.. questa allergia ( peraltro rispettabilissima) alle "definizioni ideologiche" o a farsi "ideologicamente definire" non la condivido neanche un po .. saluti .. kin amistade/ cun amistadi!!
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.. questa allergia ( peraltro rispettabilissima) alle "definizioni ideologiche" o a farsi "ideologicamente definire" non la condivido neanche un po .. saluti .. kin amistade/ cun amistadi!!
Ottimo. Per me va bene. Se questo è quello che ne deduci e che ti ha interessato del testo precedente credo che ci siamo confrontati e abbiamo chiarito civilmente e che io e te (al momento) non abbiamo altro da dirci di politicamente rilevante.Citazione:
Originally posted by gherrianu
.. questa allergia ( peraltro rispettabilissima) alle "definizioni ideologiche" o a farsi "ideologicamente definire" non la condivido neanche un po .. saluti .. kin amistade/ cun amistadi!!
Beninteso (per evitare fraintendimenti, ironie o altre forme di perdite di tempo - che dobbiamo dedicare a parlare con chi non crede all'indipendenza): le tue opinioni sono legittime e se mai ne avrò il tempo ti leggerò sul forum del tuo movimento, anche se devo ammettere che da SNI non faccio quasi mai in tempo a passarci.
Buon lavoro indipendentista.
Spero che ci isaremo entrambi e ci incontreremo il giorno dell'indipendenza, che in fondo è quello che conta.
Saludos sintzillos!
Franciscu
Frantzì, non è quello che ne ho dedotto, ma quello con cui mi sono trovato palesemente in disaccordo, tutto qui!Citazione:
Originally posted by franciscu sedda
Ottimo. Per me va bene. Se questo è quello che ne deduci e che ti ha interessato del testo precedente credo che ci siamo confrontati e abbiamo chiarito civilmente e che io e te (al momento) non abbiamo altro da dirci di politicamente rilevante.
Beninteso (per evitare fraintendimenti, ironie o altre forme di perdite di tempo - che dobbiamo dedicare a parlare con chi non crede all'indipendenza): le tue opinioni sono legittime e se mai ne avrò il tempo ti leggerò sul forum del tuo movimento, anche se devo ammettere che da SNI non faccio quasi mai in tempo a passarci.
Buon lavoro indipendentista.
Spero che ci isaremo entrambi e ci incontreremo il giorno dell'indipendenza, che in fondo è quello che conta.
Saludos sintzillos!
Franciscu
Riguardo al da dirsi, ma sopratutto al da farsi in futuro, ogni confronto sarà rilevante e mai inutile, quindi, sappi che sarà sempre un piacere e sarà sempre costruttivo, incontrarsi anche nei giorni in cui questa indipendenza la staremo costruendo!
Ti saluto sinceramente!
Sirbanu
Preg. Franciscu Sedda;Citazione:
Originally posted by franciscu sedda
[Premessa: quanto scritto è rivolto a tutti e non risponde a nessuno in particolare]
Care amiche e amici esterni a IRS,
pensatela pure come volete ma IRS col "trasversalismo" non c'entra un nulla.
IRS rappresenta un indipendentismo "democratico" non-violento e non-nazionalista.
"Democratico" (per ora uso questo termine) significa che si batte per una rottura dei rapporti di forza e di potere esistenti al fine di dare al nostro popolo e ad ogni suo singolo componente la possibilità non solo di una vita dignitosa ma in cui la sua intelligenza, le sue capacità e la sua creatività siano valorizzate al massimo: ciò significa anche cercare di costruire una società in cui il potere e la ricchezza siano distribuiti e non concentrati in poche mani, in modo che la qualità collettiva della vita sia la più giusta ed equa possibile.
Questo in sintesi: se ci aggiungete la non-violenza e il non-nazionalismo credo che il quadro sia abbastanza completo in quanto configura ogni donna e uomo sardo come parte della più generale lotta dell'umanità contro ogni forma di sopraffazione dell'uomo sull'uomo, e al contempo come portatore di una coscienza planetaria, ovvero dell'irrinunciabile dovere ad impegnarsi per la salvaguardia e il rispetto della Terra (Pianeta) che ci ospita.
Del resto chi sta dentro ad IRS sa molto bene queste cose e sa bene quali sono i limiti, anche perché, come già avvenuto, i vari esempi di "personaggi" che darebbero ragione alla vostra definizione di "trasversalismo" dopo un pò hanno capito che non c'era spazio per loro e le loro fesserie...la cosa interessante è che andandosene hanno trovato immediato accasamento in movimenti delle cui molteplici "coerenze" non mi interessa parlare.
Ad ogni modo: l'anti-razzismo, l'anti-autoritarismo, l'anti-maschilismo, il ripudio di ogni forma di fascismo ecc. è ben chiaro per tutti i militanti e se qualcuno si illude di poter star dentro iRS senza rispettare questi parametri può riuscirci per un pò perché 20.000 persone sono tante ma alla lunga se ne va senza che nemmeno glielo si chieda, come è già avvenuto: vi ripeto, chi predica coerenza si guardi in casa e non si preoccupi di noi, noi i nostri panni li laviamo ogni giorno. Del resto lo sappiamo bene: la coerenza assoluta è un mito totalitario e non si addice ai grandi movimenti popolari: come diceva Gandhi, non si è mai visto un grande movimento di popolo che non corra i suoi rischi. Ora, noi preferiamo correre i rischi che nascono camminando con un popolo in movimento, che rimanere in pochi ma con le idee ideologicamente definite ed etichettate (cosa peraltro rispettabilissima). Io spero vivamente che ciascuno di voi preferisca il rischio, il gioco, il mettersi in discussione, il cambiare con e davanti al proprio popolo…ed entri in IRS a dare una mano, se volete e potete (e me lo auguro di cuore), a renderlo migliore.
Dunque: è vero, siamo un pò allergici alle definizioni ideologiche, forse perché nessuna ci rappresenta totalmente, e forse perché ne abbiamo abbastanza di diatribe sulle etichette che creano gruppetti e sette allontanando la possibilità di creare un'ampia base popolare. Etichette che allontanano soprattutto la possibilità di provare a inventare, con umiltà ma anche con una certa ambizione (e sicuramente senza le briglie delle ideologie del passato), nuovi modelli di socialità che diventino parte della più generale lotta dell'uomo per la libertà, la giustizia, la liberazione dallo sfruttamento...
(comunque se ci tenete i dibattiti sulle "etichette" ce li facciamo, divertendoci, in privato...e tante volte ne ricaviamo pensieri che riprendiamo e utilizziamo semplicemente levandogli l’etichetta: come quelle magliette che si indossano togliendoli la “griffe”…)
Non è qui il caso di insistere, ma molti movimenti indipendentisti europei apparentemente etichettati e presi come modello di riferimento, utilizzano la nostra stessa formula di “indipendentismo non-nazionalista” per lasciar convivere le molte anime e i molti progetti sociali che dibattono al loro interno: i colloqui avuti in questi anni e ancora due mesi fa nei Paesi Baschi con i rappresentanti di Batasuna (per fare un esempio di quelli conosciuti a tutti) ce lo confermano ampiamente.
Chiudendo ci tengo a specificare che quanto detto non ha nulla di definitivo né di esaustivo. Se così fosse sarebbe in contraddizione con la filosofia culturale di IRS che, in quanto anti-essenzialista, anti-conservatrice, anti-purista, anti-fissista, anti-fondamentalista, non può che prediligere l’idea di un pensiero in continuo divenire e mutamento.
Chin amistade
Franciscu Sedda
Intanto ti saluto e confermo che leggerti è sempre un piacere(oltre che motivo di arricchimento).
Ma veniamo subito "ai ferri" :
http://www.ezkerraeuropan.com/Irudiak/LogoIrudia.JPGCitazione:
“… Dunque: è vero, siamo un pò allergici alle definizioni ideologiche, forse perché nessuna ci rappresenta totalmente, e forse perché ne abbiamo abbastanza di diatribe sulle etichette che creano gruppetti e sette allontanando la possibilità di creare un'ampia base popolare. Etichette che allontanano soprattutto la possibilità di provare a inventare, con umiltà ma anche con una certa ambizione (e sicuramente senza le briglie delle ideologie del passato), nuovi modelli di socialità che diventino parte della più generale lotta dell'uomo per la libertà, la giustizia, la liberazione dallo sfruttamento...Non è qui il caso di insistere, ma molti movimenti indipendentisti europei apparentemente etichettati e presi come modello di riferimento, utilizzano la nostra stessa formula di “indipendentismo non-nazionalista” per lasciar convivere le molte anime e i molti progetti sociali che dibattono al loro interno: i colloqui avuti in questi anni e ancora due mesi fa nei Paesi Baschi con i rappresentanti di Batasuna (per fare un esempio di quelli conosciuti a tutti) ce lo confermano ampiamente.”
BATASUNA- PER UN’EUROPA ROSSA, VERDE E VIOLA
Mi pare che le differenze tra il vostro impianto teorico e quello di ex-Batasuna siano sostanziali e a dir poco macroscopiche :
" Nazioarteko topaketak
LA SINISTRA ALLE PORTE DELL’EUROPA
I. INCONTRO 2004
COSTITUZIONE EUROPEA
E NEOLIBERISMO EUROPEO
I. Analisi
I.1.- Capitalismo unipolare o multipolare
I.2.- Unione Europea, ancora la stessa storia
I.3.- Ambito generale del nuovo imperialismo europeo
I.4.- Dalla Convenzione alla Costituzione Europea dell’Unione
I.5.- La Costituzione Europea e Euskal Herria
POSTUMI:
II. Proposta di Batasuna
II.1.- Dieci ragioni per dire "NO" al progetto costituzionale europeo
II.2- PER UN’EUROPA ROSSA, VERDE E VIOLA
II.3- La sfida della sinistra e delle nazioni senza stato dell’Unione Europea
II.4.- Aspetti operativi da sviluppare in futuro"
Solo per citare uno dei quattro documenti.
Le categorie di "capitalismo" ed "imperialismo" sussistono in Batasuna non già, certamente, come residuo vetrificato di vetusti settarismi novecenteschi, ma come rilevamenti(frutto di analisi) propri di chi vuole erigere l'indipendenza delle nazioni senza stato sul rifiuto dell'apparato complessivo cui debbono la loro condizione di subalternità coloniale. Un apparato che in europa ha le sue fondamenta negli stati-nazione, ma che ha anche e sempre più "svolgimento" ed attuazione nella macchina neo-totalitaria, neo-liberista e statalista di Maastricht.
L'impianto di Batasuna è, esplicitamente, socialista;
Di un socialismo che non si vuole livellatore ma, al contrario, rifondato sui diritti individuali e collettivi che contraddistinguono l'umanità nelle sue varie stratificazioni culturali, nella sua complessa articolazione attraverso la storia(con la “s” minuscola).
Per il resto: capisco e condivido l'ansia liberatrice che ispira il bisogno di superare vecchi schemi, spesse volte basati su concetti e concezioni alienanti e settari. Non ci piove che questo sia il limite della (inesistente) sinistra “sarda”; una sinistra incapace di re-immaginare il mondo partendo dalla propria nazione; una sinistra incapace di sottrarsi alle pastoie del sottobosco politico di Rifondazione Comunista. Peggio che militarci(in pRC) : si tratta per lo più di “ombre” pseudo-indipendentiste che nel suo ambito informalmente gravitano...ostentando "fede nazionale"...fino al momento in cui non li si scopre a fare da teste di ponte per la sardizzazione formale di un partito che italianista fu, è , sarà.
Senza contare i richiami “massimalisti”, deliranti e nevrastenici che questa “sinistra” (spesse volte costituita in pseudo gruppetti di urlatori improvvisamente fanatici e ultra-patriottici), inalbera contro un potere di cui è essa stessa succube, spaventando e dissuadendo il popolo dall’avvicinarsi alla causa nazionale.
In tanti hanno dovuto sentirsi appioppare gli insulti più idioti, o diffamanti, da chi nel nome della purezza ideologica, (“sciamanicamente”) pretendeva di distinguere ontologicamente gli uomini in “buoni” e “cattivi”.
Quanta pazienza ci vuole….
Insomma, per capire capisco.
Quello che mi lascia interdetto è questo desiderio quasi reattivo di replicare a tali comportamenti schizofrenici( e fate bene a stigmatizzare questo aspetto negativo) buttando via “il bambino con l’acqua sporca”(perché il “bambino” c’è).
Vediamo:
Un conto è “essere un po’ allergici alle definizioni ideologiche”(che di per sè potrebbe essere buona cosa), un conto è definire le stesse come “briglie delle ideologie del passato”: E’ chiaro che anche questa vostra è “ideologia”; una interessante ideologia che si pone in chiave di contraltare rispetto alle “ideologie passate”. In verità, siamo “d’accordo e in disaccordo”: anche io penso che si debba “guardare avanti”; mi preme tuttavia, nel farlo, di tenere fede (da vecchio pseudo-razionalista quale sono) al newtoniano “principio della cumulatività”: "Se ho visto più lontano è perché stavo sulle spalle di giganti".Citazione:
“ … Dunque: è vero, siamo un pò allergici alle definizioni ideologiche, forse perché nessuna ci rappresenta totalmente, e forse perché ne abbiamo abbastanza di diatribe sulle etichette che creano gruppetti e sette allontanando la possibilità di creare un'ampia base popolare. Etichette che allontanano soprattutto la possibilità di provare a inventare, con umiltà ma anche con una certa ambizione (e sicuramente senza le briglie delle ideologie del passato),(……) Chiudendo ci tengo a specificare che quanto detto non ha nulla di definitivo né di esaustivo. Se così fosse sarebbe in contraddizione con la filosofia culturale di IRS che, in quanto anti-essenzialista, anti-conservatrice, anti-purista, anti-fissista, anti-fondamentalista, non può che prediligere l’idea di un pensiero in continuo divenire e mutamento.
Ritengo che esista nel novecento una tensione umana, se vuoi etica, espressa ideologicamente, che non possa essere ridotta all’annullamento voluto da chi tenta di ri-leggere questo secolo in chiave “storicistica” come il “secolo dell’affermazione americana di contro all’indistinto magma totalitario”(“S_toria”). Infatti di questo parliamo, quando con una colossale “reductio ad absurdum” demonizziamo un’intera epoca, carica di dense, dicotomiche, stratificate e interconnesse (o solo “umane”) complessità.
Credo che, come i compagni di Batasuna ben dimostrano, noi(patrioti sardi) si debba far tesoro di un percorso che ha comunque illustrato la “fisiologia” del sistema che ci tiene in condizione coloniale e di subalternità sociale: in un qualche modo dalle analisi del socialismo novecentesco emergono delle costanti, le quali, mutatis mutandi, permangono nel qualificare morfologicamente il sistema coloniale ed i “nodi gordiani” dell’emancipazione integrale dell’individuo e delle collettività.
L’anelito a superare le limitazioni derivanti dalle incrostazioni settarie, allucinate e grottesche delle “tribù ideologiche” è positivo, lo condivido: non condivido però una – a mio dire- deriva che, reattivamente, rigetta assieme a queste sedimentazioni sterili e venefiche, tutto ciò che traspare come “categoria del reale in atto”, come elemento proprio cioè al mondo che ci circonda, e di cui siamo parte integrante ed attiva.
Il “colonialismo” ha delle origini, delle cause scatenanti; nell’andare a cercarle necessariamente ci si imbatte nel tema dello “stato-nazione”, di qui a sua volta nel tema del “capitalismo”, di qui a sua volta in quello dell’imperialismo.
Ciò è…. a meno di voler non vedere questa crudele, spietata dinamica che purtroppo affligge con meccanica ed acefala violenza il nostro mondo.
In questo senso penso che l’esempio politico, democratico e pacifico illustrato dai compagni di Batasuna sia ammirevole: declinare in modo nuovo una esigenza che, con nuove modalità, è sempre la medesima; rompere le catene(nient’affatto esauribili nell’economicismo) esistenziali che tengono gli individui ancorati ad una devastante alienazione.
In questo senso, pur senza mai perdere di vista il piano della realtà, cioè dotati di un sano, “idealistico pragmatismo”(mi consenti il gioco di parole) è possibile essere nel mondo per cambiarlo.
Non nascondo infatti che il “socialismo” sia, in ogni sua autogena declinazione “nazionale”, una grande prospettiva di ordine “idealistico”: essa si basa sul principio eudemonico per il quale tutti gli uomini e donne sono “eguali”, ed hanno quindi gli stessi diritti sostanziali;
Un principio che, nel suo dipanarsi attraverso il vissuto quotidiano dell’umanità, non può che coinvolgere tutte le manifestazioni, individuali come collettive, che l’umanità stessa contraddistinguono in modo indelebile.
La “nazione” è una di questa collettività : una “identità” vitale costituita dall’interconnessione di individualità tra loro “collegate” dalla condivisione immediata della medesima quotidianità, della medesima cultura, della medesima arte, della medesima lingua...
Si può dire che, nel senso etimologico del termine, la “nazione”, pur non essendo da intendersi come “ente sovra-storico”(perché della storia è sempre un frutto immanente), è in questo nostro mondo, un piccolo mondo a sé stante; un mondo dotato di sue irripetibili peculiarità che vanno salvaguardate e rivitalizzate per il bene dell’umanità tutta, la quale di queste peculiarità non può che arricchirsi nel suo lungo cammino verso un equilibrio globale che non sia, come questo è, votato all’auto-distruzione.
“Nazione” nel nostro senso è dunque “identità”: come quella delle minoranze, come quella di qualunque individuo; per questo noi (vicini a, e/o di “ezkerra europan”) crediamo che l’autodeterminazione nazionale debba essere posta in connessione con quell’insieme di correlate “questioni” che rappresentano i nodi nevralgici dell’oppressione propinata da questo determinato “sistema societario”: l’autodeterminazione nazionale è legata al riconoscimento dei diritti(e quindi dell’autodeterminazione) delle collettività e degli individui; e perché questa “autodeterminazione” avvenga, venga agita, non si può che considerare il sistema societario nel suo complesso e nella sua complessità.
Capire cosa è il “colonialismo” in europa, e perché esso “è”.
Capire come la liberazione di uno sia un passo verso la liberazione di tutti, e come la liberazione “di tutti” sia garanzia per quella dell’uno.
Capire come il colonialismo possa evolversi in futuro, magari con forme più sottili(ma non per questo meno devastanti) di “neo-colonialismo”.
Non è francamente possibile concepire una liberazione nazionale che non tocchi questi argomenti.
O, meglio, è possibile; per l’esattezza è possibile ignorarli: ma in tal caso le spietate leggi che contraddistinguono la società odierna(che premia il più forte e sopprime il debole) sono destinate ad imporre inesorabilmente la loro logica di sopraffazione e dominio, vanificando ogni immagine “altra” di un futuro possibile .
Allora ecco che, da comunista(o neo-comunista,o democratico, o come pare, non mi importa), da sardo mi chiedo: come evitare che questo processo di sfruttamento si ripeta all’infinito? Come immaginare un potere che si radichi nel popolo, di esso divenendo piena e sostanzialmente democratica espressione?
Il cerchio si chiude; e come i compagni baschi ritorno sempre agli “stessi” nodi tematici: colonialismo, capitalismo, imperialismo….e così via…
“Nodi” che per come la vedo io non sono “patrimonio” di una parte politica piuttosto che di un’altra, riguardando tutti i sinceri democratici che abbiano a cuore il destino del nostro amato ed antico popolo.
Nel caso, grazie per la cortese attenzione; i miei sinceri auguri a voi, al vostro movimento, alle vostre lotte per il bene del popolo.
Kin amistade
S_R_D_N
Iolao
Ps: Non scrivo spesso su questo forum; se in qualsiasi modo la cosa non è gradita(per il fatto che magari questo luogo è uno spazio dedicato agli “addetti ai lavori” del vostro movimento), mi ritiro subito - non sono né voglio passare per “disturbatore”-; ovviamente non dirò di “essere stato messo alla porta”….ok?
apprezzo il kiarimento che è stato molto interessante, anke se nn condivido l'analisi capitalismo=imperialismo, esistono modelli di capitalismo che creano un benessere diffuso, e sono d'accordo che le multinazionali rappresentano uno dei maggiori ostacoli alla realizzazione del tipo di mercato libero che io ho in mente
comunque vorrei esprimere 2 critiche:
io vedo un evidedente ossimoro: come può essere un'azione politica contemporaneamente liberista e statalista?Citazione:
Un apparato che in europa ha le sue fondamenta negli stati-nazione, ma che ha anche e sempre più "svolgimento" ed attuazione nella macchina neo-totalitaria, neo-liberista e statalista di Maastricht.
mi stupisce il fatto che un comunista, ke dunque si rifà in qualche modo al pensiero marxiano, possa criticare una visione storicistica, dato che tutti i fondamenti e i capisaldi della teoria marxiana sono puro storicismo.Citazione:
Ritengo che esista nel novecento una tensione umana, se vuoi etica, espressa ideologicamente, che non possa essere ridotta all’annullamento voluto da chi tenta di ri-leggere questo secolo in chiave “storicistica” come il “secolo dell’affermazione americana di contro all’indistinto magma totalitario”(“S_toria”)
PS: io sono antistoricista, lo dico per evitare equivoci
a si biri
PPS mi auguro che tu scriva più spesso nel forum, hai dimostrato di essere una persona che argomenta ordinatamente e educatamente le critiche e questo io, così come tutti penso è una qualità che apprezziamo
a si biri
Salude Iolao,
grazie mille per le tue parole di stima e per il tuo lungo ed argomentato intervento.
Ti prometto che al più presto ci tornerò su. Ora purtroppo proprio non ce la faccio a causa del lavoro all'Università, della consegna di alcuni saggi e della preparazione della trasferta a Barcellona per il convegno con gli altri indipendentisti...
Ti chiedo dunque un pò di pazienza, immaginando che tu possa capirmi.
Unu saludu mannu
Franciscu
No problem!Citazione:
Originally posted by franciscu sedda
Salude Iolao,
grazie mille per le tue parole di stima e per il tuo lungo ed argomentato intervento.
Ti prometto che al più presto ci tornerò su. Ora purtroppo proprio non ce la faccio a causa del lavoro all'Università, della consegna di alcuni saggi e della preparazione della trasferta a Barcellona per il convegno con gli altri indipendentisti...
Ti chiedo dunque un pò di pazienza, immaginando che tu possa capirmi.
Unu saludu mannu
Franciscu
Grazie per la cortese attenzione, buon lavoro e a presto.
kin amistade
S_R_D_N
Iolao