Il padrone e' impazzito
di Uri Avnery
Quando i fruttivendoli al mercato di Tel Aviv gridano "il padrone e' impazzito!", vogliono dire che stanno vendendo la loro merce a prezzi ridicolmente bassi. Nelle capitali mondiali si può udire un simile grido: "Il padrone e' impazzito!" - ma non si tratta del prezzo dei pomodori. Si riferisce alla nuova situazione, dopo la rielezione di George Bush per altri quattro anni.
In molti luoghi, Bush viene considerato come un cowboy pazzo, quello che arriva in città e comincia a sparare in tutte le direzioni. Ha attaccato l'Afghanistan. Ha attaccato l'Iraq. I suoi manipolatori neo-con vogliono attaccare la Siria e l'Iran appena possibile. Vogliono stabilire regimi servili dovunque ("promuovere la democrazia in Medio Oriente"), far stazionare guarnigioni americane permanenti nella regione, controllare il mercato petrolifero mondiale e, infine ma non meno importante, aiutare Ariel Sharon a realizzare i suoi piani.
Ora, durante il suo secondo mandato, Bush può fare proprio ciò che gli pare.
I governanti del Medio Oriente lo hanno compreso con impressionante rapidità. Ognuno di essi si e' precipitato a prendere rifugio nella più vicina caverna politica, fino a che il pericolo non sia passato.
- Il presidente siriano, Bashar al-Assad, ha iniziato un'offensiva di pace, al suono di centinaia di trombe di cherubini.
- Il presidente egiziano, Hosni Mubarak, ha improvvisamente scoperto che Sharon e' il suo fratello da lungo tempo perduto, un uomo di pace sin da quando era nella culla. Ed ora si presenta come il viceré di Bush in Medio Oriente.
- Il sovrano giordano, re Abdallah II, sta facendo passi similari (dopo aver afferrato al volo l'opportunità di tarpare le ali al suo fratello più giovane).
- I governanti iraniani hanno accettato di rinunciare al loro programma nucleare.
- I palestinesi stanno per scegliere Abu Mazen, il favorito di Bush.
L'ottimismo trionfa. Venti di speranza spirano in tutta la regione. I diplomatici di tutto il mondo fanno visite improvvise sperando di capitalizzare l'aspettato successo, come api che discendono sui fiori. I commentatori internazionali, i profeti che possiedono l'innegabile abilità di prevedere il passato, parlano della Primavera Mediorientale. (Questa, ad ogni modo, e' una errata concezione geografica. La primavera e' il simbolo della speranza in Europa, dove la natura si risveglia dopo il freddo, duro inverno. Nella nostra regione, il simbolo della speranza e' l'autunno, quando la natura risorge dopo la secca, torrida estate).
Queste speranze hanno qualche fondamento?
Esaminiamo, ad esempio, la speranza siriana. Assad jr. propone dei negoziati senza precondizioni. Un'offerta seducente. Sharon l'accetterà? Una volta, nel corso di un dibattito politico alla Knesset, mi rivolsi al premier, Golda Meir: "Mi sembra che lei debba prendere una decisione fatale: o non restituire la Cisgiordania a Re Hussein o non restituirla ai palestinesi". Oggi Sharon e' afflitto da un simile dilemma: cosa fare prima - non restituire il Golan ai siriani o non restituire la Cisgiordania ai palestinesi?
Come il suo predecessore, Ehud Barak, Sharon non si sogna neppure di restituire il Golan. Seppure fosse pronto a farlo (e non lo e'), non oserebbe mai proporre l'evacuazione di dozzine di insediamenti costruiti lì.
Nella sua autobiografia, l'ex-presidente Bill Clinton racconta ciò che accadde l'ultima volta in cui la pace israelo-siriana fu posta in agenda. Ehud Barak, l'allora primo ministro, chiese a Clinton di proporre una conferenza israelo-siriana. Clinton, impaziente di ottenere un successo internazionale, acconsentì rapidamente. Fu piacevolmente sorpreso quando Assad sr. rinunciò a tutte le sue precedenti richieste (ad esempio, "bagnarsi i piedi nel mare della Galilea") e venne incontro a tutte le richieste israeliane. Poi, proprio all'ultimo momento, quando tutto era pronto per le firme, Barak disse a Clinton che, pensandoci bene, aveva deciso di rinunciare all'intera cosa.
Ora non vi e' nessun Clinton in circolazione e Sharon non ha alcun bisogno di fingere. Ha ripetuto ancora una volta che Assad parla di pace solo a causa delle pressioni americane (e allora? Non sarebbe comunque un'opportunità perfetta per la pace?). Sharon ha respinto l'offerta di Assad su due piedi. La Siria offre la pace senza precondizioni? Bene, ne abbiamo noi alcune: prima di tutto, dovrà cacciare da Damasco tutti i leaders delle organizzazioni palestinesi e disarmare Hezbollah in Libano. Ciò significa che Assad dovrà rinunciare ad ognuna delle poche carte che ha in mano, persino prima che inizino i negoziati. Bisogna essere degli inguaribili ingenui per ritenere che, a quel punto, Sharon smantelli anche uno solo dei suoi insediamenti. E ciò e' ancora più vero in quanto Bush ha chiesto chiaramente: non negoziate con i siriani, non rendetemi difficile attaccarli, una volta che lo abbia deciso.
Dunque, tutte le "speranze" sono ora concentrate sul fronte palestinese. Con Abu Mazen presidente inizieranno veri negoziati? Non sembra proprio. Sharon aveva promesso invero di ritirarsi dalle città palestinesi il giorno delle elezioni (non prima). Nel frattempo, la sua offensiva continua incessantemente: nuovi "assassini extra-giudiziari", praticamente ogni giorno i palestinesi (incluso bambini) vengono uccisi, umiliazioni sistematiche ai posti di blocco, proseguimento della costruzione dell'infame muro, coloni che sradicano impunemente gli oliveti palestinesi. Uno dei candidati alla presidenza, Mustafa Barghuthi, e' stato più volte arrestato e percosso ai checkpoint.
Ad ogni modo, la vera questione non e' se vi sia una temporanea facilitazione delle restrizioni, come gesto verso Abu Mazen (e, più importante, verso Bush), ma se Sharon sia pronto ad entrare in negoziati veri che prevedano la costituzione di un vero stato palestinese ed il ritorno alle frontiere pre-1967. Non vi e' alcuna indicazione di ciò.
E' vero, Shimon Peres dichiara che la sua entrata nel governo faciliterà il "disimpegno" da Gaza e che, immediatamente dopo, egli chiederà una soluzione per la Cisgiordania. Ma queste sono parole vuote, calcolate per ridurre al silenzio gli oppositori nel suo stesso partito. Dopo tutto, quando e' stato ministro nel precedente governo Sharon, non ha fatto praticamente nulla per la pace.
Ora, dopo aver sgomitato per entrare nel nuovo, tutti sanno che vi resterà qualunque cosa accada, e dunque otterrà ancora meno. Nel nuovo governo, Sharon potrà fare ciò che vuole. Se vuole, potrà implementare il piano di "disimpegno". Se vuole, si annetterà gran parte della Cisgiordania.
Il padrone e' impazzito? L'ultima cosa che farà sarà mettere Sharon sotto pressione.




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