Se guardiamo agl’ultimi sessant’anni di vita del radicalismo di destra italiano, mai una volta nel nostro ambiente si è osato fare autocritica.
E questo nonostante una manifesta inconcludenza politica e sociale e un altrettanto impotente marginalizzazione culturale.
Forse qualcuno non se ne è accorto, ma siamo nell’anno 2005 e “voltare pagina” diventa una questione di vita o di morte.
E’ bene chiedersi allora cosa debba essere la “nostra politica” oggi, nell’era del turbocapitalismo e della globalizzazione.
Se la risposta è “fare testimonianza”, ovvero considerare la nostra lotta come l’eterna riproposizione nel presente di un esperienza politica passata, per noi la sconfitta e la dissoluzione sarebbero inevitabili.
Se la risposta è “costruire l’alternativa” si deve avere il coraggio di prendere coscienza della nostra passata inadeguatezza politica e culturale.
Rivoluzionando la nostra impostazione mentale, attrezzandoci ideologicamente, modernizzando immagine e linguaggio. Riconquistando un posto nella società con nuove intuizioni, nuove idee politiche, nuove forme di rappresentanza.
La nostra sfida al potere riparte da qui.




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