenti ci sono stati di volta in volta prevalenze dei vari schieramenti. Aver portato fin qui questo testo secondo me è un grande risultato: forze esterne hanno tentato di tutto per evitare che si arrivasse a questo punto».
Pensa che in Aula si tornerà indietro davvero - come oggi dice Berlusconi - sul mandato del governatore?
«Quando nel testo si arriva a sostenere che la Banca d’Italia deve trovare un modo, nel proprio Statuto, in un termine ragionevole di quattro mesi, di risolvere un problema che c’è, penso che anche Berlusconi arriva a dire: “ma cosa vuole di più ‘sto Fazio”.
Un presidente del consiglio che risponde agli elettori, cosa può fare di fronte al fatto che c’è il capo dei mandarini che pretende di stare lì a vita? Si sa che il presidente della Repubblica sta lì 7 anni, che alla Bce ci stanno 8 anni, ma che bisogna dire di più. Non sei il Papa, basta, rassegnati. Una posizione più soft di questa non c’era».
Non pensa che il primo tentativo di Tremonti molto radicale (addirittura si chiudeva di fatto la Banca) fosse un modo per non cambiare nulla?
«Tremonti l’hanno mandato a casa, quindi. Tremonti ci aveva probabilmente creduto, ma qualche volta lui litiga con la politica».
La posizione di Follini è analoga a quella di Montezemolo...
«Ma Marco è un filosofo... Ognuno faccia il suo mestiere. Lui non c’era in commissione, io sì».




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