Ecco la macchina misura libido
per l'effetto dei farmaci sul sesso
ROMA - Qual è la cosa che maggiormente distrae uomini e donne? La risposta è scontata: il sesso. Ma ora quello che tutti sanno da sempre per buon senso, verrà sancito da una macchinetta che è stata presentata al settimo congresso della European Society for Sexual Medicine. L'apparecchio misura-libido si basa sullo studio delle onde cerebrali.
Sviluppata in Israele da Yoram Vardi del Rambam Hospitalad Haifa, l'idea, già testata su 30 individui, potrebbe essere usata per misurare effetti collaterali dei farmaci come gli antidepressivi sulla libido e anche stabilire su base certa e oggettiva la presenza di problemi conseguenti a incidenti.
Secondo l'esperto, che ha preso spunto da una tecnica già molto usata in neurologia per misurare la soglia di attenzione degli individui, questo potrebbe diventare il primo metodo quantitativo per misurare la libido. La macchina si basa su un elettroencefalogramma che misura le onde "P300", quelle che il nostro cervello produce 300 millisecondi dopo un evento: la loro ampiezza varia se intervengono altri stimoli che ci distraggono dall'evento iniziale. Secondo quanto osservato nei test su 14 uomini e 16 donne sessualmente sani, Vardi ha notato che gli stimoli fonte di distrazione sono proprio, guarda caso, quelli sessuali.
I volontari erano monitorati mentre si trovavano di fronte a uno schermo che proiettava vari tipi di film tra cui alcuni a contenuto erotico. Non si conoscono i generi delle varie pellicole, ma tutti determinavano modifiche delle onde P300. In particolare, però, erano i film erotici a determinare le variazioni più consistenti.
Inoltre gli stessi individui, sottoposti a questionari di autovalutazione della propria libido dopo la visione, hanno sempre dato risposte in perfetto accordo con le informazioni offerte dallo strumento. Ovvero: più lo spettacolo era eccitante, più le loro onde P300 ne erano state modificate. Il prossimo passo, ha concluso Vardi, sarà di testare la macchina su individui con disturbi sessuali.
Da "La Repubblica"(26 gennaio 2005)




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