(una bellissima dissertazione di Roberto Cotroneo)
Tra un paio di settimane uscirà nelle sale cinematografiche italiane un bellissimo film di Niels Muller con Sean Penn, intitolato “The Assassination of Richard Nixon”.
È una storia ambientata negli Stati Uniti, nel 1974, la storia di un venditore che non ci crede molto nel suo lavoro, e non ci crede perché è un lavoro che non gli piace.
Proprio per questo fallisce in tutto, e si trasforma in un folle ossessivo che vorrebbe uccidere il presidente Nixon.
Il finale è drammatico e qui non ci interessa ma all’inizio del film c’è una scena che aiuterà a capire molte cose che stanno accadendo oggi da noi.
Sean Penn sta in un pub con il suo datore di lavoro e un collega. Lui mite, introverso, insicuro, magro come un chiodo; loro opulenti, con il loro whisky, e con l'aria sicura e accattivante.
Più lontano, a basso volume una televisione dalla quale appare il presidente Nixon mentre tiene un discorso.
I due colleghi di Penn mettono sul tavolo due libri e un magnetofono, con due nastri da ascoltare.
I due libri si intitolano Come trattare gli altri e farseli amici e Il potere del pensiero positivo.
Sono due bibbie del venditore modello, e insegnano le tecniche per credere in se stessi.
Il magnetofono servirà a Penn per ripassarsi i concetti chiave, e mentre si rade la mattina ascolta una voce che gli ripete:
«Un venditore che crede è un venditore che riceve. Il potere è uno stato della mente.
Ne hai quanto credi di averne.
Se non credi di averne, allora non ne hai».
Il personaggio interpretato da Sean Penn è la metafora del fallimento del sogno americano.
La rappresentazione di un mondo vecchio, un po’ banale, che sembra distante un secolo da noi.
Anche se sono passati soltanto trent’anni.
[...]
In Italia è stato così dalla fine degli anni Cinquanta ai primi anni Sessanta.
[...]
Altrove si studiava il perché, da noi si applicavano i perché: ci si inventava “comunicatori”.
«Un venditore che crede è un venditore che riceve», su questa massima ascoltata al magnetofono da Sean Penn si è formato anche Silvio Berlusconi.
Perché al di là di tutti i luoghi comuni che circolano su un personaggio come Berlusconi, c’è un fatto vero, che negli ultimi tempi sta uscendo con prepotenza, e su cui sarebbe utile concentrare l’attenzione.
Berlusconi è un uomo che ha assorbito modelli culturali vecchi e passati.
Viene da quella cultura là: lui è un integrato, lui è uno che il persuasore ha cercato di farlo davvero.
Lui è uno di quelli che ti dice: «Il potere è uno stato della mente, ne hai quanto credi di averne.
Se non credi di averne non ne hai».
Lui quei libri là, quelli dalle copertine un po’ kitsch, che si trovano ancora in qualche edicola, li ha studiati veramente.
Lui, in quella fine degli anni Cinquanta aveva l’età giusta per formarsi in quella cultura.
E che è una cultura che non tiene conto di nulla, che non fa i conti con la complessità, che non si fa domande.
Ma che soprattutto è vecchia di quarant’anni.
Allora vediamo un po’ di cose, che Berlusconi ha detto e fatto negli ultimi tempi.
Ha perdonato il treppiedista con una telefonata alla mamma.
E la sua Italia è un’Italia di son tutte belle le mamme del mondo. Poi, qualche settimana dopo ha cenato con Loredana Lecciso a casa sua, a Palazzo Grazioli.
Sappiamo che c'erano altri commensali, cantanti napoletani, soprano cubane, e che lui era in tuta da footing.
I giornali sono stati così dettagliati nello spiegarci tutto da lasciarci più che un sospetto che a Berlusconi facesse piacere far sapere tutto della sua cena.
Tra un treppiede e una Lecciso ha trovato il tempo di dire che la sinistra al potere è povertà, miseria e morte, e che lui è il bene e gli altri sono il male.
Infine, l’altro ieri ha precisato, aggiunto, detto, che lui fa molta beneficenza, e ne farà ancora di più in campagna elettorale, perché la beneficenza aiuta.
Ora sarebbero fin troppo facili le ironie.
Ed è ancora più facile dire che tutto questo fa parte di una strategia precisa, studiata a tavolino ai vertici più ristretti di Forza Italia, con un volume mastodontico di sondaggi sul tavolo, e lo studio preciso delle parole da dire, delle persone da invitare a cena, dei messaggi da inviare ai giornali e al Paese.
La Lecciso?
È molto popolare presso un elettore analfabeta, astensionista, che si compiacerebbe del fatto che lui la frequenti.
Bud Spencer?
Piace invece a un bonario elettorale di centro, e magari in questo modo togli una manciata di voti alla Margherita.
Ma sono sciocchezze che servono a poco.
Perché la storia è più seria.
Berlusconi non calcola, Berlusconi è questo, Berlusconi è uno che invita la Lecciso perché è curioso della Lecciso.
Dice che lui è il bene e gli altri sono il male perché viene da una cultura, da una borghesia piccola piccola che aveva paura dei comunisti.
E pensa veramente che il sorriso, l’ottimismo della volontà bastino a risolvere i problemi, che la beneficenza serve a rendere felice il popolo, e soprattutto è contagiosa.
Berlusconi è quel tipo d’uomo:
una persona con un certo gusto goliardico, a cui piace raccontare barzellette, suonare (male) il pianoforte qualche canzone francese, e che ritiene che la gente debba identificarsi in lui.
Per questo si preoccupa delle borse sotto gli occhi e dei capelli che perde. Essere giovani, essere vincenti, e innanzi tutto, essere capaci, come dice il titolo di quel libro, a «Trattare gli altri e farseli amici».
Non tutti però.
Soltanto i suoi elettori: quelli che lui immagina siano come lui.
Solo che non funziona più.
E non funziona più non tanto perché Berlusconi ha un sacco di guai, ha collaboratori da cui dovrebbe guardarsi, un partito che è un comitato d'affari, degli alleati spesso impresentabili, e presiede il peggior governo di questo dopoguerra.
Non funziona perché quel Paese là, quel Paese in bianco e nero anni Sessanta, quel paese del sorriso che serve solo a convincerti, non esiste più da un sacco di tempo, e lui non se ne è accorto.
L’Italia di Berlusconi non ha più niente da comprare, si sta svendendo tutto, ed è costretta a farlo.
Il potere del pensiero positivo è solo il titolo in copertina di un libro vecchio e consumato, di quelli che si tengono in soffitta. La Lecciso a cena, la mise in tuta, la beneficenza sbandierata, il bene il male, la miseria e la morte, il pericolo rosso, e quant’altro, non sono slogan e strategie per prendere voti.
Sono l’humus in cui è cresciuto, è maturato, e ora è anche invecchiato.
E l’intensificarsi di queste uscite, non è il frutto di una accurata strategia, ma la dimostrazione inconsapevole di una inadeguatezza, di una distanza ormai siderale di Berlusconi da un paese vero, e soprattutto dal suo elettorato, che comincia a non capirlo neanche più, e che quando sente parlare di miseria e di morte, di bene e di male, ormai non può far altro che gli scongiuri.




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