http://www.gayroma.it/12ottobre2004d.htm
Zapatero, la rivoluzione laica che cambia volto alla Spagna. di Guido Rampoldi da "La Repubblica" del 10 ottobre 2004
Dai diritti dei gay all'eutanasia: in quattro anni pronta una trasformazione radicale. Doveva essere l´anno di Isabella la Cattolica, poi a marzo la vittoria dei socialisti e la svolta. La Chiesa prima ha reagito con violenza, ma la tattica non ha pagato e ora cerca un difficile dialogo. L´Opus Dei rimpiange i tempi di Aznar quando pensava di essere "centrale".
Se il centrodestra avesse rivinto le elezioni questo sarebbe stato l´anno di Isabella la Cattolica, la regina che avendo cacciato i Mori dalla Spagna oggi ispira un culto di cui la Fallaci è la fondatrice, Aznar il sacerdote e opinionisti italiani i missionari. Ricorrendo il quarto centenario della morte (1604), il governo aveva predisposto grandi mostre, concerti di musica antica e l´esposizione del trattato con cui s´arrese l´ultimo re musulmano, Boabdil di Granada.
Alla Moncloa il cerimoniale avrebbe regalato agli ospiti illustri la biografia di Isabella già consegnata da Aznar al papa alla vigilia dell´invasione dell´Iraq, per ricordargli che dopotutto anch´egli combatteva i Mori come la Cattolica. E l´ambasciatore spagnolo presso la Santa Sede avrebbe raddoppiato gli sforzi perché Isabella sia beatificata malgrado i cacadubbi ricordino che la candidata inaugurò in Europa la persecuzione statale degli ebrei. Insomma la paffuta regina castigliana sarebbe diventata un´icona della Spagna aznariana, la polena del galeone spagnolista che avanzava nel nome della civiltà cristiana: finchè non è arrivata la tempesta.
In marzo Aznar ha perso le elezioni, e dopo quel naufragio non solo Isabella è sparita tra i flutti, ma all´improvviso non è più chiaro se il cattolicesimo sia un tratto costitutivo dell´identità spagnola. Cosa voglia dire essere cattolici in Spagna era una questione complicata già tre secoli fa, al tempo della Mas Catolica Monarquia, la monarchia più cattolica del pianeta, quando le ragazze dell´aristocrazia scandalizzavano madame d´Aulnoy parlando delle loro malattie veneree «come si trattasse d´un´emicrania». Però questo rimescolamento di codici morali non impediva alla Chiesa spagnola di conservare, talvolta con metodi feroci, la sua centralità nel potere e nella storia: rappresentava i valori della tradizione, il nucleo etico della nazione. Adesso proprio quella centralità sta per essere abrogata dal governo socialista con un´offensiva su più fronti che incontra una resistenza debole.
E forse per questo oggi la palazzina dell´Opus dei in via Vitruvio, col suo pianterreno vuoto e silenzioso, sembra un po´ il comando d´un esercito che stia preparando la ritirata per salvare il salvabile. Da qui al 2008 i socialisti vorrebbero, nell´ordine, autorizzare gli omosessuali a contrarre il matrimonio e ad adottare; riformare la legge (ora sospesa) per la quale gli insegnanti di religione avrebbero dato il voto agli studenti iscritti a quella materia; creare un «registro centrale delle ultime volontà» contro l´accanimento terapeutico (cioè in sostanza cominciare a discutere d´eutanasia); snellire tempi e procedure per il divorzio, complicato come in Italia; allargare le maglie d´accesso all´aborto; formulare un progetto di legge sulla ricerca con cellule staminali. Infine il Psoe allude alla possibilità di rinegoziare i patti per i quali lo Stato risulta determinante sia nel pagamento dei salari di 20mila sacerdoti, 30mila insegnanti di religione, un migliaio di cappellani militari, ospedalieri o carcerari, sia nell´agevolare le scuole cattoliche parificate, di fatto gratuite. Anche se la questione del finanziamento probabilmente sarà risolta aumentando la percentuale che il contribuente può devolvere alla Chiesa, oggi il 52 per mille, la sostanza non cambia: il governo intende «abolire la posizione di innegabile vantaggio di cui gode la confessione cattolica... nessuna religione può essere più ufficiale delle altre» (così il sottosegretario alla Giustizia, Guerra). Insomma, la rivoluzione. O perlomeno una trasformazione inimmaginabile in Italia, dove la sola idea di togliere i crocefissi dalle aule, da tempo spariti in quasi tutte le scuole pubbliche spagnole, provoca svenimenti nel centrosinistra.
A fronte di questa sfida la reazione del vertice ecclesiastico sulle prime è stata veemente, talvolta sopra le righe: si è gridato al «fondamentalismo laicista», e monsignor Gea ha accusato i socialisti di volere la morte della Chiesa, nientemeno. Ma spentesi queste voci, dal silenzio che è seguito si poteva perlomeno sospettare che a negare centralità alla Chiesa non fosse Zapatero ma la società spagnola. L´appello alla controffensiva aveva radunato non molto più di quella destra dura che vorrebbe usare la religione per rissare con i socialisti e impedire la riconversione centrista del Partido popular, non più sotto il controllo di Aznar. Il Pp se ne restava defilato, e anzi i suoi sindaci annunciavano che avrebbe celebrato nozze gay se così avesse deciso il parlamento. Dormivano le tv con proprietari o direttori cattolici: i cardinali non fanno audience. La stampa amica non si scalmanava.
E soprattutto, i sacerdoti e i fedeli non seguivano. Stando anzi a quanto ci dice un conoscitore, il sociologo cattolico Rafael Diaz Salazar, nella Chiesa ora prevalgono «malessere» e «irritazione» per l´atteggiamento conflittuale adottato da un vertice ecclesiastico già malvisto, «perché in genere scelto da Roma e perché caro all´Opus dei». Forse anche a causa di questo isolamento adesso l´Opus cerca il dialogo, come ricaviamo da una conversazione con il numerario Manuel Garrido. Ma se dialogo vuol dire trattativa, stando al primo test, la legge che estende il matrimonio agli omosessuali, il psoe non pare disponibile. «Non consideriamo negoziabile l´eguaglianza dei diritti», ci dice la deputata Carmen Monton.
Dunque all´inizio del 2005 il parlamento riconoscerà agli omosessuali non solo il diritto a sposarsi, ma anche ad adottare, come in Olanda. Nella realtà cambierebbe poco: in Spagna le coppie gay già ora possono adottare bambini ricorrendo alla legge (non osteggiata dal Pp) che permette l´adozione ai single. Secondo la Monton, ricerche statunitensi e spagnole dimostrano che i figli adottivi delle coppie omosessuali (di solito i più bisognosi, perché in precedenza scartati dalle coppie etero) distinguono perfettamente i ruoli maschile e femminile; invece ne dubita il cardinal Rouco, primate di Spagna.
Ma questo aspetto resta sulla sfondo, come se non fosse cruciale. Lo scontro è soprattutto di principio. Ciascuno dei due campi vuole affermare un assoluto.
Da una parte l´eguaglianza dei diritti, quali che ne siano i titolari; dall´altra il diritto naturale, per il quale è insensato chiamare «matrimonio» un´unione senza possibilità di procreare. Secondo il portavoce della Conferenza episcopale, i socialisti stanno immettendo «un virus» nella società, quasi fossero appestatori; a loro volta i socialisti si dichiarano «rattristati dalla reazione del vertice ecclesiastico», quasi fosse dovere dei ministri dì una fede millenaria allinearla ai voleri effimeri dell´elettorato.
Non è facile tenere bassi i toni d´uno scontro mai sopito da quando, nell´Ottocento, clericalismo e liberalismo spagnoli cominciarono a combattersi ferocemente. Ed è enorme la questione sottesa dalle riforme annunciate dal Psoe: infatti si tratta di decidere se il cattolicesimo sia un elemento residuale o costitutivo, se lo Stato debba tutelarlo come qualcosa di prezioso oppure considerarlo un gravame. Qual è il suo posto in una Spagna non più rurale, dove 12 neonati su 100 sono figli di immigrati, dove sono arrivati dal Maghreb l´islam e dall´America latina il cristianesimo riformato, sicché ora l´Alleanza evangelica (un milione di fedeli) ha diritto di chiedere un´istruzione «depurata dei pregiudizi contro il protestantesimo»? La società spagnola è così cambiata che secondo il rettore dell´ateneo di Madrid, Josè Luis Abellan, diventa inevitabile rifondare anche la hispanidad senza il cattolicesimo: l´unico ostacolo sarebbero le «poderose forze della reazione».
Le «poderose forze» devono essersi ben camuffate perché non se ne vede traccia in giro. E anzi il cattolicesimo spagnolo dà l´impressione d´essere armato di vecchi archibugi, e fiacco, e diviso in fazioni che si odiano con l´intensità che riesce solo ai cattolici quando detestano altri cattolici. La Chiesa dimostra poi un´incapacità di comunicare «quasi patetica», concorda un cattedratico vicino all´Opus dei, Rafael Navarro Valls, fratello del portavoce vaticano. Infine è difficile mobilitare una fede plurima com´è anche in Spagna il cattolicesimo. Molti fedeli, e la metà dell´elettorato di centrodestra, sono favorevoli alle nozze gay (il cattolicissimo sindaco di Victoria ne è stato tra i promotori). E ancora: secondo una ricerca della Fundacion Santa Maria, solo il 5% dei giovani cattolici segue la morale della Chiesa. Insomma non c´è un cattolicesimo, magari con le sue morali doppie o triple ma politicamente univoco: ve ne sono diversi, di destra o di sinistra, ortodossi o eterodossi, tra loro distanti quanto Baget Bozzo e Nigrizia, don Milani e Biffi. Prevale una fede «à la carte», secondo la definizione sarcastica che ci consegna Navarro Valls. Però una sezione del menù è fissa, non solo per i cattolici ma per gran parte della popolazione: sia convinzione o convenzione, gli spagnoli battezzano i figli (il 90%), li iscrivono all´ora di religione (il 75%), in grande maggioranza si sposano in chiesa e per l´81% dichiarano il cattolicesimo la loro fede. In virtù di tutto questo la Chiesa ha particolare diritto, conclude Navarro Valls, a quella cooperazione che la Costituzione garantisce alle religioni, lì dove stabilisce la «distanza amichevole» che le separa dallo Stato aconfessionale; invece il governo sarebbe mosso da un «laicismo ostile», di cui sarebbero prova «l´intenzione di degradare il rango della religione (cattolica) all´interno dell´insegnamento scolastico, l´attacco al matrimonio anche attraverso il divorzio express, e lo stesso metodo di annunciare quelle riforme senza prima discuterne (con il vertice dell´espiscopato)».
L´Opus rimpiange il tempo di Aznar e della concertazione, quando la Chiesa s´illuse di conservare con accordi di potere quella centralità che avrebbe fatto meglio a conquistarsi nella società spagnola, magari osando chiedere un minimo d´autenticità al cattolicesimo light così diffuso tra i suoi credenti. Ora non pare facile trovare comprensione in una sinistra dove, ci dice Lola Galan del quotidiano el Pais, «se un politico dicesse del papa le stesse cose positive che mi disse Bertinotti, susciterebbe uno scandalo». Ma anche il psoe dev´essere giudizioso. Zapatero ha dimostrato l´audacia che manca a tante sinistre europee, ma deve guardarsi dal rischio di maneggiare questioni assai delicate con una disinvoltura eccessiva. Inoltre sarebbe stolto dimenticare che la Chiesa qua e là produce un sapere non banale, anche se poi lo spreca malamente quasi temendo di comunicarlo. Infine (ma di questo al psoe sembrano consapevoli) in Spagna come altrove i preti di periferia - magari rozzi, magari esagitati - ormai sono quasi gli unici a dare ancora concretezza alla parola più usata dalla sinistra europea: solidarietà.




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