L'antica dottrina dei "semi del verbo", formulata dai Padri della Chiesa, secondo cui è necessario riconoscere "i semi del Verbo" presenti e operanti nelle diverse religioni (cfr Ad gentes, 11; Lumen gentium, 17).T
Tale dottrina ci spinge ad affermare che, quantunque per vie diverse, "è rivolta tuttavia in un'unica direzione la più profonda aspirazione dello spirito umano, quale si esprime nella ricerca di Dio ed insieme nella ricerca, mediante la tensione verso Dio, della piena dimensione dell'umanità, ossia del pieno senso della vita umana" (Redemptor hominis, 11).

I "semi di verità" presenti e operanti nelle diverse tradizioni religiose sono un riflesso dell'unico Verbo di Dio, "che illumina ogni uomo" (cfr Gv 1,9) e che si è fatto carne in Cristo Gesù (cfr Gv 1,14). Essi sono insieme "effetto dello Spirito di verità operante oltre i confini visibili del Corpo Mistico" e che "soffia dove vuole" (Gv 3,8) (cfr Redemptor hominis, 6 e 12). Tenendo presente questa dottrina, la celebrazione del Giubileo dell'anno 2000 "sarà una grande occasione, anche alla luce degli avvenimenti di questi ultimi decenni, per il dialogo interreligioso" (Tertio millennio adveniente, 53). Già fin d'ora, in questo anno pneumatologico, è opportuno soffermarci ad approfondire in quale senso e per quali vie lo Spirito Santo sia presente nella ricerca religiosa dell'umanità e nelle diverse esperienze e tradizioni che la esprimono.




Chi afferma che non esistono i semi di verità, oltre a negare i Padri, nega la stessa ragione naturale, alla quale è comprensibilissimo che non esistono teorie del tutto erronee, ma elementi di verità, in misura maggiore o minore, sono sempre presenti in esse.


La Verità è una e quindi sempre uguale a se stessa, tuttavia essa può essere compresa in modo maggiore o in modo minore.


La Rivelazione non necessaria per dire qualcosa di vero, per degli elementi di verità; è necessaria perchè si manifesti lo splendore della Verità: Gesù.

Affermare che senza la Rivelazione non si potrebbe nemmeno sapere se esiste o meno verità è un banale errore: se non esiste verità, è vero che non esiste verità, quindi la verità si dà sempre e comunque.

Affermare che senza Rivelazione non si può sapere nulla della verità, pur in qualche modo ammessa, significa una totale sfiducia nei confronti della ragione, di sapore protestante, di certi ambienti protestanti.

Una persona ragionevole parte dalla ragione, che arriva fino ad un certo punto, quindi aderisce alla fede.

La fede in Gesù, nel Signore che salva.
Ma non sono i contenuti della fede a salvare: non è la conoscenza dei dogmi, pur assolutamente necessaria, a salvare è la carità.

Ogni gesto di carità si fonda implicitamente su Gesù, indipendentemente dalla consapevolezza o meno dell'agente.
Ogni gesto di carità è un modo di dire di sì a Gesù,
ovviamente poi è necessarie esplicitare questo fondamento, disvelarlo, conoscerlo direttamente e non confusumente.


Mi sono dilungato un po' a ruota libera....

Thomas