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Le gaffes di Prodi neutralizzate in sole 48 ore
di Barbara Alessandrini
Ci sono volute poco più di 48 ore per smontare i due‘casi’ scatenati a poco tempo di distanza l’uno dall’altro sia in politica interna che estera dal leader dell’Unione Romano Prodi. Nella giornata densa di spropositi di martedì scorso Prodi è riuscito a stretto giro prima a parlare dei suoi alleati fuori linea come di un rametto dell’Ulivo insignificante, poi ad attrribuire al presidente francese Jaques Chirac la dichiarazione secondo cui il nostro paese conterebbe molto meno in Europa da quando è al governo Berlusconi. Ieri, però, dalla sua‘fabbrica del programma deve essere stato costretto a riflettere sulla definizione appioppata ai compagni che ‘sbagliano’. E a smentire la sua paternità della frase incriminata. Quanto detto in riferimento ai dissapori che serpeggiano nell’Ulivo, ha dichiarato Prodi “non è una mia frase, la frase non è stata detta da me e basta. Questa è la realtà delle cose”. Tutta colpa, ha chiaramente fatto capire il leader dell’Unione, di chi ha la volontà di creare degli incidenti. In suo aiuto si è precipitato Arturo Parisi che, nell’intento di appianare l’incidente, ha ottenuto un risultato da disastroso soccorso rosso. “La battuta sul rametto Prodi non l’ha mai detta, è una battuta che appartiene al campo del colore e comunque è stato un giornalista a pronunciarla e Prodi non ha dissentito. Un’interazione, sapete come vanno queste cose”. Sì, lo sappiamo. E lo sa bene anche Palazzo Chigi, che, a proposito delle presunte dichiarazioni di Chirac, non ha creduto a Prodi o meglio non è caduto nel trappolone da lui teso nella convinzione che con la dichiarazione attribuita al leader francese i giornali avrebbero aperto sull’incidente diplomatico tra Francia e Italia. Tanto per screditare un’po’il paese. Così l’esecutivo ha furbescamente risposto alla mal riucita furbata di Prodi. Evitando, tra l’altro, ciò in cui il Professore è incappato con la rettifica sulla battuta del ‘rametto’: il rischio della doppia notizia, che si sarebbe concretizzato nel caso di una smentita della Francia. Il governo ha dunque scelto il profilo basso, dato il silenzio dell’ambasciata francese, e dati anche i buoni rapporti consolidati tra i due paesi dopo il vertice del 25 gennaio e dalla vicinanza italo-francese in molti dossier. A partire da quello sul patto di stabilità.
Per dirla alla francese, ‘Tout casse, tout passe, tout lasse, tout se remplace’. Per tutti tranne che per Prodi. Nel suo “primo giorno di scuola” il professore si è confermato un ottimo insegnante di clamorose e sempre più prevedibili gaffes.
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