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Discussione: Fine della Quaresima

  1. #1
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    Predefinito Fine della Quaresima

    Quali sono le prescrizioni della Tradizione per questo importante giorno?

    Come si può osservare un corretto comportamento cattolico?

  2. #2
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    A) astinenza dalle carni e digiuno

    b) NON ricevere le ceneri in una parrocchia occupata dai neomodernisti (ergo attendere la domenica per riceverle, se è possibile, in una cappella tradizionalista dove ci celebra senza il permesso dell' "ordinario". Se questo non è possibile, non riceverle affatto)

    per sul come praticare digiuno e astinenza guarda questo thread

    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=86642

    un caro saluto

    Guelfo Nero

  3. #3
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    Useremo questo thread come segnalazione veloce dei giorni di astinenza e digiuno durante la Quaresima.

    Guelfo Nero

    MERCOLEDÌ DELLE CENERI



    L'appello del profeta.

    Ieri il mondo s'agitava nei piaceri, e gli stessi cristiani si abbandonavano ai leciti divertimenti; ma questa mattina ha squillato la sacra tromba di cui parla il profeta Gioele (v. Epistola della Messa) per annunciare l'apertura solenne del digiuno quaresimale, il tempo dell'espiazione, l'imminente avvicinarsi dei grandi anniversari della nostra salvezza. Destiamoci, cristiani, e prepariamoci a combattere le battaglie del Signore.


    L'armatura spirituale.

    Ricordiamoci, però, che nella lotta dello spirito contro la carne, dobbiamo essere armati: ecco perché la santa Chiesa ci raccoglie nei suoi templi per iniziarci alla milizia spirituale. San Paolo ce ne ha già fatto conoscere i dettagli della difesa con queste parole: "Siate dunque saldi, cingendo il vostro fianco con la verità, vestiti della corazza della giustizia, avendo i piedi calzati in preparazione al Vangelo di pace. Prendete soprattutto lo scudo della fede, l'elmo della saldezza e la spada dello spirito, cioè la Parola di Dio" (Ef 6,14-17). Il principe degli Apostoli aggiunge: "Avendo Cristo patito nella carne, armatevi anche voi dello stesso pensiero" (1Pt. 4,1).

    Ricordandoci oggi la Chiesa questi apostolici insegnamenti, ne aggiunge un altro non meno eloquente, obbligandoci a risalire al giorno della prevaricazione, che rese necessario quelle lotte che stiamo per intraprendere e le espiazioni attraverso le quali dobbiamo passare.


    I nemici da combattere.

    Noi siamo assaliti da due sorta di nemici: le passioni dentro il nostro cuore, il demonio fuori; entrambi disordini che derivano dalla superbia. L'uomo si rifiutò d'obbedire a Dio; ciò nonostante egli lo risparmiò, ma alla dura condizione di subire la morte: "Uomo, disse, tu sei polvere, ed in polvere ritornerai" (Gen 3,19). Ah! perché dimenticammo quell'avvertimento? A Dio bastò solo premunirci contro noi stessi; compresi del nostro niente, non avremmo mai dovuto infrangere la sua legge. Se ora vogliamo perseverare nel bene, al quale ci ha ricondotti la sua grazia, dobbiamo umiliarci, accettare la sentenza e considerare la vita come un viaggio più o meno breve che termina alla tomba. Sotto questa luce tutto diventa nuovo, ogni cosa si schiarisce. Nell'immensa sua bontà, Dio, che si compiacque riversare tutto il suo amore su di noi, esseri condannati alla morte, ci appare ancor più ammirabile. Nelle brevissime ore della nostra esistenza, l'ingratitudine e l'insolenza con cui ci scagliammo contro di lui ci sembrano sempre più degne del nostro disprezzo, e più legittima e salutare la riparazione che ora ci è possibile e che egli si degna d'accettare.


    L'imposizione delle ceneri.

    A questo pensava la santa Chiesa, quando fu indotta ad anticipare di quattro giorni il digiuno quaresimale e ad aprire questo sacro tempo cospargendo di cenere la fronte colpevole dei suoi figli, e ripetendo a ciascuno di loro le parole con cui il Signore li condannava alla morte.

    Come segno d'umiliazione e penitenza, però, l'uso delle ceneri è molto anteriore a quella istituzione. Infatti lo troviamo praticato fin nell'Antico Testamento. Perfino Giobbe, che apparteneva alla gentilità, copriva di cenere la sua carne dilaniata dalla mano di Dio, per implorare così la sua misericordia (Gb 16,16). Più tardi il Salmista, nell'ardente contrizione del suo cuore, mescolava cenere nel pane che mangiava (Sal 101,10). Analoghi esempi abbondano nei Libri storici e nei Profeti dell'Antico Testamento. Si avvertiva anche allora il rapporto esistente fra la polvere d'una materia bruciata e l'uomo peccatore, il corpo del quale sarà disfatto in polvere sotto il fuoco della giustizia divina. Per salvare almeno l'anima, il peccatore ricorreva alla cenere, e nel riconoscere quella triste fraternità con essa si sentiva più al riparo dalla collera di colui che resiste ai superbi e perdona agli umili.


    I pubblici penitenti.

    L'uso liturgico delle Ceneri al Mercoledì di Quinquagesima non sembra che in origine sia stato imposto a tutti i fedeli, ma solo ai colpevoli di certi peccati soggetti alla pubblica penitenza della Chiesa. In questo giorno, prima della Messa, essi si presentavano in Chiesa dove stava raccolto tutto il popolo, i sacerdoti ricevevano la confessione dei loro peccati, quindi li vestivano di cilizi e spargevano sulle loro teste la cenere. Dopo questa cerimonia, il clero ed il popolo si prostravano a terra, mentre ad alta voce venivano recitati i sette salmi penitenziali. Successivamente aveva luogo la processione, durante la quale i penitenti camminavano a piedi scalzi. Di ritorno, erano solennemente cacciati fuori dalla Chiesa dal Vescovo, che diceva loro: "Vi scacciamo fuori dal recinto della Chiesa a causa dei vostri peccati e delitti, come fu scacciato fuori dal Paradiso il primo uomo Adamo a causa della sua trasgressione". Poi il clero cantava diversi Responsori tratti dal Genesi, dov'erano ricordate le parole del Signore che condannava l'uomo ai sudori ed al lavoro sulla terra, ormai maledetta a causa sua. Quindi venivano chiuse le porte della Chiesa, affinché i penitenti non ne passassero più le soglie fino al Giovedì Santo, giorno nel quale ricevevano solennemente l'assoluzione.


    Estensione del rito liturgico.

    Dopo il XII secolo, la penitenza pubblica cominciò a cadere in disuso; ma l'uso d'imporre in questo giorno le ceneri a tutti i fedeli divenne sempre più generale e prese posto fra le cerimonie essenziali della Liturgia Romana. È difficile dire esattamente in quale epoca si produsse tale evoluzione. Sappiamo solo che nel Concilio di Benevento (1091) Urbano II ne fece un obbligo a tutti i fedeli. L'attuale cerimonia è descritta negli Ordines del XII secolo; le antifone, i responsori e le preghiere della benedizione delle Ceneri erano già in uso fra l'VIII e il X secolo.

    Una volta i cristiani si avvicinavano a piedi nudi a ricevere l'ammonimento sul niente dell'uomo, e, ancora nel XII secolo, lo stesso Papa, per recarsi da S. Anastasia a S. Sabina, dov'è la Stazione, faceva tutto il percorso senza calzatura, come pure i Cardinali che l'accompagnavano. Poi la Chiesa mitigò questo rigore esteriore; ma continuò a dare valore ai sentimenti interni che deve produrre in noi un rito così espressivo.

    Come abbiamo or ora detto, la Stazione odierna è a Roma, in S. Sabina, sul colle Aventino, aprendosi così sotto gli auspici di questa santa Martire la penitenza quaresimale.

    La sacra funzione incomincia con la benedizione delle ceneri, ottenute dalle Palme benedette l'anno prima nella Domenica che precede la Pasqua. La nuova benedizione ch'esse ricevono in questa circostanza ha lo scopo di renderle più degne del mistero di contrizione e di umiltà che stanno a significare.



    MESSA

    EPISTOLA (Gl 2,12-19). - Queste cose dice il Signore: Convertitevi a me con tutto il vostro cuore nel digiuno, nelle lacrime, nei sospiri. Lacerate i vostri cuori e non le vostre vesti; tornate al Signore, Dio vostro, che è benigno e misericordioso, paziente e ricco di clemenza, e ci pensa molto avanti di castigare. Chi sa che non cambi e perdoni, e non lasci dietro a sé la benedizione pel sacrificio e la libazione al Signore Dio vostro? Sonate la tromba in Sion, pubblicate il digiuno, convocate l'adunanza, radunate il popolo, purificate la riunione, convocate gli anziani; fate venire i fanciulli e i lattanti, lo sposo novello lasci il suo letto e la novella sposa il suo talamo. Tra il vestibolo e l'altare i sacerdoti, ministri del Signore, piangano, e dicano: Perdona, Signore, perdona al tuo popolo, non abbandonare la tua eredità all'obbrobrio, non la render serva delle nazioni; che non si dica fra i popoli: Dov'è il loro Dio? Il Signore ha mostrato zelo per la sua terra ed ha perdonato al suo popolo. Il Signore ha risposto e ha detto al suo popolo: Ecco che io vi manderò il frumento, il vino e l'olio, e ne avrete in abbondanza. e non vi farò più essere l'obbrobrio delle genti: dice il Signore onnipotente.



    Efficacia del digiuno.

    Questo magnifico passo del Profeta ci rivela l'importanza che il Signore dà all'espiazione fatta col digiuno. Quando l'uomo contrito dei propri peccati affligge la sua carne. Dio si commuove, come lo dimostra l'esempio di Ninive. Il Signore perdonò a una città infedele, perché i suoi abitanti imploravano pietà con l'abito della penitenza. Che non farà allora in favore del suo popolo, se questo saprà unire all'immolazione del corpo il sacrificio del cuore ?

    Affrontiamo dunque coraggiosamente la via della penitenza; e se l'affievolimento della fede e del timor di Dio sembra far cadere intorno a noi pratiche antiche quanto il cristianesimo, guardiamoci dal non esagerare in un rilassamento così pregiudizievole al complesso dei costumi cristiani. Riflettiamo soprattutto ai nostri obblighi personali verso la giustizia divina, la quale ci rimetterà i peccati e le pene meritate, in misura che ci mostreremo premurosi d'offrirle la soddisfazione cui ha diritto.



    VANGELO (Mt 6,16-21). - In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Quando digiunate, non prendete un'aria melanconica, come gl'ipocriti, che sfigurano la loro faccia per mostrare alla gente che digiunano. In verità vi dico che han già ricevuto la loro mercede. Ma tu, quando digiuni, profumati il capo e la faccia, affinché non alla gente apparisca che tu digiuni, ma al tuo Padre, che è nel segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa. Non vogliate accumulare tesori sulla terra, dove la ruggine e la tignola consumano e i ladri scassinano e rubano; ma fatevi dei tesori nel cielo, dove né ruggine né tignole consumano, dove i ladri né scassinano né rubano. Perché dove è il tuo tesoro, quivi è anche il tuo cuore.



    La gioia della Quaresima.

    Nostro Signore non vuole che i cristiani accolgano il digiuno espiatorio, con un'aria triste e lugubre. Anzi, persuasi ch'è tanto pericoloso differire i conti con la giustizia, si devono consolare e mostrarsi allegri all'avvicinarsi di quel tempo sì salutare perché sanno in anticipo che, se saranno fedeli alle prescrizioni della Chiesa, il peso del loro fardello si alleggerirà.

    Queste soddisfazioni, oggi tanto mitigate dall'indulgenza della Chiesa, se offerte a Dio con quelle del Redentore e fecondate da quella comunione di opere propiziatorie che unisce in un sol fascio le opere sante di tutti i membri della Chiesa militante, purificheranno le loro anime e le faranno degne di partecipare alle purissime gioie della Pasqua. Perciò, non dobbiamo essere tristi perché digiuniamo, ma perché abbiamo col peccato reso necessario il digiuno.

    Il Signore, poi, ci dà un altro consiglio, che la Chiesa ci ricorderà spesso nel corso dei quaranta giorni: quello d'aggiungere l'elemosina alle privazioni del corpo. Vuole che tesorizziamo, ma per il cielo. Abbiamo bisogno d'intercessori: li dobbiamo cercare tra i poveri. Ogni giorno di Quaresima, eccetto le Domeniche, prima di congedare l'assemblea dei fedeli, il Sacerdote recita per loro una preghiera particolare, sempre preceduta dall'esortazione del diacono: "Umiliate le vostre teste dinanzi a Dio". La preghiera è una formula di benedizione, implorante il pegno della protezione celeste sui fedeli che ritornano alle ordinarie occupazioni (Callewaert, Sacris erudiri, p. 694).



    PREGHIAMO

    Riguarda placato, o Signore, il popolo prostrato dinanzi a te e, dopo averlo ristorato col dono divino, confortalo sempre con celesti aiuti.


    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 463-467

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    GIOVEDÌ DOPO LE CENERI

    La legge del digiuno ci vincola da ieri; ma non siamo ancora entrati nella solennità della Quaresima propriamente detta, la quale s'aprirà coi Vespri di sabato prossimo. Per distinguerli dal resto dei quaranta giorni, durante questi quattro sovraggiunti, la Chiesa continua a cantare i Vespri all'ora ordinaria, e permette anche ai suoi ministri di rompere il digiuno prima che sia terminata quella parte dell'Ufficio.

    Ma non sarà così a partire da sabato prossimo, in quanto ogni giorno, escluse le Domeniche che non hanno il digiuno, i Vespri feriali e festivi saranno anticipati, così che all'ora dei pasti l'Ufficio della sera sia tutto terminato. È un ultimo vestigio delle usanze della Chiesa primitiva, perché una volta i fedeli non rompevano il digiuno prima del tramonto, ora alla quale corrispondono i Vespri.

    La santa Chiesa ha distinto i tre giorni seguenti al Mercoledì delle Ceneri con l'assegnare a ciascuno di loro una lettura dell'Antico Testamento e un'altra del Vangelo, per essere fatte durante la Messa. Noi riprodurremo ogni volta quelle letture con l'aggiunta di qualche riflessione.

    Oggi la Stazione è a Roma, a S. Giorgio in Velabro, dove si conserva il teschio di quel Santo, che il Papa Zaccaria (741-752) portò dal Laterano.



    EPISTOLA (Is 38,1-6). - In quei giorni: Ezechia cadde in una malattia mortale, e il profeta Isaia figliolo di Amos, andato a trovarlo, gli disse: Così dice il Signore: Metti in ordine le tue cose, perché tu morrai e non potrai vivere. Ezechia, voltata la faccia verso la parete, pregò il Signore, dicendo: Te ne prego, Signore, e ti scongiuro a ricordarti come io ho camminato dinanzi a te nella verità e con cuore perfetto, ed ho fatto ciò che è buono dinanzi ai tuoi occhi. Ezechia si mise a piangere dirottamente. E il Signore rivolse la parola ad Isaia, dicendo: Va' a dire ad Ezechia: il Signor e Dio di David tuo padre dice cosi: Ho ascoltata la tua preghiera, ho vedute le tue lacrime, ed ecco, aggiungerò quindici anni alla tua vita, e libererò te e questa città dal re d'Assiria, e la proteggerò, dice il Signore onnipotente.



    Preparazione alla morte.

    Ieri la Chiesa ci mise davanti agli occhi la certezza della morte. Moriremo: Dio l'ha decretato, e a nessun essere ragionevole verrà in mente che la propria persona possa essere oggetto di un'eccezione. Ma se è certo il fatto della nostra morte, non è altrettanto noto il giorno che dobbiamo morire. Dio preferisce nascondercelo per i motivi della sua Sapienza; tocca a noi vivere in maniera da non essere colti di sorpresa. Può darsi che questa sera stessa venga a dire a noi come ad Ezechia: "Metti in ordine le tue cose, perché tu morrai". Dobbiamo sempre vivere in quell'attesa; perché, se anche Dio prorogasse la nostra vita come al re di Giuda, un giorno o l'altro dovrà immancabilmente arrivare quell'ora suprema; e nell'al di là non esiste più il tempo, ma l'eternità.

    Facendoci così approfondire la vanità della nostra esistenza, la Chiesa vuole fortificarci contro le seduzioni del tempo e farci dedicare interamente a quell'opera di rigenerazione, alla quale ci va preparando da tre settimane. Quanti cristiani che hanno ieri ricevute le ceneri, non saranno presenti quaggiù alle gioie pasquali! Chissà se anche noi non saremo nel numero delle vittime chiamate ad una morte così vicina! E chi ci può garantire il contrario? Per tale incertezza, accogliamo grati la parola del Salvatore: Fate penitenza, ché il Regno dei cieli è vicino (Mt 4,17).



    VANGELO (Mt 8,5-13). - In quel tempo: Entrato che fu Gesù in Cafarnao, s'accostò a lui un centurione, e lo pregava, dicendo: Signore, il mio servo in casa paralizzato e soffre terribilmente. E Gesù a lui : Io verrò e lo guarirò. Ma il centurione, rispondendo soggiunse: Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch'io sono un uomo sottoposto ed ho dei soldati sotto di me, e dico a questo: Va' ed egli va; e a quello: Vieni, ed egli viene: ed al mio servitore: Fa' questo, e lo fa. Gesù udite queste parole, ne restò ammirato, e disse a coloro che lo seguivano: In verità vi dico: non ho trovato tanta fede in Israele. Or vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e sederanno con Abramo e Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli; e i figli del regno saranno gettati nelle tenebre esteriori, ove sarà pianto e stridor di denti. E Gesù disse al centurione: Va' e come hai creduto, ti avvenga. E in quell'istante il servo fu guarito.



    La preghiera.

    La sacra Scrittura, i Padri e i Teologi cattolici distinguono tre specie d'opere di penitenza: la preghiera, il digiuno e l'elemosina. Nelle letture da lei proposte nei primi giorni di Quaresima, la Chiesa vuole istruirci circa la maniera di compiere le differenti opere. Oggi ci raccomanda la preghiera.

    La preghiera del centurione, che viene ad implorare ai piedi del Signore la guarigione del suo servo, è umile: dal fondo del cuore si giudica indegno di ricevere Gesù in casa sua; è piena di fede: non dubita un istante che il Signore gli possa accordare l'oggetto della tua domanda. E con quale calore la presenta! La fede di questo pagano supera tanto quella dei figli d'Israele, da meritare l'ammirazione del Figlio di Dio. :

    Così dev'essere la nostra preghiera, quando imploriamo la guarigione dell'anima nostra. Riconosciamo di non essere degni di parlare con Dio, ma nello stesso tempo insistiamo con una fede incrollabile; la sua potenza e la sua bontà esigono da parte nostra la preghiera affinché essa sia ricompensata dalla effusione della sua misericordia.

    Il tempo in cui siamo è tempo di preghiera; la Chiesa raddoppia le sue suppliche e le offre per noi: non lasciamola pregare sola. Abbandoniamo la tiepidezza in questi giorni, e ricordiamoci che, se ogni giorno commettiamo peccati, la preghiera li ripara e ci preserva dal commetterne di più.


    PREGHIAMO

    Perdona, Signore, perdona al tuo popolo, affinché, punito da giusti flagelli, respiri nella tua misericordia.



    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 467-470

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    L'osservanza della Quaresima è il vincolo della nostra Milizia: per mezzo di
    questa distinguiamo i nemici della Croce di Cristo, per mezzo suo
    allontaniamo dal nostro capo i castighi della collera di Dio; con essa,
    protetti dal celeste soccorso durante il giorno, ci fortichiamo contro i
    principi delle tenebre.
    Se questa osservanza viene a rilassarsi è a tutto detrimento della gloria di
    Dio, a disdoro della religione cattolica, a pericolo delel anime cristiane;
    e senza alcun dubbio, questa negligenza diviene fonte di disgrazie per i
    popoli, di disastri nei pubblici affari e di infortuni per quelli privati.
    (Benedetto XIV, 29 maggio 1741)


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    VENERDÌ DOPO LE CENERI



    La stazione è nella Chiesa dei santi Martiri Giovanni e Paolo.



    EPISTOLA (Is 58,1-9). - Queste cose dice il Signore: Grida senza darti posa, fa risonar la tua voce come una tromba, e annuncia al mio popolo i suoi peccati, e le sue iniquità alla casa di Giacobbe. Essi mi cercano ogni giorno per conoscere le mie vie, come gente che ha praticata la giustizia e non ha abbandonata la legge del suo Dio. Mi chiedon ragione dei miei giusti giudizi, e vogliono essere vicini a Dio. Perché abbiamo digiunato e non ci guardasti, abbiamo umiliato le anime nostre e fingi di non saperlo? Ecco, nel giorno del vostro digiuno, apparisce la vostra volontà, e mettete alle strette i vostri debitori. Ecco voi digiunate per litigare e questionare e fare empiamente ai pugni. Non vogliate più digiunare come fino ad oggi, per far sentire in alto i vostri clamori. È forse questo il digiuno ch'io voglio? Che l'uomo affligga per un giorno l'anima sua, torca come un cerchio il capo, si getti col sacco sulla cenere? Questo lo chiamerai digiuno, e giorno accetto al Signore? Non è forse quest'altro il digiuno da me preferito? Rompi le catene del peccato, sciogli le obbligazioni che opprimono, metti in libertà chi è in strettezze, togli ogni gravame. Spezza all'affamato il tuo pane, accogli nella tua casa i poveri e i pellegrini, e se vedi un ignudo, rivestilo, e non disprezzare la tua propria carne. Allora la tua luce spunterà come l'aurora, presto verrà la tua guarigione, andrà dinanzi a te la tua giustizia, e la gloria del Signore ti accoglierà. Allora tu pregherai, e il Signore t'esaudirà. Appena alzerai la voce, egli dirà: Eccomi. Perché sono il misericordioso Signore Dio tuo.



    Il digiuno gradito a Dio.

    Le disposizioni per il buon adempimento del digiuno sono l'oggetto della lettura precedente. Nel prescrivere il digiuno al suo popolo il Signore dichiara che quello dei cibi materiali è un niente ai suoi occhi, se coloro che lo praticano non cessano di camminare nella via dell'iniquità. Esige sì, il sacrificio del corpo, ma non l'accetta se non è accompagnato da quello dell'anima. Difatti il Dio vivente non poteva mai accondiscendere d'essere trattato alla stregua degli dèi di legno o di pietra che adoravano i Gentili, ai quali bastavano omaggi puramente esteriori, perché erano ciechi e senz'anima. Cessi allora l'eretico di rimproverare alla Chiesa queste sue sante pratiche, che egli osa definire materiali; è lui che, volendo liberare il proprio corpo da ogni legame, s'è precipitato nella materia.

    I figli di questa santa Madre s'impongono il digiuno, perché sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento viene inculcato ad ogni pagina e perché lo stesso Gesù Cristo digiunò quaranta giorni nel deserto. Ma intanto essi apprezzano una pratica dettata da tale autorità, in quanto è elevata e perfezionata dall'offerta del cuore, risoluto alla riforma delle inclinazioni viziose. Il corpo è divenuto colpevole per la perversità dell'anima; sarebbe forse giusto che quello stia nella sofferenza, mentre questa continua la sua corsa verso la opere malvage? Così coloro, la cui debolezza fisica impedisce in questo santo tempo di soddisfare alle penitenze corporali, non sono affatto dispensati dall'obbligo d'imporsi il digiuno spirituale, che consiste nell'emendamento della vita, nella fuga di tutto ciò ch'è male e nella pratica d'ogni opera di bene.



    VANGELO (Mt 5,43-48; 6,1-4). - In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Avete udito che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici; fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi perseguitano e vi calunniano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; il quale fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Che se amate chi vi ama quale premio ne avrete? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di speciale? Non fanno altrettanto i Gentili ? Siate adunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste. Guardate di non fare le vostre opere buone alla presenza degli uomini, per essere da loro veduti, altrimenti non ne sarete rimunerati dal Padre vostro che è nei cieli. Quando adunque tu fai elemosina, non suonar la tromba davanti a te, come fanno gl'ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere onorati dagli uomini. In verità vi dico: han già ricevuto la loro mercede. Ma quando fai elemosine, non sappia la tua sinistra quel che fa la destra, sicché la tua elemosina sia nascosta; e il Padre, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa.



    L'elemosina.

    Sorella dell'orazione e del digiuno, l'elemosina è la terza fra le opere principali della penitenza cristiana. Oggi la Chiesa ci presenta gl'insegnamenti di Gesù sul modo di soddisfare le opere di misericordia. Gesù Cristo c'impone l'amore dei nostri simili senza distinzione d'amici o nemici. Tutti li ha creati Dio, tutti li ama: da ciò nasce l'obbligo per noi d'essere misericordiosi con tutti, indistintamente. Se i nostri fratelli si trovano in peccato, egli li sopporta e ne attende il ritorno fino al termine della loro vita; nessuno perisce se non per propria colpa e volontà. Ora, quale sarà la nostra condotta verso di loro? Noi siamo peccatori ed essi nostri fratelli, creati dal nulla come noi. E rendiamo un omaggio a Dio, quando lo serviamo e lo assistiamo negli uomini, dei quali egli è il Padre. La regina delle virtù, la Carità, comprende l'amore del prossimo come un'applicazione dell'amore verso Dio. L'elemosina dunque, come esercizio di questa virtù è un sacro dovere pei membri della grande famiglia umana; ma agli occhi di Dio negli atti che essa ispira è anche un'opera di penitenza, in forza delle privazioni che impone e delle ripugnanze da vincere nel suo adempimento.

    Notiamo anche che il Signore ci ripete a proposito dell'elemosina lo stesso consiglio che ci diede nei riguardi del digiuno: fuggire il chiasso o l'ostentazione, perché la penitenza è umile e silenziosa e non cerca l'ammirazione degli uomini: basta come testimone l'occhio di Chi vede nel segreto.



    PREGHIAMO

    Difendi, o Signore, il tuo popolo, e benigno purificalo da tutti i peccai perché nessuna avversità potrà nuocergli, se sarà dominato da nessuna iniquità.


    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 470-472

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    SABATO DOPO LE CENERI



    La Stazione dovrebbe essere alla Chiesa di S. Trifone Martire. Ma siccome questa Chiesa del IX secolo, nel 1736 fu demolita, l'attuale Stazione ha luogo in S. Agostino, del XV secolo, che si trova presso il luogo una volta occupato dalla Chiesa di S. Trifone.



    EPISTOLA (Is 58,9-14). - Queste cose dice il Signore Dio: Se tu ti toglierai d'addosso la catena, se cesserai d'alzare il dito, e i discorsi sconvenienti, se aprirai il tuo cuore all'affamato, se consolerai l'anima afflitta, la tua luce brillerà nelle tenebre, e le tue tenebre diverranno un meriggio, e il Signore ti darà un eterno riposo e inonderà la tua anima di splendori. E darà vigore alle tue ossa, e tu sarai come un giardino irrigato e come una fontana a cui non mancheranno le acque. Da te saranno popolate di case i luoghi da secoli deserti, alzerai su fondamenti di generazioni e generazioni. E sarai sarai chiamato ricostruttore delle mura, restauratore della sicurezza delle strade. Se non ti allontanerai dal sabato, e non farai come ti pare nel mio santo giorno: se chiamerai il sabato (tua) delizia e glorioso il consacrato al Signore, l'onorerai senza fare i tuoi interessi, e non farai trovare la tua soddisfazione nelle ciarle, allora troverai le tue delizie nel Signore, ed io ti eleverò sopra le altezze della terra e ti nutrirò con l'eredità di Giacobbe tuo padre: così dice il Signore.


    Le buone opere.

    Il Sabato è un giorno pieno di misteri; è il giorno del riposo del Signore ed il simbolo dell'eterna pace che gusteremo in cielo dopo le fatiche della vita. Facendoci leggere questo passo d'Isaia, la Chiesa ci vuole istruire sui requisiti richiesti per prender parte al Sabato dell'eternità. Abbiamo appena dato inizio alla penitenza; e già questa Madre tenera ci rivolge consolanti parole. Se riempiremo d'opere sante questa Quarantena, durante la quale sospenderemo le preoccupazioni mondane, sorgerà la luce della grazia, nelle tenebre dell'anima nostra la quale oscurata per tanto tempo dal peccato e dalle sezioni del mondo e di noi stessi, diverrà smagliante di meridiano splendore; la gloria di Cristo risorto sarà la sua; e se sarà fedele, la Pasqua del tempo la introdurrà nella Pasqua dell'eternità. Edifichiamo su ciò ch'era in noi deserto, innalziamovi le fondamenta, ripariamone le brecce; tratteniamo i nostri piedi dal calpestare la sante osservanze; non seguiamo più le nostre vie, né cerchiamo più la nostra volontà che si oppone a quella del Signore; ed egli ci darà un riposo che non avrà mai fine, e ci riempirà dei suoi stessi splendori.



    VANGELO (Mc 6,47-56). - In quel tempo: Caduta la sera, la barca era in mezzo al mare, e Gesù si trovava solo sulla spiaggia. E come vide i discepoli i affannati a remigare, per il vento loro contrario, verso la quarta vigilia della notte andò verso di essi, camminando sulle acque; e voleva oltrepassarli. Ma quelli, vedutolo camminare sul mare, immaginarono che fosse un fantasma e mandarono forti grida, perché tutti lo videro e ne furono spaventati. E subito rivolse loro la parola, dicendo: Coraggio, sono io, non temete. E montò nella barca, da loro, e il vento cessò. E più che mai dentro di sé stupirono; perché non avevano capito il fatto dei pani, essendo il loro cuore accecato. E passato il lago, vennero nella terra di Genezaret e vi sbarcarono. E come furono a terra, subito la gente lo riconobbe. E correndo per tutto il paese, cominciarono a portare gli infermi sui loro lettucci, dovunque udivano che egli fosse. E dappertutto dove giungeva, campagna, villaggi, o città che fossero, posavano gl'infermi per le piazze e lo pregavano di potergli toccare almeno il lembo della veste; e tutti quelli che lo toccarono furono guariti.



    La Quaresima con Gesù.

    La barca della Chiesa è lanciata nel mare, e la sua traversata durerà quaranta giorni. I discepoli di Cristo remano contro venti e già il turbamento s'impossessa di loro; temono di non giungere al porto. Ma Gesù viene loro incontro sui flutti e sale sulla barca; d'ora in poi la navigazione sarà felice. Gli antichi interpreti della Liturgia spiegano così l'intenzione della Chiesa nella scelta di questo brano evangelico. Quaranta giorni di penitenza sono ben poca cosa per una vita troppo spesso dimentica di Dio; ma intanto rincrescerebbe alla nostra viltà, se lui non venisse a passarli con noi. Facciamoci animo: è proprio lui. Durante questo periodo salutare prega con noi, digiuna ed esercita ogni opera di misericordia con noi. Non è stato lui ad inaugurare la Quarantena dell'espiazione? Pensiamoci bene, non perdiamoci di coraggio, e se ci sentiamo deboli, avviciniamoci a lui, come fecero quei malati di cui ci è stato ora parlato; solo il tocco delle sue vesti bastava a ridare la sanità a quanti l'avevano perduta. Andiamo dunque a lui nel suo Sacramento, e quella vita divina che ha già in noi il suo germe si svilupperà sempre più, e sentiremo crescere in noi la forza che stava per venir meno nei nostri cuori.


    PREGHIAMO

    I tuoi fedeli, o Dio, sian confortati dai tuoi doni; affinché ricevendoli li desiderino, e desiderandoli li ricevano senza fine.


    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 472-474

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    Predefinito 16 febbraio 2005: mercoledì delle quattro tempora di Quaresima (astinenza e digiuno)

    Memento.

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