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    Predefinito I dubbi di Marcello Pera

    Berlusconi e il Pdl

    di Marcello Pera

    Lettera al Direttore del Corriere della Sera, 27 Settembre 2009


    Caro Direttore, e' augurabile e soprattutto urgente che il presidente Berlusconi prenda in serio esame le considerazioni che gli ha indirizzato l' onorevole Giorgio La Malfa sul Suo giornale. Il loro peso politico va ben oltre la consistenza numerica della rappresentanza repubblicana nel Parlamento perche' coinvolge questioni della somma importanza per il governo e il Pdl. La Malfa esprime un sentimento diffuso fra l' elettorato del presidente Berlusconi e certamente in tutta quella parte che, il giorno della sua discesa in campo, si senti' finalmente sollevata dall' idea di un "partito liberale di massa", come allora si diceva, e soprattutto dall' idea di un' azione di governo ispirata a quel minimo di politica liberale - nei settori economico, istituzionale, scolastico, sociale, dei servizi - la cui mancanza da tanto tempo aveva ridotto l' Italia al non invidiabile ruolo di primo dei Paesi para-sovietici al di qua del muro di Berlino. Quel giorno non poca gente si senti' chiamata in causa e coinvolta, e decise di scendere in campo anch' essa. Lo fecero persino alcuni intellettuali che sfidarono il prevedibile discredito che i loro colleghi gettarono loro addosso. La Malfa oggi lamenta le promesse deluse in materia di diminuzione della pressione fiscale, liberalizzazioni, riduzione della spesa corrente, riforme della Pubblica amministrazione, e altre ancora. Ritengo che siano lamenti fondati. E percepisco anch' io, come tanti altri che nel frattempo si sono raffreddati, ritirati, o semplicemente messi in silenzio e in attesa, un effetto di spaesamento.

    Dal Paese liberale che volevamo raggiungere ci sembra di essere tornati al Paese socialista da cui volevamo sfuggire. Non ci consola che il socialismo, sotto forma di interventismo e assistenzialismo di Stato, sia pratica corrente nei Paesi europei, anche guidati dal centrodestra. Non ci solleva il morale vedere che ora sia stato esportato dall' Europa in America (e' la democrazia che non si esporta, il socialismo evidentemente sì). Non ci basta la motivazione che questi sono tempi duri e, se si vuole il consenso, bisogna prima assistere gli elettori con ogni mezzo. E, a dir la verita', non ci entusiasma per nulla quel vezzo intellettuale della critica al "mercatismo" che ogni tanto il ministro del Tesoro evoca nei suoi discorsi. Anzi, l' idea che prima si presentava la legge finanziaria con una citazione di Kant e ora la si condisca con apprezzamenti di Hegel o Marx, ci preoccupa fortemente. Se non altro, perche' da Kant si puo' ancora imparare tantissimo, da Hegel e Marx abbiamo imparato anche troppo. Naturalmente, queste non sono questioni ideologiche, anche se esistono pure quelle, e sono importanti, perche' se un partito non ha chiara la propria cornice culturale, non puo' aver chiara neppure la propria politica, e se non ha chiara la propria politica allora rischia di trasformarsi in un mero contenitore occasionale di voti. Sono, quelle sollevate da La Malfa e da tanti altri, questioni di programma e di azione di governo. In mancanza di riforme, e in presenza solo di concessioni - ora ai cassintegrati che protestano, ora a Confindustria che chiede, ora al grande imprenditore che minaccia, ora al diavolo e ora all' acqua santa - l' Italia puo' passare la nottata, ma non ha certezza di svegliarsi allegra. Ogni tunnel, come ha un inizio, ha una fine e anche noi, come tutti, ne usciremo. Cio' che non sappiamo e' come. Nel linguaggio di La Malfa: alla ripresa, saremo piu' o meno competitivi? Nel mio: saremo piu' liberali o piu' socialisti? E ce la faremo ad essere ancora allegri socialisti quando la pressione fiscale ormai dimezza (dimezza!) i nostri guadagni ("e' contro il diritto naturale", avrebbe detto un tempo il presidente Berlusconi), quando lo Stato mortifica la nostra liberta', deprime l' intraprendenza, ci abitua a stendere la mano per chiedere o piatire? Ne' la questione riguarda solo l' economia.

    Altre domande sono non poco preoccupanti. Retorica resistenziale a parte, la nostra Costituzione e' ancora adeguata, oppure gia' si vedono crepe vistose in un Parlamento ridotto ad appendice votante del governo e in una diarchia avanzante ai vertici della Repubblica che non promette niente di buono? E retorica risorgimentale a parte, il nostro Stato e' istituzionalmente adeguato oppure c'e' da temere che la riforma del Titolo V, su cui sempre colpevolmente si tace, aggiunta adesso al federalismo fiscale, produca frammentazione e disunione e non meno costi e migliori servizi e prestazioni? Insomma, c'e' materia per discutere. Non al caminetto ne' a pranzo o a cena. Esiste una enorme questione nazionale, che dovrebbe coinvolgere tutti i partiti, anche la sinistra se vuole tornare ad esserci, perche' riguarda l' Italia, che cosa e', che cosa non vuole piu' essere, che cosa vuole diventare. Alla fine di questa legislatura sara' trascorso il ventennio berlusconiano. L' ironia facile e' fuori luogo. E' meglio per tutti discutere piuttosto che ironizzare, perche' chi vuole ridere oggi rischia di piangere domani.


    Senatore Marcello Pera
    SADNESS IS REBELLION

  2. #2
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    Predefinito Rif: I dubbi di Marcello Pera

    Io ho sempre ritenuto Pera il miglior intellettuale del PDL, l'unico, tra l'altro, che avesse spezzato il tabù italiano che impedisce alla destra di dirsi conservatrice. Pera affermò il diritto dei liberali di dirsi conservatori nei valori e di questo glie ne sarò sempre grato.

    Poi è successo qualcosa tra lui e Quagliariello, non ho capito bene cosa, e penso anche tra lui e Berlusconi. Probabilmente Pera si è sentito messo in disparte, non abbastanza valorizzato, non lo so, fatto sta che adesso pur essendo ancora dentro al PDL, fa parte, come dire, della fronda interna.

    Tuttavia, fronda o non fronda, le sue rimostranze - che per l'occasione ricalcano quelle di La Malfa, un altro col piede fuori dal PDL - sono rimostranze di un liberalconservatore di destra, non certo di uno che ammicca al centro o alla sinistra.

    Punto eterno di scontro è il ministro Tremonti, le sue critiche al mercatismo e le politiche economiche secondo alcuni liberali di stampo socialista.

    Purtroppo il sottoscritto non è abbastanza addentro alle cose economiche da potersi esprimere in maniera perentoria. Su questo punto spero che il nostro amico HIM ci dia dei ragguagli.

    Di sicuro queste critiche di Pera sono le critiche che qualunque repubblicano americano farebbe al nostro governo. Considerato troppo timido nel mettere mano alle riforme, troppo timoroso di andare contro categorie e blocchi di potere.

    Una cosa che mi chiedo sempre e non riesco a trovare una risposta soddisfacente è perchè a guidare il ministero economico durante i governi di centrodestra non sia mai stato Antonio Martino, numero 2 di Forza Italia e ideologo di quel "Partito liberale di massa" con cui Berlusconi scese in campo nel 1994. Stranamente Martino, economista nel solco di Milton Friedman, è stato dirottato prima agli Esteri, poi alla Difesa, e quindi lasciato a casa. Al posto che doveva, di logica, essere suo, è stato messo invece Tremonti. Questi, socialista con Craxi, transitò per Alleanza Democratica e quindi venne eletto nel 1994 col Patto Segni. Passò poi alla Federazione Liberaldemocratica, e poi a Forza Italia, votando la fiducia al primo governo Berlusconi, nel quale divenne Ministro delle Finanze. Nel secondo governo Berlusconi, Tremonti ottenne infine la guida del neonato Ministero dell'Economia e delle Finanze.

    Ora, il fatto che un liberale di destra (uno dei pochissimi) sia stato scavalcato da un ex socialista transitato in vari partiti di centrosinistra fino a Berlusconi insediato al governo, è cosa che a me è sempre apparsa inspiegabile. Chi ha messo il veto su Martino? Perchè il numero due di FI non ha mai potuto ottenere quella carica che gli spettava di diritto?

    Ecco, nel rileggere queste dichiarazioni di Pera (un altro che non ha mai potuto avere quel che gli spettava, ovvero il ministero della Giustizia), il mio pensiero è volato a Martino. Che sicuramente concorda con le opinioni del suo vecchio compagno di partito.

    HIM... dacci lumi, tu che puoi!
    SADNESS IS REBELLION

  3. #3
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    Predefinito Rif: I dubbi di Marcello Pera

    La risposta può dartela lo stesso Martino in quest'intervista:


    FORCES Italiana - Antonio Martino - LA MIA RICETTA? LIBERALISMO, DOLCI E BUON VINO


    Ma poi è arrivato Silvio.

    "Esatto".

    Lei è il suo economista preferito

    "Così dicono".

    E allora perché non le ha mai dato il Tesoro?

    "Scelsi io di non andare al Tesoro nel '94".

    Ma come, lei che non dice mai di no, ha rinunciato suo ministero…

    "Certo. Quando Berlusconi mi chiamò, ero molto tormentato. Così telefonai a Milton Friedman, il mio maestro in California, che mi disse: Ti capisco, perché ti rendi conto che mentre come professore non hai nessuna ragione per scendere a compromessi, in politica ti capiterà spesso. Ma il problema non è insolubile: tu puoi chiudere un occhio sui dettagli, ma non scendere mai a compromessi sui principi. Io ero talmente contento di questa risposta che mi dimenticai di chiedergli qual era la differenza tra dettagli e principi".

    E qual è?

    "Non lo so, fatto sta che rifiutai per questo, perché non ero disposto a scendere a compromessi in economia, che era la mia professione".

    Anche stavolta?

    "Si. Anche se da un punto di vista politico devo riconoscere di aver commesso un errore, perché il ministero del Tesoro ha molta più visibilità e potere di quanto non abbiano gli Esteri e la Difesa".

    Pentito?

    "No, perché in economia tendo a essere intransigente e in un ministero come il Tesoro i fatti della vita mi avrebbero costretto ai compromessi. Ma c'è anche un'altra ragione per cui non ho scelto".

    Cioè?

    "Quando nel '94 Berlusconi mi chiese di far parte del governo, gli dissi che se proprio dovevo accettare, almeno mi desse gli Esteri. E lui mi chiese perché".
    Glielo chiedo anch'io.

    "Perché è vicino a casa mia e ha un bel posteggio. Folgorato dalla profondità delle mie motivazioni., mi concesse la Farnesina".

    A parte il posteggio, non fu anche l'esperienza di suo padre a condizionarla in questa scelta?

    "In parte si. Ma soprattutto volevo dire la mia su quanto si stava preparando con l'unificazione monetaria. Cosa che ho fatto, col risultato di procurarmi gratuitamente la meritata fama di euroscettico".

    Il fatto è che Martino è un buon economista (anche se non originalissimo). Però non è un gran politico.

    Tremonti sta dimostrando di non essere un socialista. E' contro il deficit spending ed è rigorista sui bilanci. In più non è succube delle lobby bancario-finanziarie internazionali.

    Con questo post, amici conservatori un po' irrequieti, vi saluto per un po'.iaociao:

  4. #4
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    Predefinito Rif: I dubbi di Marcello Pera

    Citazione Originariamente Scritto da Sollus Visualizza Messaggio
    Il fatto è che Martino è un buon economista (anche se non originalissimo). Però non è un gran politico.
    Martino ha rilasciato un'intervista poco credibile, in quanto il suo ruolo in FI era quello del ministro dell'economia in pectore, non del responsabile degli esteri o della difesa. Inoltre le sue parole sono sconcertanti. Quando dice di aver rinunciato al ministero economico perchè non avrebbe accettato di scendere a patti con la politica, cosa che, per lui, inevitabilmente sarebbe successa, è come se dicesse: le idee libertarie sono belle, mi affascinano moltissimo e non voglio idealmente rinunciarvi, però sono impraticabili! Non so se Friedman concorderebbe con lui...

    Tra l'altro oggi Martino è durissimo con Tremonti, anche più di Pera. Dunque, di che si lagna, se pre primo ha scelto di togliersi di mezzo?

    Tremonti sta dimostrando di non essere un socialista. E' contro il deficit spending ed è rigorista sui bilanci. In più non è succube delle lobby bancario-finanziarie internazionali.
    Su Tremonti non riesco a farmi un'opinione precisa. E' sicuramente un abile economista, ma è altrettanto vero che la sua visione della politica e dell'economia esuli dal conservatorismo. Il suo modello attuale è Obama.

    Con questo post, amici conservatori un po' irrequieti, vi saluto per un po'.iaociao:
    Ciao Sollus, rispetto la tua decisione. Sai però che mi farebbe piacere averti ancora qui con noi. iaociao:
    SADNESS IS REBELLION

 

 

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