febbraio 2, 2005
Cavaliere in difficoltà? Ma prima del taglio delle tasse
UNA RIVISTA DI ANALISI ELETTORALI: CASINI AVEVA CONQUISTATO GLI ELETTORI FINO A SETTEMBRE
Gigi Padovani
L' ESPERIMENTO si chiama: «sostituzione del leader». Se al posto di Berlusconi, contro Prodi, ci fosse Fini, ciò «produrrebbe solo maggiore incertezza nelle scelte elettorali». Se invece ci fosse Casini, «potrebbe spostare il pendolo elettorale verso destra in una misura non lontana dal 10 per cento dei voti validi».
E' questa la sorprendente risposta che viene data dalla rivista di analisi elettorale Polena ad una domanda che quindi non appare fuori luogo: Berlusconi è un handicap del centrodestra o un vantaggio? In altre parole, è la carta vincente della Casa delle libertà - dove potrebbe essere sostituito da Gianfranco Fini, in crescita di popolarità, o da Pier Ferdinando Casini, forte di un consenso istituzionale e bipartisan - oppure è la vera risorsa unitaria per il centrosinistra, che si riappacifica soltanto nella polemica con il nemico?
L'analisi è pubblicata nel prossimo numero della rivista quadrimestrale diretta da Luca Ricolfi. Nel servizio firmato dal direttore con Silvia Testa e Barbara Loera, si dà conto di un sondaggio su un panel nazionale di elettori condotto in due fasi. Nella prima rilevazione era stato chiesto a metà del campione chi avrebbe votato (rilevazione maggio 2004) dovendo scegliere tra Prodi e Berlusconi, e l'altra tra Prodi e Fini. Più avanti, lo stesso esperimento è stato fatto (settembre 2004) dividendo gli elettori tra Prodi e Berlusconi e Prodi e Casini.
Il risultato della doppia indagine indica che con il vicepremier e ministro degli Esteri in lizza contro l'ex presidente dell'Ue ci sarebbe uno spostamento minimo verso destra (+ 1,9) ma con un forte incremento (+5,0) degli indecisi. Spiegano gli esperti di flussi elettorali che «il vero effetto di una sostituzione di Berlusconi con Fini è un massiccio spostamento dal non voto verso l'incertezza».
Diverso l'esito per il cambio con il presidente della Camera alla guida della Cdl: «l'effetto pro destra della sostituzione di Berlusconi sfiora il 10%», mentre - pur aumentando gli indecisi - crescono anche i votanti del 5,2 per cento. Circa il 10 per cento dell'elettorato ulivista lo abbandonerebbe per andare con la Casa delle Libertà guidata da Pier Ferdinando Casini.
Fin qui i due sondaggi, che però hanno un handicap: cioè precedono la «svolta» del secondo modulo di taglio delle tasse annunciato da Berlusconi il 25 novembre, che ha fatto recuperare consensi al governo, e si riferiscono ad un momento in cui le posizioni di Follini e Casini, in polemica con il Cavaliere, contribuivano a disegnare l'immagine di un'Udc «autonoma» dagli alleati. Così si scopre che solo il Cavaliere «è in grado di rigalvanizzare l'elettorato di centrodestra, facendosi garante del mantenimento delle promesse di riduzione delle tasse». Ecco quindi rovesciato il ragionamento d'inizio: il premier è insieme «handicap e risorsa» del centrodestra.
Nella rivista vi sono però anche altre analisi che non dovrebbero far dormire sonni tranquilli al centrosinistra. Si era detto, per la perdita da parte del Polo di alcune città-simbolo, come Verona, che il voto per le Comunali del 2002 - dopo i ballottaggi - era stato vinto dall'Ulivo. In realtà Polena verifica a «bocce ferme» i dati e scopre che «nonostante le apparenze, il centrodestra ha vinto le elezioni amministrative del 2002: sono di più i Comuni, piccoli e grandi, vinti dalla destra di quelli conquistati dalla sinistra. Analizzando poi la differenza tra i voti ottenuti dai candidati sindaci e dai partiti, la rivista mette in crisi un'altra credenza diffusa nell'Ulivo e che cioè vi sia un alto «valore aggiunto coalizionale». Gli elettori di sinistra preferiscono il voto maggioritario, ma non è detto che i candidati proposti dalla loro coalizione li convincano più dei partiti.
LA STAMPA 02-02-2005




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