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    Predefinito tutti al soldo degli yankees???

    111 liste e 7000 candidati...

    TUTTI PAGATI DAGLI USA????


    Le speranza nelle urne
    L'Iraq ricomincia da 111 liste e 7mila candidati
    Nonostante la grande paura i sondaggi dicono: 70% alle urne. Agli sciiti il 60% dei voti, 20% ai curdi e 20% ai sunniti

    I PROTAGONISTI
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    L’ultimo ostacolo che il Comitato elettorale in Iraq ha dovuto affrontare è stato quello dei simboli religiosi. Sono infatti sorte contestazioni sulla decisione della «Alleanza irachena unita» di piazzare sulla scheda di voto la foto dell’ayatollah Ali Al Sistani. Non è un candidato, ma per buona parte degli sciiti conta più di ogni cosa perché è il loro faro spirituale-politico. Il contrasto è solo uno dei tanti problemi presentatisi al Comitato nella preparazione delle prime elezioni democratiche convocate per domenica 30 gennaio.

    IL SISTEMA - Collegio unico nazionale, sistema proporzionale, con un terzo dei 275 seggi riservato alle donne. Gli elettori - sulla carta - sono oltre 14 milioni e potranno scegliere tra 111 formazioni. Più di settemila i candidati a livello nazionale, 19mila per le provinciali. Chi si recherà alle urne riceverà una scheda rosa per l’Assemblea nazionale ed una blu per i Consigli provinciali. I curdi, che vivono nel Nord, avranno anche quella (di colore turchese) per designare i 111 deputati del Parlamento autonomo. Una curiosità: la scheda, a causa del gran numero di simboli e formazioni, è un «lenzuolo» di 90 cm. per 60 cm. Per motivi di sicurezza la localizzazione dei 28.350 seggi sarà svelata solo all’ultimo.

    ALL’ESTERO - Oltre un milione di iracheni risiede all’estero ed ha la possibilità - in teoria - di esercitare il diritto al voto. Sono stati infatti indicati 14 paesi (come Gran Bretagna, Francia, Germania, Usa, Giordania) dove saranno aperti dei seggi, ma fino a pochi giorni fa si erano iscritte al voto appena 255 mila persone.

    LA SICUREZZA - La coalizione e le truppe irachene faranno del loro meglio per proteggere le elezioni, ma è chiaro che il compito sarà arduo. In alcune regioni verrà imposto il coprifuoco e saranno bloccati (il 29, 30, 31 gennaio) i confini. I veicoli sprovvisti di permesso non potranno circolare, chiusi i negozi. Non meno facile il compito di un altro esercito, senza armi: quello dei 25 mila osservatori (128 in rappresentanza di organismi internazionali) e dei 150 impiegati della Commissione elettorale. Per evitare brogli ogni persona, dopo che avrà votato, sarà «marcata» con uno speciale inchiostro indelebile. In casi di emergenza le autorità potranno spostare i seggi da una località all’altra.

    I PARTITI - Ben 111 i partiti scesi in campo,ma solo una decina ha la speranza di far eleggere deputati. Questi i più importanti. «Lista irachena» guidata dal premier Allawi: ha una base mista con sunniti e sciiti, anche se questi ultimi sono i personaggi più in vista. Laica e vicina alle posizioni Usa. «Unione del popolo», movimento sostenuto dalla diaspora, non ha forti vincoli religiosi o etnici, avversario di un regime islamico, è sostenuto dalle donne. «Alleanza irachena unita» è il cartello che raccoglie gli sciiti che si rifanno alla linea dell’ayatollah Sistani. Il partito è il favorito della competizione. E’ ben organizzato, è radicato nella parte meridionale e nella capitale, rappresenta la componente etnico-religiosa maggioritaria. Lunedì è stato annunciato che gli sciiti sono favorevoli alla nomina di un premier laico. «Partito degli iracheni», capitanato dall’attuale presidente Al Yawer. Punta ad ottenere il voto dei sunniti che oseranno andare ai seggi malgrado i veti e le minacce dei terroristi (sunniti anch’essi). Il presidente ha buoni rapporti nel Golfo ed è considerato non troppo vicino agli americani (ha contestato l’attacco su Falluja). «Assemblea degli indipendenti democratici» del sunnita Adnan Pachachi: si rivolge alla classe media e agli intellettuali sopravvissuti alle purghe saddamiste. Figura moderata, dal gran passato (è stato ministro degli Esteri fino al ’68), Pachachi potrebbe essere scelto come premier di compromesso tra gli sciiti religiosi e i laici. «Partito nazionale democratico» di Nasser Kamel Al Chaderchi. Uomo d’affari, avvocato, figlio di un monarchico, spera di attrarre i sunniti moderati e che vivono nelle città. «Lista dell’Alleanza curda», formata dal patto elettorale dei due leader storici, Massoud Barzani (Pdk) e Jalal Talabani (Upk). La loro base di potere è ovviamente nel nord, dispongono di milizie e sono considerati buoni alleati di Washington. «Lista nazionale» di Younadam Kana: rappresenta la minoranza cristiana, vittima negli ultimi mesi di feroci attacchi da parte dei militanti qaedisti. A fianco a questi personaggi centinaia di figure sconosciute, spesso vittime di aggressioni e attentati.

    I PERSONAGGI - L’ayatollah Sistani, pur non presentandosi alla sfida elettorale, è in grado di condizionarla ispirando le mosse dei suoi uomini come Abdel Aziz al Hakim, membro di una influente famiglia, Hussein Al Shahristani, scienziato nucleare a lungo in esilio, e Adil Abdul Mahdi, ministro e membro di un potente clan. L’anziano Sistani è un fautore della cosiddetta linea «quietista» in contrapposizione all’estremismo di Moqtada Al Sadr. Del cartello fa parte anche il controverso Ahmad Chalabi, l’oppositore di Saddam vicino al Pentagono e considerato la fonte di informazioni errate sulle armi proibite. E’ sciita anche il premier uscente Allawi ma corre per una sua lista: 60 anni, dottore, benestante, ex membro del Baath, ha vissuto per decenni in esilio creando un solido rapporto con l’amministrazione americana. In corsa anche Hamid Moussa, leader del partito comunista: dopo aver vissuto all’estero è tornato in patria nell’83 per continuare l’opposizione a Saddam. Conta sul voto degli sciiti delle città e dei curdi.

    LE TAPPE - Dall’elezione nascerà l’Assemblea nazionale provvisoria con 275 membri. L’Assemblea nominerà un nuovo governo ed avrà poteri legislativi. Avrà un presidente e due vice. Entro il 15 agosto dovrà essere preparata una bozza di Costituzione poi sottoposta a referendum nell’ottobre 2005. Se la Costituzione sarà approvata, nuove elezioni. Data prevista: dicembre 2005.

    I SONDAGGI - Difficile e pericoloso fare domande alla gente in queste condizioni di terrore, ma le autorità stimano che il 72% degli iracheni andrà al voto, con marcate differenze da regione a regione. Nel Kurdistan l’affluenza potrebbe arrivare al 97%, nella zona sciita al 96% mentre nell’area sunnita si attesterebbe sul 33%. Sui risultati i sondaggi dicono: 60% agli sciiti (con un 20 per cento al partito del premier Allawi), 20% ai sunniti (sempre che non prevalgano nel loro campo il boicottaggio e la paura), 20% ai curdi. Le autorità hanno precisato che i risultati ufficiali saranno resi noti dopo una decina di giorni. Ma gli osservatori temono che già all’indomani del voto ci sarà chi canterà vittoria suscitando possibili tensioni.

    Guido Olimpio

  2. #2
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    Predefinito Re: tutti al soldo degli yankees???

    In Origine Postato da Luca_liberale
    111 liste e 7000 candidati...

    TUTTI PAGATI DAGLI USA????


    Le speranza nelle urne
    L'Iraq ricomincia da 111 liste e 7mila candidati
    Nonostante la grande paura i sondaggi dicono: 70% alle urne. Agli sciiti il 60% dei voti, 20% ai curdi e 20% ai sunniti
    .................................................. ......................................



    in un paese deove non si possono fare sondaggi si pretende di fare le elezioni................... ovvio tanto si sa gia' chi gli americani hanno deciso di far vincere!!!!
    Chi sono i filosudici? Quelli che definiscono filoterroristi i difensori dei palestinesi.
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  3. #3
    MarcoM
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    Predefinito Re: Re: tutti al soldo degli yankees???

    In Origine Postato da FLenzi


    in un paese deove non si possono fare sondaggi si pretende di fare le elezioni...................
    Avevi già mandato un post tipo questo ai tempi di Saddam (99% dei voti per lui)?

    No, mi ricordo male, a quei tempi te ne sbattevi altamente della democrazia in Iraq.
    Bella coerenza.

  4. #4
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    Predefinito Re: tutti al soldo degli yankees???

    Guido Olimipio è noto per essere un filoamericano di ferro.I suoi articoli in quanto a faziosita' non battono nessuno e la resdibilita' di quanto afferma è pari allo zero.Quindi riprova..il fatto è che se leggi le notizie di agenzia si stanno ritirando dale elezioni partiti sia sunniti che sciiti che turcomanni.L'Unico marpione che rimane per papparsi tutto è Al Sistani che non ha ancora capito chellawi uomo della Cia e gli americani lo fanno presentare solo per avere almeno gli sciiti alle urne...dopo lo metteranno in grado di non nuocere...perche' queste elezioni farsa e sotto occupazione servono solo a legittimare la presenza militare ed economica degli Usa..il resto sono vaniloqui...
    In Origine Postato da Luca_liberale
    111 liste e 7000 candidati...

    TUTTI PAGATI DAGLI USA????


    Le speranza nelle urne
    L'Iraq ricomincia da 111 liste e 7mila candidati
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  5. #5
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    Predefinito

    Aggiungo che gli spot elettorali sono pagati dagli americani ...vorra' dire qualcosa?

  6. #6
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    Le "elezioni" sono solo una commedia. La foglia di fico per coprire la vergogna di un paese distrutto dall'idiozia e dalla prepotenza degli statunitensi.
    Non serviranno a nascondere la disfatta degli invasori.

  7. #7
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    Predefinito le elezioni si svolgono anche nei cieli dell'Iraq

    14:17 Elicottero Usa abbattuto: 31 morti
    Sono 31 i militari Usa morti a Rutbah, nell'Iraq occidentale, dove questa mattina è stato abbattuto un elicottero.

  8. #8
    MarcoM
    Ospite

    Predefinito

    In Origine Postato da frontista
    Le "elezioni" sono solo una commedia. La foglia di fico per coprire la vergogna di un paese distrutto dall'idiozia e dalla prepotenza degli statunitensi.
    Non serviranno a nascondere la disfatta degli invasori.
    Bravo, a te stava bene Saddam.
    Probabilmente ti ricordava i "bei tempi"...

  9. #9
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    Predefinito ed anche in terra...

    Four U.S. Marines Killed in Action in Iraq

    11 minutes ago U.S. National - Reuters



    BAGHDAD (Reuters) - Four U.S. Marines were killed in action Wednesday in western Iraq (news - web sites), the U.S. military said.








    Latest headlines:
    · Four U.S. Marines Killed in Action in Iraq
    Reuters - 11 minutes ago
    ·

    The military said the Marines were killed in a separate incident from a helicopter crash in western Iraq earlier on Wednesday. No casualty toll has yet been announced for the helicopter crash.

  10. #10
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    Predefinito

    14:26 Quattro marines uccisi a ovest di Bagdad
    Quattro marine sono stati uccisi oggi "in operazioni di combattimento" nella provincia di Al Anbar, a ovest di Bagdad. Lo afferma un comunicato militare americano.

 

 
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