Mentre esce nelle sale "Alexander", dove Oliver Stone inventa un Alessandro
Magno pacifinto, un libro ben più serio ci restituisce il vero volto del
condottiero ragazzo che sognò l'Impero e divenne leggenda
Andrea Frediani, Le grandi battaglie di Alessandro Magno. L'inarrestabile
marcia del condottiero che non conobbe sconfitte (IBS) (BOL), Newton &
Compton (collana "I volti della storia"), pp. 290, Roma 2004.
Di tutti i più grandi condottieri della storia dell'Occidente, nessuno
eguaglia Alessandro Magno. Non si tratta solo del numero di battaglie da cui
uscì vittorioso, delle dimensioni dei territori che vinse con le armi o
della fama che si conquistò, e che permane salda sino a oggi. In Alessandro
Magno storia e mito si incontrano; la lama della sua spada che recide il
nodo di Gordio è ancora viva nel nostro immaginario, come lo sono la
fondazione di Alessandria d'Egitto o di Persia, le vittorie sui Parti e gli
Indiani, la formidabile tenacia con cui seppe perseguire tutti gli obiettivi
che si poneva. La leggenda del Macedone è legata alla sua brevissima vita,
ossia al prodigio per cui in soli trentatré anni di vita riuscì a soggiogare
tanti popoli e paesi, e all'epoca di meraviglie in cui visse.
Figlio di Filippo II e di Olimpiade, la sua istruzione fu curata da
Aristotele. Quando aveva quattro anni, gli Ateniesi fermavano Filippo alle
Termopili; all'età di nove, moriva Platone. Un uomo tanto straordinario non
poteva vivere che in un'età straordinaria. Certo, il paragone con i giorni
nostri è impietoso. Ma, come giustamente rileva Andrea Frediani, autore di
un bel libro sulle grandi campagne militari di Alessandro, rispetto agli
anni in cui visse il condottiero macedone "l'età romana e quella moderna
sono state caratterizzate da una condotta ben più prudente da parte dei
comandanti in capo, secondo una mentalità che presuppone la necessità sia di
conservare la vita per garantire una guida costante all'esercito, sia di
mantenersi in una posizione tale da permettere una visione globale della
battaglia, per poter apportare modifiche in corso di svolgimento".
L'humus spirituale in cui si forgia lo spirito di Alessandro Magno è ben
altro: sono gli eroi omerici il suo modello. In battaglia, è Achille che si
incarna nel condottiero, sempre alla ricerca del duello, della sfida
memorabile, dello scontro sul filo del rasoio. Primo dei suoi soldati, era
fermamente intenzionato a non concedersi debolezze o vantaggi. Durante
l'inseguimento di Dario e Besso, nei pressi di Damgham, rifiutò di bere la
poca acqua che i suoi uomini gli avevano rimediato. Grazie alle sue virtù e
al suo coraggio indomito, ben presto la sua figura diviene leggendaria nel
suo seguito. I Greci stessi, nel 324 a.C., gli tributano le onoranze divine
tipiche dell'usanza tradizionale orientale.
Da Cheronea al Granico, da Isso a Tiro e all'Egitto e ancora da Gaugamela
sino all'Idaspe la storia delle grandi battaglie condotte da Alessandro
Magno è stata pazientemente ricostruita da Frediani con ammirevole dovizia
di particolari sulla base non solo delle fonti storiche, ma anche di una
mole di dati archeologici e iconografici. La maggiore attenzione è riservata
agli aspetti strategici, che fanno risaltare un genio militare di
prim'ordine.
Ammirando le imprese di un ragazzo intrepido che alla testa di un piccolo
esercito riuscì a conquistare tanto, non possiamo che sorridere nel leggere
esposta sui giornali la cosiddetta "dottrina Powell" che ha informato
l'ultima guerra irachena: attaccare solo quando si dispone di una
superiorità schiacciante sul campo.
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