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Sullo Stato degli Eretici non Condannati
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PENSIERI INTRODUTTIVI
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Il presente articolo tratta brevemente di due deviazioni fondamentali nell’ecclesiologia e fu originariamente scritto nel maggio 1997, in una forma più estesa, che aveva lo scopo di indirizzarsi pure ad altri soggetti.
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Le opinioni ecclesiologiche risultanti, come espressioni sommarie dell’autocomprensione ecclesiologica della nostra Chiesa, sono lo sviluppo naturale dell’articolo precedente, “Il carattere pienamente legale della Sacra Lotta contro l’ecumenismo” (e della sua prima e seconda tesi specialmente), e sono presentate per le due primarie ragioni seguenti:
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1.____ Esse costituiscono uno sforzo ben intenzionato, per mezzo di una completa chiarificazione della loro identità ecclesiologica, verso una contribuzione bilanciata al dialogo intra-Ortodosso tra i vari gruppi di anti ecumenisti Vecchio Calendaristi, collo scopo della riconciliazione, dell’unità e della ristabilizzazione della loro autorità sinodale sostanzialmente compromessa.
2.____ Esse aiutano a comprendere la posizione critica della nostra Chiesa verso la dolorosa frammentazione entro il movimento del Vecchio Calendario e verso le lotte ancora più dolorose tra le varie fazioni di vescovi, ciò che è essenzialmente il risultato dell’incorretto ed incoerente basamento ecclesiologico della lotta contro l’ecumenismo, con tutte le tragiche conseguenze sul livello teologico, pastorale e spirituale.
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In particolare, dobbiamo attirare l’attenzione dei Fedeli al fatto che essi non vedranno, qui, nessun'iperbole nella minuta, precisa e dettagliata spiegazione che abbiamo intrapreso dell’estremamente spinosa questione dell’identità ecclesiologica degli eretici che non sono stati portati a processo.
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In questioni di tale serietà, tutte le superficialità, semplificazioni ed opinioni senza fondamento hanno un effetto contrario sulle caratteristiche basiche della teologia Patristica, perché: “Non contente con gli insegnamenti ed i precetti dei Padri Divini” – queste opinioni vengono a costituire “guerra contro i Padri” e “Guerra contro Dio”, secondo S. Teodoro lo Studita.[1]
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Lontano da tali inammissibili generalizzazioni e semplificazioni ed in maniera tipicamente accurata ed, a volte, alquanto dettagliata, S. Basilio il Grande, per esempio, trattò la distinzione tra eretici, scismatici e congregazioni illegali;[2] il secondo ed il Sesto Santo Sinodo Ecumenico trattarono con una varietà di modi di ricevere coloro che sono fuori della Chiesa;[3] il Settimo Sinodo Ecumenico trattò con la possibilità dell’incorporazione, in generale di clero precedentemente eretico nel clero Ortodosso;[4] e S. Teodoro lo Studita trattò con tutte le precedenti questioni insieme; veramente, egli ammonì il suo discepolo Arsenio che aveva un’inclinazione per le generilazzazioni uniformi.[5]
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C’è sempre stata una tentazione nella Chiesa di ricorrere a generalizzazioni ed a sovra-semplificazioni delle questioni teologiche, che ha portato a visioni e posizioni estreme e che è derivata primariamente da coloro che erano ignoranti in una maniera imperdonabile di come lo Spiriti Santo abbia condotto particolari circostanze e di quali fossero i loro scopi, come dice S. Tarasio,[6] e, in questa loro ignoranza, “non hanno ancora letto le parole dei Padri e, se le hanno lette, lo hanno fatto senza attenzione, non diligentemente,” per citare dai pronunciamenti del Settimo Santo Concilio ecumenico.[7]
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TESI I
“ Si è argomentato che gli ecumenisti e, più generalmente, le Chiese ecumeniste, sono già decadute interamente dal Corpo della Chiesa, cioè esse sono rami che sono stati automaticamente tagliati via dalla Vigna e ciò, veramente, può essere dimostrato dal fatto che non abbiamo con loro la comunione Misteriologica (Sacramentale).”
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RISPOSTA
A. Principi di base
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1. Coloro che fanno comunione con gli eretici: la proclamazione Sinodale.
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a.__________ Primo e più importante, non è corretto o persino giusto, che una Chiesa locale sia caratterizzata e ritenuta ecumenista in toto, semplicemente perché un numero del suo Clero – ed a volte un piccolo numero, per questo – sono attualmente ecumenisti: essi non devono essere attualmente ritenuti la Chiesa locale.
b._________ Le Chiese Ortodosse locali oggi sono fondamentalmente anti-ecumeniste; l’inerzia della maggioranza silenziosa non implica in nessun modo consenso o legittimizzazione d’attività ed insegnamenti ecumenistici.
c.__________ Non si dovrebbe dimenticare che nessuna Chiesa locale ha proclamato sinodicamente che il dogma primario dell’eresia ecclesiologica dell’ecumenismo è un insegnamento della Chiesa Ortodossa che deve essere creduto e che è necessario per la salvezza; e neppure questo è stato mai proclamato da tutti gli Ortodossi.
d._________ Le opinioni sovra menzionate, riguardanti la necessità di evitare generalizzazioni indiscriminate, se si deve avere un’affidabile comprensione della vera identità ecclesiologica dei nostri fratelli ecumenisti che sono coinvolti in innovazioni ed eresie, ma non sono stati ancora portati al processo, sono basate sui Padri e sono fermamente sostenute da S. Teodoro lo Studita, come segue:
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·___________ S. Teodoro, nella sua analisi dettagliata dell’estremamente intricata questione di “se si deve ricevere la comunione dal Presbitero di un Vescovo che è egli stesso Ortodosso,” ma per timore “si ricorda del proprio Metropolita”[8] che è un eretico, alla fine rende la dichiarazione seguente: “Se il Metropolita cade in eresia, non è il caso che tutti coloro che sono in comunione diretta od indiretta con lui siano ritenuti automaticamente e senza distinzione eretici,”nonostante, naturalmente, il fatto che con questa loro posizione “essi attirino su di sé la terribile accusa di rimanere silenziosi.”[9]
·___________ Nello spiegare in seguito, estesamente, che il Moechianismo [lo specifico male al quale egli si rivolge] è “un’eresia molto dolorosa”, egli invoca come argomento principale il fatto che questo dogma è stato proclamato sinodicamente ed è stato confermato da un anatema: i Moechiani “proclamano le loro trasgressioni sinodicamente”, “insegnano le loro trasgressioni sinodicamente “, “ e posero coloro che si opponevano al loro dogma sotto anatema…”[10]
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2. Il doppio carattere della Chiesa
a._______________ Subito dopo, è necessa5rio ricordarci del seguente basico principio ecclesiologico: il corpo teantropico della Chiesa, poiché essa possiede una struttura teandrica è, da un lato una comunità (una relazione spirituale secondo la Grazia e la comunione dei Fedeli l’uno con l’altro e colla Santa Trinità – noi siamo uniti col Padre nello Spirito Santo attraverso il Salvatore) e, dall’altro lato ed al medesimo tempo, un'istituzione (un’organizzazione storica e concreta, il corpo visibile di Cristo), corrispondente all’unione non confusa e non divisibile delle nature Divina ed umana in Cristo nell’una persona e nell’un'Ipostasi del nostro Salvatore Gesù Cristo.
b.______________ L’interna ed invisibile realtà della Chiesa divinamente preservata, definita come una comunione che trascende la natura e la comprensione, è fondata tanto sul suo Capo Divino, Cristo, quanto sulla Sua Anima Divina, lo Spirito Santo.
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·________________ “Noi abbiamo comunione l’uno con l’altro”, “ e la nostra comunione è con il Padre, e con Suo Figlio Gesù Cristo;”[11] “La comunione dello Spirito Santo sia con voi tutti.”[12]
·________________ Cristo “è il Capo del Corpo, della Chiesa;”[13] egli costituisce la pietra angolare[14], la fondamenta[15] ed il centro che mantiene unito tutto l’organismo.[16]
·________________ Nel divino Edificio della Chiesa, secondo S. Giovanni Crisostomo, “E’ Cristo che lega insieme il tutto;” “Sia che si parli del tetto o delle mura o di qualsiasi altra qualunque parte, Egli è Colui che sostiene il tutto.”[17]
·________________ Il Santo Spirito abita nel Corpo di Cristo e costituisce il suo principio vitale, santificante ed unificante o coesivo: “Ciò che è l’anima nel corpo umano,” dice S. Agostino, “è lo Spirito Santo nella Chiesa intera”[18] e, per questa ragione, secondo il Divino Crisostomo, “Noi siamo sempre in grado di celebrare la Pentecoste.”[19]
·________________ Infine, la “Vita Nuova” della Grazia, “è donata”, ai membri della Chiesa, secondo S. Basilio il Grande “ da Dio (ilPadre), attraverso Cristo, nello Spirito Santo,”[20] ed a causa di ciò, nella Chiesa, “Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo ugualmente rendono santi, danno vita, illuminano, confortano e fanno tutte le tali cose.”[21]
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c.________ Il carattere esteriore, empirico e visibile della comunità terrena Teandrica della Chiesa è sottolineato primariamente dalla sua dimensione preminentemente storica, secondo la quale l’escatologico “Popolo di Dio”, il nuovo e vero “Israele di Dio,”[22] sono su un sentiero verso l’”Ottavo Giorno”, “il giorno eterno che non conosce nessuna sera e nessun successore, quell’età che non finisce e non invecchia,”[23] e, secondariamente, è sottolineata dalla varietà delle Sue immagini e nomi, che,, incidentalmente, offrono solamente una definizione descrittiva e simbolica di questo organismo di Grazia Divina. (“metaforicamente”, “come in un’immagine” [S. Giovanni Crisostomo][24])
·________________ “Ma voi siete una stirpe eletta, un organismo sacerdotale, regale, un popolo santo, un popolo peculiare,” “voi che un tempo eravate un non popolo, ora invece siete popolo di Dio, eravate non beneficati dalla bontà divina, ora invece siete beneficati.”[25]
·________________ I Santi Profeti, il Signore ed i Divini Apostoli compararono alla Chiesa e la descrissero come una “gloriosa Montagna del Signore” ed “una Casa di Dio,”[26] “un Regno”[27], “un Gregge”[28], “un Edificio”[29], “una Vigna”[30], “una Vite”[31], “un Tempio”[32], “una Città”[33], “una Torre”[34], “un Tabernacolo”[35], “un Campo”[36], “un’Arca”[37], “una Casa”[38] e, veramente, il Divino Paolo la vide principalmente come un “Corpo”[39], cioè un organismo vivente.
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d.________ Di conseguenza e sulla base delle precedenti, molto condensate, osservazioni, un membro della Chiesa (sia come una persona che come una comunità) ha, al medesimo tempo, una doppia relazione con Essa: egli comunica con la Santa Trinità (“la Comunione della Deificazione” [S Gregorio Palamas][40]) ed egli appartiene liturgicamente al corpo organizzato, terreno di Cristiani, come un “membro” del Corpo (apostolo Paolo).[41]
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B. Conseguenze Pratiche
1. Esclusione dalla comunione
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a.________ I membri del corpo possono essere sofferenti, questo è possono essere in errore riguardo la Fede Ortodossa e, in questo modo, la loro comunione spirituale con il Dio-uomo può essere rotta; nonostante questo, persino come membri sofferenti, non sono morti; essi continuano ad appartenere istituzionalmente al corpo, che è precisamente cosa avviene con un sano corpo umano, nel quale possono anche esistere cellule non sane, o con un albero in fiore, che può anche avere rami ammalati.
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·________________ S. Gregorio del Sinai ci dà una nuova descrizione molto vivida di questa doppia condizione del membro sofferente: lo Spirito di Cristo “prevale” nel suo corpo, persino sui membri che sono “sofferenti e non possono avere parte della vita”, la quale a causa della “miscredenza”, è diventata “inattiva”, “non illuminata”, “inerte” ed “incapace di partecipare nella Grazia di Cristo”.[42]
·________________ La paro0la del Signore a Nicodemo, “chi non crede in lui è già condannato”[43], contribuisce sostanzialmente ad una più profonda comprensione di questa verità: colui che insegna una falsa dottrina “è già condannato”. (“perché essere fuori della luce, questo solo è una punizione molto grande.”[44] [una rottura nella comunione spirituale]), ma la sua piena ed istituzionale condanna sarà registrata nel futuro, perché “ognuno che pecchi è immediatamente condannato dalla natura del peccato; ma soltanto susseguentemente dal verdetto del magistrato.”[45]
·________________ La distinzione tra sano e sofferente, “buon frumento” e tare, pesce buono e pesce marcio, che possono coesistere e crescere insieme nel medesimo “campo” e nella medesima “rete” della Chiesa, è fortemente enfatizzata dalle rilevanti parabole del Signore;[46] il sano ed il malato saranno separati decisamente sia per mezzo di una “decisione sinodale “ della Chiesa,[47] o al tempo “del raccolto£”, cioè alla fine del mondo, da Nostro Signore.[48]
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___________ 2.Esclusione dal Corpo.
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a.________ La mortificazione delle membra sofferenti, attraverso la loro decisiva alienazione dal Corpo, avviene in due modi:
b.________ Per mezzo di uno scisma. In questo caso, coloro che sono in errore riguardo la Fede Ortodossa, che sono “alienati in questioni concernenti la Fede stessa”[49], secondo S. Basilio, tagliano da sé stessi la loro connessione istituzionale col Corpo sano della Chiesa.
·________________ Come questo Rivelatore di cose celesti (Ouranophantor) dice, nell’”apostatare”[50] e “nel ritirarsi dalla Chiesa”[51] “per mezzo dello scisma”, [si veda la nota 43] tali individui sono e dovrebbero essere considerati essere, decisamente ed interamente tagliati fuori [si veda la nota 42], poichè, veramente, essi si organizzano in congregazioni illegali, nelle loro proprie, separate comunità, come è stato fatto, ad esempio, dalla fazione estrema degli Ariani, gli Anomoeani, che per questa ragione furono caratterizzati dal medesimo santo come “chiaramente separati dal corpo della Chiesa.”[52]
·________________ In linea con ciò, scismatici ed eretici sono considerati, letteralmente ed in attualità, essere “coloro che si sono estraniati dalla Chiesa,”[53] che cessano di essere più a lungo persino membra ammalate della Chiesa, poiché, prima del loro giudizio sinodico, “essi si sono separati dal corpo della Chiesa,”[54] secondo i canonisti Aristeno e Zonaras.
·________________ Coloro che in questo modo “si dono separati” [si veda la nota 44] e si sono divisi dall’unità istituzionale del Corpo sono “immediatamente” moribondi[55] e, certamente, secondo S. Nicodemo l’Agiorita non hanno misteri salvifici.
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c.________ Per mezzo di uno speciale verdetto sinodale. Sofferenti, ma non separati, i membri sono soggetti al giudizio sinodale; questo giudizio è necessario ed i corpi ecclesiastici competenti ricevono l’incarico di implementarlo, come, per di più il Santo Apostolo Paolo esorta i Corinzi, che uno che abbia peccato terribilmente “potrebbe essere tolto di tra di voi,” (cacciato fuori dalla Chiesa, tagliato [S. Teofilatto][56]), raccogliendo, secondo Teodereto di Ciro, “un tribunale pieno di timore; poiché egli dapprima riuniva ognuno nel nome del Signore e quindi presentava sé stesso per mezzo della grazia dello Spirito, mostrando che il signore stesso presiedeva;”[57] “nel nome del nostro Signore Gesù Cristo, convocati insieme voi, il mio spirito e la potenza del Signore nostro Gesù, quest’individuo sia abbandonato a Satana,…”[58]
·________________ In questo modo, per esempio, il settimo Santo Sinodo Ecumenico, nel suo Horos, decreta quanto segue: “Noi ordiniamo che coloro che osano pensare od insegnare differentemente, o, in accordo con gli abominevoli eretici, osano sovvertire le Tradizioni della Chiesa ed escogitare qualche innovazione…., se siano Vescovi o clero, dovrebbero essere deposti, se siano monaci o laici, dovrebbero essere scomunicati.”[59]
·________________ E’ ovvio che se tali individui fossero considerati automaticamente essere tagliati dal Corpo sano e mortificati, non ci sarebbe alcun bisogno di deposizione o scomunica, poichè la Chiesa non giudica quelli che sono al di fuori di Lei:[60] “Tocca forse a me giudicare quelli di fuori?” (S. Paolo), “Quindi è superfluo applicare i comandamenti di Dio a coloro che non sono membri della Chiesa; perché qualunque cosa dica la legge, lo dice per coloro che sono sotto la legge,” come dice S. Teofilatto.[61]
·________________ E’, per di più, significativo che il secondo Santo Sinodo Ecumenico faccia la chiarificazione seguente: “Per eretici intendiamo da una parte coloro che sono già stati esclusi dalla Chiesa e dall’altra coloro che sono stati da noi recentemente anatematizzati;”[62] cosa che certamente indica che l’esclusione degli eretici di prima ed il colpire d’anatema quelli recenti richiede un verdetto sinodico.
·________________ Parimenti, S. Nicodemo l’Agiorita fa il significativo commento che coloro che devono essere deposti o scomunicati “sono sottoposti, sulla terra, a deposizione e scomunica o ad essere colpiti da anatema e, necessariamente, alla retribuzione Divina,” perché “a meno che non sia attualmentemessa in effett da un sinodo (i vescovi viveni), la forza imperativa dei Canoni [e dell'Horos del Settimo Sinodo Ecumenico] rimane non eseguita e non agisce di propria iniziativa, sia immediatamente dopo o prima di una decisione.”[63]
·________________ Si dovrebbe notare che il Settimo Santo Sinodo ecumenico, dopo aver condannato gli Iconoclasti, dichiarò quanto segue: “E noi gettiamo ben lontano dai recinti della Chiesa gli inventori delle falsità innovatrici;”[64] questo significa che il loro rigetto è stato compiuto propriamente dal Santo Sinodo nella scia di un giudizio decisivo e, veramente, dopo che sessanta anni erano passati dal manifestarsi dell’eresia.
·________________ Il medesimo Santo Sinodo, riferendosi, nel suo Horos, al Terzo Santo Sinodo Ecumenico, afferma che il “Sinodo ad Efeso” “espulse l’empio Nestorio ed i suoi seguaci dalla Chiesa,”[65] cosa che dimostra chiaramente che l’esclusione di un eretico non è ottenuta automaticamente, ma costituisce un atto di “espulsione” (un mandar fuori, un mandar fuori forzatamente), che richiede un organo competente, cioè un Sinodo.
·________________ Veramente, in quest’Horos del Settimo Santo Sinodo Ecumenico, non c’è un riferimento similare al Quarto Sinodo Ecumenico, ed in questo modo è messa in evidenza l’uniformità della tradizione Sinodale: il Sinodo a Calcedonia proclamò le due perfette nature del Salvatore, “mandando fuori dai membri della Chiesa” i “blasfemi Eutiche e Dioscoros.”[66]
·________________ Infine, il santo patriarca Niceforo di Costantinopoli, scrivendo al Papa Leone III di Roma, lo informa che “noi [i padri del Settimo Sinodo Ecumenico] abbiamo espulso dalla Chiesa” i Vescovi iconoclasti “che occupavano i loro troni Episcopali contro la volontà di Dio,”[67] cosa che sottolinea molto nettamente, da una parte il contenuto ecclesiologico dell’atto d’”espellere” da parte di un Sinodo competente , dall’altra parte, il fatto che, fino all’espulsione istituzionale e l’esclusione dalla Chiesa dei Gerarchi che insegnarono false dottrine, tali Gerarchi erano ritenuti “occupare troni episcopali.”
·________________ Non c’è bisogno di dire che noi ricordiamo la molto severa ammonizione del nostro Salvatore, secondo la quale se i membri sofferenti della comunità Cristiana dovessero “trascurare d’ascoltare la Chiesa, siano essi per te come il pagano ed il pubblicano:”[68] questo è, non automaticamente o al medesimo tempo in cui è commessa la trasgressione, ma dopo che è stata seguita una specifica procedura; la trasgressione è denunciata alla Chiesa, cioè “ai capi della Chiesa.”[69] Essa guarda giudizialmente in ogni caso per mezzo di un organo competente, in linea con l’autorità conferitale;[70] nell’evento che qualcuno persista senza pentirsi, quindi – secondo Zigabenos – “sia privato della comunione con lui, come un incurabile.”[71]
·________________ In particolare osserviamo che il Signore, per mezzo del provvedere una tale autorità (“legherete” e “scioglierete” sono al plurale [si veda la nota 63]) ai Santi Apostoli ed ai loro successori, i Gerarchi, che si riuniscono in un tribunale sinodico, da una parte ha escluso una volta per tutte le opinioni parziali, arbitrarie ed i verdetti individuali di colpevolezza nella Chiesa, esortando il membro sano solamente a “dire ciò alla Chiesa” [si veda la nota 61], ed ha, d’altra parte, confermato la piena, esclusiva e sovrana giurisdizione spirituale nel corpo sinodico, dicendo, in essenza, quanto segue, secondo Zigabenos: “Qualunque cosa voi decidiate sulla terra, Dio la convaliderà nel Cielo, sia che voi tagliate gli incurabili dalla Chiesa o, più tardi, riaccettiate coloro che si pentono.”[72]
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d.________ Per di più se la parte “sofferente” ma non “tagliata via” della Chiesa è fuori della comunione con la “parte sana” (la distinzione tra parte sofferente e parte sana è stata fatta da S. Basilio il Grande e S. Teodoro lo Studita[73]), che dovrebbe certamente essere separata con un muro dalla precedente, questo non implica che la parte “sofferente” è già caduta dal corpo, perché in quel caso non sarebbe caratterizzata come “sofferente”, ma come “mortificata”; la mortificazione, ad ogni modo, avverrà per mezzo di una “decisione sinodale,”[74] cioè una “decisione finale.”[75]
·________________ Per di più, il bisogno di un giudizio decisivo e di un “taglio” dei rami non fruttiferi (S. Cirillo d’Alessandria scrive: “attendenti il tempo conveniente per essere tagliati via”[76]) è suggerito molto chiaramente dalla rilevante Parabola: il Padre, come “agricoltore”, in un momento definito e dopo un dovuto processo d’investigazione “recide ogni tralcio che non porta frutto” e lo getta fuori.[77]
·________________ Il santo innografo del Primo Santo Sinodo Ecumenico definisce molto chiaramente il significato di sofferenza – e veramente della sofferenza incurabile – nell’immagine dell’atto di “espellere” eretici dal Corpo; “I divini pastori “ “espellono” “ i lupi affamati di preda e distruttori,” “allontanando con la fionda dello Spirito coloro che siano incorsi in una caduta che conduce alla morte e che siano afflitti da una malattia che non può essere curata.”[78]
·________________ Si dovrebbe notare che la naturale ramificazione della distinzione ecclesiologica tra membri “sani” e “sofferenti” è che essa introduce, senza forzare la questione, la nozione di scismatici ed eretici di specie “potenziale” e di specie “attuale” (cioè “sottoposti a giudizio” e “già condannati”) e costituisce la miglior interpretazione dell’autocomprensione del Settimo Santo Sinodo Ecumenico, che, da un lato rese chiaro che la Chiesa era in quel momento “in diversità di vedute,” “in divisione,” “in discordia,” “in differenza,” [79] mentre il Sinodo si era riunito “per l’unione e per l’armonia della Chiesa,”[80] “per l’unione della Santa Cattolica Chiesa di Dio,”[81] “affinché ciò che era stato diviso potesse essere unito,”[82] e stava pregando affinché la pace di Dio “potesse unire ciò che era separato r guarire la ferita cronica,”[83] e, d’altra parte, esso “glorificava Dio Che aveva unito ciò che era stato estraniato.”[84]
·________________ Se il Settimo Santo Sinodo Ecumenico avesse creduto nell’esclusione automatica degli eretici, non avrebbe mai affermato, per mezzo di S. Tarasios, che esso considerava la Chiesa di Cristo come “divisa, separata e rotta, mentre i suoi membri si muovevano chi in questa direzione, chi in quella,”[85] ma, al contrario, esso avrebbe ringraziato Dio per il pentimento ed il ritorno degli eretici ed il loro re-inserimento nell’indiviso Corpo di Cristo.
·________________ Veramente, nel ricercare ancora più profondamente in questa questione bruciante e nell’interpretare la posizione ecclesiologica del Settimo Santo Concilio Ecumenico, noi osserviamo che questo Sinodo, avendo condannato ogni eresiarca che era già “perito in questa” [eresia dell’Iconoclasmo],[86] e, specialmente coloro che “in successione” avevano presieduto sopra “il trono di Costantinopoli” [si veda la nota 79], come pure altri Vescovi che erano istigatori dell’eresia, poiché “erano periti senza speranza”[87] fece ciò nella piena consapevolezza che essi appartenevano alla porzione “dei più antichi eretici nella Chiesa Cattolica” [si veda la nota 80], secondo S. Tarasios, quando essi erano ancora istituzionalmente uniti con il Corpo (essi presiedevano sui troni ed erano eretici nella Chiesa); se essi fossero stati realmente tagliati fuori ed esclusi automaticamente, perché avrebbero dovuto sottostare ad un tale giudizio e condanna, quando in essi non vi era nessuna vita?
·________________ Infine, quando i Santi Sinodi Ecumenici convocarono Nestorio di Costantinopoli (Il Terzo Sinodo ad Efeso[88] e Dioscoro di Alessandria (Il Quarto Sinodo a Calcedonia[89]) tre volte affinché apparissero di fronte al giudizio, essi riconoscevano che gli eresiarchi in questione occupavano ancora le loro sedi, fino a quel tempo dal quale essi parlavano ed agivano nel nome e per conto della Chiesa Ortodossa.
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C. Conclusioni
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1.________ In conclusione, riassumiamo quanto precede così:
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a.________ Una persona con mentalità eretica ma che non è completamente “tagliata fuori”, è ancora un membro del Corpo, sebbene sia membro sofferente.
b_________ Quando rompiamo la comunione con questo membro sofferente, abbiamo in mente le seguenti mete:
·________________ che non dovremmo divenire noi stessi sofferenti (se la loro malattia fosse trasmessa a noi);
·________________ che dovremmo rendere gli altri membri del Corpo consapevoli che essi dovrebbero fare ugualmente – cioè dovrebbero rompere la comunione, in maniera da non diventare essi stessi ammalati o inquinati.
·________________ che noi dovremmo aiutare ai fini del pentimento e della cura del membro ammalato, in modo da evitare il peggioramento della sua malattia e la sua esclusione finale dal Corpo.
·________________ che noi dovremmo contribuire, infine, alla convocazione di un competente corpo sinodico, che dovrebbe prendere le seguenti misure per impedire che il male si diffonda all’intero Corpo(“poiché ci si affretta a controllare una pestilenza prima che si diffonda all’intero Corpo della Chiesa” [S. Teofilatto][90] – “affinché i membri sani, che restano saldi nella loro buona fede, non siano rovinati dal male che distrugge le anime” [S. Niceforo di Costantinpoli][91]; alla separazione del membro – se non si pente; la “proclamazione della sana dottrina”[92] – il rimedio per il male; e l’esortazione dell'Ortodosso a vivere, come dice S. Ignazio d’Antiochia, “solamente di cibo Cristiano e di astenersi da cibi stranieri, ciò che è eresia.”[93]
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TESI II
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“E’ stato pure asserito che il Quindicesimo Canone del Primo-Secondo Santo Sinodo di Costantinopoli, sotto S. Fozio il grande (861 d.C,), nel caratterizzare i Vescovi che predicavano eresie che erano stati previamente condannati come “pseudo-vescovi” e “pseudo-maestri”, in un certo modo aprì una nuova era, dandoci il diritto di considerare tali Vescovi, da allora in poi, come automaticamente deposti, “prima di una decisione sinodale,” e non più a lungo come essere Vescovi.”
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RISPOSTA
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A
Questa interpretazione è totalmente arbitraria e soggettiva, poiché il Santo Sinodo dell’861 d.C., nell’approvare il Quindicesimo Canone non introdusse niente di nuovo o di sconosciuto nella vita della Chiesa, tanto meno allo scopo di distruggere un ordine canonico vecchio di secoli.
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B
Il quindicesimo Canone è incluso organicamente nella corretta interpretazione del Trentunesimo Canone dei Santi Apostoli, che il Primo – Secondo Sinodo intraprese per mezzo di quattro Canoni ad hoc (Dodici, Tredici, Quattordici e Quindici), con la mira di unire gli Ortodossi dopo la fine della controversia iconoclasta.
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C
L’interpretazione incorretta del Trentunesimo Canone Apostolico durante quel periodo ha fatto sorgere miscomprensioni e scismi e congregazioni illegali che non erano giustificate, poiché l’autorità ecclesiastica non stava apertamente e pubblicamente predicando un’eresia conosciuta, il solo caso in cui l’escludere con un muro può essere giustificato prima di una decisione sinodale.
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D
Questo è per dire, escludere con un muro da parte di un pastore eretico “per ragioni di dottrina”[94] è ritenuta una via d’azione ovvia e famigliare che è sempre stata seguita e che non porta con sé conseguenze negative ma che, al contrario, richiama onori e lodi.
·_____________________ Per di più, un’idea quasi identica era stata formulata quasi duecento anni prima da S. Sofronio di Gerusalemme (+637 d.C.), che aveva lottato insieme a S. Massimo il Confessore contro il Monotelismo: “Se qualcuno si dovesse separare da qualcun altro non a causa di un’offesa, ma in conseguenza di un’eresia che sia stata condannata da un Sinodo o dai Santi Padri, è degno di onore e di approvazione, poiché è Ortodosso.”[95]
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E
La caratterizzazione di un Pastore come uno “pseudo –vescovo”, “prima di una decisione sinodale” è di natura euristica o diagnostica (il dottore accerta il male) e non finale e giuridica o condannatoria (il dottore diagnostica l’incurabilità del membro sofferente e raggiunge la ferma decisione di amputarlo).
1.___________________ Ricorderemo che davanti al Terzo Santo Sinodo Ecumenico, S. Cirillo chiamò l’eresiarca Nestorio “il Molto Reverendo Vescovo Nestorio”, ed, al medesimo tempo lo caratterizzò come un “lupo”.[96]
2.___________________ Per precisamente questa ragione, il Terzo Santo sinodo Ecumenico può chiamare Nestorio “Molto Reverendo” e “Signore”[97] prima della sua condanna sinodica, ma dopo di essa lo può caratterizzare come “molto empio”.[98]
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F
Se il Primo – Secondo Sinodo avesse, per mezzo del suo Quindicesimo Canone, decretato l’esclusione automatica e la deposizione di chi insegni un’eresia, allora questo Sinodo locale avrebbe rivendicato un’autorità sovra-Ecumenica, poiché avrebbe deciso su qualcosa completamente in contrasto con la santa Tradizione della Chiesa sino all’861 d.C.; parimenti, esso sarebbe venuto in conflitto diretto col Settimo Santo Sinodo Ecumenico (che si era riunito quasi settantaquattro anni prima), il quale aveva designato come punizioni per gli eretici e gli innovatori deposizione e scomunica; queste sono imposte, in ogni caso, da ogni successivo Sinodo di viventi, coiè Vescovi che presiedono, secondo S. Nicodemo l’Agiorita.[99]

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[1] Patrologia Graeca Vol XCIX, coll. 1064D e 1484 D.
[2] Primo Canone.
[3] Settimo Canone del Secondo Sinodo e Novantacinquesimo Canone del sesto Sinodo.
[4] Mansi, Vol XII, coll. 1015E- 1050E; Praktika ton Hagion kai Oikumenikon Synodon [Procceedings of the Holy Oecumenical Synods] ed. Spyridon Mellas (Holy Mountain; Kale of the Venerable Forerunner Publications, 1981), Vol. II, pgg 731b-741a (Prima Sessione).
[5] Patrologia Graeca Vol XCIX, col 1052D.
[6] Mansi, Vol XII ciol 1050C, Praktika, VolI I, pg 741 a.
[7] Mansi, Vol XII, col 248C; Praktika, Vol II, pg 843a.
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[8] Patrologia Graeca, Vol XCIX, col 1089A
[9] Patrologia Graeca, Vol XCIX, col 1076C
[10] Patrologia Graeca, Vol XCIX, col 1072B; col 1041C
[11] 1Giovanni 1,7
[12] 2Corinzi 13,13
[13] Colossesi 1,18; Efesini 1,22; 4,15
[14] Efesini 2,20; Pietro 2,6-7
[15] 1Corinzi 3,11
[16] Efesini 4,16
[17] Patrologia Graeca, Vol LXII, col 44.
[18] Patrologia Latina, Vol XXXVIII, col 1231
[19] Patrologia Graeca, Vol L, col 454
[20] Patrologia Graeca, Vol XXIX, col 664C
[21] Patrologia Graeca, Vol XXXII, col 693A
[22] Galati 6,16
[23] Patrologia Graeca, Vol XXXII, col 192AB
[24] Patrologia Graeca, Vol LV, col 199
[25] 1Pietro 2,9-10
[26] Isaia 2,2-3; Michea 4,1-2
[27] Luca 19,11-27 (Matteo 13,24ff, 31ff, 47ff; Luca 18,29ff)
[28] Matteo 26,31; Giovanni 10,1-16
[29] Matteo 26,31; Giovanni 10,1-16
[30] Matteo 16,18; 1Corinzi 3,9; Efesini 2,21
[31] Matteo 21,33-41
[32] 1Corinzi 3,16; 2 Corinzi 6,16; Efesini 2,21
[33] Apocalisse 21,2; Ebrei 12,22
[34] Matteo 21,33
[35] Atti 15,16; Ebrei 8,2; 9,11
[36] 1Corinzi 3,9
[37] 1Pietro 3,20-21
[38] 1Timoteo 3,15; Ebrei 3,6
[39] 1Corinzi 12,27; Efesini 1,23; Colossesi 1,18
[40] Syggrammata [Scritti], ed. P.K. Chreston (Thessaloniki: 1962), Vol I, pg 149
[41] 1Corinzi 12,12ff
[42] Patrologia Graeca, Vol. CL col.1293BC
[43] Giovanni 3,18
[44] S. Teofilatto, Patrologia Graeca, Vol CXXII, col 1213C
[45] Zigabenos, Patrologia Graeca, Vol CXXIX, col 1173A
[46] Matteo 13,24-30; 47-50
[47] Quindicesimo Canone del Primo –Secondo Concilio
[48] Matteo 13,30; 49
[49] Patrologia Graeca, Vol XXXII, col 665A [Ad una prima lettura, può sembrare strano che l’autore debba discutere il soggetto dell’eresia sotto l’intestazione dello scisma. Dopo tutto, S. Basilio il Grande fa una distinzione molto importante, nel suo Primo Canone, fra eretici, che sono “alienati in questioni concernenti la Fede stessa” e scismatici, che “si sono separati per certe ragioni e questioni ecclesiastiche capaci di mutua soluzione”. Ad ogni modo, il punto principale in discussione in questa sezione dell’articolo non è la distinzione canonica, ma piuttosto, la maniera in cui si può finire per essere decisamente esclusi dal Corpo della Chiesa. Prima del Secondo Sinodo Ecumenico del 381, gli Anomeani (o Eunomiani) comprendevano la fazione estrema dei Neo-Ariani, i quali attualmente si esclusero dalla Chiesa, per mezzo di uno scisma, col formare la loro propria comunità ecclesiastica, mentre i più moderati Ariani, in altre parole gli Oceani e gli Omousiani (o Semi-Ariani), ancora si consideravano appartenere al Corpo della Chiesa ed erano, quindi, eretici in potenza piuttosto che in atto.]
[50] Patrologia Graeca, Vol XXXII, col 668B
[51] Patrologia Graeca, Vol XXXII, col 669A
[52] Patrologia Graeca, Vol XXXII, col 976CD
[53] Patrologia Graeca, Vol CXXXVIII, col 585D
[54] Patrologia Graeca, Vol CXXXVIII, col 584B
[55] Phdalion [The Rudder], pg 589, n.
[56] 1Corinzi 5,2; Patrologia Graeca, Vol. CXXIV, col 621C
[57] Patrologia Graeca, Vol. LXXXII, col 261CD
[58] 1Corinzi 5,12-13
[59] Mansi, Vol XIII,col 380B; Praktika, Vol II, pg 874b (Settima Sessione)
[60] 1Cornzi 5,12-13
[61] Patrologia Graeca, Vol. CXXIV, col 628AB
[62] Secondo Santo Sinodo Ecumenico, Sesto Canone.
[63] Phdalion, pp 4-5, n.2 xxxix, n.3 par. 10
[64] Mansi, Vol. XIII, col 404C; Praktika, VolI I, pg 880a (Settima Sessione)
[65] Mansi, Vol XIII, col 377A; Praktika, Vol. II, pg 873b
[66] Ibid.
[67] Patrologia Graeca, Vol. C, col 193C; Praktika, VolI I, pg 914a
[68] Matteo 18,17
[69] Zigabenos, Patrologia Graeca, Vol. CXXIX, col 505C
[70] Matteo 18,18
[71] Patrologia Graeca, Vol. CXXIX, col 505B
[72] Patrologia Graeca, Vol. CXXIX, col 505D
[73] Patrologia Graeca, Vol. XXXII coll. 425B, 428A, 432C, 460B, 476C, 481A, 481C, 526C, 753C, 901BC, 908B, 937CD-940A; Vol XCIX, col 1288A
[74] Quindicesimo Canone del Primo Secondo Sinodo
[75] Balsamon, Patrologia Graeca, Vol. CXXXVII, col 1068D
[76] Patrologia Graeca, Vol. LXXVII, coll. 124D-125A
[77] Giovanni 15, 1-15
[78] Pentekostarion, Domenica dei Santi 318 Padri terzo Sticheron delle Lodi
[79] Mansi, Vol XII, col1003D; Praktika, Vol II, pg. 728b. Mansi, Vol. XII, col 1130B, Praktika, II pg. 762a/. Mansi, Vol XII, col 1154C; Praktika, Vol II, pg 768b
[80] Mansi, Vol XII, col 1118E; Praktika, VolI I, pg 758b
[81] Mansi, Vol XII, col 1126B; Praktika, Vol. II, pg 760b
[82] Mansi, Vol XII, col 1126D; Praktika, Vol II, pg 761a
[83] Mansi, Vol XII, col 1127A; Praktika, Vol II, pg 761a
[84] Mansi, Vol XII, col 1011C; Praktika, Vol II, pg 730b. Mansi, Vol XII, col 987B; Praktika, Vol II, pg 724. Mansi, Vol XII, col 1006D; Praktika, Vol II, pg 728b
[85] Patrologia Graeca, Vol. XCVIII, col 1440BC; Praktika, VolI I, pg 895b
[86] Mansi, Vol XIII, col 400AB; Praktika, Vol II, pg 878b-879a
[87] Patrologia Graeca, Vol. XCVIII, col 1440BC; Praktika, Vol II, pg 895b
[88] Mansi, Vol IV, coll. 1129, 1212; Praktika, Vol I, pg 469b-471ab
[89] Mansi, Vol VI, coll. 1045-1093; Praktika, Vol I, pg 115-130
[90] Patrologia Graeca, Vol. CXXIV, col 621C
[91] Patrologia Graeca, Vol. C, col 612A
[92] Tito 2,1
[93] Patrologia Graeca, Vol. V, col 680A
[94] Mansi, Vol XII, col 1042C; Praktika, Vol: II pg 739a (Prima Sessione)
[95] Patrologia Graeca, Vol. LXXXVII, 3 coll 3369D-3372A
[96] Patrologia Graeca, Vol. LXXVII, coll 124B e 125 B.
[97] Mansi, Vol IV, coll 1180,1181; Praktika, Vol I pg 482ab
[98] Mansi, VolI V, col 1212; Praktika, Vol I, pg 490a
[99] Pedalion, pg xxxix, n 3, par10.