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    Predefinito La Rivoluzione Laica di Zapatero

    http://www.gayroma.it/12ottobre2004d.htm

    Zapatero, la rivoluzione laica che cambia volto alla Spagna. di Guido Rampoldi da "La Repubblica" del 10 ottobre 2004

    Dai diritti dei gay all'eutanasia: in quattro anni pronta una trasformazione radicale. Doveva essere l´anno di Isabella la Cattolica, poi a marzo la vittoria dei socialisti e la svolta. La Chiesa prima ha reagito con violenza, ma la tattica non ha pagato e ora cerca un difficile dialogo. L´Opus Dei rimpiange i tempi di Aznar quando pensava di essere "centrale".
    Se il centrodestra avesse rivinto le elezioni questo sarebbe stato l´anno di Isabella la Cattolica, la regina che avendo cacciato i Mori dalla Spagna oggi ispira un culto di cui la Fallaci è la fondatrice, Aznar il sacerdote e opinionisti italiani i missionari. Ricorrendo il quarto centenario della morte (1604), il governo aveva predisposto grandi mostre, concerti di musica antica e l´esposizione del trattato con cui s´arrese l´ultimo re musulmano, Boabdil di Granada.
    Alla Moncloa il cerimoniale avrebbe regalato agli ospiti illustri la biografia di Isabella già consegnata da Aznar al papa alla vigilia dell´invasione dell´Iraq, per ricordargli che dopotutto anch´egli combatteva i Mori come la Cattolica. E l´ambasciatore spagnolo presso la Santa Sede avrebbe raddoppiato gli sforzi perché Isabella sia beatificata malgrado i cacadubbi ricordino che la candidata inaugurò in Europa la persecuzione statale degli ebrei. Insomma la paffuta regina castigliana sarebbe diventata un´icona della Spagna aznariana, la polena del galeone spagnolista che avanzava nel nome della civiltà cristiana: finchè non è arrivata la tempesta.
    In marzo Aznar ha perso le elezioni, e dopo quel naufragio non solo Isabella è sparita tra i flutti, ma all´improvviso non è più chiaro se il cattolicesimo sia un tratto costitutivo dell´identità spagnola. Cosa voglia dire essere cattolici in Spagna era una questione complicata già tre secoli fa, al tempo della Mas Catolica Monarquia, la monarchia più cattolica del pianeta, quando le ragazze dell´aristocrazia scandalizzavano madame d´Aulnoy parlando delle loro malattie veneree «come si trattasse d´un´emicrania». Però questo rimescolamento di codici morali non impediva alla Chiesa spagnola di conservare, talvolta con metodi feroci, la sua centralità nel potere e nella storia: rappresentava i valori della tradizione, il nucleo etico della nazione. Adesso proprio quella centralità sta per essere abrogata dal governo socialista con un´offensiva su più fronti che incontra una resistenza debole.
    E forse per questo oggi la palazzina dell´Opus dei in via Vitruvio, col suo pianterreno vuoto e silenzioso, sembra un po´ il comando d´un esercito che stia preparando la ritirata per salvare il salvabile. Da qui al 2008 i socialisti vorrebbero, nell´ordine, autorizzare gli omosessuali a contrarre il matrimonio e ad adottare; riformare la legge (ora sospesa) per la quale gli insegnanti di religione avrebbero dato il voto agli studenti iscritti a quella materia; creare un «registro centrale delle ultime volontà» contro l´accanimento terapeutico (cioè in sostanza cominciare a discutere d´eutanasia); snellire tempi e procedure per il divorzio, complicato come in Italia; allargare le maglie d´accesso all´aborto; formulare un progetto di legge sulla ricerca con cellule staminali. Infine il Psoe allude alla possibilità di rinegoziare i patti per i quali lo Stato risulta determinante sia nel pagamento dei salari di 20mila sacerdoti, 30mila insegnanti di religione, un migliaio di cappellani militari, ospedalieri o carcerari, sia nell´agevolare le scuole cattoliche parificate, di fatto gratuite. Anche se la questione del finanziamento probabilmente sarà risolta aumentando la percentuale che il contribuente può devolvere alla Chiesa, oggi il 52 per mille, la sostanza non cambia: il governo intende «abolire la posizione di innegabile vantaggio di cui gode la confessione cattolica... nessuna religione può essere più ufficiale delle altre» (così il sottosegretario alla Giustizia, Guerra). Insomma, la rivoluzione. O perlomeno una trasformazione inimmaginabile in Italia, dove la sola idea di togliere i crocefissi dalle aule, da tempo spariti in quasi tutte le scuole pubbliche spagnole, provoca svenimenti nel centrosinistra.
    A fronte di questa sfida la reazione del vertice ecclesiastico sulle prime è stata veemente, talvolta sopra le righe: si è gridato al «fondamentalismo laicista», e monsignor Gea ha accusato i socialisti di volere la morte della Chiesa, nientemeno. Ma spentesi queste voci, dal silenzio che è seguito si poteva perlomeno sospettare che a negare centralità alla Chiesa non fosse Zapatero ma la società spagnola. L´appello alla controffensiva aveva radunato non molto più di quella destra dura che vorrebbe usare la religione per rissare con i socialisti e impedire la riconversione centrista del Partido popular, non più sotto il controllo di Aznar. Il Pp se ne restava defilato, e anzi i suoi sindaci annunciavano che avrebbe celebrato nozze gay se così avesse deciso il parlamento. Dormivano le tv con proprietari o direttori cattolici: i cardinali non fanno audience. La stampa amica non si scalmanava.
    E soprattutto, i sacerdoti e i fedeli non seguivano. Stando anzi a quanto ci dice un conoscitore, il sociologo cattolico Rafael Diaz Salazar, nella Chiesa ora prevalgono «malessere» e «irritazione» per l´atteggiamento conflittuale adottato da un vertice ecclesiastico già malvisto, «perché in genere scelto da Roma e perché caro all´Opus dei». Forse anche a causa di questo isolamento adesso l´Opus cerca il dialogo, come ricaviamo da una conversazione con il numerario Manuel Garrido. Ma se dialogo vuol dire trattativa, stando al primo test, la legge che estende il matrimonio agli omosessuali, il psoe non pare disponibile. «Non consideriamo negoziabile l´eguaglianza dei diritti», ci dice la deputata Carmen Monton.
    Dunque all´inizio del 2005 il parlamento riconoscerà agli omosessuali non solo il diritto a sposarsi, ma anche ad adottare, come in Olanda. Nella realtà cambierebbe poco: in Spagna le coppie gay già ora possono adottare bambini ricorrendo alla legge (non osteggiata dal Pp) che permette l´adozione ai single. Secondo la Monton, ricerche statunitensi e spagnole dimostrano che i figli adottivi delle coppie omosessuali (di solito i più bisognosi, perché in precedenza scartati dalle coppie etero) distinguono perfettamente i ruoli maschile e femminile; invece ne dubita il cardinal Rouco, primate di Spagna.
    Ma questo aspetto resta sulla sfondo, come se non fosse cruciale. Lo scontro è soprattutto di principio. Ciascuno dei due campi vuole affermare un assoluto.
    Da una parte l´eguaglianza dei diritti, quali che ne siano i titolari; dall´altra il diritto naturale, per il quale è insensato chiamare «matrimonio» un´unione senza possibilità di procreare. Secondo il portavoce della Conferenza episcopale, i socialisti stanno immettendo «un virus» nella società, quasi fossero appestatori; a loro volta i socialisti si dichiarano «rattristati dalla reazione del vertice ecclesiastico», quasi fosse dovere dei ministri dì una fede millenaria allinearla ai voleri effimeri dell´elettorato.
    Non è facile tenere bassi i toni d´uno scontro mai sopito da quando, nell´Ottocento, clericalismo e liberalismo spagnoli cominciarono a combattersi ferocemente. Ed è enorme la questione sottesa dalle riforme annunciate dal Psoe: infatti si tratta di decidere se il cattolicesimo sia un elemento residuale o costitutivo, se lo Stato debba tutelarlo come qualcosa di prezioso oppure considerarlo un gravame. Qual è il suo posto in una Spagna non più rurale, dove 12 neonati su 100 sono figli di immigrati, dove sono arrivati dal Maghreb l´islam e dall´America latina il cristianesimo riformato, sicché ora l´Alleanza evangelica (un milione di fedeli) ha diritto di chiedere un´istruzione «depurata dei pregiudizi contro il protestantesimo»? La società spagnola è così cambiata che secondo il rettore dell´ateneo di Madrid, Josè Luis Abellan, diventa inevitabile rifondare anche la hispanidad senza il cattolicesimo: l´unico ostacolo sarebbero le «poderose forze della reazione».
    Le «poderose forze» devono essersi ben camuffate perché non se ne vede traccia in giro. E anzi il cattolicesimo spagnolo dà l´impressione d´essere armato di vecchi archibugi, e fiacco, e diviso in fazioni che si odiano con l´intensità che riesce solo ai cattolici quando detestano altri cattolici. La Chiesa dimostra poi un´incapacità di comunicare «quasi patetica», concorda un cattedratico vicino all´Opus dei, Rafael Navarro Valls, fratello del portavoce vaticano. Infine è difficile mobilitare una fede plurima com´è anche in Spagna il cattolicesimo. Molti fedeli, e la metà dell´elettorato di centrodestra, sono favorevoli alle nozze gay (il cattolicissimo sindaco di Victoria ne è stato tra i promotori). E ancora: secondo una ricerca della Fundacion Santa Maria, solo il 5% dei giovani cattolici segue la morale della Chiesa. Insomma non c´è un cattolicesimo, magari con le sue morali doppie o triple ma politicamente univoco: ve ne sono diversi, di destra o di sinistra, ortodossi o eterodossi, tra loro distanti quanto Baget Bozzo e Nigrizia, don Milani e Biffi. Prevale una fede «à la carte», secondo la definizione sarcastica che ci consegna Navarro Valls. Però una sezione del menù è fissa, non solo per i cattolici ma per gran parte della popolazione: sia convinzione o convenzione, gli spagnoli battezzano i figli (il 90%), li iscrivono all´ora di religione (il 75%), in grande maggioranza si sposano in chiesa e per l´81% dichiarano il cattolicesimo la loro fede. In virtù di tutto questo la Chiesa ha particolare diritto, conclude Navarro Valls, a quella cooperazione che la Costituzione garantisce alle religioni, lì dove stabilisce la «distanza amichevole» che le separa dallo Stato aconfessionale; invece il governo sarebbe mosso da un «laicismo ostile», di cui sarebbero prova «l´intenzione di degradare il rango della religione (cattolica) all´interno dell´insegnamento scolastico, l´attacco al matrimonio anche attraverso il divorzio express, e lo stesso metodo di annunciare quelle riforme senza prima discuterne (con il vertice dell´espiscopato)».
    L´Opus rimpiange il tempo di Aznar e della concertazione, quando la Chiesa s´illuse di conservare con accordi di potere quella centralità che avrebbe fatto meglio a conquistarsi nella società spagnola, magari osando chiedere un minimo d´autenticità al cattolicesimo light così diffuso tra i suoi credenti. Ora non pare facile trovare comprensione in una sinistra dove, ci dice Lola Galan del quotidiano el Pais, «se un politico dicesse del papa le stesse cose positive che mi disse Bertinotti, susciterebbe uno scandalo». Ma anche il psoe dev´essere giudizioso. Zapatero ha dimostrato l´audacia che manca a tante sinistre europee, ma deve guardarsi dal rischio di maneggiare questioni assai delicate con una disinvoltura eccessiva. Inoltre sarebbe stolto dimenticare che la Chiesa qua e là produce un sapere non banale, anche se poi lo spreca malamente quasi temendo di comunicarlo. Infine (ma di questo al psoe sembrano consapevoli) in Spagna come altrove i preti di periferia - magari rozzi, magari esagitati - ormai sono quasi gli unici a dare ancora concretezza alla parola più usata dalla sinistra europea: solidarietà.

  2. #2
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    http://www.genova.mpv.org/news/Zapat...caEmbrioni.htm

    Ricerca sugli embrioni: Zapatero dà il «via libera» in Spagna

    Polemica anche per la normativa che «emargina» l'ora di religione dalla scuola
    Frenata, invece, sulla proposta di allargare la legge sull'aborto

    Ricerca con le cellule staminali embrionali ed educazione: in 24 ore, il governo di José Luis Rodriguez Zapatero ha annunciato due novità cruciali per la società spagnola. La prima riguarda la scienza e la medicina. Secondo la responsabile della Sanità, Elena Salgado, a partire dalla fine di ottobre in Spagna potrà cominciare la ricerca con le staminali embrionali. Dopo l'approvazione del Consiglio di Stato, ogni autonomia potrà decidere la sua specializzazione, dalla medicina rigenerativa (Catalogna) allo sviluppo di una Banca nazionale di cellule madri (Andalusia). L'annuncio coincide con la riapertura del dibattito parlamentare sull'aborto: i comunisti e i verdi chiedono l'ampliamento dei limiti dell'attuale legge, che depenalizza l'interruzione della gravidanza solo in tre casi. Per ora, il partito socialista non sembra disposto ad appoggiare la richiesta e preferisce rimandare la modifica del Codice penale: «Non è il momento», ha detto la deputata del Psoe Pilar López. La seconda novità annunciata ieri riguarda la scuola. Il governo ha presentato la sua proposta di modifica della legge organica di «Qualità dell'insegnamento», approvata - fra le polemiche - dal precedente governo Aznar. Oltre alla scomparsa dell'esame finale per le superiori (simile alla "maturità"), sostituito da un'unica prova di ingresso per l'università, il punto chiave della modifica è «l'ora di religione». La materia resta facoltativa - come deciso precedentemente - e verrà offerta in tutte le scuole pubbliche, ma la cosiddetta «alternativa» alla religione verrà eliminata e sostituita da "educazione per la cittadinanza" (una sorta di educazione civica). Nella scuola secondaria verrà creata una nuova materia:

    «Fatto religioso non confessionale», a metà fra la storia e la filosofia:
    tutti gli alunni dovranno studiare obbligatoriamente questa storia delle religioni, che «farà media». La religione cattolica, invece, non conterà sul voto finale. Con questa formula - offrendo l'insegnamento confessionale in tutte le scuole pubbliche - l'esecutivo sostiene di rispettare gli obblighi imposti dagli accordi dello Stato con la Santa Sede e con altre religioni.

  3. #3
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    http://www.informagay.it/rubriche/estero/es_031_04.html

    Cattolici contro Zapatero per il matrimonio gay e la religione nelle scuole

    La svolta in Spagna fa sbottare i vescovi che indicono una manifestazione…

    Il premier spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero aveva sperato di evitarlo, ma di fronte all’accumularsi delle iniziative socialiste su matrimonio omosessuale, riforma della legge sul divorzio e, soprattutto, sull’insegnamento della religione, la Chiesa sembra ormai decisa a scendere in piazza. E prepara, con movimenti, associazioni e gruppi cattolici una «grande manifestazione» che si dovrebbe svolgere in dicembre nella capitale. Un documento della Delegazione per l’istruzione della diocesi madrilena di Alcala de Henares spiega come il progetto sia organizzato dalle diocesi con l’appoggio di movimenti, associazioni e gruppi cristiani. E punta a mobilitare i cattolici contro «la discriminazione che questo governo vuole realizzare con l’insegnamento della religione». La Conferenza episcopale ha mostrato tuttavia prudenza nell’accreditare la sfida all’esecutivo. Un portavoce ha affermato che i vescovi «non organizzano nessuna manifestazione» e che si tratta di «gruppi e associazioni» cattoliche che «hanno il diritto di fare ciò che ritengono giusto».
    Di fronte alla precisazione dei vescovi, la diocesi di Alcalà ha corretto il tiro affermando che al pari della Conferenza episcopale non convoca nessuna manifestazione, che è invece iniziativa di movimenti e associazioni di base, anche se assicura che «vi aderirà». La data esatta della mobilitazione non è stata ancora decisa, ma intanto le diocesi hanno iniziato, annuncia la lettera originale di Alcala de Henares, una raccolta di firme sull’insegnamento della religione, contestando il questionario previsto dal ministero dell’Istruzione sulla riforma.
    Maria Jesus San Secundo, ministro dell’Educazione, ha detto di rispettare il diritto della Chiesa a manifestare ma ha ricordato che l’esecutivo mantiene aperto il dialogo e che il diritto all’istruzione religiosa «è garantito». Il Psoe, Partito socialista, ha invitato i vescovi a contribuire al dibattito sull’educazione religiosa. Il governo Zapatero, per rendere sempre più laica la scuola, conta di riformare l’insegnamento della religione cattolica, mantenendolo facoltativo, ma creando al tempo stesso una materia nuova e obbligatoria, la «storia delle religioni».
    Manuel Acebes, numero due del Partito popolare, non ha chiarito se il partito appoggerà la manifestazione, ma ha detto di «comprendere» che la Chiesa si senta «aggredita» dal governo socialista da cui riceverebbe «giornalmente» attacchi «ingiustificati e gratuiti».
    Zapatero aveva recentemente affermato davanti al parlamento di non volere uno scontro con la Chiesa sui temi sociali e aveva assicurato, nel tentativo di calmare le acque, che una «revisione globale degli accordi con la Santa Sede non è tra le priorità del governo» in quanto tali accordi «sono pienamente compatibili» con la laicità dello Stato e «l’estensione dei diritti e libertà individuali». Sul finanziamento alla Chiesa, che secondo alcuni osservatori sarebbe la vera preoccupazione dei cattolici, il premier aveva detto di «non avere alcuna fretta di modificare» la situazione transitoria creata dagli accordi del 1979. Al tempo stesso Zapatero aveva però chiesto «rispetto» per la volontà che emana dal parlamento

    Tratto da “Il Giornale di Vicenza” del 26/10/2004

  4. #4
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    Niente di male nel rendere facoltativa l'ora di religione, è meglio anche per i cattolici che devono aderire in modo consapevole e non per inerzia. Per il resto, la merda più nera 'sto Zapatero, se emarginare la religione o imporre un pensiero unico laicista in uno Stato, invece del pluralismo è libertà, sappiamo cosa è libertà per la sinistra. Invece di accogliere tutte le culture ( dovrebbe pagare anche gli imam ed i rabbini, non togliere lo stipendio a tutti, e dovrebbe aggiungere simboli di altre religioni nelle aule, se vi sono studenti di quelle religioni), invece di aumentare il pluralismo, lo abbassa. Complimenti!!

  5. #5
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    In Origine Postato da antonio
    e infatti vi abbiamo visto all'opera alla RAI..via i giornalisti con proclama bulgaro del capo della conocrrenza, dentro i supporters del banana...
    a proposito di pluralismo....giusto?
    per non palralre della campagna contro darwin nelle scuole, anche questo in nome di un sano concetto di pluralismo...
    questi sono temi molto più seri di santoro e luttazzi. Poi la campagna contro Darwin te la sei sognata. Confondi l'Italia con l'Oklahoma? Se a qualche insegnante gira di insegnare anche altre teorie è liberissimo, Darwin, da solo o meno, rimarrà sempre nei programmi.

  6. #6
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    In Origine Postato da iannis
    questi sono temi molto più seri di santoro e luttazzi. Poi la campagna contro Darwin te la sei sognata. Confondi l'Italia con l'Oklahoma? Se a qualche insegnante gira di insegnare anche altre teorie è liberissimo, Darwin, da solo o meno, rimarrà sempre nei programmi.
    'Darwin torni tra i banchi di scuola'
    Lo chiedono i saggi della Moratti


    di VLADIMIRO POLCHI


    Un'immagine di Darwin
    ROMA - Promosso a pieni voti, Darwin torna tra i banchi di scuola. La sua espulsione, decisa dalla Moratti, ha i giorni contati. La teoria evolutiva ha superato brillantemente l'esame della commissione di studio, presieduta da Rita Levi Montalcini. Spetta ora al ministero dell'Istruzione reinserirla nei testi e nei programmi scolastici.

    Il "caso Darwin" scoppia nell'inverno dello scorso anno. Il decreto legislativo del 19 febbraio 2004 cancella dai programmi delle scuole medie ogni riferimento alle teorie evoluzionistiche. La decisione del ministro lascia costernati scienziati e accademici. Un appello lanciato sul sito della Repubblica raccoglie un'ondata di adesioni: quasi 50mila in pochi giorni. Si chiede alla Moratti di ripristinare nelle scuole italiane l'insegnamento del darwinismo.

    Il ministro a fine aprile 2004 nomina una commissione di "saggi", composta dalla Montalcini e da Carlo Rubbia, Roberto Colombo e Vittorio Sgaramella. La commissione si riunisce il 16 giugno e riceve mandato di "dare indicazioni su come integrare l'aspetto della teoria evoluzionistica nell'ambito dell'insegnamento delle discipline scientifiche da parte delle scuole italiane".

    Dopo lunghe consultazioni e confronti, ne esce un primo documento, che da qualche giorno è arrivato sul tavolo del ministro Moratti. Ne circola solo una bozza. Cosa c'è scritto? Innanzitutto che "lo studio dell'evoluzione è essenziale per una visione integrale della vita". Per questo la commissione chiede al ministero di riconoscere al più presto l'importanza dell'insegnamento di Darwin sia nella scuola primaria, che in entrambi i cicli di quella secondaria. Si invoca un'inversione di rotta, suggerendo per il futuro di "far precedere una pubblica richiesta di commenti all'atto legislativo, anziché gestirne successivamente e faticosamente le contestazioni".

    Darwin e la teoria evoluzionistica vengono difesi dagli attacchi sferrati da "posizioni integraliste e pseudo-religiose". Ogni censura di dati e ipotesi sul fenomeno biologico dell'evoluzione rappresenterebbe un impoverimento dell'opportunità educativa, che l'insegnamento delle scienze offre al docente e "aprirebbe la strada a una loro deformazione ideologica". Insomma, trascurare il darwinismo "significherebbe danneggiare gravemente la formazione intellettuale dei giovani, che debbono aprirsi con senso critico all'osservazione della realtà".

    Non solo. Secondo la commissione, un inadeguato insegnamento della genetica in generale e dell'evoluzionismo in particolare può favorire la diffusione di aberrazioni quali l'eugenetica e il razzismo. Per tutte queste ragioni nel documento si chiede al ministero dell'Istruzione di porre rimedio con rapidità al problema ("almeno prima che vi sia una nuova mobilitazione altrimenti difficile da evitare"). La scuola dell'obbligo deve infatti mettere gli alunni in grado di comprendere il concetto di evoluzione e la sua importanza nella storia dell'umanità.

    Da Darwin, la commissione passa a esaminare la questione dell'insegnamento scientifico: il documento sottolinea l'importanza delle scienze nella cultura moderna, il loro "ruolo essenziale nei processi produttivi" e ricorda i deludenti risultati di uno studio PISA-OCSE, dove emerge la scarsa competenza degli studenti italiani in matematica e scienza. Un campanello d'allarme, che conferma la necessità di un "qualificato rinnovamento dei programmi della nostra scuola dell'obbligo". Rinnovamento che dia nuovo ossigeno allo studio delle scienze, "accanto alle altre forme della cultura".
    (23 febbraio 2005)

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    In Origine Postato da iannis
    questi sono temi molto più seri di santoro e luttazzi. Poi la campagna contro Darwin te la sei sognata. Confondi l'Italia con l'Oklahoma? Se a qualche insegnante gira di insegnare anche altre teorie è liberissimo, Darwin, da solo o meno, rimarrà sempre nei programmi.
    Il sogno...:

    http://www.basilicatanet.it/news/article.asp?id=308070

    ROMA, 12.21
    Scuola: Levi Montalcini, teoria Darwin torni sui banchi
    23/02/2005 12.21.00
    [Italia/mondo]


    (ANSA) - ROMA, 23 FEB - 'Chiediamo il reinserimento totale dello studio della teoria di Darwin nella scuola primaria': Lo chiede il premio Nobel Levi Montalcini. 'Non sarebbe mai dovuto uscire dai programmi', ha spiegato al termine della firma del protocollo d'intesa per la nascita di un polo di ricerca sulle neuroscienze a Roma. Il nobel ha spiegato anche di avere gia' mandato il documento al ministro dell'Istruzione Letizia Moratti. 'Sono molto contenta di questo' ha concluso. KQW (Riproduzione Riservata)

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    http://www.gaynews.it/view.php?ID=30742

    PAPA WOJTYLA ATTACCA ZAPATERO
    Il Pontefice: un governo troppo laico, così la Spagna rischia di perdere le radici cristiane
    martedì 25 gennaio 2005 , di L'Unità

    di Franco Mimmi

    MADRID Il Papa contro Zapatero. Il sommo pontefice ha scaricato sul governo socialista spagnolo una serie di pesantissime critiche – sull’insegnamento religioso, sul matrimonio degli omosessuali, sulla legge che consente gli esperimenti con cellule staminali, e persino sul piano idrologico nazionale – che sono nella sostanza una pesante ingerenza nella gestione della cosa pubblica spagnola e che sembrano, nella forma, scritte di pugno da José Maria Aznar, l’ex presidente di destra che i cittadini spagnoli hanno duramente punito, con la democratica espressione del voto, per avere appoggiato l’invasione dell’Iraq.

    La bordata segue l’intervento con cui pochi giorni fa il Vaticano ha costretto Juan Antonio Martínez Camino, portavoce della Conferenza episcopale spagnola, a rimangiarsi la frase con cui aveva ammesso l’uso del preservativo per lottare contro l’Aids. È stata sparata ieri, nel corso dell’incontro che il Papa ha avuto con alcuni vescovi spagnoli tra cui Antonio María Rouco Varela, il presidente della Conferenza episcopale di cui Martínez Camino è pupillo. Ma se l’intervento Vaticano contro il preservativo era apparso una semplice riaffermazione delle posizioni ufficiali della Chiesa, quello di ieri è sembrato l’apertura di una crociata contro il governo di José Luis Rodriguez Zapatero. È stato pure, infine, una poderosa presa di posizione a favore di Aznar e del Partido popular, che a quasi un anno di distanza non si sono ancora rassegnati alla sconfitta elettorale e fanno una politica di scontro frontale che frattura la società.

    «In Spagna – ha detto il Papa – si diffonde una mentalità ispirata al laicismo, ideologia che porta gradualmente in modo più o meno cosciente alla restrizione della libertà religiosa fino a promuovere il disprezzo o l’ignoranza di ciò che è la religione». Ha pure affermato che non si possono strappare le radici cristiane della Spagna e che i genitori hanno il diritto di scegliere per i loro figli l’insegnamento religioso – cattolico, naturalmente -, che deve essere garantito dallo Stato.

    Ma in realtà il governo socialista non ha escluso l’insegnamento della religione, si è limitato a bloccare la riforma con cui Aznar lo aveva riportato ai privilegi di cui godeva sotto la dittatura franchista e anzi più in là. Infatti persino sotto Franco i genitori (quelli, ovviamente, che se la sentissero di esporsi alle vendette del regime) potevano chiedere per i propri figli l’esenzione dall’ora di religione. I governi socialisti avevano poi reso volontario tale insegnamento (impartito da professori scelti dalla Curia e pagati dallo Stato), ma la riforma scolastica di Aznar lo aveva rimesso come materia obbligatoria, valida anche per fare media, e con l’unica possibile alternativa di frequentare lezioni di un indefinito «Fatto religioso» che poi era solo un doppione del primo. Il blocco di tale riforma ovviamente non vieta agli studenti di studiare religione a scuola.

    Tuttavia è la mancata obbligatorietà che scatena le ire del Vaticano, che per ottenerla aveva lavorato a lungo e che l’aveva pagata con un compromesso morale ben poco lusinghiero. Nonostante da Roma avesse tuonato contro la guerra all’Iraq, in visita a Madrid poco prima delle elezioni il Papa non disse sul conflitto neppure una parola, per non danneggiare Aznar che di quella guerra era stato uno dei fautori. Pochi giorni dopo l’ora di religione diventava obbligatoria.

    Riallacciandosi ad argomenti già usati nella questione del preservativo, ieri il Papa ha riproposto il pericolo della «tentazione di una permissività morale» per combattere il quale «la gioventù spagnola ha diritto, fin dall’inizio della sua formazione, a essere educata nella fede». È facile capire che in realtà quello che si chiede non è la religione come diritto ma come dovere. Ed è facile pure capire che la situazione spagnola, dove i giovani praticanti si sono ridotti dal 2000 a oggi della metà, risulta particolarmente preoccupante perché la Spagna é sempre stata un paese sotto ferreo controllo religioso, e dove la Chiesa, pur di mantenere il proprio dominio sulla società, non ha mai esitato ad allearsi con le istanze più retrive del paese fino a benedire la «crociata» della dittatura.

    Sono state molte, durante il pontificato di Wojtyla, le manifestazioni di tale preoccupazione: dall’appoggio a gruppi integristi come l’Opus Dei (al quale appartiene il portavoce del Vaticano, Joaquín Navarro Valls), con la canonizzazione in pochi anni del suo fondatore Escrivá de Balaguer quando il processo dura a volte dei secoli, alla beatificazione di centinaia e centinaia di sacerdoti spagnoli vittime, durante la guerra civile, delle forze repubblicane, senza che la stessa sorte toccasse a neppure uno dei molti sacerdoti uccisi dai franchisti.

 

 

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