Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    02 Jul 2012
    Messaggi
    8,634
     Likes dati
    15
     Like avuti
    11
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Quando la sinistra è "sinistra"

    A Firenze i professori chiamano la polizia. L’incontro va avanti


    «Via l’ambasciatore d’Israele» Fischi e insulti all’università

    Gol contestato dagli studenti: «Sei un fascista»


    DAL NOSTRO INVIATO
    FIRENZE - «Provi a vedere se ne trova uno nel cestino della carta straccia. Li hanno strappati tutti». I cartelli che annunciano la lezione sul tema «Prospettive di pace in Medio Oriente» in effetti sono dove dice la donna delle pulizie che sta spazzando l’atrio della facoltà di Giurisprudenza.
    Il timbro dell’ateneo di Firenze, «Lezione di S.E. l’Ambasciatore di Israele, che avrà luogo alle ore 12 nell’aula 1.18 (D6) del polo universitario di Novoli». Sui muri (e per terra, e sui banchi) adesso ci sono altri cartelli, i volantini del «Collettivo politico di Scienze Politiche». Titolo: «L’ambasciator che porta pena». Contenuto: «È indegno che a parlare di prospettive di pace sia l’indesiderato ospite, portavoce di uno Stato che, in nome di una presunta democrazia, espropria di fatto la popolazione dei diritti fondamentali... Vogliamo quindi ribadire il nostro sdegno di fronte alla presenza di un tale personaggio nelle nostre aule...».
    Il loro sdegno lo hanno ribadito, su questo pochi dubbi. Alle 12.10, mentre l’ambasciatore Ehud Gol stava per prendere la parola, gli studenti di Scienze Politiche hanno srotolato una striscione («Vita, terra e libertà per il popolo palestinese»), e hanno urlato. «Sharon boia», «Israele fascista», «Assassini» eccetera. Così per venti minuti. Il professore ordinario di Storia delle Costituzioni moderne Stefano Mannoni, che organizzava l’incontro, ha deciso che la lezione si faceva lo stesso. Si è consultato con il rettore, e ha chiamato la questura. Lo sgombero è stato laborioso, con scontri verbali tra il preside di Giurisprudenza e gli ospiti («Fascista», «No, fascisti voi»). Sono arrivate le camionette del reparto mobile, c’erano i poliziotti in assetto antisommossa.
    Cinque ore dopo, l’ambasciatore Gol è ancora furibondo. «Ridicoli, ridicoli», dice. «E pensare che ero felice. Dall’inizio dei nuovi negoziati, era la prima volta che parlavo ai giovani. Ho sentito l’odio di questi ragazzi nei confronti dello Stato che rappresento. Un odio totale e ignorante. Ma li leggono i giornali?». Gol dice che è la seconda volta. Quattro mesi fa a un suo collaboratore era stato impedito di parlare all’università di Pisa. C’era di mezzo sempre un altro collettivo, che spiegò come «l’oppressore» fosse stato «respinto a calci nel culo».
    Ragazzi, forse era meglio se vi veniva un’altra idea. «Dici? Guarda che le vittime siamo noi. La polizia ci ha prelevato di peso». Sono una trentina in tutto. Il più grande ha 24 anni, diciannove la più giovane. Il Collettivo esiste dal 1976. La sede è al pianterreno, nel palazzo accanto a quello di Giurisprudenza. Una stanza lunga e stretta. Ai muri ci sono i poster di ordinanza, «Guatemala resiste», «Solidaridad obrera», «Contro gli imperialismi».
    Qualche scritta a pennarello: «Chavez no se ne va», «Antifascismo militante, parole poche, mazzate tante». Si finanziano con le feste organizzate in facoltà, quella del 12 ottobre scorso ha lasciato strascichi. Il rettore non ha gradito lo stato di viali e corridoi a musica finita. Organizzano convegni, il prossimo è con l’economista Walden Bello. Jacopo e Giovanni, uno fiorentino, l’altro sardo di Nuoro: «Non accettiamo lezioni di democrazia, perché quell'uomo non rappresenta uno Stato democratico». Sono sinceramente stupiti quando apprendono che la loro trovata ha scatenato altri sdegni, come quello del presidente della Camera Casini («Indegno episodio di violenza e sopraffazione»). Dice una ragazza: «Quella lezione non aveva contraddittorio, era antidemocratica».
    Alla facoltà di giurisprudenza fanno notare che è in programma anche un incontro con un delegato palestinese, bastava aspettare. «Se verrà, lo faremo parlare». Ecco, magari il problema è questo. «Quale?». Non vi sembra sbagliato impedire a una persona di esprimere le sue opinioni? Jacopo dice: «Il suo diritto alla parola non esiste, perché lui appartiene a uno Stato che non assicura neppure il diritto alla vita». Alla fine Gol ha parlato per mezz’ora, rispondendo alle domande anche dure degli studenti rimasti in aula. Quelli del Collettivo si sono trovati nel pomeriggio, hanno discusso un comunicato per rivendicare l’iniziativa, giudicata «un successo».

    Marco Imarisio

    Dal Corriere della Sera del 23 febbraio 2005


    PS Oltretutto, il professor Pardi, che pure ha, correttamente, condannato quanto è accaduto, ha detto di "capire" chi ha contestato...

    Mah!

  2. #2
    Forumista senior
    Data Registrazione
    30 Apr 2009
    Messaggi
    1,274
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Doppia vergogna. L'una per l'inqualificabile episodio, l'altra per chè la c.d. sinistra dei movimenti copre questi cialtroni. E intanto i repubblicani tutti tacciono...

  3. #3
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    02 Jul 2012
    Messaggi
    8,634
     Likes dati
    15
     Like avuti
    11
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    E intanto deliziamoci anche con quest'articolo dell'ineffabile esperto di questioni mediorientali del Manifesto, il giornale di quelli che, dopo che gli sono caduti in testa i mattoni della Grande Muraglia Cinese prima e quelli del Muro di Berlino poi, non rinuncia a fare la morale (sbagliata) all'Occidente, e a preoccuparsi dei "vuoti di potere" solo quando a lasciarli sono i dittatori (purché siano antioccidentali).

    Il Manifesto, 3 marzo 2005

    Diktat di Bush alla Siria
    L'opposizione libanese contro il negoziato, primi scontri a Tripoli. Arrivano i marines?

    STEFANO CHIARINI

    Il presidente americano Bush, con il sostegno della Francia, della Gran Bretagna e di Israele, a poche ore dalle dimissioni del premier libanese Omar Karameh e dalle dichiarazioni del presidente siriano Assad, su un imminente ritiro delle ultime truppe siriane dal Libano, ha lanciato ieri un nuovo diktat chiedendo a Damasco che il ritiro sia «immediato e totale», «in modo che una buona democrazia possa avere la possibilità di fiorire in Libano». Poche ore prima il ministro degli esteri Usa, Condoleezza Rice, e quello francese, Michel Barnier, avevano annunciato che i due paesi starebbero studiando una serie di possibili misure necessarie per «stabilizzare» il Libano, dall'organizzazione e dal monitoraggio delle elezioni, previste per il prossimo maggio, all'invio di vere e proprie forze militari multinazionali. Se le truppe dell'ex potenza coloniale del Libano e quelle del nuovo impero [sic]dovessero tornare a Beirut sarebbe la prima volta da quel lontano 17 febbraio 1984 quando il presidente Reagan, dopo i devastanti attentati dell'ottobre precedente contro il quartier generale francese (58 morti) e americano (241 morti) e di fronte al disgregarsi dell'esercito del governo di destra di Amin Gemayel sotto i colpi delle forze progressiste-musulmane appoggiate dalla Siria, dette l'ordine di ritirarsi dal paese dei cedri. Un ritiro che avrebbe portato di lì a poco all'abrogazione del trattato di pace separato del 17 maggio dell'anno precedente tra il governo israeliano e quello libanese. E di nuovo ieri il ministro degli esteri israeliano Silvan Shalom, in visita in Ungheria, glissando sull'occupazione da parte di Israele della West Bank, della Striscia di Gaza e delle alture del Golan siriano, ha chiesto alla comunità internazionale di isolare Damasco dal momento che «la Siria non deve rimanere in Libano, l'occupazione deve terminare». Poi, spiegando perché questo passo sarebbe così importante, Shalom ha poi aggiunto: «E' molto, molto importante che i siriani se ne vadano dal Libano perché penso che questo renderà i libanesi più aperti al dialogo con Israele". In altri termini, la rottura degli storici legami tra la Siria e il Libano, aprirebbe la strada all'eliminazione della resistenza libanese e palestinese e quindi ad un trattato di pace separato Libano-Israele senza che lo stato ebraico si sia ritirato dai territori occupati di Palestina e del Golan siriano e abbia riconosciuto i diritti degli oltre 300.000 profughi palestinesi che da cinquant'anni vivono nei degradati campi del Libano. Il nuovo diktat di Bush, Sharon, Blair e Chiraq, ha spinto l'opposizione libanese, composta dalle forze della destra cristiano-maronita, dal signore della guerra e feudatario druso di origine curde, Walid Jumblatt, e dei seguaci dello scomparso ex premier Rafik Hariri, ad alzare la posta e a condizionare la partecipazione alle consultazioni per la designazione del nuovo governo «elettorale» al soddisfacimento da parte del presidente Emile Lahoud di condizioni praticamente impossibili da accettare: un «immediato» e «incondizionato» ritiro delle truppe siriane (presenti nel paese sulla base di due trattati bilaterali del 1991) e la destituzione del ministro della giustizia e di tutti i capi dei servizi segreti libanesi e della stessa guardia presidenziale. [u]Se l'opposizione non dovesse partecipare alle consultazioni e boicottare il processo costituzionale di formazione del governo, si creerà in Libano un pericoloso vuoto di potere che potrebbe destabilizzare gli accordi di Taif che posero fine nel 1990 a quindici anni di guerra civile. L'intera comunità sciita, maggoritaria, per bocca del leader del movimento degli Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha invitato l'opposizione al dialogo e al senso di responsabilità ma senza molto successo. Gli sciiti e le loro forze politiche, Hezbollah e Amal, favorevoli al mantenimento dei legami storici con Damasco, sino ad oggi non hanno contestato la vandea nazionalista filo-occidentale [risic] e si sono tenuti in disparte ma non potrebbero più farlo se venisse rimesso in gioco il ruolo del Libano nel conflitto arabo-israeliano e la loro autonomia politica e militare nella periferia sud di Beirut e nel sud del paese. Gli sciiti ricordano bene le discriminazioni, l'emarginazione, la miseria e le umiliazioni patite quando al potere c'erano i cristiano maroniti filo-francesi e i ricchi sunniti alla Hariri per essere disposti a tornare a quei tempi. Il problema non riguarda solo gli sciiti ma anche le comunità sunnite legate anch'esse alla Siria. La situazione è particolarmente tesa a Tripoli, nel nord, la città natale del primo ministro dimissionario, Omar Karame, dove vi sono stati stati gravi incidenti con una vittima e dove le milizie armate sono di nuovo comparse per le strade.


    PS Vandea nazionalista filo-occidentale...

    Ci sarebbero tante cose da dire...Chiarini non ricorda perché in Libano andarono i militari statunitensi e francesi, s'inventa un'inesistente pace separata tra Libano e Israele nel 1983, tratta lo Hizbullah da movimento progressista e rappresentativo di tutti i musulmani sciiti libanesi, omette di ricordare come mai Israele occupi le alture del Golan, non nomina le risoluzioni dell'ONU sull'occupazione siriana del Libano, omette gli assassinii di politici libaesi contrari all'occupazione siriana, fa diventare Chiraq (con la q) il leader dell'"ex potenza coloniale" (ma non era il nuovo idolo della sinistra per la pace senza se e senza ma?) e Jumblatt una specie di reazionario, spaccia la Siria per un campione del progressismo e tace sui legami dello Hizbullah con quei progressisti degli ayatollah iraniani.

    Ma tanto per Prodi il PRC è un partito della sinistra riformista...

    Comincio a pensare che non ci siamo abbastanza meritati Berlusconi. Quattro anni non sono sufficienti: ce ne vogliono altri quaranta. Con compagni di strada così idioti, ce li meritiamo tutti.

    Scusate, vado a vomitare.

  4. #4
    Registered User
    Data Registrazione
    30 Jun 2003
    Località
    centro Italia
    Messaggi
    2,800
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Ben ti sta!

    Questi sono effetti collaterali!
    La colpa è tua che ti metti a leggere "Il Manifesto"!!
    omar proietti

  5. #5
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    02 Jul 2012
    Messaggi
    8,634
     Likes dati
    15
     Like avuti
    11
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Ben ti sta!

    Citazione da Intervento Principale di by Lincoln
    Questi sono effetti collaterali!
    La colpa è tua che ti metti a leggere "Il Manifesto"!!
    Non trarre conclusioni affrettate, come sul "centralismo democratico".

    Il Manifesto è un giornale disgustoso, e sono ben lieto di non leggerlo.

    Dell'articolo sono venuto a sapere dalla mailing list "Sinistra per Israele".

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 13-06-11, 01:22
  2. Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 30-05-11, 23:52
  3. Risposte: 124
    Ultimo Messaggio: 29-03-11, 10:42
  4. Risposte: 93
    Ultimo Messaggio: 24-03-11, 12:01
  5. Fassino vs Inchino (ovvero, quando la "sinistra" scavalca a destra il governo)
    Di Paddy Garcia (POL) nel forum Sinistra Italiana
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 12-02-03, 22:22

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito