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    Predefinito Prodi spaventato da una sua invenzione

    Le primarie erano state proposte per rilanciare la sua leadership; ora rischiano di trasformarsi in un clamoroso boomerang

    Dopo aver invocato per mesi le primarie per rafforzare la sua investitura a candidato premier per le elezioni politiche del 2006 per il centrosinistra, evitando possibili agguati orditi nell’ombra ancor prima delle stesse elezioni da alleati in ascesa desiderosi di scalzarlo dalla guida, ora Romano Prodi inizia a mostrare evidenti segni di preoccupazione per la mobilitazione che la consultazione interna potrebbe generare nella sinistra estrema e movimentista che non lo ama particolarmente e che potrebbe sognare di replicare il successo conseguito nella prima esperienza del genere compiuta in Puglia, dove l’esponente di Rifondazione Comunista, Vendola, è stato investito a rappresentare il centrosinistra sconfiggendo a sorpresa l’esponente della Margherita, Boccia, sostenuto anche dal presidente dei Ds, Massimo D’Alema.

    Memore della volgare congiura di cui fu vittima in occasione della sua prima esperienza da Presidente del Consiglio, Prodi aveva pensato di ottenere dalle primarie una plebiscitaria investitura da parte di tutti i partiti della coalizione in una disputa senza rivali, fugando ogni ulteriore voce di possibili candidati alternativi, visto che questi avrebbero rinunciato ad uscire allo scoperto prendendosi la responsabilità per una pericolosa spaccatura tra le diversi componenti dell’opposizione.

    Nel rapido mutare degli scenari, la candidatura di “bandiera” di Bertinotti ha acquistato un significato ben diverso alla luce del risultato pugliese. Così Prodi ha iniziato a mostrare segni di nervosismo ancor più evidenti di quelli palesati qualche mese fa all’indomani della sonora bocciatura della sua proposta di correre alle regionali della prossima primavera con una lista unitaria e che già evidenziò l’imbarazzante debolezza e lo scarso carisma dell’ex presidente della Commissione dell’Unione Europea.
    Una irritazione palpabile che è sfociata nelle dichiarazioni riportate da numerosi giornali circa la natura “strampalata” delle primarie che si stanno delineando e che lui stesso aveva invocato: “Questa storia delle primarie senza un programma alternativo mi sembra una strampaleria…”, ha sentenziato il professore reggiano. Il che potrebbe anche essere condivisibile, sempre che quel programma lo avesse definito e presentato almeno lui. Cosa che ovviamente resta a tutt’oggi una pia illusione. Tra l’altro le posizioni di Bertinotti e del suo partito sono ben note, mentre sono quelle di Prodi che appaiono sempre piuttosto fumose, enigmatiche, piratesche e impercettibili. Giustamente il segretario di Rifondazione Comunista ha evidenziato proprio questa contraddizione ed oltre a dichiararsi disponibile a discutere i problemi del Paese col suo “avversario”, ha notato che “l’unica stramberia attualmente esistente è quella di pensare a delle primarie con un solo candidato”.

    La verità è che Prodi teme di essere vittima della sua stessa strategia, rischiando di accentuare non solo la sua debolezza politica, ma anche di favorire l’accelerazione di un processo in atto che vorrebbe un’altra guida per il centrosinistra, trovando in personaggi come Walter Veltroni, solo per citare un nome, l’esponente giusto per coagulare e conquistare il sostegno incondizionato e la fiducia di forze politiche, sociali ed economiche particolarmente vicine alla sinistra e non solo.
    L’illusorio ritorno a furor di popolo sulla scena italiana di Prodi, acclamato dai suoi alleati, è ormai evaporato già da tempo. Ora resta da giocare la carta per la conquista della candidatura a premier delle prossime politiche e l’esito appare sempre meno scontato e legato agli avvenimenti che si susseguiranno in questo semestre.

    Paolo Carotenuto
    www.legnostorto.com

  2. #2
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    Predefinito Romano Prodi sul Corriere della Sera del 24 gennaio 2005:

    «Ma voi l’avete capito Bertinotti? Io no. Questa storia delle primarie senza un programma alternativo, mi sembra una strampaleria...».
    Finisce bruscamente alle 4 del pomeriggio, davanti all’imbarco D55 dell’aeroporto «Charles De Gaulle», la domenica parigina di Romano Prodi. In un attimo, al solo sentire il nome Bertinotti, l’uomo dell’Ulivo dimentica gli applausi ricevuti in mattinata al congresso dell’Udf, che è una sorta di Udc folliniana in salsa francese alla quale l’ex presidente Ue ha portato il suo contributo. «Non so cosa intendeva dire Fausto, certo sarebbero singolari primarie con programmi uguali...» afferma il Professore. Che forse non ha gradito il modo in cui il leader di Rifondazione ha rispedito al mittente l’invito di Fassino, e dei Ds tutti, a rinunciare alle primarie. E ancor meno che Bertinotti non abbia nemmeno fatto l’atto di prendere in considerazione il suggerimento di Parisi: di presentarsi cioè alle primarie, se proprio non ne può fare a meno, ma con un programma alternativo a quello di Prodi. Idea condivisa pure da Rutelli, anche lui in prima fila e applauditissimo al congresso dell’Udf.
    «La questione delle primarie la affronteremo dopo le Regionali...» mormora il Professore, d’accordo con Fassino che la cosa migliore è rinviare la decisione. Anche perché provare a convincere Bertinotti a fare un passo indietro, non sembra facile. Così come resta forte il rischio che il leader di Rifondazione, con un 15-20 per cento di consensi alle primarie, possa offrire della coalizione un’immagine troppo sbilanciata a sinistra. Qui il Professore però scatta: «Questa è propaganda, lasciamola al centrodestra... Se anche avvenisse, non ci sarebbe alcun problema perché la regola è: conta solo chi vince». Lo incalzano: ma intanto la Quercia rischia di pagare dazio. Il Professore: «Eh già - sibila con sorriso beffardo -, Fassino è davvero molto debole: può contare soltanto sull’80 per cento dei consensi congressuali! Ma sù, hanno le spalle larghe».
    Il volo per Bologna ritarda. Ancora Bertinotti. Bertinotti e l’Europa. Prodi sa bene che Fausto il Rosso voterà contro la nuova Costituzione Ue. Eppure, parlando in mattinata alla platea dell’Udf - che fa parte del Partito Democratico Europeo di cui il Professore è presidente onorario -, il capo del centrosinistra sfodera toni solenni sull’importanza del Trattato e parole di censura per l’Italia berlusconiana, che «ha voltato le spalle» al vecchio continente e vive l’euro «come un fardello». Distanze abissali con l’uomo di Rifondazione? Prodi allarga le braccia: «Non scopriamo adesso che Bertinotti ha un’idea differente di Europa. La sua è una posizione di minoranza, ma questo dissenso non è incompatibile con le ragioni della coalizione. Forse che nel centrodestra non vale lo stesso per Bossi?». Guarda avanti, il Professore. Il percorso l’ha chiaro in mente: «Concentrarsi sulle Regionali. Mobilitare la nostra base. Rafforzare la Federazione, definendo tempi e modalità della cessione di sovranità dei partiti». Prodi si imbarca in direzione di Bologna. Rutelli invece si concede ancora qualche ora parigina. Domenica di sorrisi tra i due.
    Ovazione dei delegati Udf quando il leader della Margherita dice che, se potesse votare alle presidenziali francesi, sceglierebbe il centrista Bayrou anziché un esponente socialista. Dilemma che Prodi prudentemente evita: «Io voto in Italia».

  3. #3
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    Predefinito

    Fausto Bertinotti alla trasmissione Conferenza Stampa e intervistato da Repubblica:
    Stramberie non ne ho fatte, semmai l'unica che conosco è pensare a primarie con un solo candidato". Così Fausto Bertinotti ha replicato all'affermazione di Romano Prodi, che aveva definito appunto una "strampaleria" l'idea che il leader di Rifondazione comunista si candidasse alle primarie senza un programma alternativo al suo.
    "Fisiologicamente - ha spiegato Bertinotti - in qualsiasi primaria sono alternativo al candidato, con un programma diverso. Penso che la democrazia cominci da due e io faccio il secondo, mi sento come ogni candidato, alternativo agli altri, con un programma diverso ma non alternativo". Anche perché, ha precisato, "l'unica alternativa di programma è a Berlusconi".
    ''Si pensa che quelli che votano sono immaturi e si fanno prendere da abbagli", ha detto Bertinotti, intervistato dal programma Rai "Conferenza stampa". "Io dico l'unica cosa praticabile, se ognuno esprime il proprio programma si può essere d'accordo su un punto invece che su un altro, è un'elaborazione complessa''.
    Quanto alle primarie, Bertinotti ci tiene a precisare un punto: "Le primarie non le ho inventate io, la discussione non l'ho iniziata io, sono stato trascinato". Quanto l'appeal personale potrà influire nella scelta tra il segretario di Rifondazione e Romano Prodi, chiede la conduttrice? ''La simpatia è un valore e fa bene anche in politica'', risponde Bertinotti.
    Che poi aggiunge: "Credo che Prodi sia un buon candidato del centrosinistra, le primarie possono essere un modo per dimostralo e per dargli più forza e nel caso perdesse sarebbe l'unico modo accettabile per cambiarlo".
    Riguardo alla parola "strampaleria", utilizzata da Prodi, Bertinotti, ha detto che si tratta di una "licenza poetica di un autorevole dirigente politico italiano, che ha usato il francese". Si tratta, ha aggiunto il leader del Prc, di "una parola che non esiste nel vocabolario e che non corrisponde alla realtà".
    "Non è vero, aprioristicamente - ha poi detto Bertinotti - che un candidato moderato sia sempre più competitivo di uno di sinistra". Secondo il leader neocomunista, vincere o no la sfida per la guida del paese "dipende dalla cultura politica, dal rapporto con il paese, dal grado di appeal". Perché - continua - "davanti a una parte della popolazione che non crede più alla politica, che non va a votare o che, a volte, sceglie di dare un voto di sgarbo, allora avere un candidato che ha una connessione sentimentale con il Paese, è un elemento di vantaggio".

 

 

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