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Discussione: I sette Saggi

  1. #21
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    Predefinito Rif: I sette Saggi

    Testi come il Markandeya Purana affermano che i nomi dei sette Rishi differiscono a seconda del ciclo del Manvantara, ad esempio quelli elencati da Euvitt sono i nomi dei Rishi che appartengono al settimo ciclo (quello attuale). Anche se descritti dalla mitologia come dei personaggi umani, i Rishi incarnano dei princìpi cosmici. Ad esempio nel Mahabarata e nel Padma Purana i veggenti sono identificati con dei princìpi cosmici chiamati Raggio di Luce (Marici), Divorante (Atri), Fiammeggiante (Angiras), Ponte dello Spazio (Puloha), Ispirazione (Kratu), Capelli lisci (Pulastya) e Possessore di ricchezze (Vasishtha).

    ps

    benvenuto Jacques de molayiaociao:
    Ultima modifica di Zed; 20-11-09 alle 14:18
    ...

    Chi coltiva un pensiero raccoglie un'azione, chi coltiva un'azione raccoglie un'abitudine, chi coltiva un'abitudine raccoglie un carattere, chi coltiva un carattere raccoglie un destino.

  2. #22
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    Predefinito Rif: I sette Saggi

    Citazione Originariamente Scritto da Jacques de molay Visualizza Messaggio
    Buonasera e grazie a tutti per le bellissime informazioni illustrate cosi' sapientemente su un argomento su cui sono un po' digiuno..avrei molte domande ma cerco di essere stringato:esistono dei cicli in base ai quali uno di questi 7 saggi "governa" un universo"?Qual'e' il rapporto tra l'atteggiamento che assume l'umanita' e il comportamento dei saggi?(sempre che ci sia...).Come ricordavate prima,il 7 e' un numero particolarissimo...io,da appassionato esoterista,mi limito a ricordare il significato dei 7 raggi della famosa esoterista A.Bailey
    1)volonta'-potere
    2)amore-saggezza
    3)intelligenza attiva
    4)armonia tramite conflitto
    5)conoscenza concreta
    6)devozione o idealismo
    7)ordine cerimoniale
    Esiste qualche nesso tra i 7 raggi di A.Bailey e i 7 saggi?
    Grazie!
    NB.......Alice Bailey
    da qui si possono scaricare tutti i testi della Bailey
    Non ho princìpi, l’adattabilità a tutte le cose è i miei princìpi

  3. #23
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    Predefinito Rif: I sette Saggi

    Citazione Originariamente Scritto da euvitt Visualizza Messaggio
    NB.......Alice Bailey
    da qui si possono scaricare tutti i testi della Bailey
    Grande!!!!Molti ce li avevo,ma non tutti naturalmente...faro' una scorpacciata...grazie a zed del benvenuto e a tutti!

  4. #24
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    Predefinito Rif: I sette Saggi

    Citazione Originariamente Scritto da euvitt Visualizza Messaggio
    La maggior parte delle leggende post-vediche sul conto di Visvamitra narra delle dispute fra lui e Vasistha.
    Come promesso, ho trovato il tempo di raccontarne una......


    Vishvamitra era un nobile condottiero appartenente alla casta degli Kshatrya, era un sovrano, un guerriero ed un saggio, rispettato ed amato da tutti, anche dagli Dei. Un giorno, di ritorno da una campagna militare alla guida degli uomini del suo esercito, Vishvamitra si trovò a passare accanto all'eremo del saggio asceta Vashistha, il quale accolse con piacere i soldati stanchi ed affamati nel suo rifugio e offrì loro da bere e da mangiare a volontà. Ma come era possibile? questa fu la domada che si pose subito Vishvamitra, come poteva un povero asceta disporre di tanto ben di Dio al punto di poter sfamare un intero esercito? Ma i dubbi del saggio condottiero svanirono subito quando vide spuntare Kamadhenu, la mucca divina che può esaudire ogni desiderio, essa si trovava al cospetto di Vashistha. Vishvamitra era un sovrano e pensò che quella mucca divina doveva a tutti i costi essere di sua proprietà e così offrì a Vashistha immense quantità di oro, pietre preziose, migliaia di elefanti e ricchezze d'ogni tipo in cambio del miracoloso animale, ma l'eremita rispose che Kamadhenu gli era stata regalata dagli Dei e per nulla al mondo avrebbe potuto cederla ad altri, ma Vishvamitra non si arrese ed ordinò ai suoi soldati di prenderla con la forza, in quel momento dal corpo della mucca sacra uscirono dei potentissimi guerrieri che in un solo istante sterminarono l'intero esercito di Vishvamitra, ma il re non si diede per vinto e chiamò i suoi 100 figli ordinando loro di attaccare l'asceta, ma Vashistha incenerì 99 di essi pronunciando un potente Mantra, risparmiò soltanto il primogenito del re.

    Vishvamitra a quel punto, non sapendo più come fronteggiare Vashistha, si ritirò in meditazione sull' estremo nord dell'Himalaya, allo scopo di ottenere i siddhi necessari per competere con l'asceta che custodiva la mucca miracolosa. Rimase per anni e anni in costante meditazione invocando ardentemente Shiva fino a farlo comparire al suo cospetto, quando il divino distruttore gli apparve, Vishvamitra gli chiese le armi divine, (le stesse che usò Rama per combattere i demoni) e una volta ottenutele, si recò nuovamente da Vashistha, ma anche le armi divine non servirono a nulla, Vashistha era troppo, troppo potente, al punto che riuscì a sconfiggere Vishvamitra usando un semplice bastone di legno. Nuovamente sconfitto, il re si ritirò a sud e meditò per anni e anni invocando Brahma, il creatore. La diligenza con la quale Vishvamitra si dedicò alla meditazione era incredibile, lo stesso Brahma rimase stupito dal livello di ascesi raggiunto da Vishvamitra e gli donò l'appellativo di Raja Rishi, ma a Vishvamitra non bastò e continuò con il suo intenso tapas al punto che la sua potenza iniziò a destare preoccupazione anche fra gli dei, che per distoglierlo dalla forte concentrazione in cui era immerso, inviarono al suo cospetto una splendida ninfa, che lo sedusse. Si chiamava Menaka e dalla relazione con Vishvamitra nacque anche una bambina di nome Shakuntala, ma in seguito Vishvamitra si pentì di aver ceduto, abbandonò la famiglia e si sottopose ad un durissimo regime ascetico che durò centinaia di anni.

    Un giorno, il re Trishanku della nobile dinastia Iksvaku, si recò a far visita a Vishvamitra. Il nobile Trishanku, che aveva condotto una vita esemplare, aveva il forte desiderio di ascendere al regno degli Dei con il proprio corpo fisico, egli era stato discepolo di Vashistha che però gli aveva negato tale richiesta. Trishanku l'aveva chiesto anche ai 100 figli di Vashistha ottenendo non soltanto lo stesso rifiuto ma anche una punizione per tale assurda richiesta: la sua pelle chiara divenne nera e le sue sembianze da re furono tramutate in quelle di un mendicante. Vishvamitra, ormai noto in tutto il mondo per i suoi poteri,era l' unica speranza di Trishanku, egli che era uno storico nemico di Vashistha, accettò tale richiesta affermando che avrebbe potuto mandarlo in carne e ossa nel mondo dei Dei. Vishvamitra mandò dunque i suoi emissari a chiamare a raccolta tutti gli asceti per celebrare il grande rito, tra questi asceti giunsero i 100 figli di Vashistha che invece di rendere omaggio a Vishvamitra lo insultarono, rifiutandosi di partecipare alla celebrazione, allora Vishvamitra li bruciò con un Mantra, nello stesso modo in cui Vashistha bruciò 99 dei suoi figli. Il rito ebbe inizio ma nessun Dio si presentò al cospetto del potente asceta, Vishvamitra allora pensò di poter fare a meno degli Dei e volle utilizzare la sua sola immensa forza per spedire Trishanku su nel cielo. Il Prana del potente Vishvamitra venne emesso con un'incredibile potenza, facendo ascendere poco a poco il sovrano verso il cielo.

    Tale atto scellerato rischiava di mettere in dubbio l'autorità degli Dei, fu così che il Dio Indra scese dal cielo e in risposta alla sfida mossa da Vishvamitra fece precipitare Trishanku verso la Terra. Durante la caduta, il re trasformato in mendicante fece nuovamente appello al potere di Vishvamitra il quale arrestò la discesa provocata da Indra e con le sue energie creò verso sud un altro cielo, un universo parallelo. A questo punto gli Dei cominciarono a preoccuparsi seriamente e giunsero al cospetto di Vishvamitra per cercare un accordo, la situazione era questa: Trishanku non potevano accettarlo tra di loro perchè ormai aveva tradito il suo guru, dunque non poteva ascendere al cielo tra gli Dei, allo stesso tempo però non poteva tornare ad essere un uomo normale perchè Vishvamitra aveva iniziato a compiere una trasmutazione in essere celeste, decisero dunque che il re Trishanku sarebbe rimasto sospeso sotto forma di costellazione, ed avrebbe aiutato gli uomini a trovare la rotta delle proprie case. Però il cielo creato da Vishvamitra aveva bisogno di energia per essere mantenuto ed il potente asceta era pur sempre un uomo, non un Dio, non era in grado di reggere un cielo in eterno e per colpa sua fu sfiorata la fine del mondo poichè la volta celeste stava per crollare sulla terra.

    A quel punto intervenne Vishnu, l'unico in grado di porre un rimedio, nessuno al pari di Vishnu aveva abbastanza forza da conservare gli universi, difatti riuscì subito a ristabilire ordine nel Cosmo. A quel punto gli Dei, visto il caos che quell'uomo aveva creato, decisero di punire Vishvamitra facendogli perdere tutti i poteri che aveva acquisito in secoli di intenso tapas,e così l'asceta dovette ricominciare da zero, come un semplice uomo, ritirandosi nelle regioni dell'ovest. Passarono giorni, mesi, anni, decenni, secoli, un'infinità imprecisata di tempo e Vishvamitra raggiunse la piena illuminazione spirituale; trascese l'ego, la mente e ogni dualità, realizzò la consapevolezza del Brahman, conscio dell'Amore divino comprese l'assurdità delle avide pretese che il suo ego aveva avuto. Brahma il creatore, lo consacrò brahmano e Vashistha che in passato fu suo nemico, fu il primo a riconoscergli lo stato di illuminato che questa volta aveva davvero raggiunto. Vishvamitra ormai era un Brahma Rishi, un Veggente del divino.
    Si dice che Vishvamitra scrisse molti versi dell'Atharva Veda ed il terzo capitolo del Rig Veda.


    Vishvamitra


    Vasishtha


    Di Vishvamitra si parla anche in questo cartone animato

    Ultima modifica di Zed; 21-11-09 alle 12:56
    ...

    Chi coltiva un pensiero raccoglie un'azione, chi coltiva un'azione raccoglie un'abitudine, chi coltiva un'abitudine raccoglie un carattere, chi coltiva un carattere raccoglie un destino.

  5. #25
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    Predefinito Rif: I sette Saggi

    Porto il mio contributo a questa discussione aggiungendo altri tipi di settenari , "i sette saggi" sono da indendere , credo , oltre che come vere è proprie divinità anche come sette energie o archetipi di questo universo che regolano l'intera esistenza . I settenari si trovano in tutte le tradizoni filosofiche - religiose , nelle varie teorie della personaltà e nella regolazione dei cicli biologici della vita.

    I 7 nomi segreti del prana (estratto da BRIHADARANYAKA UPANISHAD )
    http://www.paramarta.it/filo/8.PDF


    Il Sapta Bindu e le sette aree del cervello

    Secondo questa pratica appartenente alla tradizione induista , nel nostro cervello ci sono sette funzioni dislocate in altrettante aree che corrispondono a 7 capacità psicologiche o tipi di conoscienza. Ognuna di queste zone presenta un apice nel punto detto appunto Bindu.

    1) posto al centro delle sopracciglia è il fulcro della zona cosiddetta discriminativa del cervello.

    2) situato alla sommità della fronte, più o meno all'attaccatura dei capelli, è invece il perno della zona cerebrale che consente l'esperienza di coscienza del presente e del divenire.

    3) posizionato al centro del capo, più o meno dove sta la ghiandola pineale, è il vertice della visione interiore, della coscienza "dell'io sono".

    4) si trova nella parte posteriore della testa, dove il capo appoggia quando si è sdraiati sul pavimento senza cuscino. Puo' essere considerato il cardine del subconscio oltre che dell'area destinata al controllo delle funzioni respiratorie.

    5) collocato sette, otto centimetri al di sopra del quarto, puo' essere ritenuto il massimo punto del cervello destinato all'esperienza di coscienza e di memoria collettiva, come, ad esempio, la memoria genetica e di razza.

    6) posto alla sommità del capo è fulcro dell'area cerebrale che ci consente le più alte esperienze intuitive. Esso è, per questa cultura, il Brahma-Randhra "la porta di Brahma" in quanto da qui si potrebbe accedere all'esperienza sovraordinaria.

    7) si trova fuori dal corpo. Dieci, dodici centimetri al di sopra della sommità del capo, nell'involucro energetico (kosa) costituito dal prana. Tale involucro, realtà ancora assolutamente materiale anche se estremamente sottile, viene collocato nell'interpretazione indiana tutt'intorno al corpo.

    Un saluto

  6. #26
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    Predefinito Rif: I sette Saggi

    tratto da Henry Corbin - Corpo spirituale e terra celeste

    ...............C'è una tradizione precisa da seguire se si vuole comprendere, ciò che annunciano alla pietà mazdea gli Angeli della Terra. È assolutamente necessario richiamare alla nostra memoria lo schema complessivo della cosmologia mazdea, vale a dire lo schema complessivo che struttura il pleroma celeste di luce. Purtroppo si può ricordarlo qui solo a grandi tratti.La visione mazdea divide la totalità pensabile in un'altezza infinita di Luce in cui da tutta l'eternità abita Ohrmazd (avestico Ahura Mazda), il « Signore Sapienza » - e un abisso insondabile di Tenebre che da ricetto all'Antagonista, alla Contropotenza di negazione, di disintegrazione e di morte, Ahriman (avestico Angra Mainyu).
    ……………………………………………………………………………………………………………………………… Il Signore Sapienza appare sempre:
    - circondato da sei Potenze di Luce con le quali egli stesso (come primo o come settimo) forma la suprema Eptade divina.
    - Queste Sette Potenze sono chiamate Amahraspand (avestico Amerta Spenta), nome che correntemente si traduce con « i Santi Immortali »,
    - intendendo per Santità non un attributo canonico, ma una Energia transitiva, attiva e attivante che comunica l'essere, lo conferma e lo fa traboccare in tutti gli esseri.
    - Queste Sette Potenze sono indicate correntemente anche col nome di Arcangeli zoroastriani. ………….
    Lo Yasht XIX dell'Avesta descrive in termini prestigiosi il loro splendore e il mistero delle loro relazioni. L'inno celebra questi Arcangeli
    - «che hanno tutti e Sette lo stesso pensiero, tutti e Sette la stessa parola, tutti e Sette la stessa azione...
    - che vedono l'uno l'anima dell'altro occupata a meditare pensieri di rettitudine, a meditare parole di rettitudine, a meditare azioni di rettitudine, a meditare la Dimora degli Inni,
    - e che hanno sentieri di luce per recarsi alle liturgie (celebrate in loro onore)...
    - che hanno creato e governano le creature di Ahura Mazda,
    - che le hanno formate e le dirigono,
    - che ne sono i protettori e i liberatori ».

  7. #27
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    Predefinito Rif: I sette Saggi

    Gli Amesha Spenta

    Nella tradizione persiana, sette “generosi immortali”, o arcangeli, creati dal Dio buono Ahura Mazda e sue manifestazioni. Essi sono:

    1) Vohu Manah, primogenito di Ahura Mazda siede alla sua destra. Protegge gli animali e comparve al profeta Zaratustra. Vohu Manah prende nota dei pensieri, delle parole e delle azioni degli uomini e anche noto col nome Bahman.

    2) Asha, verità, la più bella creazione di Ahura Mazda. Rappresenta la legge divina e l'ordine morale. Nota anche come Asha-Vahista o Ardabhist. I seguaci dello Zoastrismo sono chiamati Ashavan, seguaci della veritа Ahura Mazda.

    3) Kshatra Vairya, personificazione della potenza della maestà, del dominio del potere di Dio. Aiuta i poveri e i deboli a superare tutti i mali, protegge i metalli ed è nemico del demone Savar, causa del malgoverno. Kshatra Vairya è anche noto con il nome di Shahrevar.

    4) Armaiti, devozione, figlia di Ahura Mazda, siede alla sua sinistra. Governa la terra fornisce pascoli al bestiame. È la personificazione della fedele obbedienza, dell'armonia e del culto religioso.

    5) Hauravatat, integrità, personificazione della salvezza, spirito della salute e protettore di acqua e vegetazione. Anche noto col nome di Khurdad.

    6) Ameretat, immortalitа, come Hauravatat associato ad acqua e vegetazione.

    7) Sraosha, obbedienza, guardiano del mondo, nutre i poveri e aiuterà a giudicare il mondo.

    Gli Amesha Spenta sono oggetto di importanti discussioni tra gli studiosi della tradizione persiana. Secondo alcuni, essi si baserebbero sugli antichi Dei della gerarchia Indo-Iranica che sarebbero presenti in alcuni casi anche nella mitologia indiana. Altri studiosi, invece li vedono come manifestazione del Dio unico Ahura Mazda, simile agli Arcangeli della tradizione cristiana. Secondo alcuni infatti il concetto di angeli della mitologia Ebraico-Cristiana deriverebbe in parte dagli Amesha Spenta.
    Non ho princìpi, l’adattabilità a tutte le cose è i miei princìpi

  8. #28
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    Predefinito Rif: I sette Saggi

    sempre da H. Corbin - Corpo spirituale e terra celeste

    È detto che Óhrmazd creò gli Amahraspand,
    →ma egli è anche il settimo (o il primo) tra essi.
    →È detto che Óhrmazd ha distribuito tra gli Amahraspand la cura della sua creazione, ma è anche detto che i Sette tutti insieme produssero la Creazione con un atto liturgico, vale a dire celebrando la « Liturgia celeste », e che ciascuna delle Sette Potenze dell'Eptade di Luce ha prodotto la propria Creazione, dove Óhrmazd stesso dichiara al suo profeta: «Ciascuno di noi ha prodotto la propria Creazione»).
    →La creazione degli Arcangeli è anche concepita come un'evocazione o un'emanazione che produce il loro essere «come una fiaccola che si accende a un'altra fiaccola»; il primo è evocato direttamente da Óhrmazd, ciascuno degli altri sei è rivelato, viene all'essere, grazie alla mediazione di colui che lo precede.
    →Óhrmazd può metterli alla prova chiedendo loro: « Chi ci ha creati? ». E Arta Vahishta, il più bello, risponde: «Sei tu»;
    →è vero che la prova ha soprattutto il significato d'una scelta primordiale decisa contro l'Antagonista. E un altro testo ci mostra il concilio degli Arcangeli che s'intrattengono per scegliere il loro signore.

    Tradizionalmente, nell'iconografia mentale e senz'altro anche nell'iconografia reale, l'Eptade divina è raffigurata come suddivisa in due gruppi:
    →tre Arcangeli rappresentati come maschili alla destra di Óhrmazd,
    →tre Arcangeli femminili alla sua sinistra.
    →Óhrmazd stesso riunisce la loro duplice natura, poiché di lui si dice che fu allo stesso tempo il padre e la madre della Creazione.
    I Sette tutti insieme generarono le creature attraverso un atto liturgico, celebrando cioè la Liturgia celeste; infatti ciascuna delle Sette Potenze di Luce generò, in virtù dell'Energia che trabocca dal suo essere, la frazione di esseri che nell'insieme della Creazione rappresenta la propria ierurgia personale, e che per tale ragione può essere designata col suo proprio nome.
    1.Óhrmazd ha preso come ierurgia propria, oggetto della sua attività creatrice e provvidente, l'essere umano o più esattamente quella porzione dell'umanità che ha scelto di rispondere in terra per gli esseri di Luce.
    Dei tre Arcangeli maschili:
    2.Vohu Manah (Pensiero eccellente, pahlavi Vohuman, persiano Bahman) si è riservato la protezione di tutta la creazione animale;
    3.Arta Vahishta (Perfetta Esistenza, Artvahisht, Ordībehesht) il Fuoco nelle sue diverse manifestazioni;
    4.Xshathra Vairya (Regno desiderabile, Shathrlvar, Shahrīvar) i metalli.
    Dei tre Arcangeli femminili:
    5.Spenta Armaiti (Spandarmat, Esfandarmoz) ha per ierurgia propria la Terra quale forma di esistenza avente come Immagine la Sapienza e la donna nel suo aspetto di essere di luce.
    6.Hauruatāt (Integrità, Khordad) appartengono le Acque, il mondo acquatico in generale;
    7.Amertāt (Immortalità, Amordad) le piante, tutto l'universo vegetale.

  9. #29
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    Predefinito Rif: I sette Saggi

    È detto che Óhrmazd creò gli Amahraspand,
    →ma egli è anche il settimo (o il primo) tra essi.
    →È detto che Óhrmazd ha distribuito tra gli Amahraspand la cura della sua creazione, ma è anche detto che i Sette tutti insieme produssero la Creazione con un atto liturgico, vale a dire celebrando la « Liturgia celeste », e che ciascuna delle Sette Potenze dell'Eptade di Luce ha prodotto la propria Creazione, dove Óhrmazd stesso dichiara al suo profeta: «Ciascuno di noi ha pro¬dotto la propria Creazione»).
    La creazione degli Arcangeli è anche concepita come un'evocazione o un'emanazione che produce il loro essere «come una fiaccola che si accende a un'altra fiaccola»; il primo è evocato direttamente da Óhrmazd, ciascuno degli altri sei è rivelato, viene all'essere, grazie alla mediazione di colui che lo precede.
    →Óhrmazd può metterli alla prova chiedendo loro: « Chi ci ha creati? ». E Arta Vahishta, il più bello, risponde: «Sei tu»;

    la dea kāli nei Veda è citata come una delle 7 lingue del fuoco sacrificale (Agni)

  10. #30
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    Predefinito Rif: I sette Saggi

    Citazione Originariamente Scritto da zucchetta Visualizza Messaggio
    la dea kāli nei Veda è citata come una delle 7 lingue del fuoco sacrificale (Agni)
    La lingua nera di Agni
    ...

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