Bencini: più efficienza, o 4500 posti sono a rischio
«Ai sindacati lo abbiamo spiegato. Se non miglioriamo l’efficienza di Sea handling, ci sono a rischio 4500 posti di lavoro. Come ci rispondono?». Giuseppe Bencini, presidente della Sea, replica ai dipendenti che lo attaccano ma premette: «Sea handling ha una quota di mercato destinata a scendere e già per il 2004 la perdita stimata è di 45 milioni di euro. Bisogna intervenire».
Ingegnere, per questo avete cambiato turni di lavoro e gestione delle ferie, in modo «unilaterale», come accusano i sindacati?
«Di unilaterale qui non c’è nulla».
E la direttiva sui nuovi turni?
«Diciamo subito che la gestione dei turni fino a qui danneggiava Sea, gli utenti e i lavoratori stessi».
Tutti danneggiati?
«Tranne gli oscuri capataz, che in modo non trasparente gestiscono nell’ombra i turni per accontentare l’oltre 50 per cento dei dipendenti che ogni giorno cambia orario di lavoro».
Quindi, cosa avete proposto?
«Semplice. Oggi, i dipendenti cambiano turno ogni giorno. Questo crea squilibri proprio perché il 50 per cento chiede spostamenti e ci sono continui disagi. Gli effetti della disorganizzazione ricadono inevitabilmente sugli utenti e sulla società. La nostra idea sono turni di 15 giorni: con la possibilità, per chi lo chiede, di fissarsi su uno stesso turno per tre mesi».
Ne avete discusso con i sindacati?
«Il 7 dicembre abbiamo posto il problema. Il 20 gennaio abbiamo presentato la nostra proposta, dicendo che per il 15 febbraio avremmo voluto chiudere, in modo da poter partire con il nuovo sistema dal primo marzo, quando scatterà l’orario estivo».
I sindacati non sono rimasti zitti: hanno risposto che la vostra proposta non andava bene.
«Ma non hanno saputo presentare una controproposta. La nostra ipotesi non danneggia nessuno: ma mette fine al mercimonio del cambio turni, una follia del sistema».
E per le ferie?
«Non è stato deciso nulla e la nuova organizzazione rientrerà in un accordo. Il problema è che gli aeroporti lavorano soprattutto d’estate, durante le vacanze e nei fine settimana: mi rendo conto che si impone un disagio ai lavoratori, ma va anche detto che le loro paghe non sono come quelle di un operaio o di un tranviere dell’Atm».
I sindacati contestano un licenziamento. Come risponde?
«Non conosco il caso e mi sono fatto mandare le carte. Se verificherò che, come sostenuto dai sindacati, il provvedimento è sproporzionato rispetto alle responsabilità di quel dipendente, sono pronto a revocarlo».
Non teme ci si avviti su una spirale di scioperi selvaggi?
«Mi auguro proprio di no. Io sono pronto a discutere e a trattare come ho fatto finora: però voglio ascoltare controproposte precise».
Crede ci sia un regia dietro a quanto avvenuto oggi (ieri, ndr )?
«Data e modalità dello sciopero erano state ipotizzate in un volantino circolato in azienda già alcuni giorni fa. Un minimo di coordinamento deve esserci stato...».
Denuncerete chi ha scioperato?
«Dei provvedimenti giudiziari si sta già occupando la magistratura, che ci ha chiesto l’elenco di chi oggi non ha lavorato. Di provvedimenti disciplinari non abbiamo ancora parlato».
Un cittadino ha denunciato l’Atm per uno sciopero selvaggio e il giudice gli ha dato ragione. Non è preoccupato?
«Penso che quella sentenza verrà riformata, perché in caso contrario verrebbe stabilito che l’amministratore di una società pubblica non può fare altro che subire ogni situazione».
Elisabetta Soglio
Corriere della Sera




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