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  1. #1
    Obama for president
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    Predefinito il taglio che aumenta le imposte

    Il taglio che aumenta le imposte. Episodio II
    Silvia Giannini
    Maria Cecilia Guerra

    Come previsto dalla Finanziaria, il Governo ha emanato (entro il termine prestabilito del 31 gennaio) il decreto che aumenta, più di quanto giustificabile per recuperare l’inflazione, gli importi di alcune imposte fisse (bollo, registro, ipotecarie, catastali eccetera).
    Così, a fianco degli sgravi dell’Irpef, inizieranno presto a manifestarsi anche quei meno visibili, ma ampiamente diffusi, aggravi di imposta sparsi fra i 572 commi dell’unico articolo di cui si compone questa Finanziaria, dopo la kafkiana metamorfosi subita nel corso dell’iter parlamentare.
    Il quadro complessivo che emerge, almeno stando alle cifre ufficiali, sembra ancora più negativo per i contribuenti di quello tracciato subito dopo la presentazione del maxiemendamento che ha introdotto i tagli all’Irpef.

    Le cifre del Governo

    Includendo gli oltre 2,2, miliardi di euro del condono edilizio (le cui seconda e terza rata sono slittate al 2005), stando alle cifre previste dal Governo, i contribuenti si troveranno a pagare più imposte per circa 5,5, miliardi di euro nel 2005, 1,9 miliardi di euro nel 2006 e 1,76 nel 2007.
    Questo aggravio netto di imposta, come mostra la tabella 1, è il risultato di un saldo fra aumenti e riduzioni di diverse forme di prelievo e tiene conto di alcuni provvedimenti, finalizzati ad arginare la deriva dei conti pubblici e assunti dal Governo con i decreti di luglio e novembre 2004, relativi alle assicurazioni, alle banche e altre istituzioni finanziarie, e alle fondazioni bancarie. (1)
    Gli interventi più consistenti sono ovviamente contenuti nella Legge finanziaria per il 2005.
    Le maggiori entrate previste, più elevate di quanto originariamente prospettato nel disegno di legge finanziaria (da 7,5 a 8,6 miliardi nel 2005 e circa 8 invece di 4 miliardi nel biennio successivo), superano abbondantemente gli sgravi, con un saldo netto nel complesso negativo per i contribuenti.
    La natura delle maggiori e minori entrate va tuttavia tenuta distinta, almeno secondo la griglia fornita nella tabella 2.

    Gli sgravi fiscali

    Tra le minori entrate, tre quarti il primo anno e quasi il 90 per cento negli altri due vanno alla riforma dell’Irpef e beneficeranno, secondo andamenti a dire il vero a volte ben poco giustificabili , le famiglie.
    Diversamente da quanto inizialmente prospettato dal Governo , per le imprese non soggette all’Irpef (società di capitali) non vi è nessuno sgravio fiscale nel 2005. Le agevolazioni relative all’Irap inizieranno a fare sentire i loro effetti solo a partire dal 2006, ma saranno comunque di entità molto limitata (solo un decimo circa di quanto destinato alle famiglie).
    Nel 2005 le altre riduzioni di imposta sono costituite in realtà da proroghe di agevolazioni (2), la cui scadenza viene di anno in anno rinviata, ma che il Governo sembra essere intenzionato a eliminare, in buona parte, a partire dal prossimo anno. Se questa intenzione è attendibile, possono essere considerate alla stregua di un rinvio (al prossimo anno) di una maggiore tassazione per le categorie interessate dalle agevolazioni.

    Le maggiori entrate

    A costo di qualche forzatura, è utile distinguere le varie misure di aumento delle entrate in quattro tipologie.

    Bolli, tabacchi e giochi

    Un primo gruppo comprende gli inasprimenti delle imposte sui tabacchi, sulle concessioni governative, di bollo, registro, ipotecarie, catastali e delle imposte sui giochi, nonché l’estensione dell’ambito di applicazione di alcuni di questi tributi (ad esempio l’introduzione del bollo per le dichiarazioni di conformità dei veicoli). Dovranno fornire, stando alle stime del Governo, un gettito di circa 2,3 miliardi di euro nel 2005, 3,3, miliardi nel 2006 e 3,8 nel 2007. Il loro ammontare dovrebbe essere dunque tale da compensare a regime più della metà degli sgravi Irpef, con un impatto redistributivo complessivo di segno negativo. Infatti, da un lato, il secondo modulo della riforma Irepf abbassa le aliquote più elevate, dall’altro, gli inasprimenti fiscali in oggetto riguardano imposte per lo più di importo fisso, con un impatto ampiamente regressivo. Si tratta di imposte in molti casi poco giustificabili in un moderno sistema tributario, ma a cui spesso si fa ricorso al fine di conseguire in modo facile gettito addizionale, contando sulla scarsa elasticità della domanda dei beni e servizi su cui gravano.

    La lotta all’evasione

    Un secondo gruppo di interventi prevede di recuperare gettito attraverso il contrasto all’evasione e all’elusione, soprattutto nel caso dei redditi di impresa e lavoro autonomo soggetti agli studi di settore e in quello dei redditi e dei valori dei fabbricati. Di minore importanza quantitativa, ma di uguale natura, sono gli incassi previsti per il recupero dell’Iva evasa su transazioni comunitarie e per una più efficace attività di riscossione.
    Su interventi a contrasto dell’evasione non si può in linea di principio che essere d’accordo.
    Più problematico è capire se quelli previsti possano consentire, almeno nell’immediato, gli effetti di gettito previsti. È il caso in particolare delle entrate che ci si attende dalla revisione degli studi di settore, la cui stima è rimasta pressoché immodificata pur a fronte di una radicale revisione della norma inizialmente prevista. Un primo approfondimento su questi temi riguarda la tassazione degli immobili.

    I provvedimenti per “fare cassa”

    Un altro gruppo di entrate ha natura una tantum, come quelle derivanti dal condono edilizio.Oppure è una mera anticipazione di entrate comunque dovute, come quelle ottenute tramite l’aumento della percentuale degli acconti, da cui ci si attende più di un miliardo di euro nel 2006. Sono interventi volti a far cassa nell’immediato, che non costituiscono per loro natura introiti capaci di finanziare in modo permanente la riduzione dell’Irpef, primo e secondo modulo, garantendo il contenimento del disavanzo.
    Tra gli interventi minori, che meritano però di essere ricordati perché emblematici di come il ministro dell’Economia abbia dovuto “raschiare il fondo del barile” per far quadrare i conti, vi è quello che “storna” a favore del bilancio dello Stato le quote della componente della tariffa elettrica destinate a compensazione dei siti che ospitano impianti nucleari e a favore della Sogin (Società gestione impianti nucleari Spa) per lo smantellamento delle società nucleari dismesse. Non vi è in questo caso un aggravio immediato per il contribuente, ma il miglioramento previsto nel saldo delle amministrazioni pubbliche vale solo nell’ipotesi di sacrificare quelle spese a cui queste imposte erano originariamente destinate.

    Le entrate “virtuali”

    Non va infine trascurata un’ultima categoria, che per la sua peculiare natura abbiamo preferito mettere sotto la riga, nella tabella 2. Si tratta degli aumenti di imposta previsti nell’ipotesi che la riforma Irpef determini un incremento dei redditi disponibili, che venga poi destinata dai contribuenti o ai consumi (facendo aumentare il gettito Iva) o ai risparmi (facendo aumentare il gettito sui redditi finanziari). Queste entrate sono del tutto “virtuali”: presuppongono infatti un aumento del reddito disponibile che non avrà luogo, visto che, come si è ricordato, nel complesso i contribuenti sono chiamati a pagare più imposte, non meno.

    Verso nuove imposte?

    Delle due l’una: o le previsioni di maggior gettito del Governo sono corrette e nel complesso i contribuenti pagheranno più tasse, nel prossimo triennio, o sono per vari motivi sovrastimate o comunque di corto respiro e dunque incapaci di garantire una copertura della riforma dell’Irpef a regime e una tenuta del disavanzo.
    In quest’ultimo caso, che riteniamo di gran lunga il più probabile, la domanda che viene spontanea è: quali nuove imposte dovranno pagare i contribuenti, o a quali ulteriori spese dovranno rinunciare, per coprire a regime l’attuale riforma dell’Irpef e per portare a termine la riforma fiscale che prevede l’ulteriore riduzione delle aliquote più elevate dell’Irpef e la progressiva abolizione dell’Irap, insistentemente richiesta dalle imprese, che incalzano il Governo per avere la loro parte di sgravi?


    (1) Non sono invece inclusi gli effetti di misure introdotte in sede di conversione del decreto di luglio, tra cui quella che ha elevato l’imposta sui mutui (sulle seconde case) dallo 0,25 per cento al 2 per cento ed è intervenuta in materia di bolli. Non si dispone infatti di una quantificazione di queste misure sugli esercizi 2005-2007, ma il gettito non è trascurabile (quello previsto per il solo 2004 superava i 550 milioni di euro).

    (2) Ad esempio, per gli autotrasportatori, per le agevolazioni Irap e Iva in agricoltura, e così via.




  2. #2
    Giacobino 1799
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    Predefinito Nuova raffica di aumenti di bolli e tasse

    La norma applica così le disposizioni della Finanziaria
    Previsto un gettito aggiuntivo di 1,1 miliardi di euro
    Fisco, rincarano i bolli
    Pubblicato il decreto

    ROMA - Scattano da oggi gli annunciati rincari di bolli e concessioni governative. Il decreto legge è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. La norma applica così le disposizioni della Finanziaria secondo le quali dai bolli nel 2005 deve arrivare un gettito aggiuntivo di 1,1 miliardi di euro. I rincari interessano soprattutto la compravendita di case.

    L'importo delle imposte di registro, ipotecaria e catastale stabilito da misura fissa passa da 129,11 a 168,00 euro. Più caro anche il porto d'armi, la licenza di caccia e di pesca. L'elenco degli aumenti è lungo oltre dieci pagine e interessa bolli e certificati di versi tipi, dalla registrazione dei marchi di impresa alla concessione per l'installazione di impianti per le tv locali, dalla bollatura dei libri ai rinnovi di ipoteca.
    Le disposizioni - spiega il decreto - hanno l'obiettivo "di assicurare la massima semplificazione, alleviando l'onere dei contribuenti che assolvono i loro obblighi tributari".



    Dal primo giugno 2005, infine, scompare la vecchia marca da bollo tipo francobollo, e la tassa di concessione governativa e l'imposta di bollo saranno pagate con modalità telematiche.


    (1 febbraio 2005)


    da www.repubblica.it

  3. #3
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    Predefinito

    Ecco qua una lista degli aumenti per quanto riguarda i bolli sulla casa:

    Iva compravendite prima casa +116.67€ (+30.12%)

    Registro compravendite prima casa +77.78€ (+30.12%)

    Rogiti registrazione telematica +54.00€ (+30.68%)

    Note trascrizione telematiche +59.00€ (n/a priam erano gratuite )

    Ispezione ipotecaria per ogni nominativo +3.42€ (+132.56%)

    Certificati ipotecari individuali +4.21€ (+27.18%)

    Contratti preliminari +38.89€ (+30.12%)

    Cessione contratti affitto pluriennali +15.35€ (+29.72%)

    Contratti di comodato immobili +38.89€ (+30.12%)

  4. #4
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    Predefinito Diminuiscono le tasse. E i bolli?

    Gli vogliamo dare un'occhiata? Basta un piccolo click.....
    http://utenti.lycos.it/dabal/Documenti/bolli.htm

  5. #5
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    Predefinito

    Amici, soliti casini pollisti. Ma il pollista è un impiastro di natura oppure ha fatto un corso serale per incasinare i problemi senza risolverne mai nessuno?

    Aumentano i bolli un po' ora (quelli delle imprese) un po' dopo le elezioni (quelle dei privati, astuto il Berlusca), ma non si sa di quanto e quali sono di preciso gli aumenti in vigore da oggi 1 febbraio.

    Amici, se vedete un pollista impiccatelo pure a testa in giù, tanto è solo un pollista e poi vi danno le attenuanti e voi ve la cavate di sicuro con la prescrizione della legge SalvaPreviti.


    il Sole 24 ore 01-02-2005
    LA STRETTA SUI BOLLI ∎ Fino a tarda sera nessuna certezza sulla pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» del provvedimento
    Registro e concessioni, rincari al buio
    Attesa per il testo definitivo del decreto legge e delle 20 pagine di tabelle con i nuovi valori
    Possibili disagi per uffici, professionisti e utenti


    ROMA ∎ La manovra sui bolli parte male. Fino alla tarda serata di ieri, infatti, non è stato possibile consultare la «Gazzetta Ufficiale» del 31 gennaio che dovrebbe contenere il decreto legge licenziato il 21 gennaio da Palazzo Chigi (e anticipato sul «Sole-24 Ore» del 29 gennaio). Con la conseguenza che oggi, che dovrebbe essere il giorno di entrata in vigore degli aumenti, non è di fatto disponibile un testo ufficiale della nuova norma. Con inevitabile disagio per uffici pubblici e contribuenti.
    Al di là dei ritardi di pubblicazione, in ogni caso, il Governo ha puntato (si veda «Il Sole-24 Ore» di sabato scorso) su un provvedimento di legge per varare l'aumento delle imposte indirette dovute in misura fissa, preannunciato dalla Finanziaria 2005. La scelta è stata, infatti, quella di adeguare gli importi ma non con un decreto direttoriale, come previsto espressamente dal comma 300 della Finanziaria. L'articolo 7 del DI e le sue oltre 20 pagine di allegato dovrebbero confermare anche che l'Esecutivo ha di fatto rinviato a metà anno gli aumenti di tutte le imposte pagate dai contribuenti con l'applicazione di marche: soprattutto note, fatture e ricevute. E questo per l'imposta di bollo così come per alcune concessioni governative.
    Per tutte le imposte fisse e gli importi fissi relativi alle imposte di bollo, di registro, ipotecarie, catastali, alle tasse ipotecarie e ai tributi speciali catastali, non aumentate espressamente con il provvedimento che dovrebbe entrare in vigore oggi, gli aumenti, ancora da decidere, scatteranno dal 1° giugno 2004. Indipendentemente dalla data di entrata in vigore del provvedimento (che dovrà essere, questa volta, un semplice decreto ministeriale non regolamentare) che li definirà. Pertanto, fino al nuovo decreto non regolamentare, per fare alcuni esempi, il passaporto costerà ancora 39 euro di concessione, mentre per gli atti di notorietà e le pubblicazioni di matrimonio saranno sufficienti ancora 11 euro per ogni foglio.
    Ma dal 1' giugno in poi tutti gli importi fissi dovrebbero scattare all'insù. Di quanto non si sa. Per ora abbiamo solo il dato medio dell'aumento che entra in vigore oggi: dal 29 al 31 per cento.
    La strada intrapresa della decretazione d'urgenza obbliga il Governo a "scortare" il viaggio in Parlamento del Dl. Ogni eventuale modifica che deputati e senatori vorranno apportare al provvedimento, infatti, rischierebbe di intaccare la "tabella dei rincari", creando due vie per gli aumenti: la prima in vigore dall'entrata in vigore del decreto legge e l'altra a partire dalla pubblicazione della legge di conversione. Il risvolto della medaglia sta nel fatto che con il ricorso al decreto legge si, possono evitare pericolosi contenziosi. La previsione della Finanziaria di utilizzare un decreto direttoriale sarebbe stata di dubbia correttezza costituzionale, in quanto il decreto direttoriale mal si sarebbe potuto conciliare con l'articolo 23 della Costituzione che pone la riserva di legge per ogni prestazione patrimoniale. In sostanza ogni aumento delle imposte fisse di registro, ipotecarie, catastali di bollo e concessioni governative avrebbe potuto generare centinaia di questioni di illegittimità costituzionale. Un problema che potrebbe porsi in modo del tutto analogo con il decreto ministeriale che dovrebbe disporre la seconda tranche di aumenti.
    Da oggi, comunque, per gli uffici pubblici è corsa all'adeguamento: di fatto nessuna comunicazione è arrivata agli uffici finanziari e alle Camere di commercio, che devono applicare i nuovi importi. I notai, prima del ritardo nella pubblicazione in «Gazzetta» avevano fatto sapere, come aveva dichiarato al «Sole-24 Ore» il presidente del Consiglio nazionale, Paolo Piccoli, di non avere particolari problemi.
    In ogni caso, nel disporre gli aumenti si è avuta l'accortezza di escludere le voci che prevedono l'assolvimento dell'imposta con marca o bollo a punzone (a secco, come nella carta da bollo). Quindi i numerosi professionisti che, come i medici, devono apporre la marca da bollo da 1,29 euro sulla parcella, possono stare tranquilli: per loro non cambia nulla fino al 31 maggio 2005.
    SAVERIO FOSSATI
    MARCO MOBILI

  6. #6
    decerebrato consapevole
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    Predefinito

    In Origine Postato da brunik
    Amici, soliti casini pollisti. Ma il pollista è un impiastro di natura oppure ha fatto un corso serale per incasinare i problemi senza risolverne mai nessuno?

    Aumentano i bolli un po' ora (quelli delle imprese) un po' dopo le elezioni (quelle dei privati, astuto il Berlusca), ma non si sa di quanto e quali sono di preciso gli aumenti in vigore da oggi 1 febbraio.

    Amici, se vedete un pollista impiccatelo pure a testa in giù, tanto è solo un pollista e poi vi danno le attenuanti e voi ve la cavate di sicuro con la prescrizione della legge SalvaPreviti.


    il Sole 24 ore 01-02-2005
    LA STRETTA SUI BOLLI ∎ Fino a tarda sera nessuna certezza sulla pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» del provvedimento
    Registro e concessioni, rincari al buio
    Attesa per il testo definitivo del decreto legge e delle 20 pagine di tabelle con i nuovi valori
    Possibili disagi per uffici, professionisti e utenti



    Ma allora me lo potevi dire, che devo comprare casa entro maggio

    Io ero gia' depresso
    "Preoccuparsi e' inutile. Infatti se esiste una soluzione al problema non ha senso preoccuparsi. E se la soluzione non esiste allora perche' preoccuparsi?" - Ignoto.

 

 

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