Nonno Osama, non c'è pace tra i musulmani

2020, uno scenario della Cia In una lettera immaginaria scritta dal nipote del leader di Al Qaeda, l' intelligence americana ipotizza gli effetti della nascita di un Califfato integralista progettato dal terrorista Bin Laden

Nonno Osama, non c'è pace tra i musulmani
di Sa’Id Muhammad Bin Laden

3 giugno 2020

Il nonno Osama sarebbe molto contrariato perché non siamo stati ancora in grado di proclamare il Califfato. Come sai, caro fratello, era convinto che sarebbero tornati i tempi dei grandi Califfi, quando i leader dell' Islam erano i veri Difensori della Fede e dominavano un impero vastissimo. I nuovi Califfi avrebbero riconquistato i territori persi della Palestina e dell' Asia sradicando per sempre l' influenza dell' Occidente infedele e mettendo fine a quella che con un eufemismo i Crociati chiamano «globalizzazione».
La sfera spirituale avrebbe inglobato il mondo terreno sotto la volontà di Allah cancellando per sempre la divisione fra Stato e Chiesa cara agli Infedeli. Il momento della proclamazione è ancora lontano, ma lo spettro del Califfato è servito a iniettare il timore di Allah nelle vene dei Crociati, cosa che al nonno non sarebbe dispiaciuta affatto. Milioni di musulmani hanno smesso di essere vittime dell' occidentalizzazione e sono crollati non pochi Stati-Nazione nati dall' immaginazione colonialista.

Da tutto il mondo islamico, dalle Filippine al Pakistan, dalla Malesia all' Indonesia, dall' Afghanistan all' Uzbekistan, sono arrivati fiumi di soldi e cori di approvazione. Sperando di mantenere ancora i piedi i loro governi claudicanti, molti membri delle élites al governo hanno abbracciato la sua causa. In Europa e negli Stati Uniti i musulmani non praticanti si sono risvegliati e hanno riscoperto la vera fede. Qualcuno è persino fuggito per ritornare nella patria dei genitori increduli.
Ma il giovane Califfo è riuscito con la sua spiritualità a sedurre anche molti infedeli. Il Papa di Roma, ad esempio, ha cercato di intavolare un dialogo ecumenico e, per i movimenti anti-globalizzazzione, è diventato un idolo. Ci voleva poco a capire che non c' erano alternative: il nuovo Califfato era alle porte.
Quanta confusione abbiamo seminato fra i Crociati! Una parola pressoché dimenticata è ricomparsa nel vocabolario di tutti e nel sito amazon.com i libri sui primi califfi sono diventati best-seller. Erano convinti che saremmo arrivati alla secolarizzazione percorrendo il cammino tracciato da loro, se non addirittura convertendoci al cosiddetto sistema di valori giudeo-cristiani.
Chissà che faccia hanno fatto quando nei Giochi Olimpici i nostri atleti hanno giurato fedeltà al califfato anziché ai rispettivi Paesi di nascita. Basta con la democrazia, lo Stato-Nazione, il concerto delle nazioni e tutte quelle categorie con le quali hanno cercato di fregarci.
Il petrolio li ossessionava e li avevamo in un pugno. Quando l' incertezza invase i mercati, incominciò a girare voce che gli Usa o la Nato avrebbero confiscato i nostri giacimenti per metterli al sicuro. Poi vedemmo che gli Stati Uniti non riuscivano a convincere i loro alleati a prendere parte nelle operazioni militari e che a Washington molti erano preoccupati della reazione del mondo musulmano.
A questo punto la violenza sciita, in qualche modo sospetta, aumentò la confusione. Dietro i disordini il Califfo vedeva la mano di Teheran. L' Iran era infastidito sin dalla proclamazione del Califfato e la provincia orientale dell' Arabia Saudita, ricca di pozzi petroliferi e prevalentemente sciita, era molto vulnerabile. Anche i governanti dei Paesi del Golfo hanno fatto la loro parte.
Poi ci venne il sospetto che gli istigatori fossero gli sciiti che governavano in Iraq e che dietro ci fossero gli Stati Uniti e la Cia. Ma se questo, come credo, era vero, gli americani infedeli ne pagarono le conseguenze. L' esile pace che gli Stati Uniti erano riusciti a costruire con tanto sforzo si sfaldò rapidamente quando riesplose la ribellione sunnita. Anche questi insorti si autoproclamarono il vero Califfato e dichiararono guerra sia agli sciiti che al nemico a stelle e strisce.

Fu una sfida difficile per il califfo. Il califfato è l' emblema dell' unità e se il conflitto fra sunniti e sciiti persisteva rischiavamo di vederlo crollare. Io sono un arabo sunnita e non dovrei provare nessuna compassione per la spaccatura introdotta secoli fa dai seguaci di Ali. Ma non tentare di ricucirla è stato sempre un errore storico. Oggi, sia nel loro campo che nel nostro, ci sono riformatori che la pensano allo stesso modo e hanno ottenuto il plauso degli infedeli. La ripresa di relazioni cordiali fra gli iraniani e gli statunitensi sarebbe un grosso pericolo per noi.
La nostra gente è tentata, anzi, sedotta, dal materialismo occidentale. Internet è la salvezza o una trappola diabolica. Espande la voce del califfo e può portarlo al trionfo totale. Ma è anche un' arma in mano ai nostri nemici. Ogni giorno più fedeli guardano come altri vivono in Occidente e desiderano avere gli stessi beni perché non capiscono che proprio lì annida il male.
L' invidia dell' Occidente e la violenza fra sciiti e sunniti tormentano i ceti medi dei Paesi musulmani e molti sognano di andare via. Paradossalmente i governanti occidentali sono esterrefatti, non perché il califfato sia in difficoltà, ci mancherebbe altro, ma perché devono accogliere milioni di rifugiati abituati ad avere un buon tenore di vita. Il dilemma non è dei più semplici: accettare altri musulmani può destabilizzare le società occidentali, respingerli vuol dire essere ipocriti.
La confusione regna ovunque. Quando fu proclamato il califfato si pensava che i regimi sarebbero crollati subito e, invece, non è successo niente. Al contrario gruppi di seguaci minano i governi di molti Paesi senza riuscire a sovvertirne i regimi. In Asia Centrale e in alcune zone del Pakistan e dell' Afghanistan, nelle quali imperversa la guerra civile, ci sono andati vicino. La Russia è impelagata nella guerra ai ribelli e sostiene i dittatori dell' Asia Centrale. Per una ironia della storia, questa volta è alleata degli Stati Uniti, i quali, anziché dare soldi e armi ai mujahidin per far fronte all' invasore sovietico, danno una mano ai russi a combattere i mujahidin.
Crociati si impossessassero delle nostre risorse. Non si costruiscono nuovi oleodotti e molti sono fuori servizio. Lo sviluppo dell' Asia, naturalmente, ne ha risentito. La Cina ha respinto l' aiuto degli Usa, ma non vede di buon occhio l' «irredentismo» dei ceti medi musulmani.
Nel Sud est asiatico e in Africa succede più o meno lo stesso. Proclamare il califfato è servito a rafforzare i ribelli, ma soprattutto ha aperto in ogni stato una breccia nella quale si è incuneata la Sharia. Gli asiatici sono terribili, però. Credono di aver scoperto una «via asiatica» all' Islam.
In Palestina la lotta continua anche dopo la creazione dello stato palestinese. I sionisti non se ne sono andati dalle terre dei musulmani e si spartiscono il governo di Gerusalemme. Gli europei si illudevano di riuscire ad evitare lo scontro di civiltà e adesso si disperano vedendo le masse musulmane che guardano verso il Califfo. Negli Stati Uniti persino la figlia di un senatore è diventata seguace del Califfo. Washington è presa in mezzo: da un lato vuole comprare i sostenitori del Califfo per zittire i sunniti iracheni, dall' altro non vuole alienarsi Israele. L' Europa si è rivoltata contro i sionisti e per la prima volta ha deciso di applicare sanzioni nei confronti di Israele.

Quando il disordine sotto il cielo è così grande le cose si mettono bene per noi. Ai primi tempi del nuovo califfato sembrava che avessimo sbagliato e i fondatori di Al Qaeda dovettero ritirarsi. Ma poi si accesero decine di nuovi focolai. Non importa se il califfo ha perso un po' di smalto e sembra ignorare alcuni conflitti. Ancora possiamo lottare e riconquistare altre terre all' infedele. Facciamo accordi con i signori della guerra approfittando della loro ospitalità o comprando il loro sostegno per poterci muovere indisturbati. Sono fiducioso...
Qui finisce la lettera immaginaria redatta dal National Intelligence Council. Il rapporto della Cia sul 2020 continua con un' analisi dettagliata dell' evoluzione del terrorismo. Eccone alcuni stralci (ndr).
Prevediamo che verso il 2020 il senso di insicurezza indotto dalle percezioni psicologiche e dalle minacce fisiche sarà ancora più forte. Per aspetti psicologici s' intendono la preoccupazione per i posti di lavoro e le paure provocate dal fenomeno migratorio tanto fra le popolazioni ospitanti quanto fra quelle migranti.
Con la sua capacità di moltiplicare i costi relativi alla sicurezza del commercio internazionale, di irrigidire i controlli di polizia alle frontiere e di distorcere le modalità con cui vengono condotti sia gli scambi commerciali che le transazioni finanziarie, il terrorismo è in grado di interrompere il processo di globalizzazione.
Le cause principali del terrorismo internazionale non verranno risolte nei prossimi 15 anni. Alcuni esperti hanno stimato che la maggior parte dei movimenti terroristici internazionali continueranno a richiamarsi al radicalismo islamico. La rinascita dell' identità musulmana creerà i presupposti per la diffusione di un' ideologia islamica radicale sia in Medio Oriente che in Europa occidentale e in Asia centrale e sudorientale e sarà accompagnata dal rafforzamento della solidarietà fra i musulmani coinvolti in lotte indipendentiste in diverse regioni del pianeta (Palestina, Cecenia, Iraq, Kashmir, Mindanao, Thailandia meridionale). Le reti informali di istituzioni benefiche, le madrassa, la hawala (ovvero i sistemi bancari informali) e altri meccanismi analoghi continueranno a proliferare e saranno sfruttati da elementi radicali.
L' alienazione prodotta dalla mancanza di lavoro spingerà fra le braccia dei terroristi un numero crescente di giovani vulnerabili. Fra coloro che si oppongono alla globalizzazione e alla politica degli Usa potrebbe consolidarsi una larga base di simpatizzanti, finanziatori e collaboratori dei terroristi. La pressione esercitata su scala globale dall' azione antiterroristica e il progresso delle tecnologie dell' informazione faranno sì che la minaccia terroristica diventi un fenomeno decentrato a carico di un insieme diffuso ed eclettico di gruppi, cellule e individui. I gruppi terroristici potranno servirsi di «santuari» situati in diversi Paesi del mondo per addestrare i nuovi membri e non avranno bisogno di quartieri generali fissi e stabili dai quali programmare e lanciare i loro attacchi.
Mentre molto probabilmente il nucleo originale di Al Qaeda continuerà a cedere, gli attacchi verranno lanciati dai gruppi che si richiamano ad Al Qaeda. Quel nucleo di Al Qaeda addestrato in Afghanistan si scioglierà gradualmente e verrà parzialmente sostituito dai combattenti esperti reduci dal conflitto in Iraq. Abbiamo previsto che attorno al 2020 al Qaeda sarà completamente sorpassata da una galassia di gruppi estremisti che avranno in comune le radici e la resistenza alla penetrazione dei meccanismi della globalizzazione nelle società islamiche tradizionali.

L' Iraq e i conflitti che si accenderanno in futuro potrebbero servire per allevare un nuovo ceto di terroristi «professionisti». I «cani sciolti» della jihad, ovvero quei combattenti individuali pronti a intervenire ovunque i musulmani subiscano l' aggressione degli «invasori infedeli», verranno accolti con favore anche da musulmani che non necessariamente sostengono il terrorismo.
Anche se il numero di estremisti potrebbe ridursi, la minaccia terroristica è destinata a perdurare. Nel mondo globalizzato i gruppi come quello degli Hezbollah sono quasi autosufficienti e addirittura agiscono come un vero e proprio Stato sia sostenendo i movimenti dei quali si servono per raggiungere i propri obiettivi senza «perdere la faccia», sia mantenendo rapporti diplomatici con diversi governi.
Anche se per dare efficacia all' azione antiterroristica saranno modificate, le armi convenzionali continueranno ad essere lo strumento principale degli attacchi terroristici. I terroristi dimostreranno una grande originalità non tanto per la tecnologia o il tipo di armamento quanto per l' approccio operativo (obiettivo da colpire, piano, rete di supporto).
Un modulo operativo destinato a perdurare è quello di molti attentati che scattano allo stesso tempo in punti diversi e distanti fra di loro. L' esplosione improvvisa di un veicolo continuerà ad essere l' arma più diffusa, ma l' evoluzione tecnologica metterà a disposizione dei terroristi esplosivi ogni volta più efficaci e dispositivi a controllo remoto che non richiedono l' intervento umano.
Il fenomeno più preoccupante è la tendenza crescente da parte di alcuni gruppi a impossessarsi di armi di distruzione di massa biologiche o nucleari. Il bioterrorismo si addice meglio ai gruppi piccoli e più preparati. Ormai il laboratorio di produzione può essere allestito in cucina e l' ordigno non ha bisogno di essere più grande di un tostapane. Si tratta di una tecnologia accessibile e in continua evoluzione. Poiché riconoscere i sintomi di malattie come l' antrax o il vaiolo richiede molto tempo, in uno «scenario da incubo» le autorità scoprirebbero con grave ritardo che c' è stato un attacco con armi biologiche.
Gli ordigni di tipo radiologico possono servire soprattutto per diffondere il panico sfruttando la mancanza di conoscenze adeguate da parte del pubblico.
Spinti dall' evoluzione del design, che facilita la costruzione di ordigni complessi, i terroristi tenteranno di procurarsi quantitativi crescenti di materiali fissili, senza per questo perdere di vista la possibilità di acquistare o di sottrarre, ad esempio in Russia o in Pakistan, armi pronte per essere utilizzate. Poiché questa seconda alternativa è del tutto plausibile, potremmo assistere a un attentato nucleare entro il 2020.
I terroristi tenteranno di possedere tutte le conoscenze necessarie per lanciare cyber-attacchi ai danni dei sistemi informatici e dei data base e all' informazione di importanza critica.

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Dalla vittoria definitiva sulla povertà a un mondo in preda agli attentati
Un mercato in cui la globalizzazione sconfigge la povertà, un pianeta pacificato dagli Stati Uniti, un mondo sconvolto dagli attentati: sono gli altri tre scenari delineati dal Mapping the global future, il nuovo rapporto in cui la Cia immagina i possibili equilibri geopolitici che potrebbero delinearsi in un futuro non lontano. Oltre al nipote di Bin Laden, l’intelligence americana, come in un romanzo di fantascienza, utilizza come testimonial anche un segretario generale delle Nazioni Unite, un ex governatore della banca centrale Usa e un mercante di armi nucleari. Nella prima storia, ambientata a Davos, in Svizzera, l’economia si dimostra capace di una crescita straordinaria che innalza la qualità della vita di tutto il pianeta. Nella seconda il mondo è meno opulento, ma il vecchio blocco Usa-Stati Uniti continua a garantire la stabilità grazie al potere militare americano. L’ultima ipotesi è la più angosciante: nel 2020 una serie di attentati semina distruzione e gli Stati emanano leggi autoritarie che finiscono per eliminare le libertà civili.