Maria Pasquinelli
Voglio portare al lettore queste note tratte dal Libro di Marcello Bogneri edito Unione degli Istriani TRIESTE per Riflettere…
24 Dicembre 1946
Il Presidente del Consiglio, on. Alcide Degasperi, ha dichiarato in una conferenza stampa che se Pola e le città Istriane della costa Occidentale fossero cedute alla Jugoslava e, Trieste e il rimanente territorio giuliano fossero staccati dalla Patria e internazionalizzati, il Popolo ed il Governo non accetteranno mai così iniqua soluzione e resisteranno con tutte le loro forze e con tutti i loro mezzi.
10 Febbraio 1947
Parigi, Alle ore 11, nel salone dell’Orologio del Quay d’Orsay, i rappresentanti di venti Stati firmarono il trattato di Pace che toglie all’Italia quasi tutta la Venezia Giulia.
Contemporaneamente il brigadiere Generale R.W.M. de Winton D.S.G. comandante della 13a Brigata di fortezza britannica a Pola, mentre ispeziona un corpo di guardia all’esterno del Quartier Generale della sua brigata in viale Carrara, viene ucciso a colpi di pistola da Maria Pasquinelli.
Questo è il testo della dichiarazione redatto da Maria Pasquinelli poco prima del suo tragico gesto:
Seguendo l’esempio dei 600.000 Caduti nella Grande Guerra di redenzione 1915-18, sensibile come Loro all’appello di Oberdan, cui si aggiungono le invocazioni strazianti di migliaia di Giuliani infoibati dagli Jugoslavi, dal Settembre 1943 a tutt’oggi, solo perché rei d’Italianità.
A POLA,
irrorata dal sangue di N: Sauro, Capitano dell’Istria martire.
RICONFERMO
l’indissolubilità dal vincolo che lega la Madre Patria alle Italianissime terre di Zara, Fiume e della Venezia Giulia, eroici nostri baluardi contro il panslavismo minacciante tutta la civiltà Occidentale.
Mi RIBELLO
- Col proposito fermo di colpire a morte chi ha la sventura di rappresentarli –
Ai quattro Grandi, i quali alla Conferenza di Parigi, in oltraggio ai sensi di Giustizia, di Umanità e di saggezza politica, hanno deciso di strappare ancora una volta dal grembo materno le terre più sacre d’Italia, condannandole o agli esperimenti di una novella Danzica e – con più fredda consapevolezza, che è correità – al gioco jugoslavo, oggi sinonimo per le nostre genti, indomabilmente Italiane, di morte in foiba, di deportazione, di esilio.
Pola, 10 Febbraio 1947
Maria Pasquinelli
12 Febbraio Maria Pasquinelli, viene tradotta da Pola a Trieste, alle carceri del Coroneo.
14 Febbraio – Il Quartier Generale delle Forze Alleate dirama il seguente comunicato: “In merito all’assassinio del brigadiere De Winton, la donna arrestata in relazione al fatto, Maria Pasquinelli, sarà sottoposta al processo per il suo crimine e potranno essere accertati i precisi elementi di fatto soltanto dopo l’esame delle risultanze processuali.
Di conseguenza le autorità alleate si riservano ogni commento sul delitto e sulle ragioni attribuite dalla Stampa a fonti ufficiali Italiane, per quanto concerne la responsabilità finché non saranno appurati i veri fatti”.
9 Aprile - Trieste. La pubblica accusa chiede per Maria Pasquinelli verdetto di colpevolezza.
Alle 17,45 dello stesso giorno viene data lettura dal Presidente del Tribunale alleato della sentenza che condanna la Pasquinelli alla pena di morte.
Il Presidente dice: “La corte ha deciso che voi sarete uccisa nel luogo, nel momento e maniera, che saranno successivamente indicati.
Avete perciò 30 giorni di tempo per presentare ricorso avverso a tale sentenza”.
Impassibile, un po’ pallida, con voce ferma, Maria Pasquinelli dichiara subito alla Corte:
“Ringrazio la Corte delle cortesie usatami, ma dichiaro sin d’ora che non desidero inoltrare domanda agli oppressori della mia terra”.
21 Maggio - Il Comando generale anglo-americano informa il Presidente della Repubblica e il Ministero degli Esteri Italiano, di aver commutata la pena di Maria Pasquinelli in quella dell’ergasolo.
Grazie ai lettori…
Il Poeta




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