Dal GdS 28/01/05

I serbatoi nascosti dentro la Sella del Diavolo.
Tre mega impianti sono di proprietà della Nato.
Si riforniscono le marine di Usa, Francia e Inghilterra

Lo Stato maggiore considera il colle non cedibile.
È un'area grande più di cinquecentomila metri quadri.
DENTRO LA SELLA DEL DIAVOLO ci sono tre immensi serbatoi interrati nel calcare millenario. La proprietà è della Nato mentre gli impianti sono a disposizione della Francia, dell'Inghilterra e degli Stati Uniti. Si tratta di enormi depositi di carburante: occupano 533 mila metri quadrati, lo spazio di centomila appartamenti, giustoper avere un'idea. I serbatoi sono collegati con un molo del porto di Cagliari, dove ci sono i bocchettoni di carico: attraverso una rete interrata il carburantearriva a Capo Sant'Elia. Le operazioni di rifornimento portano via alcuni mesi e periodicamente, per controllare che non ci siano perdite, al posto del carburante le squadre della Marina militare italiana riempiono d'acqua i serbatoi. Controllati i livelli, l'acqua finisce in mare e al suo posto arriva il gasolio scaricato da navi cisterna.
La leggenda dei sommergibili Ogni tanto si diffonde in città una notizia che assomiglia più a una leggenda: sotto la Sella del diavolo c'è un porto per sommergibili ricavato nella roccia. In realtà, i bassi
fondali lungo la costa non consentono l'accesso a sommergibili. Chehanno un'altezza di dodici metri e
più mentre in quel tratto il mare è profondo la metà. Dunque, a CapoSant'Elia non c'è un porto per sommergibili.Questo non vuol dire che i nostri fondali non siano solcati damostri del mare in immersione né
che sia del tutto infondata la preoccupazione per la presenza di navi e sommergibili nucleari di passaggio
nel porto di Cagliari o davanti alle sue acque. Come emerse da un rapporto dell'ex prefetto Corrado Catenacci
stilato a metà degli anni '90. Semplicemente vicino a Capo Sant'Elia non c'è una base sommergibilistica.
L'importanza di quei depositi La Marina militare italiana considera strategici i depositi della Sella.
Nell'offerta di dismissioni elaborata dal ministero della Difesa e in possesso del Comune, è scritto a chiare lettere quali beni militari possono essere ceduti (con la compensazione di altre aree) e restituiti alla collettività. Si tratta di palazzine, di moli militari in viale Colombo, dell'ex deposito della Marina a Monte Urpinu. Con fermezza, invece, lo Stato maggiore della Marina dichiara incedibile l'area di Capo Sant'Elia. Non definisce quali siano le installazioni da quelle parti, limitandosi a confermare l'esistenza di una generica struttura Nato vasta ben 533 mila metri quadrati. Gli sfiati dei serbatoi: Per ragioni di sicurezza, è ovvio
che impianti di questo tipo abbiano degli sfiati, chiamiamoli così. Basta arrampicarsi sul colle, partendo dalla
strada di fronte all'Hotel Calamosca, per notare alcuni tubi recintati. Sono gli sfiati dei grandi serbatoi scavati
nella roccia. La conferma all'evidenza arriva anche dalla testimonianza di Enrico Congiu, che ha lavorato come altri familiari alla stazione di pompaggio dell'acqua nei serbatoi collocata per tanti anni nell'area che oggi ospita il Windsurfing Club, a Marina Piccola. La vecchia stazione di pompaggio è stata spostata ma le navi francesi, inglesi e americane si riforniscono ancora all'imbocco del porto. E il pieno arriva sempre dalle viscere della Sella del diavolo. Che la Nato e la Marina militare non intendono restituire ai cagliaritani.
(claudio cugusi)