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Volvo "XC90 V8" - LA SVEDESE DEI RECORD
Da noi, nel 2005, ne arriveranno un centinaio, non di più, ma poco importa, perché la vera ragion d'essere della "XC90 V8" è a qualche migliaio di chilometri, anzi di miglia, dall'Italia: la nuova Volvo è stata pensata per il mercato statunitense, dove ben il 30% delle Suv di fascia alta è dotato di un motore "vù otto".
Oltre ad essere la Volvo più costosa (più di 60.000 euro) e la prima con un otto cilindri sotto il cofano, la "XC90 V8" vanta un altro record, di non poco conto in questi tempi di polemiche sull'inquinamento delle Suv: grazie anche alla presenza di ben quattro catalizzatori, la nuova svedese è in regola con le normative americane Ulev II (Ultra Low Emission Vehicle, stage II), che prevedono limiti di emissione non molto diversi da quelli delle future Euro 5 europee, in vigore dal 2009, ma non ancora stabilite, tant'è che, nei prossimi mesi, le "V8" saranno omologate Euro 4.
Sviluppato e prodotto dalla Yamaha, l'otto cilindri ha una cilindrata di 4.4 litri ed è in grado di erogare 315 CV e 440 Nm, ovvero quanto basta per conferire alla "XC90" un comportamento vivace, nonostante una massa totale che s'aggira intorno alle due tonnellate. Rotondo e silenzioso a tutti i regimi, non stupisce però per la veemenza nella zona bassa del contagiri, "specialità" in cui gli "otto cilindri" della concorrenza sono un po' più versati. A pareggiare i conti pensa il nuovo cambio automatico, l'unico disponibile per questa versione top, un sei marce della Aisin dal funzionamento ineccepibile: i passaggi tra i rapporti sono veloci e inavvertibili, contribuendo non poco all'elevato livello di confort, che da sempre è una delle caratteristiche più spiccate della "XC90".
Rispetto alle sorelle minori, c'è da segnalare anche un leggero aggiornamento nella trazione integrale: lo schema di base rimane quello ben noto, con la trazione sulle ruote posteriori che s'inserisce in maniera automatica, ma, sulla "V8", grazie a una speciale valvola è stato ridotto il tempo che intercorre tra lo slittamento delle ruote anteriori e la "presa" di quelle posteriori. Nella pratica, la differenza è avvertibile nelle partenze da fermo più veloci e nella guida su superfici a scarsa aderenza, mentre per il resto rimangono invariate le buone qualità dinamiche che da sempre caratterizzano la Suv svedese, le cui origini automobilistiche (il telaio è fortemente imparentato con quello di "S60" e "V70") rappresentano una garanzia dal punto di vista della sicurezza attiva e della guidabilità.
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