I VALORI DELLA REPUBBLICA ROMANA
21/feb/2005
"un insegnamento per l'Italia di oggi"
articolo del prof. Maurizio Viroli pubblicato sul numero di febbraio del "Lucifero"
Nel suo messaggio di fine anno, il Presidente Ciampi ha collegato il dovere verso l'umanità, fondato su un nuovo comune sentire, ai doveri verso la patria, fondati su un comune sentire che ha antiche radici storiche e vive di principi e di memorie condivisi. Con le sue parole ha fatto rivivere l'aspetto più altro della lezione di Mazzini, la cui immagine era in bell'evidenza sul tavolo.
Per Mazzini, ha rilevato il Presidente, "la Patria è, prima d'ogni altra cosa, la coscienza della Patria": non è un dato naturale, ma vive se e fin quando esiste la coscienza di comuni principi. Da quest'interpretazione dell'idea di Patria deriva il monito alle forze politiche di cercare convergenze e soluzioni concordate, soprattutto quando si tratta della Costituzione, che Ciampi ha collocato, accanto al Tricolore e l'inno risorgimentale di Mameli, fra i "simboli della nostra Nazione" che gli italiani hanno cari, così come hanno cara la memoria della Liberazione di cui quest'anno cade il sessantesimo anniversario.
Le due ricorrenze hanno un forte significato simbolico, esse ricordano, infatti, le due più grandi esperienze di liberazione che l'Italia ha saputo realizzare nella sua storia: quella dal dominio straniero, e quella dalla tirannide fascista e dall'occupazione nazista.
Senza nessuna forzatura apologetica possiamo legittimamente considerare il 25 aprile del 1945 il compimento del sogno mazziniano: l'Italia tornava unita e indipendente, e un anno dopo cacciava il monarca che aveva aperto la strada al fascismo e diventava finalmente una repubblica democratica.
Ce n'èd'avanzo per rallegrarsi e per rimboccarsi le maniche, in ogni città e paese, per fare del 2005 un anno di vera e propria pedagogia civile, per insegnare con pazienza ai giovani, senza toni roboanti, la storia della libertà italiana, con i suoi martiri, i suoi simboli, le sue contraddizioni, le sue musiche, le sue immagini. Il MRE e i veri mazziniani faranno sicuramente la loro parte. Il PRI farà la sua a collaborare lealmente nella maggioranza di governo per devastare la Repubblica. Sono già molte le iniziative in cantiere, tutte d'alto livello, e quasi sempre ispirate dal sincero desiderio di celebrare degnamente Mazzini e Liberazione. Non mancheranno ovviamente gli eccessi retorici e i tentativi di trarre profitto dalle due ricorrenze per fini di cucina politica. Nell'insieme, tuttavia, ci sono buone ragioni per ben sperare.
Eppure, temo che il 2005 potrebbe segnare il definitivo seppellimento di Mazzini negli archivi della storia erudita e l'inizio dell'autunno della nostra Repubblica, per lo meno l'autunno della Repubblica come l'abbiamo conosciuta dalla sua nascita ad oggi. Sappiamo tutti che quest'anno la maggioranza di governo porterà a compimento il suo progetto di riforma costituzionale, una riforma che non si limita a ritoccare pochi articoli, ma cambia la struttura dello Stato. Da repubblica parlamentare con due camere legislative l'Italia diventerà una repubblica con una Camera dei Deputati ed un Senato federale, con un Primo ministro dotato di poteri più forti (in particolare quello di sciogliere le Camere) e un Presidente della Repubblica con poteri assai minori.
Insieme alla struttura dello Stato cambieranno anche i principi fondativi, quelli che in ogni libera repubblica costituiscono le basi ideali del vivere comune e dell'agire politico.
Non mi riferisco ovviamente ai principi sanciti dalla prima parte della Costituzione. La riforma della maggioranza li lascia intatti, anche se l'attribuzione della "potestà legislativa esclusiva" alle Regioni in materia d'assistenza e organizzazione sanitaria, parte dei programmi scolastici e la polizia amministrativa regionale e locale (art.117), lede il principio dell'uguaglianza dei cittadini. Potrebbe infatti accadere che le regioni approvino leggi fra loro molto diverse sui diritti fondamentali dei cittadini quali l'assistenza sanitaria, le libertà personali e l'educazione.
Mi riferisco al modo di far vivere i principi nel linguaggio e nella cultura politica. I principi sanciti dalla Costituzione potrebbero facilmente essere sostituiti, di fatto, con un linguaggio politico del tutto diverso. L'esempio più calzante è proprio il 25 aprile. Il Presidente del Consiglio in carica non l'ha mai celebrato. Egli, e quasi tutta la sua maggioranza, è culturalmente lontano dalla tradizione dell'antifascismo. Ricordiamo tutti le sue parole sul fascismo regime bonario. Saranno state parole pronunciate senza pensarci troppo, ma a nessun antifascista vero sarebbero mai venute in mente.
Così, per crudele ironia, il sessantesimo della Liberazione potrebbe essere una delle ultime celebrazioni del 25 aprile e la nascita di una repubblica profondamente diversa, nella cultura politica e nelle istituzioni, da quella nata nel 1946. Nella nuova repubblica che nascerà Mazzini, con il suo linguaggio austero e profondo della patria e del dovere, non avrà alcun posto. A meno che gli Italiani ritrovino un po' di dignità.




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