Repubblica. Ieri Sandro Viola, insolitamente confinato a pagina 17, ha scritto un meraviglioso articolo dal titolo "Le verità scomode del voto iracheno". La tesi è quella del Foglio ma, se possibile, Viola la esprime ancora meglio: "Senza l'invasione dell'Iraq non si sarebbero avute le elezioni". Viola spiega splendidamente che "il piano" dei neoconservatori "sembra aver funzionato", vuol dire che "nella loro follia c'era, evidentemente, una logica". Viola scrive che "tutto sta andando come avevano programmato: crollo della dittatura, partiti politici, istituzioni provvisorie (in attesa di quelle definitive), libere elezioni. E questo va detto. Non lo si può trascurare, o addirittura celare, nel giudizio su quel che sta avvenendo a Bagdad". Continua Viola: "Se si esulta per il voto iracheno, non si può fare a meno di indicare chi lo ha consentito". Giusto, perfetto, complimenti. Peccato solo per quel refuso iniziale. "Il New York Times", lamenta l'editorialista di Rep, ha una posizione che stupisce: "Bush ha sbagliato, dice infatti quel giornale, ma esultiamo per il grande passo avanti compiuto dagli iracheni Quanto al mio stupore, è presto detto. Se Bush ha sbagliato, se l'occupazione dell'Iraq è stato un errore, a chi si deve il grande passo avanti compiuto dagli iracheni Non si può ricorrere alla tortuosità del New York Times, Bush ha sbagliato ma la giornata elettorale in Iraq è stata stupenda". Qual è il refuso? Eccolo: Viola intendeva scrivere Repubblica, non New York Times. A meno che martedì gli sia sfuggito l'editoriale di Ezio Mauro, quello che diceva: l'unilateralismo americano "ha prodotto risultati, ma resta tuttavia un errore".
Christian Rocca
e adesso, compagni, come la mettiamo?




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