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    Predefinito 12 febbraio (17 febbraio) - SS. Sette Fondatori dell'Ordine dei Servi della B. V. M.

    Dal sito SANTI E BEATI:

    Santi Sette Fondatori dell'Ordine dei Servi della Beata Vergine Maria

    17 febbraio - Memoria Facoltativa

    sec. XIII-XIV

    Sette laici fiorentini, secondo la tradizione, si ritirarono sul monte Senario, presso la loro città (c. 1233), rispondendo a Dio che li chiamava a consacrarsi a lui nella vita orante e penitente sotto la guida e il modello della Vergine Maria. Dalla loro opera fiorì l’ordine dei Servi di Maria. Uno di loro, Alessio Falconieri, morì nel 1310, secondo la tradizione, il 17 febbraio. (Mess. Rom.)

    Intorno al 1233, mentre Firenze era sconvolta da lotte fratricide, sette mercanti, membri di una compagnia laica di fedeli devoti della beata Vergine, legati tra loro dell'ideale evangelico della comunione fraterna e del servizio ai poveri, decisero di ritirarsi per far vita comune nella penitenza e nella contemplazione. Lasciate attività, case e beni ai poveri, verso il 1245 si ritirarono sul Monte Senario, nei pressi di Firenze, dove costruirono una piccola dimora e un oratorio dedicato a santa Maria. Molti si rivolgevano a loro per risolvere dubbi e angosce, tanto che essi decisero di dare inizio ad un Ordine dedicato alla Vergine, di cui si dissero Servi - l'Ordine dei Servi di Maria -, adottando la Regola di sant'Agostino. Nel 1888 Leone XIII canonizzò i sette primi Padri, sepolti, insieme, a Monte Senario. Si tratta di San Bonfiglio, guida del gruppo laico e poi priore della nascente comunità. San Bonagiunta, priore tra il 1256 e il 1257. San Manetto, artefice delle prime fondazioni in Francia. Sant'Amadio, anima del gruppo. San Sostegno e Sant'Uguccione, amici tra loro. Sant'Alessio, zio di santa Giuliana. (Avvenire)

    Martirologio Romano: Santi sette fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria: Bonfilio, Bartolomeo, Giovanni, Benedetto, Gerardino, Ricovero e Alessio. Prima mercanti a Firenze, di comune accordo, sul monte Senario, si consegnarono nelle mani della beata Maria, istituendo l’Ordine sotto la regola di sant’Agostino. Vengono commemorati insieme nel giorno in cui si tramanda che Alessio, il più longevo, sia morto centenario.

    Martirologio tradizionale (12 febbraio): I sette santi Fondatori dell’Ordine dei Servi della beata Vergine Maria, Confessori, la cui deposizione si celebra nei rispettivi giorni. Essi, che in vita furono congiunti da uno stesso spirito di vera fraternità e dopo morte ebbero tutti uniti la venerazione del popolo, dal Papa Leone decimoterzo furono anche insieme ascritti nel catalogo dei Santi.

    (1° gennaio): Presso il monte Senario, in Toscana, il natale di san Bonfiglio Confessore, uno dei sette Fondatori dell'Ordine dei Servi della beata Vergine Maria, il quale, avendola venerata con ogni impegno, fu da essa inaspettatamente chiamato al cielo. La sua festa tuttavia, insieme con quella dei Compagni, si celebra il dodici Febbraio.

    (17 febbraio): A Firenze il natale di sant'Alessio Falconieri Confessore, uno dei sette Fondatori dell'Ordine dei Servi della beata Vergine Maria. All'età di centodieci anni, confortato dalla presenza di Gesù Cristo e degli Angeli, con beata fine si riposò. La sua festa insiemi con quella dei Compagni si celebra il dodici Febbraio.

    Intorno al 1233, mentre Firenze era sconvolta da lotte fratricide, sette mercanti, membri di una compagnia laica di fedeli devoti della beata Vergine, legati tra loro dell’ideale evangelico della comunione fraterna e del servizio ai poveri, decisero di ritirarsi in solitudine per far vita comune nella penitenza e nella contemplazione. Abbandonata l’attività commerciale, lasciarono le proprie case e distribuirono i beni ai poveri. Verso il 1245 si ritirarono sul Monte Senario, nei pressi di Firenze, dove costruirono una piccola dimora e un oratorio dedicato a santa Maria. Conducevano vita austera e solitaria, non ricusando tuttavia l’incontro con le persone che, spinte dal dubbio e dall’angoscia, cercavano il conforto della loro parola.
    Diffondendosi sempre più la fama della loro santità, molti chiedevano di far parte della loro famiglia. Pertanto essi decisero did are inizio ad un Ordine dedicato alla Vergine, di cui si dissero Servi - l’Ordine dei Servi di Maria -, adottando la Regola di sant’Agostino.
    Nel 1888 Leone XIII canonizzò insieme i sette primi Padri. A Monte Senario un unico sepolcro raccoglie insieme le spoglie mortali di coloro che la comunione di vita aveva resi un cuor solo e un’anima sola.

    SAN BONFIGLIO
    Padre e guida del gruppo laico e poi Priore della nascente comunità dei Servi di Maria.
    Viene raffigurato con la colomba bianca che si posa sulla sua spalla destra, per indicare quei doni dello Spirito Santo di cui ciascuno dei Sette era adornato, maggiormente manifestato in lui per il suo carisma di Padre del primo gruppo e della comunità poi. Morì, secondo la tradizione, il 1° gennaio 1262.

    SAN BONAGIUNTA
    Uomo austero verso se stesso, ma dolce, amabile e comprensivo verso il prossimo. Anch’egli ricoprì la carica di Priore Generale tra il 1256 e il 1257. Per la sua tenacia difesa della verità e della giustizia, cercarono di avvelenarlo, ma fu liberato da Dio. Morì il 31 agosto 1267.

    SAN MANETTO
    Anch’egli Priore Generale, fu uomo di grandi capacità organizzative e direttive, tanto che si attribuiscono a lui le prime fondazioni in terra di Francia. Fu lui ad accogliere Arrigo di Baldovino, primo di quella schiera di laici che si aggregò all’Ordine dei Servi. La tradizione pone il giorno della sua morte il 20 agosto 1268.

    SANT’AMADIO
    Possiamo dire che nel gruppo dei Sette egli era come la fiamma che dava calore a tutti con la sua grande carità che si alimentava dell’amore di Dio. Il suo nome, Ama-Dio, fu un vero presagio, segno della ricchezza della sua vita spirituale e di carità. Morì il 18 aprile 1266.

    SAN SOSTEGNO E SANT’UGUCCIONE
    Di questi due Santi si ricorda in particolare la loro amicizia, tanto che l’iconografia li rappresenta insieme, e la morte, avvenuta per ambedue lo stesso giorno e anno (3 maggio 1282) è come un segno e un sigillo di autenticità del cielo alla loro fraternità.
    Nel gruppo dei Sette, essi rimangono dunque come simbolo di fraternità vissuta in comunione di vita e di intenti, ma anche come segno specifico di amicizia che, se vera e gratuita, da Dio è ispirata e reciprocamente aiuta a salire a Dio.

    SANT’ALESSIO
    Della famiglia dei Falconieri, zio di Santa Giuliana, esempio fulgido di umiltà e purezza. La sua vita fu una continua lode a Dio. Amava andare per la questua, impegnandosi specialmente a sostenere i suoi frati mandati a studiare alla Sorbona di Parigi. È morto all’età di 110 anni il 17 febbraio 1310.

    PREGHIERA

    A voi veniamo,
    nostri Padri antichi,
    come figli, discepoli, amici,
    per apprendere da voi, immagini vive di Cristo,
    come si ami Dio
    sopra ogni cosa
    e per i fratelli
    si spenda la vita;
    come il perdono
    vinca l’offesa
    e con il bene
    si ricambi il male;
    come al bisognoso
    si tenda la mano,
    dell’afflitto
    si lenisca la pena,
    il cuore si apra all’amico;
    come insieme
    ricostruisca la casa,
    e nella dimora paterna si viva,
    un cuor solo
    e un’anima sola.
    Ci accompagni, Padri nostri, il vostro esempio
    di comunione fraterna
    e di servizio a santa Maria, e ci sostenga
    la vostra intercessione
    e la materna protezione
    di Nostra Signora,
    oggi e in ogni tempo
    della nostra vita. Amen.

    Autore: Massimo Cuofano, OSSM












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    Predefinito Dagli Scritti di san Gregorio il sinaita

    Come l'esicasta deve starsene seduto in preghiera e non alzarsene, in Filocalia, Torino, 1985, vol. III, 598‑599; Filocalia, Firenze, 1981, t. II, 135‑136

    Sappi che nessuno può da solo tenere a freno il pensiero se non e egli stesso sotto il dominio dello Spirito. L'intelletto è infatti indomabile; non che sia inquieto per natura, ma perché con la negligenza si e assimilato questo divagare a cui si e assuefatto fin da principio.

    Infatti, con la trasgressione dei comandamenti di colui che ci ha rigenerati, ci siamo allontanati da Dio e abbiamo perduto la percezione spirituale cosciente e l'unione con lui. Da allora, il pensiero, fuorviato e separatosi da Dio, è condotto qua e là come un prigioniero, e non potrà trovare la quiete se non sottomettendosi a Dio, standogli accanto e unendosi a lui con letizia, pregando con tranquillità e costanza. Non saremo uniti a Dio se non faremo ogni giorno dentro di noi la confessione delle cadute a lui che perdona subito a quelli che chiedono con umiltà e contrizione e sempre invocano il suo santo nome.

    Anche ispirare tenendo chiusa la bocca trattiene l'intelletto, ma solo parzialmente, perché poi si disperde di nuovo. Ma quando arriva l'operazione della preghiera, essa lo domina da sé, lo allieta e gli impedisce di cadere nella prigionia spirituale.

    Accade però che talvolta, quando l'intelletto e fisso nella preghiera e se ne sta immobile nel cuore, l'immaginazione vaghi e pensi ad altro. Essa non si assoggetta a nessuno se non ai perfetti nello Spirito Santo, che sono pervenuti nel Cristo Gesù alla libertà dalle distrazioni.

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    Predefinito Dalla «Leggenda» sull'origine dell'Ordine dei Servi della B.V. Maria

    Monumenta Ord. Serv. B. Mariae Virginis, I, nn. 15. 26. 16. 17. 18. 19. 21. 30. 41. 48; P. 71 ss.

    Vi erano a Firenze sette uomini degni di molta venerazione ed onore, uniti fra di loro da un vincolo di fraterna amicizia e animati dagli stessi ideali. Maria, Nostra Signora, si servì di loro per iniziare l'Ordine religioso suo e dei suoi servi.
    Quando entrai nel nostro Ordine, non trovai più nessuno di loro ancora in vita, tranne frate Alessio. Penso che piacque a Nostra Signora conservarlo in vita fino ai nostri giorni, perché dalla sua viva voce conoscessimo l'origine del nostro Ordine.
    Come ho saputo constatare di persona, la sua vita non solo spingeva al bene i presenti con il suo esempio, ma testimoniava, con la perfezione sua e dei suoi compagni, la profonda religiosità del loro prima sodalizio.
    La loro vita, prima ancora che si unissero insieme, aveva un quadruplice aspetto.
    Il primo riguardava la Chiesa. Infatti alcuni di loro avevano deciso di conservare la verginità e la castità; altri erano legati in matrimonio; altri infine, per la morte delle mogli, erano liberi dal vincolo coniugale. Tutti però avevano dedicato l'esistenza al servizio della Sposa di Cristo.
    Il secondo aspetto riguardava il benessere dei cittadini. Esercitavano infatti la professione di mercanti e compravano e vendevano i beni terreni. Ma quanto trovarono la perla preziosa, non solo donarono ai poveri quanto possedevano, ma diedero se stessi con gioioso slancio a Dio ed alla Nostra Signora, servendoli con somma fedeltà.
    Il terzo aspetto riguardava appunto la venerazione e l'onore alla Vergine. Esisteva in Firenze una società in onore della Vergine Maria, fondata da molto tempo, la quale sia per l'antichità, sia per la santità e il gran numero di uomini e donne che vi aderivano, aveva acquistato tale notorietà rispetto alla altre, da essere chiamata «Compagnia maggiore di santa Maria». Di questa Compagnia ed in modo eccellente facevano parte i nostri sette uomini, prima di riunirsi insieme.
    Il quarto aspetto riguardava la perfezione dell'anima. Amavano Dio sopra ogni cosa, a lui dirigevano ogni loro azione e l'onoravano in tutti i loro pensieri, nelle parole e nelle opere.
    Dopo che ebbero deciso, con fermo proposito, di riunirsi a far vita comune, spinti dall'ispirazione divina e dalla chiamata di Maria, abbandonarono le loro case e le loro famiglie. A queste lasciarono il necessario, il resto lo distribuirono ai poveri.
    Infine si rivolsero a uomini esemplari per vita e comportamento e li misero a parte del loro progetto.
    Così, saliti sul Monte Senario ed avendo costruito sulla sua cima una casetta sufficiente per loro, vi si trasferirono per abitarvi insieme.
    Ivi si resero conto che la Nostra Signora non li aveva riuniti soltanto per attendere alla propria santificazione, ma anche allo scopo di aggregarsi altri e allargare così il nuovo Ordine, che essa aveva iniziato per mezzo loro. Perciò si prepararono ad accettare altri fratelli e fin da quel tempo ne accolsero alcuni, dando inizio al Nostro Ordine. Il quale risulta così edificato principalmente dalla Madonna, fondato nell'umiltà dei nostri fratelli, costruito nella loro concordia e conservato nella povertà.

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    Predefinito Dalle «Omelie» di sant'Asterio di Ammassa, vescovo

    Om. 13; PG 40, 355-358. 362

    Poiché il modello, ad immagine del quale siete stati fatti, è Dio, procurate di imitare il suo esempio. Siete cristiani, e col vostro stesso nome dichiarate la vostra dignità umana, perciò siate imitatori dell'amore di Cristo che si fece uomo.
    Considerate le ricchezze della sua bontà. Egli, quando stava per venire tra gli uomini mediante l'incarnazione, mandò avanti Giovanni, araldo e maestro di penitenza e, prima di Giovanni, tutti i profeti, perché insegnassero agli uomini a ravvedersi, a ritornare sulla via giusta e a convertirsi a una vita migliore.
    Poco dopo, quando venne egli stesso, proclamò di persona e con la propria bocca: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò» (Mt 11, 28). Perciò a coloro che ascoltarono la sua parola, concesse un pronto perdono dei peccati e li liberò da quanto li angustiava. Il Verbo li santificò, lo Spirito li rese saldi, l'uomo vecchio venne sepolto nell'acqua, e fu generato l'uomo nuovo, che fiori nella grazia.
    Dopo che cosa segui? Colui che era stato nemico diventò amico, l'estraneo diventò figlio, l'empio diventò santo e pio.
    Imitiamo l'esempio che ci ha dato il Signore, il buon Pastore. Contempliamo i Vangeli e, ammirando il modello di premura e di bontà in essi rispecchiato, cerchiamo di assimilarlo bene.
    Nelle parabole e nelle similitudini vedo un pastore che ha cento pecore. Essendosi una di esse allontanata dal gregge e vagando sperduta, egli non rimane con quelle che pascolavano in ordine, ma messosi alla ricerca dell'altra, supera valli e foreste, scala monti grandi e scoscesi e, camminando per lunghi deserti con grande fatica, cerca e ricerca fino a che non trova la pecora smarrita.
    Dopo averla trovata, non la bastona, né la costringe a forza a raggiungere il gregge, ma, presala sulle spalle, e trattatala con dolcezza, la riporta al gregge, provando una gioia maggiore per quella sola ritrovata, che per la moltitudine delle altre.
    Consideriamo la realtà velata e nascosta della parabola. Quella pecora non è affatto una pecora, né quel pastore un pastore, ma significano altra cosa. Sono figure che contengono grandi realtà sacre. Ci ammoniscono, infatti, che non è giusto considerare gli uomini come dannati e senza speranza, e che non dobbiamo trascurare coloro che si trovano nei pericoli, né essere pigri nel portare loro il nostro aiuto, ma che è nostro dovere ricondurre sulla retta via coloro che da essa si sono allontanati e che si sono smarriti. Dobbiamo rallegrarci del loro ritorno e ricongiungerli alla moltitudine di quanti vivono bene e nella pietà.

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    Predefinito I servi di Maria, un cammino di amicizia

    È l’unico ordine religioso maschile nella storia della Chiesa che non ha tratto origine da un singolo fondatore ma da un gruppo di laici adulti: sette mercanti che, nella ricca Firenze della prima metà del Duecento, decidono di lasciare tutto e di vivere nella solitudine del vicino monte Senario. Ecco la loro storia.

    di Giovanni Ricciardi


    Sulle colline intorno a Firenze, a 18 chilometri dalla città, sorge ancora oggi il Convento di Monte Senario, che fu la culla dei Servi di santa Maria, un ordine religioso fiorito nel clima teso e tormentato del Duecento italiano.
    Era Firenze allora una città ricca, non solo del denaro dei banchieri e delle altre numerose corporazioni che l’avrebbero resa sempre più importante nell’Italia del tardo Medioevo. Era ricca dei fermenti e delle contraddizioni che attraversavano la società del tempo e soprattutto la Chiesa, nel suo scontro sempre più duro coll’Impero e nei suoi turbolenti movimenti interni. La Firenze della prima metà del Duecento era una città che si avviava a raddoppiare in breve tempo il numero dei suoi abitanti, già 80mila alla metà del secolo. Venne costruita una nuova cinta di mura, i quartieri si trasformarono in “sestieri” e il suo conio, il fiorino d’oro a 24 carati, era destinato a diventare la moneta più importante negli scambi internazionali dell’epoca.
    Sono dunque anni di grande sviluppo economico, promosso da quella nuova borghesia che non sempre aveva conquistato la sua agiatezza con metodi leciti e che faceva del denaro la sua potente arma contro la vecchia aristocrazia feudale. Ma sono anche gli anni in cui Francesco d’Assisi inizia la sua predicazione itinerante, che sembra abbia toccato anche Firenze nella Quaresima del 1220. I suoi frati si stabiliranno ben presto nel comune toscano. Un anno prima, erano giunti nella città gigliata i primi discepoli di san Domenico, a cui fu affidata nel 1221 la chiesetta di Santa Maria Novella.
    Nel 1233 tutta l’Italia fu attraversata da manifestazioni di pietà che miravano a combattere l’eresia e rinnovare i costumi. I cronisti del tempo parlarono di un anno allelujatico, perché i predicatori dell’epoca usavano terminare i loro interventi ripetendo tre volte l’esclamazione alleluja. Nell’agosto di quell’anno, secondo la cronologia tradizionale, sette mercanti fiorentini abbandonarono casa, famiglia e commerci per dedicarsi a una vita di preghiera e di penitenza fuori dal clamore e dai traffici della città. Questi uomini, noti come i sette santi fondatori dell’ordine dei Servi di Maria, canonizzati nel 1888 da Leone XIII, si stabilirono, con la benedizione del vescovo di Firenze, Ardingo, prima a Cafaggio, subito fuori della città, poi nella solitudine di Monte Senario, dando vita al primo nucleo dell’Ordine. Il fatto che il vescovo abbia benedetto la loro decisione senza opporre particolari obiezioni lascia supporre che essi fossero già noti alla città per il loro particolare fervore e per la speciale devozione a Maria.
    La loro storia ci è giunta attraverso un testo noto come Legenda de origine Ordinis, compilato dopo il 1317 a cura di un anonimo membro dell’Ordine che alcuni studiosi identificano con il priore generale di allora, Pietro da Todi. Il quale, oltre al suo, omette di trascrivere i loro stessi nomi, che sono perciò di tradizione incerta, tranne quelli di Bonfiglio e Alessio, l’ultimo a morire, nel 1310.
    Si tratta comunque dell’unico Ordine religioso maschile nella storia della Chiesa che non abbia tratto origine da un singolo fondatore, ma da un gruppo di laici adulti, desiderosi di seguire il Signore sotto la protezione della santa Vergine.
    Di questi sette uomini, racconta la Legenda, alcuni erano sposati, altri erano vedovi, altri ancora avevano già in cuor loro intenzione di consacrarsi a Dio nella verginità. Il loro cammino di amicizia era nato all’interno di una “associazione”, detta “Società maggiore di Nostra Signora” istituita già molti anni prima per praticare la comune preghiera liturgica e l’assistenza ai pellegrini e agli infermi che trovavano ricovero nello “Spedale” di Santa Maria di Fonte Viva, nel paese di San Quirico di Ruballa, alle porte di Firenze. Scrive a questo proposito la Legenda: «Essi non si conoscevano tra loro, perché risiedevano in zone diverse della città. In seguito però, dapprima uno con l’altro e poi tutti e sette insieme, si trovarono uniti interiormente da una profonda amicizia, da “vincoli di amore” (Os 11, 4). Questa amicizia di carità li portava, con dolcezza e amore, a non poter tollerare di stare lontani gli uni dagli altri: la separazione perfino di un’ora sola era da loro sofferta con grande disagio. L’amicizia, che aveva già legato le loro anime perché gioissero insieme delle cose divine e umane, li ispirò anche ad abbandonare le cose terrene e a dimenticarle del tutto. Essa li aiutò a restare saldi in questo proposito fino a far sorgere in loro l’idea di vivere insieme, in una unità non solo spirituale ma anche concreta» (Legenda 29).
    L’approfondirsi di questa amicizia fu perciò la spinta fondamentale alla costituzione di una piccola comunità di preghiera destinata a produrre un frutto ben più redditizio di quanto i sette ex mercanti avrebbero potuto immaginare.
    Il loro primo rifugio fu una piccola casa accanto al cimitero dei Frati minori, poco fuori Firenze. Fu allora, secondo la tradizione, che il popolo fiorentino prese a chiamarli “Servi di santa Maria”, un nome che essi non avevano deliberatamente scelto. «Non sono mai riuscito a sapere» testimoniava frate Alessio negli ultimi anni della sua vita «né da me stesso né da altri che questo nome sia stato dato per la prima volta da qualcuno. Perciò soltanto la nostra Signora l’ha dato al nostro Ordine, e questo fatto, come ricordo, era creduto e confermato anche dagli altri compagni miei fratelli» (Legenda 33).
    Si legge nelle Costituzioni antiche dell’Ordine: «Poiché alcuni di questi erano legati dal vincolo matrimoniale e non potevano quindi intraprendere il cammino di una vita più stretta, decisero di scegliere una strada media e più comune, più facilmente percorribile tanto dagli sposati quanýo dai non sposati». Era una scelta di vita che affondava le radici nell’ideale monastico ma guardava all’esempio trascinante degli ordini mendicanti che si sviluppavano in quegli anni. Dall’esperienza monastica traeva la vita comunitaria e la regola, dagli ordini mendicanti il contatto costante con la città e l’apostolato della predicazione e della carità. Su consiglio del domenicano Pietro da Verona, a Firenze dal 1244 al 1245, adottarono la regola di sant’Agostino.
    La loro scelta fu in qualche modo la naturale conseguenza di un cammino comune già intrapreso mentre erano nel “mondo”. Di qui l’accento sulla vita cristiana in quanto tale, a prescindere dallo stato di vita abbracciato (quasi certamente nessuno di loro ricevette gli ordini sacri): «La perfezione di una persona in rapporto a Dio» scrive la Legenda a proposito dei sette «sta nella vita che si riveste, come di un abito, della fede cristiana. Il battesimo è il sacramento della fede: per mezzo suo infatti si acquista la fede, o meglio, la fede ci viene donata da Dio. La penitenza invece ricupera la fede che l’eresia ha distrutto o anche, cancellando la macchia, restituisce alla fede, offuscata dal peccato, la sua primitiva bellezza» (Legenda 19).
    Così l’abito nero, in ricordo dell’umiltà e delle pene sofferte dalla Vergine nella passione del Figlio, non era solo un segno di penitenza, ma esprimeva il desiderio gioioso di rivestirsi di quella bellezza. Aggiunge la Legenda: «Un segno inoltre che la fede è divenuta davvero un orientamento abituale della persona è la gioia o la tristezza nell’agire concreto. Ora questi uomini gloriosi sentivano o gioia o tristezza in tutto ciò che facevano. Quando in un’azione si rendevano conto di tenere il giusto mezzo, immensa era la loro esultanza nel Signore. Se invece si allontanavano dalla via giusta o almeno pensavano di essersene allontanati, ne provavano pentimento con lacrime e dolore. Da questo segno di gioia o tristezza nell’agire, perciò, dobbiamo credere fermamente che essi, ispirati da Dio e aiutati dalla nostra Signora, abbiano posseduto la fede come una qualità profonda e stabile della loro vita» (Legenda 19).
    La Legenda si sofferma a lungo sulle virtù di questi frati sottolineandone l’umiltà e la carità proprie di Maria. «Ha guardato all’umiltà della sua serva» (Lc 1, 48). L’elogio di frate Alessio ad esempio è tutto centrato nella descrizione di un uomo che amava i lavori manuali e anche da vecchio osservava puntualmente i suoi turni nella vita comunitaria. Di lui, come degli altri, non è menzionato alcun miracolo. Anzi, a questo proposito, l’anonimo autore della Legenda osserva: «Quello che abbiamo detto sulla loro perfezione e religiosità non è contraddetto dal fatto che non siamo in grado di riferire alcun miracolo da loro compiuto in vita o al momento della morte, o almeno dopo la morte. Certo, tutti o alcuni di loro possono, per un certo tempo almeno, essere stati famosi per i molti miracoli compiuti; ma nessuno di questi è giunto fino a me per poterlo narrare, probabilmente perché è passato tanto tempo e i vecchi del nostro Ordine sono tutti morti, o anche per un altro motivo, che cioè il far miracoli non è segno inequivocabile e privilegiato di perfezione e di spirito religioso. Altrimenti non potrebbe dirsi perfetto e vero religioso colui per mezzo del quale Dio non avesse mai operato miracoli: il che è senza dubbio falso. Amare invece Dio sopra tutte le cose, praticare la carità verso tutti, essere umili di cuore, questo è l’attributo dei veri e perfetti religiosi. Nostro Signore non ha detto: Imparate da me a risuscitare i morti o a dare la luce ai ciechi; ma: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore” (Mt 11, 29); e ancora: “Vi ho dato l’esempio che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato” (Gv 13, 15. 34)» (Legenda 23).
    L’esempio della loro vita comune e la fiamma della loro carità si diffusero ben presto a Firenze. E molti, uomini e anche donne, cominciarono a cercarli per ottenere consiglio e conforto. Ben presto alla prima ispirazione di una vita sostanzialmente separata dal mondo si affiancherà la carità operosa dell’accoglienza spirituale e verso i poveri, che si concretizzava nell’ospitalità, nell’aiuto fraterno e nell’ascolto: «L’esercizio della carità riguardava infine anche il prossimo di cui cercavano prima di tutto di conoscere le necessità. Partecipavano al dolore degli altri con viscere d’amore e, secondo le loro possibilità, aiutavano i poveri in tutti i loro bisogni, spirituali e materiali. Si interessavano con sollecitudine della situazione altrui: erano cioè contenti con i giusti e piangevano con i peccatori, incoraggiavano i giusti a perseverare nel loro stato di giustizia e spingevano i peccatori a convertirsi perché non toccassero il fondo della loro miseria» (Legenda 37).
    Ma il continuo viavai di persone di ogni condizione avrebbe rischiato di soffocare l’originaria ispirazione di una vita ritirata e scandita dai ritmi della preghiera liturgica, sempre preceduta da particolari invocazioni alla Vergine, le cosiddette Reverentiae. È così che, tra il 1245 e il 1247, i sette abbandonano la loro sede primitiva e salgono a Monte Senario, prendendo possesso di un terreno concesso loro dal vescovo. Qui iniziano a costruire il convento e la chiesa che ancora oggi costituiscono il “cuore” dell’Ordine. Ma a questo nuovo “ritiro” dal mondo corrisponde un nuovo accorrere di donne e uomini, alcuni dei quali chiedono di unirsi al primitivo gruppo dei sette: «Avvenne allora che, mentre il Signore operava con loro e ne confermava la vita» scrive la Legenda «i nostri padri, che pure si trovavano ormai distanti, suscitassero nella gente, con il profumo della loro fama, un sentimento di amore e di devozione, molto più di quanto fossero riusciti a fare quando erano a stretto contatto con il popolo». La Legenda insiste molto sull’immagine del “profumo” per indicare in che modo la santità di vita di questi sette frati attirava un numero sempre crescente di persone disposte non solo ad ascoltarli ma a chiedere di unirsi a loro.
    Tra di essi san Filippo Benizi, entrato tra i Servi nel 1254, che fu ordinato sacerdote nel 1259 e nove anni più tardi priore generale dell’Ordine, fino alla morte, avvenuta nel 1285. Più che i sette, fu lui a governare il rapido passaggio, avvenuto in quegli anni, dalla “picciola compagnia” dei primi alla nascita di un vero e proprio ordine, che già alla morte di Filippo contava qualche centinaio di frati. Un passaggio che sembra essere avvenuto senza gli strappi e le tensioni interne che caratterizzarono il francescanesimo nascente. Lo sviluppo dell’Ordine apparve naturale e sereno, posto com’era sotto la speciale protezione della Vergine, che i sette considerarono sempre la vera fondatrice dei Servi di Maria. Per umiltà e perché capivano che tutto quello che dalla loro esperienza era nato non veniva da loro, ma da una predilezione speciale della Madonna sulla loro amicizia. Così affermava ancora frate Alessio, poco prima di morire: «Mai fu intenzione mia e dei miei compagni fondare un nuovo ordine e che dalla comunione reciproca di me e dei miei compagni dovesse germogliare una così grande folla di frati. I miei compagni ed io pensavamo soltanto che fosse stato Dio a ispirarci a vivere assieme per poter fare più facilmente e degnamente la sua volontà, dopo aver abbandonato materialmente il mondo. Tutto questo è da attribuirsi perciò solo alla Nostra Signora ed è quindi da lei che il nostro Ordine prende il nome particolare di Ordine della beata Vergine Maria» (Legenda 24).

    Fonte: 30 Giorni, n. 4/2002

    A. Masucci, I sette santi fondatori, XVIII sec.,chiesa di San Marcello al Corso, Roma

    Antonio Balestra (1666-1740), Apparizione di Maria ai Sette Santi Fondatori, XVIII sec.

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    Da dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 810-811

    12 FEBBRAIO

    I SETTE SANTI FONDATORI
    dell'Ordine dei Servi della B. V. Maria

    La Passione e la Compassione.


    Il cielo della Chiesa si oscura. Tutto ormai annuncia il giorno in cui l'Emmanuele apparirà nello stato in cui l'hanno ridotto i nostri peccati. Dunque così presto Betlemme chiama il Calvario? Ai piedi della Croce ritroveremo la Madre della divina Grazia; Maria allora concepirà nelle lacrime i fratelli del primogenito, la cui nascita fu piena di dolcezze. Come gustammo le sue gioie, così sapremo con lei piangere e soffrire.

    Prendiamo a modello i beati da onorare in questo giorno. La loro vita si consumò nella contemplazione delle sofferenze della Vergine; e l'Ordine che fondarono ebbe per missione di propagare il culto dei suoi dolori. Era il tempo in cui san Francesco d'Assisi al mondo intiepidito rievocava il segno del divin Crocifisso. Nel ripristino dell'opera della salvezza, non meno del Venerdì della grande Settimana, Gesù non poteva non mostrarsi alla terra senza Maria; i Serviti completarono a loro volta l'opera del patriarca dei Minori; e l'umanità derelitta ritrovò la fiducia, meditando la Passione del Figlio e la compassione della Madre.

    Quale posto occupino nell'economia della redenzione i dolori della Vergine SS., è ciò che ci diranno a suo tempo due diverse feste dedicate a questo mistero. Ma sin d'ora uniamo la nostra gratitudine a quella della Chiesa per la famiglia religiosa dei Serviti; a questa il mondo deve il suo avanzamento nella conoscenza e nell'amore verso la Madre di Dio, divenuta nostra madre al prezzo di sofferenze che nessun'altra figliolanza conosce.

    VITA. - Dal 1183 Firenze possedeva una confraternita dedicata alla Vergine, allo scopo di contenere il dilagare dell'eresia càtara. Verso il 1330 tale confraternita annoverò fra i suoi membri sette dell'aristocrazia. Il 15 agosto 1233, mentre erano in preghiera, ebbero la stessa ispirazione di abbandonare ogni cosa per meglio servire Dio e la SS. Vergine. Si ritirarono perciò in un romitaggio, col proposito di non ammettere nessuno in loro compagnia. Ma il miracolo della vigna che produsse dei frutti in tempo di Quaresima, mostrò loro che dovevano accogliere dei discepoli. I loro cenobi si moltiplicarono rapidamente in Italia, in Germania ed in Francia; e Benedetto XI approvò l'Istituto nel 1304. Dediti alla contemplazione della Passione di Cristo e alle sofferenze della Madre, i Serviti dovevano promuovere il culto dei dolori di Maria.

    Nell'occasione del suo giubileo sacerdotale, Leone XIII canonizzò i sette Fondatori dei Serviti, la cui festa si celebra il 13 febbraio.

    La vigna della Madonna.

    Come voi faceste propri i dolori di Maria, così ella ora vi partecipa i suoi eterni gaudi. Ma la vigna i cui grappoli maturati anzi tempo presagivano la vostra fecondità, esala ancora la sua fragranza in questo nostro esilio; ed i fedeli altamente apprezzano i frutti che continua a produrre. Voi vi compiacete dell'oscurità in cui pure la Regina dei Santi trascorse la sua vita mortale. Ma in un secolo in cui la gloria di Maria dissipa ogni nube, non vi sono più ombre che possano privare i suoi servi dello splendore che rifulse nella loro augusta Genitrice.

    Che i vostri benefici siano sempre più palesi! non cessate di riscaldare il cuore di un mondo decrepito, allo stesso focolare, in cui il vostro seppe accendere tanto vigoroso amore, che lo fece trionfare del male e immolarsi a Dio. Cuore di Maria, la cui spada di dolore fece divampare fiamme, siate per noi modello, asilo e ristoro, finché non giunga l'ora che porrà termine alle nostre sofferenze e alle nostre lacrime.

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    I Sette Santi Fondatori, "Servi di Maria"

    La singolare storia dei sette "illustri giovani uomini" che nel Medioevo diedero origine in Firenze alla gloriosa Famiglia Servitana.


    Bonfiglioli Monaldi, Manetto dell’Antella, Buonagiunta Manetti, Amadio degli Amidei, Uguccione degli Uguccioni, Sostegno dei Sostegni e Alessandro Falconieri, sette "illustri giovani uomini" fiorentini, il 15 Agosto 1233 ebbero una sconvolgente esperienza.

    Facevano parte di una Compagnia di Laudesi, poeti-attori tipici della Regione umbro-toscana nel tardo Medioevo. Essi erano soliti, cioè, raccogliersi dinanzi ad un’immagine dipinta su parete lungo la via per esprimere in versi – cioè, appunto, in "laudi" – il loro amore alla Madonna, allo stesso modo in cui i giullari del tempo cantavano alla donna amata la loro stupita ammirazione.

    Quel giorno l’immagine di Maria si animò apparendo loro vestita a lutto e addolorata per l’odio fratricida che divideva Firenze: dal 1215 i Fiorentini si erano divisi un due opposte fazioni, Guelfi e Ghibellini, che non perdevano occasione per scontrarsi anche in modo cruento.

    I sette giovani decisero di fare qualcosa per portare un po’ di pace: costituirono perciò la "Compagnia di Maria Addolorata" e si ritirarono – loro giovani, ricchi e nobili – nella solitudine del Monte Senario, non lontano dalla Città, per dedicarsi alla preghiera e alla penitenza.

    Tra il Monte Senario e l’"Annunziata"

    Un giorno, mentre scendevano in Città per un intervento pacificatore, un ragazzetto si rivolse alla mamma esclamando: "Ecco, arrivano i servi di Maria!". Il nome ci stava bene; e tale rimase. Del resto, la loro scelta di Maria era divenuta ormai definitiva: infatti, abbandonate le ricche vesti e gettato via il corto pugnale che in esse celavano, avevano fatto voto solenne di dedicare tutta la loro vita ad onore della Beata Vergine.

    Sovente, prima di varcare le porte cittadine, scendendo dal monte che avevano scelto a loro dimora, passavano dinanzi ad una Cappellina dedicata all’Annunciazione, in Contrada Cafaggio.

    Proprio in quel tempo si era sparsa la voce che la scena dell’Annunciazione fosse stata dipinta da un Angelo, mentre l’ignaro pittore si era assopito. Eco di questa accresciuta devozione all’Annunziata fu la trasformazione della Cappellina in un più ampio Santuario, mèta di folle di Pellegrini e divenuto poi stabile dimora dei nobili Sette Santi Fondatori dell’"Ordine dei Servi di Maria".

    Da qui essi irraggiarono la loro devozione alla Madonna dell’Annunciazione, proclamata Patrona di Firenze. [Anche se la spiritualità mariana tipica dell’Ordine dei Servi venera da sempre la Vergine Addolorata].

    La data del 25 Marzo, festa dell’Annunziata, era stata scelta del resto a Firenze fin dal secolo X come inizio del Calendario civile; e tale uso perdurò fino al 1749, quando gli anni si datavano con l’aggiunta della fede: "…ab Incarnatione Domini".

    Ricordati nominativamente dal "Martirologio Romano", i Santi Sette Fondatori hanno, il 17 Febbraio, una festa "collettiva" dal 1888, anno in cui furono canonizzati da Papa Leone XIII.

    Bianca Maria Veneziani

    Fonte: Madre di Dio, 2006, fasc. n. 2

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