C'e' un proverbio, antico, anche per questa domanda: Meglio soli che mal accompagnati.
-N
Adolf Hitler
Pablo Picasso


C'e' un proverbio, antico, anche per questa domanda: Meglio soli che mal accompagnati.
-N


In compagnia, con tutti i se e i ma già postati (tranne qualcuno, come quello della discoteca, luogo che non frequento abitualmente e men che meno in vacanza). Aggiungo anche i lungoni, quelli che fanno tutto, ma proprio tutto, impiegandoci almeno il doppio rispetto alla media del gruppo.
DaV
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Già praticamente il nostro gruppo si è sfasciato per questo motivo.In Origine Postato da I-DAVE
In compagnia, con tutti i se e i ma già postati (tranne qualcuno, come quello della discoteca, luogo che non frequento abitualmente e men che meno in vacanza). Aggiungo anche i lungoni, quelli che fanno tutto, ma proprio tutto, impiegandoci almeno il doppio rispetto alla media del gruppo.
DaV


Mi piace la dicitura “da solo con contatti” che ha esposto Asburgico. Ecco, a mio parere il viaggio “da solo con (tanti) contatti” per eccellenza è lo scambio culturale.
Per quanto non possa dire di aver viaggiato così tanto, non conosco e non riesco a concepire un sistema meno perfettibile dello scambio culturale per immergersi il più possibile nella realtà locale. Lo scambio culturale con cui sono entrato in contatto consiste nel far ospitare gli alunni di una o due classi alle famiglie di coetanei di una scuola straniera. (Sottinteso: l’ospitalità deve essere ricambiata.)
Lo scambio culturale produce degli effetti che potete facilmente immaginare:
-la famiglia cercherà di coinvolgervi nelle proprie abitudini (come mangiare carne a colazione se siete in Germania o cenare alle undici di sera se siete in Grecia, tanto per fare degli esempi molto superficiali);
-il coetaneo straniero tenterà (anche per fare bella figura ai vostri occhi) di farvi divertire il più possibile, portandovi in pub, disco, facendovi conoscere ragazze e chi più ne ha, più ne metta;
-la scuola, organizzatrice dello scambio, vi farà visitare più monumenti/musei/siti archeologici possibili.
Risultato? Delle occhiaie mostruose alla fine dei dieci/quindici giorni in questione, ma anche un’esperienza formativa senza eguali.
Di solito il rapporto ospitante/ospitato si rivela buono, ma possono capitare casi in cui i due non abbiano gli stessi bioritmi (eufemismo). In questo caso diventano importanti i compagni di classe, che spesso riescono a far superare lo choc culturale (o, più semplicemente, l’antipatia verso il coetaneo straniero).
(Apro una parentesi doverosa, poiché i toni usati possono sembrare sin troppo entusiasti: il sottoscritto ha partecipato a tre scambi culturali a 16, 17 e 18 anni, cioè in un periodo della vita in cui una persona inizia, con tutte le curiosità del caso, a prender confidenza con una materia da nulla come il sesso e magari inizia pure a farsi le sue prime bevute storiche. Quindi non escludo che il mio personalissimo bel ricordo possa aver abbellito la realtà.)


in compagnia, non eccessivamente numerosa ma cmq in compagnia....


Concordo, anche la mia scuola lo organizzò in 3°, e credo che sia stato il momento migliore dei cinque anni al Liceo.In Origine Postato da DiegoVerona
Mi piace la dicitura “da solo con contatti” che ha esposto Asburgico. Ecco, a mio parere il viaggio “da solo con (tanti) contatti” per eccellenza è lo scambio culturale.
Per quanto non possa dire di aver viaggiato così tanto, non conosco e non riesco a concepire un sistema meno perfettibile dello scambio culturale per immergersi il più possibile nella realtà locale. Lo scambio culturale con cui sono entrato in contatto consiste nel far ospitare gli alunni di una o due classi alle famiglie di coetanei di una scuola straniera. (Sottinteso: l’ospitalità deve essere ricambiata.)
Lo scambio culturale produce degli effetti che potete facilmente immaginare:
-la famiglia cercherà di coinvolgervi nelle proprie abitudini (come mangiare carne a colazione se siete in Germania o cenare alle undici di sera se siete in Grecia, tanto per fare degli esempi molto superficiali);
-il coetaneo straniero tenterà (anche per fare bella figura ai vostri occhi) di farvi divertire il più possibile, portandovi in pub, disco, facendovi conoscere ragazze e chi più ne ha, più ne metta;
-la scuola, organizzatrice dello scambio, vi farà visitare più monumenti/musei/siti archeologici possibili.
Risultato? Delle occhiaie mostruose alla fine dei dieci/quindici giorni in questione, ma anche un’esperienza formativa senza eguali.
Di solito il rapporto ospitante/ospitato si rivela buono, ma possono capitare casi in cui i due non abbiano gli stessi bioritmi (eufemismo). In questo caso diventano importanti i compagni di classe, che spesso riescono a far superare lo choc culturale (o, più semplicemente, l’antipatia verso il coetaneo straniero).
(Apro una parentesi doverosa, poiché i toni usati possono sembrare sin troppo entusiasti: il sottoscritto ha partecipato a tre scambi culturali a 16, 17 e 18 anni, cioè in un periodo della vita in cui una persona inizia, con tutte le curiosità del caso, a prender confidenza con una materia da nulla come il sesso e magari inizia pure a farsi le sue prime bevute storiche. Quindi non escludo che il mio personalissimo bel ricordo possa aver abbellito la realtà.)
Devo dire che io ebbi una fortuna sfacciata, la famiglia che mi ospitava era eccezionale.
DaV
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Invece io l'unica vacanza studio che ho fatto ho trovato una famiglia di morti di fame, eravamo in due e dormivamo a turno per terra su un materasso, la domenica non avevano i soldi per la benzina (così dicevano) ed oltre ovviamente a non fare alcuna gita ci toccava andare a piedi in città (6 km). Pativo la fame perchè per pranzo ci davano dei tramezzini striminziti, a cena della gran pasta per riempirci quando gli altri facevano sempre dei mega barbeque...In Origine Postato da I-DAVE
Concordo, anche la mia scuola lo organizzò in 3°, e credo che sia stato il momento migliore dei cinque anni al Liceo.
Devo dire che io ebbi una fortuna sfacciata, la famiglia che mi ospitava era eccezionale.
DaV


Ma è assurdo! Le famiglie ospitanti di solito sono sempre controllatissime, com'è possibile che tu sia capitato così male? Io sono stato 2 volte in vacanza studio in Inghilterra e mi sono trovato stra-bene entrambe le volte, le famiglie ospitanti erano gentili fino all'imbarazzo.In Origine Postato da asburgico
Invece io l'unica vacanza studio che ho fatto ho trovato una famiglia di morti di fame, eravamo in due e dormivamo a turno per terra su un materasso, la domenica non avevano i soldi per la benzina (così dicevano) ed oltre ovviamente a non fare alcuna gita ci toccava andare a piedi in città (6 km). Pativo la fame perchè per pranzo ci davano dei tramezzini striminziti, a cena della gran pasta per riempirci quando gli altri facevano sempre dei mega barbeque...
Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
Racconti senza fine di gente che ha pagato
non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.


Be', è un po' difficile da esplicare...diciamo che "la sindrome della gita" racchiude in buona parte peculiarità già descritte nei punti precedenti, e che in generale si può riassumere in:In Origine Postato da Fenris
Esplica meglio questo punto, che mi sembra interessante.![]()
1) lagnarsi per qualsiasi cazzata perché a-casa-mia-è-certamente-meglio
2) attitudine al vandalismo e al "tanto non è casa mia e questi chi li rivede più"
3) assenza di un qualsiasi interesse in attività che non riguardino l'apparato digerente/sessuale o la sollecitazione più o meno legale delle sinapsi tramite sostanze organiche prodotte dalla combustione di erba o dall'ingermimento di alimenti spongiformi o a gradazione alcoolica
4) tendenza a "fare gruppo" nel senso di "fare casino tutti insieme tutto il tempo"


Si vede che alle medie/superiori le nostre gite erano diverseIn Origine Postato da Alessandra
Se intendi quelli che non se la godono in pace perchè pur di vedere tutto e tutto insieme organizzano una sorta di gita al giorno, condivido...si torna a casa e non si ricorda più niente di ciò che si è visto, proprio perchè, magari si è anche visto, ma non si è vissuto nulla.![]()