Il Tigullio è in crisi e bisogna prenderne coscienza. Piena coscienza. L'industria è disastrata, il turismo in calo, altri settori impossibilitati, per la natura del territorio, ad esser decisivi o trainanti. Allora cosa vogliamo fare? Viviamo in un paese in cui le imprese estere non investono, per gli alti costi del lavoro, per gli alti costi dell'energia, per sostanziale inaffidabilità (basti vedere cosa è accaduto in occasione dei mondiali di sci a Bornio), per assoluta carenza nell'ambito della ricerca e dello sviluppo.
A queste condizioni, percepite soprattutto nelle zone disarticolate rispetto agli assi produttivi milanese, veneto e romano, siamo condannati ad emigrare, e sinceramente sono stanco che, a fronte di questa situazione disarmante, causata dalla mancanza di un assetto rigidamente federale in cui anche le piccole regioni abbiano diritti, da una finanza derivata (che tra parentesi stanzia quasi tutti i soldi per la difesa dei boschi in Calabria), da un'assoluta assenza di libertà concepita come responsabilità e iniziativa sociale, da un'onnipotenza della partitocrazia romana ormai conclamatamente incapace di interpretare le problematiche locali e globali, nessuno alzi la voce.
Sono stanco di vedere gente che tace pur sapendo che Roma triplica i canoni demaniali penalizzando una categoria produttiva come gli stabilimenti balneari in una congiuntura sfavorevole sia all'offerta sia alla domanda, ovvero ai consumatori-turisti. E tace ben sapendo che questi soldi non verranno utilizzati per rilanciare il territorio, ma per pagare i conti dello Stato, per stipendiare qualche terrone o per far fare qualche affare alla malavita meridionale. Anzi no: adesso serviranno magari a gestire il Parco nazziunale di Portofino. Il bello è che ci stanno cucendo una prigione addosso e la gente annuisce, pensando a quant'è bello il Monte e quanto son teneri i turisti della domenica che si portano da casa panino e bottiglietta d'acqua. Ma del resto il Monte non è di chi ci abita, no... E' patrimonio dell'umanità. Rimane solo una cosa da capire: di che marca è la vaselina?
Io dico: se ci tenete così tanto a Santa, visto che parlate continuamente della stradina sotto casa, del fondamentale mercato del venerdi, dell'albero di Natale e altre cose di fondamentale importanza, cercate di svegliarvi e capire che, pur senza voler ridimensionare le responsabilità politiche e imprenditoriali ascrivibili "in loco" (del resto mai educate ad essere autentica classe dirigente), esiste un vecchio detto:mors tua, vita mea.
Valle d'Aosta, Bolzano, Trento: i numeri parlano chiaro, e sono incontrovertibili: quando Roma, cioè il nefasto e mostruoso Stato italiano, viene presa per il colletto (per non dire a schiaffi), l'economia (e con essa il progresso socio-culturale) decolla.
Altro che alleanza nazionale...




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