La destra in embrione e la vita che verrà
di Tina Ingaldi
Una proposta di legge in discussione al Consiglio regionale del Lazio, avanzata dalla giunta Storace, si propone di trasformare radicalmente il profilo di servizio dei Consultori ma, nei fatti, prende di mira la legge 194 che disciplina l'interruzione volontaria di gravidanza.
Non potendo ovviamente intervenire sulla legge nazionale sull'aborto, la "controrivoluzione" della destra mette all'ordine del giorno della Commissione sanità, la legge regionale sui consultori.
La nuova proposta della Giunta Storace dichiara di ispirarsi alla tutela della vita del concepito e riafferma la stessa concezione avanzata dalla legge sulla fecondazione assistita: l'embrione sarebbe un soggetto distinto ed autonomo dalla donna e in quanto tale andrebbe tutelato giuridicamente.
La modifica andrebbe ad alterare la legge regionale che nel '76 istituì i consultori assumendo le finalità di informazione, educazione e assistenza per la procreazione libera e consapevole. Questa impostazione, nei fatti, verrebbe totalmente stravolte. Tra le attività consultoriali scompare inoltre l'informazione sull'uso di tutti i contraccettivi e arriva la schedatura per le donne che intendono procedere con l'interruzione volontaria di gravidanza.
L'art. 3 del nuovo testo prevede infatti che i consultori redigano un modulo per ogni donna che intenda abortire, in cui siano indicate le cause dichiarate per la richiesta dell'Ivg (interruzione volontaria di gravidanza), le attività compiute al fine di prevenirla e l'esito dell'intervento fatto in consultorio.
L'attacco è trasversale, diretto a trasformare il consultorio in luogo del terrore, dove le donne che vi si recheranno per procedere a un'interruzione di gravidanza, potrebbero trovarsi di fronte a una specie di terzo grado. Gli operatori sanitari dovranno raccogliere la testimonianza delle utenti, chiedendo le ragioni che le hanno indotte a ricorrere all'Ivg, e indicare quindi quali tentativi siano stati avanzati per indurle a non abortire. E' inoltre presumibile che questi dati figurerebbero nella reportistica e nelle valutazioni dell'operato del consultorio. Ancora una volte le donne vengono sottoposte ad un sistematico attacco psicologico, considerandole soggetti deboli e incapaci di una scelta autonoma. E in quanto tali destinate alla riflessione indotta o all'indottrinamento.
La proposta del centrodestra prevede, inoltre una riclassificazione dei consultori, che smetterebbero di essere servizi pubblici esclusivi delle Asl. Altri enti pubblici e privati, purché senza scopo di lucro, potranno promuovere l'istituzione dei servizi alle famiglie, riconosciuti dalla Regione. Tra le nuove finalità del consultorio figura l'educazione alla vita umana, a partire dalla concezione che parifica la persona all'embrione.
Dopo la sparata estiva del forzista Gentile, immediatamente avvallate dal ministro di Sirchia, sui ticket per chi pratica l'interruzione di gravidanza, ci mancava il "consultorio inquisitore" per far fronte ad un presunto boom delle interruzioni, che è bene ribadirlo, non esiste. L'incremento registrato riguarda esclusivamente l'utenza extracomunitaria che risulta incidere per circa il 25%. Ma le Ivg sono passate, in meno di 10 anni (1992-2001), da 26mila 15mila del 2001. La 194 e la tutela della maternità volontaria hanno reso possibile questo profondo cambiamento, assicurando l'applicazione di questo diritto anche attraverso l'istituzione e la pratica dei consultori.
Storace e una parte del mondo cattolico non si sono mai rassegnati alla visione "laica" che ispira la normativa sull'aborto nella totalità dei paesi industrializzati. Nei mesi scorsi la regione Lazio ha anche finanziato un opuscolo destinato ai consultori, che descrive con dovizia di immagini i primi tre mesi di vita del feto ma tralascia informazioni mediche essenziali, evidentemente inadatte alla propaganda abolizionista.
Questa propaganda tende infatti a negare la complessità di una gravidanza, presentando la possibilità di portarla comunque a termine alla stregua di un'opzione demografica, a prescindere dal contesto in cui verrà al mondo il concepito e dalle condizioni soggettive e oggettive che possano assicurargli il diritto alla vita vera. In altre parole, a prescidnere dalla madre.
Da qualunque angolazione la si guardi la situazione sta diventando triste e difficile. Le donne che non potranno aver figli prima di ricorrere alla fecondazione assistita dovranno, sottoporsi a colloqui con psicologi e consulenti che verificheranno il desiderio reale di avere un figlio, suggerendo in alternativa l'adozione. Se, d'altro canto, non desiderano un figlio o non possono metterlo al mondo dovranno comunque mettersi a discutere con un ginecologo e/o psicologo che le inviti a riflettere sul valore della vita. A forza di leggi, ci indurranno a riflettere e ci "educheranno" sul valore della vita, che evidentemente agli occhi della nostra classe politica non conosciamo abbastanza. O, più semplicemente, non abbiamo diritto a quello spazio di intimità e di coscienza, dove matura la decisione di fare un figlio.
sabato 18 dicembre 2004.




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