Gerusalemme. Sulla prima pagina della versione inglese del sito del quotidiano vicino alla sinistra liberal israeliana, Haaretz, c’è un forum intitolato: “Perché Sharon è così popolare?”.
La risposta è lasciata ai lettori.
Nonostante il premier Ariel Sharon sia stato recentemente abbandonato, a causa della sua proposta di un piano di ritiro dalla Striscia di Gaza, proprio da una parte del suo tradizionale
elettorato, l’estrema destra religiosa, secondo un sondaggio dell’emittente televisiva israeliana Channel 10, il disimpegno
cui lavora Sharon ha il 61 per cento di sostegno tra la popolazione israeliana.
Più sorprendente è che il programma del primo ministro, da sempre sentito, dentro ma soprattutto fuori Israele, come
il falco tra i falchi, il padre degli insediamenti, il militare inflessibile di molte guerre, il generale dell’invasione del Libano, è appoggiato dall’89 per cento della sinistra laburista (secondo un’indagine del Peace Index degli inizi del mese di febbraio).
Sharon oggi è davvero popolare in Israele e paradossalmente
lo è più tra i laburisti che tra i suoi elettori di destra.
Dice al Foglio David Landau, direttore di Haaretz, che “il ripensamento che è in corso oggi nella sinistra europea sulla
persona di Ariel Sharon è arrivato molto dopo quello in atto, tra i detrattori del premier, in Israele”.
Haaretz ha scritto miliardi di parole contro il primo ministro e non ha mai risparmiato negli anni passati taglienti critiche al governo guidato dal Likud. “Oggi – dice Landau – stiamo fortemente sostenendo Sharon. Quasi ogni giorno pubblichiamo articoli ed editoriali in suo favore”.
Landau spiega al Foglio come il giornale cerchi in questo
momento di convincere chi, nella sinistra israeliana, è ancora contrario all’approvazione del budget per il piano di ritiro
(senza un voto affermativo il disimpegno non può partire), come i laici di Yahad, il partito di Yossi Beilin.
“Il budget non importa – dice – l’unica questione importante
è il ritiro dalla Striscia di Gaza. E’ necessario appoggiare Sharon”. SostieneLandau che il ripensamento su Sharon è
però inziato già un anno fa. Nel febbraio
del 2004, proprio in un’intervista a Haaretz,
il premier dichiarava che sì, Israele
si sarebbe ritirato completamente dalla
Striscia di Gaza. Come primo passo.
Era già totalmente chiaro allora che si
sarebbe andati verso una completa inversione
di marcia. Eppure i germi di un
cambiamento erano nell’aria da un po’. I
dubbi e le timide aperture di credito all’interno
della sinistra israeliana sono inziati
perfino prima che il premier lanciasse
la sua iniziativa e presentasse il
piano di ritiro. “La sinistra era distrutta,
traumatizzata, quando Sharon andò al potere”.
Era il 6 febbraio del 2001. Il vecchio
generale fu eletto primo ministro ricevendo
il 62,5 per cento delle preferenze.
Eppure, spiega Landau, non soltanto a sinistra
“la popolarità di Sharon è cresciuta
negli ultimi tre anni, grazie alla sua gestione
della seconda Intifada e alla proposta
del piano di disimpegno”.
“E’ un cataclisma”
Forse, come spesso si è scritto negli
scorsi mesi sui giornali israeliani, Sharon
si sta trasformando nel de Gaulle mediorientale.
Nel 1958 infatti il generale Charles
de Gaulle era considerato da tutti in
patria come il difensore dell’Algeria francese.
Il fondatore della V Repubblica
però è passato alla storia per aver condotto
l’Algeria all’indipendenza. Il solo a
esserne stato capace. Landau crede che il
premier, arrivato alla sua età, stia anche
pensando di assicurarsi, attraverso il piano
di ritiro da Gaza e un’ipotetica storica
pace con i palestinesi, un posto nella storia.
Per Sharon non è importante soltanto
il cambiamento della percezione della
sua immagine in Israele. La figura del primo
ministro è stata demonizzata nel corso
degli anni anche e soprattutto dalla sinistra
e da gran parte della stampa europea.
E in Europa, come dimostra anche l’intervista
al direttore del quotidiano l’Unità,
Furio Colombo, pubblicata ieri dal Corriere
della Sera, in molti ora si stanno accorgendo
della svolta di cui il premier
israeliano è protagonista. “Il caso di Sharon
è la vicenda straordinaria di un uomo
che ha avuto un ruolo drammaticamente
spostato a destra nella vita politica del
suo paese – ha detto Colombo – in un momento
di particolare rischio, quando
Israele si difendeva a oltranza dal pericolo
di cessare d’esistere; e che ha cambiato
con il cambiare della situazione, anzi,
un attimo prima”. Landau spiega che è vero:
la sinistra europea sta cambiando opinione
su Sharon e se qualcuno è sorpreso
lo sarà ancora di più analizzando la virata
della sinistra israeliana, che ha ben altre
proporzioni. “E’ un cataclisma. Non si
tratta di un’esagerazione – dice Landau –
Non so se sarei in grado di trovare qualcuno
a sinistra contro Sharon. E’ imbarazzante,
il premier ha la quasi totalità
della sinistra con lui”.
Il Foglio
saluti




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